L’agopuntura è la soluzione. Ah no, ci siamo sbagliati

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ARABIAN GULF (Feb. 16, 2012) Cmdr. Yevsey Goldberg conducts an acupuncture procedure on a patient aboard the amphibious transport dock ship USS New Orleans (LPD 18). New Orleans and embarked Marines assigned to the 11th Marine Expeditionary Unit (11th MEU) are deployed as part of the Makin Island Amphibious Ready Group, supporting maritime security operations and theater security cooperation efforts in the U.S. 5th Fleet area of responsibility. (U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist 2nd Class Dominique Pineiro/Released)

A sentir parlare di agopuntura, c’è chi inorridirebbe al sol pensiero di tanti aghi infilati nel proprio corpo e chi invece apprezzerebbe il sollievo dato dagli aghi di cui sopra per alleviare la tensione fisica. Eppure l’agopuntura è una di quelle pratiche come la naturopatia, la chiropratica, la pranoterapia e così via, che seppur non disponendo di alcuna validità scientifica certa, riscuotono oggigiorno un vasto successo. Tanto da diventare per alcuni un mestiere e per altri argomento di studio, come è accaduto a Peggy Bosch, un’operatrice olistica tedesca, la quale è stata premiata dall’università Radboud (Nijmegen, Paesi Bassi) per la sua tesi di dottorato sull’effetto benefico dell’agopuntura su pazienti affetti da depressione e schizofrenia (dal titolo “Needles on the couch: Acupuncture in the treatment of depression, schizophrenia and sleep disorders”).

Traendo spunto da manoscritti di medicina tradizionale orientale (sui quali ha anche scritto molti articoli), la dottoressa avrebbe effettuato due esperimenti diversi di agopuntura: per i pazienti depressi ha lavorato sul loro umore con sedute di gruppo allietate dalla musica di Enya e un’atmosfera conviviale (a detta della Bosch elementi imprescindibili); per i pazienti schizofrenici ha scelto un trattamento sul sonno. I risultati sono stati ricavati dalle loro risposte a un questionario. Quindi dati completamente soggettivi e non oggetto di randomizzazione né verifiche in cieco. E Bosch ha concluso che il trattamento ha solamente effetti positivi sui pazienti ed è senza costi. Ovvio, visto che durante il trattamento questi ultimi hanno ridotto o eliminato del tutto i loro farmaci.

Ma negli esperimenti le affermazioni di un paziente devono essere analizzate con criterio dando loro il giusto peso e i risultati non possono basarsi semplicemente su delle liste di sintomi attesi, che come possiamo immaginare sono molto relativi. Inoltre se consideriamo che tra le nozioni di medicina orientale si dice anche che le preoccupazioni e lo stress causano disturbi al QI e al sangue, e che troppa attività sessuale indebolisce i reni, è evidente che questo tipo di fonte informativa andrebbe preso con le pinze e soprattutto non farne un solido punto di partenza per esperimenti di ricerca ai fini divulgativi.

Ciò che lascia perplessi, inoltre, è che alla tesi hanno collaborato altri autori e soprattutto che ha superato l’esame valutativo di una commissione scelta, tanto da meritare un premio da parte dell’università. Ma in tutto ciò una voce a sfavore si è sollevata. Infatti la “Vereniging tegen de Kwakzalverij” [Associazione contro la ciarlateneria ], un’importante organizzazione olandese scettica (la prima fondata nel mondo), ha mosso una protesta presso il rettorato dell’università tanto da aver suscitato qualche remora da parte dei promotori. E così a sorpresa il giorno dell’assegnazione del premio è stato sottolineato che la tesi contiene degli errori e i risultati seguono più un filone di ottimismo che obiettività. La stessa Bosch ha ammesso di aver avuto problemi nel corso dell’esperimento e di non avervi posto rimedio. Tra le altre cose, con il gruppo di controllo non succedeva assolutamente nulla, probabilmente perché loro non erano circondati dalla musica rilassante. Ma meglio non sottolinearlo troppo nei risultati.

Nonostante sappia che la sua ricerca non ha portato a nulla di concreto e innovativo, Bosch continua ad avere fede nell’agopuntura, ma si sa che nella medicina orientale questa pratica viene concepita diversamente e divisa in sottocategorie, quindi sarebbe ammissibile non ottenere risultati definitivi nel nostro mondo con malattie e sperimentazioni propriamente occidentali. O no? Peccato che la Bosch abbia anche ammesso di non sapere distinguere se i benefici riscontrati fossero dovuti a Enya o al trattamento degli aghi. E anche i promotori Coenen e Van Luijtelaar hanno convenuto che fossero dovuti più che altro a un effetto placebo. Come sempre.

Molte cose non sono andate come si era sperato: lo studio non ha portato alcuna prova scientificamente accettabile circa possibili benefici dell’agopuntura in persone con problemi di sonno e mentali, e l’università non è riuscita ad arginare in tempo la forte promozione dell’evento, con il risultato che quest’ultimo ha trovato prontamente spazio nei giornali e una diffusione indiscriminata, passando come un evento promosso e accettato da tutto l’ateneo. Ecco quindi un altro caso in cui sono mancati la metodologia e il controllo rigorosi di risultati sperimentali, ma soprattutto il giudizio critico delle persone che vi hanno collaborato e che hanno cercato dopo di salvare la faccia senza pensare di dover agire con coscienza prima che tali pubblicazioni alimentassero per l’ennesima volta la disinformazione medico–scientifica.

Informazioni tratte da Kloptdatwel, “Acupunctuurpromotie aan de Radboud Universiteit”“Acupunctuurpromotie RU: niet meer dan placebo-effect volgens promotor Coenen”

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