A che punto è la notte 14 – Leggende virtuali

Con questa rubrica facciamo il punto sui mysteri di vecchia data, che esercitano ancora tutto il loro fascino pur essendo già stati smentiti e razionalmente spiegati. Oggi parliamo delle leggende metropolitane.

La prima leggenda metropolitana della mia vita me la raccontò la mia compagna di banco in seconda media, C., che mi disse di come questa sua amica avesse assistito a un incidente in cui era rimasto coinvolto un motociclista: lì per lì  non sembrava aver riportato danni, tanto che si era alzato subito in piedi, reattivo e presente a se stesso, ma poi si era tolto il casco… e la testa era rimasta dentro! (Devo contravvenire al mio boicottaggio del punto esclamativo, altrimenti non potrei rendere l’espressione di C. in quel momento, un misto di orrore e pregustazione del mio shock.)

Quella del motociclista decapitato è probabilmente una delle più antiche leggende metropolitane tuttora in circolazione, in Italia si vociferava di qualcosa di simile già durante la Seconda Guerra Mondiale, a riprova della straordinaria capacità di adattamento delle urban legends, che si tengono al passo coi tempi senza snaturarsi mai del tutto. E d’altra parte non sorprende l’identità “liquida” di queste storie, se pensiamo che discendono in linea diretta dalle fiabe tradizionali per bambini, di cui mantengono la vocazione educativa e moralista, e in qualche maniera anche gli stessi temi: non accompagnarti a sconosciuti, il buio e l’ignoto sono forieri di pericoli, il sesso è male, contravvenire alle regole comporta una punizione. A questi si aggiungono poi spauracchi più squisitamente contemporanei, per esempio quello delle multinazionali assassine o della scienza – soprattutto medica – che non ci cura ma ci fa ammalare.

Ovviamente, se la tradizione orale è stata più che sufficiente per decenni, Internet è però diventata la cassa di risonanza ideale per le leggende. Anzi, in pochissimo tempo la Rete si è rivelata uno strumento di potenza mai vista, diventando oltre che aggregatore e diffusore anche culla ideale per la nascita di nuove storie, come è accaduto con quelle raccolte di seguito.

935867-eced6be6-4ff3-11e3-9447-447e09e048d91) I bambini dagli occhi neri

Celeberrima leggenda metropolitana di cui ci siamo già occupati in questo articolo, narra di queste strane creature in tutto e per tutto simili a dei bambini, tranne che per le orbite degli occhi, completamente nere. Cercano di introdursi in casa o nell’auto del malcapitato adulto, che però, fortunatamente, si accorge sempre in tempo dell’anomalia e fugge o li allontana.

Se improvvisamente vi è tornato in mente quel vecchio film degli anni ’60, Il villaggio dei dannati, dove i bambini erano tutti molto ariani e con occhi molto vitrei, non state sbagliando, l’immagine è decisamente simile e non si può nemmeno escludere del tutto che abbia avuto un qualche ruolo nella nascita della leggenda metropolitana, di cui è stata più o meno ricostruita l’intera genesi: si tratterebbe di un esperimento ad opera di Brian Bethel che, secondo i più (Bethel non ha mai confermato questa versione dei fatti), ha postato ad hoc la storia su due newsgroup per vedere se e come la leggenda si sarebbe diffusa. Questo accadeva nel 1997.

La leggenda è diventata maggiorenne, e nonostante sia stata per l’appunto da più parti debunkata e smentita con dovizia di particolari, continua a ripresentarsi ciclicamente in Rete e non solo. Nel 2013 diverse testate hanno dedicato degli speciali agli avvistamenti dei Black Eyed Kids nella zona di Birmingham, con lo studioso del paranormale Lee Brickley che ne avrebbe riscontrato tracce già negli anni ’60; anche in Italia se n’è registrato qualcuno; ci sono siti dedicati che raccolgono tutte le testimonianze e naturalmente il film (indipendente e realizzato con finanziamenti raccolti in Rete); c’è anche chi discute sulla natura di questi esseri, demoni, vampiri o anime dannate che non trovano la loro strada verso l’al di là?

Insomma, come accade quasi sempre, chi vuole credere continua a farlo anche in un caso così lampante, trincerandosi dietro l’affermazione “Può darsi che sia solo una leggenda metropolitana, ma le leggende, si sa, nascondono sempre un fondo di verità, per cui resto in attesa di ulteriori sviluppi”.

Slender2) Lo Slender Man

Una figura altissima, sottile, priva di tratti somatici, indossa un vestito scuro, una cravatta. Verrebbe da pensare a Jack Skellington, o ai Silenti di Doctor Who, ma si tratta in realtà di un’entità crudele che sceglie le proprie vittime, comincia a comparire ai bordi delle loro vite e pian piano le avvicina finché non scompaiono nel nulla. Di solito sono bambini, ma non disdegna anche adolescenti e adulti. Molti si suicidano, incapaci di sopportare l’inquietante presenza che li perseguita ovunque, della maggior parte non si sa più nulla, i corpi non vengono quasi mai ritrovati. E’ un essere antichissimo, se ne ritrovano tracce in iscrizioni rupestri risalenti a diecimila anni fa, in racconti del 1700, in foto e filmati di ogni epoca. Si dice che possa teletrasportarsi nello spazio, che dalla sua schiena escano tentacoli, abbia artigli nelle dita, che sia impossibile sfuggirgli.

Tuttavia, se avete più di 25 anni è estremamente probabile che non abbiate mai sentito narrare questa antichissima leggenda risalente al 2009. Lo Slender Man è stato infatti creato (e dopo il successo clamoroso messo sotto coypright) dall’utente Eric Knudsen, dietro il nickname Victor Surge, che ne postò le prime due foto all’interno di un contest lanciato dal sito Something Awful, dichiarando che risalivano al 1986 ed erano sopravvissute all’incendio della biblioteca della cittadina dove, il giorno in cui furono scattate, erano scomparsi 14 bambini. La storia piacque e in pochissime settimane divenne virale, trasformando lo Slender Man in uno dei meme più diffusi della Rete, protagonista di storie, videogame, finti documentari sulle sue gesta, immagini e fan-art, addirittura gli viene attribuita la responsabilità di un incremento dei suicidi nella comunità Lakota.

Alcuni studiosi si sono interrogati sul perché l’uomo sottile abbia avuto tanta presa sull’immaginario collettivo, specie quello più giovane e, in maniera poco sorprendente, imputano il successo dello Slender al suo essere simile agli archetipi classici delle fiabe d’infanzia, ma con il sottotesto sociale-educativo sostituito dal semplice gusto per l’orrido e il macabro. Gli effetti di questa combinazione sono stati sconvolgenti, tanto da spingere alcuni adolescenti ad usare violenza su amici e familiari in nome di Slender Man, invocato come una specie di dio cui dovevano fornire sacrifici umani. La Rete era stato il veicolo principale per la loro ossessione, la stessa Rete in cui era nato e dove è facilissimo rintracciare la vera storia delle sue origini, che però loro non avevano saputo trovare o accettare.

Una blanda storiella che ha letteralmente preso vita propria, valicando i confini dei siti e forum di settore e invadendo non solo Internet ma anche la realtà non virtuale. Vero materiale per una leggenda horror.

3) L’UFO di AstroSamantha

Leggenda metropolitana recentissamantha-cristoforettisima che riprende il consueto “abbiamo già incontrato gli alieni”. Si narra quindi, e le registrazioni ufficiali in effetti lo confermano, che, mentre saliva a bordo della Stazione Internazionale, Samantha Cristoforetti abbia visto qualcosa di così straordinario da farle emettere un’esclamazione di stupore molto spontanea e poco istituzionale. Che cosa poteva essere? Ma naturalmente un UFO, che altro? Giusto pochi minuti prima un video aveva mostrato qualcosa che fluttuava vicino alla ISS. E poi è cosa nota che tantissimi astronauti hanno visto oggetti volanti alieni mentre erano in missione nello spazio.

In realtà, già il giorno dopo AstroSamantha ha spiegato circostanziatamente nel diario di bordo cosa fosse successo: la manovra di attracco della navicella alla Stazione ha coperto i pochi minuti in cui è possibile vedere il riflesso del tramonto e lo spettacolo della ISS illuminata dai raggi del sole è stato così sorprendente da farle lanciare quel grido di stupore. Ma naturalmente non è bastato e, anzi, la spiegazione le ha guadagnato l’accusa di essere complice nella gigantesca e universale cover up che coinvolge tutti i Governi dello Spazio-Tempo, compresi Gallifrey e l’Impero Galattico. La cosa non ha scombussolato Samantha più di tanto, al contrario, l’astronauta ha ironizzato simpaticamente e garbatamente in un tweet indirizzato a Fabio Fazio sulla catalogazione degli extra-terrestri; e d’altra parte chi segue la missione di Samantha Cristoforetti sa bene che la sua reazione davanti a un veicolo alieno sarebbe stata molto, molto differente.

 dangers-of-using-wifi-cosmic-energy-orgone4) Il wi-fi mortale

Come dicevamo poc’anzi, le leggende metropolitane hanno ereditato dalle fiabe tradizionali un ruolo pedagogico e si fanno anche in parte catalizzatori dei timori e delle paure diffuse nelle diverse società. Non stupisce particolarmente, quindi, scoprire che esiste una nutritissima letteratura di storie incentrate sulla pericolosità dei ritrovati tecnologici contemporanei, essendo questa tra l’altro un’epoca di grande innovazione e significative rivoluzioni in materia, che come tutti i cambiamenti possono essere piuttosto spaventosi. Fa un po’ sorridere il fatto che, per denunciare la tecnologia disumana, si usi proprio uno dei suoi ritrovati meglio riusciti, la Rete, ma non è che la coerenza sia il requisito principale richiesto a queste storie, no?

Quindi, ecco i nostri social network che, con la stessa cadenza periodica con cui tornano le anatre a Central Park (cit.), si riempiono di annunci e avvisi tempestati di punti esclamativi con i quali si esorta la popolazione a non fare uso delle reti senza fili, perché le onde trasmesse per trasmettere dati causano impotenza, danni cerebrali, aborti, tumori e probabilmente anche il ginocchio della lavandaia (cit.2), ma su questo dovrei fare qualche ricerca più approfondita.

Quanto c’è di vero? Ben poco: l’intensità dei campi elettromagnetici e le onde radio trasmesse dai router wi-fi non rientrano fra quelle che possono causare danni alle persone, sono troppo deboli. Paradossalmente, i cellulari sono molto più pericolosi, ma gli allarmi sul tema non circolano da tempo, dopo un periodo d’oro verso la fine degli anni ’90. Forse perché, sebbene diverso dal solito, un cellulare è pur sempre un telefono e ci siamo ormai abituati alla sua presenza costante, diventando dunque un “diavolo noto”, a differenza delle misteriose onde che si propagano senza fili. E d’altra parte, anche il forno a microonde è tuttora oggetto di sospetti e accuse, perché per molti è difficile da accettare un funzionamento così diverso da quello cui siamo abituati da secoli.

neve arrotolata5) La neve chimica

Una delle psicosi maggiormente di successo in Rete è quella che ci vuole tutti in corso di avvelenamento da parte di multinazionali e Poteri Forti che si nascondono dietro alla qualunque. Perché vogliano sterminare la popolazione mondiale, mettendo a repentaglio, si presume, anche amici e parenti, non è dato sapere: di solito la ragione addotta è che sono malvagi e vogliono fare soldi sulla nostra pelle. No, non chiedetemi di argomentare ulteriormente perché non ci arrivo.

In realtà si tratta di una paranoia con radici che affondano già a venti-trenta anni fa, le prime leggende metropolitane sul tema parlavano di cibi del fast food pieni di veleno, di polli allevati senza testa e zampe, di bibite e oggi anche arance infettate con l’HIV (con quella delle arance che va a titillare anche un po’ di sana xenofobia). Adesso siamo tutti più scientifici e preparati e siamo in grado di riconoscere invece le contaminazioni del clima e dei fenomeni naturali, compresa quella misteriosissima neve che a contatto con il fuoco non si scioglie ma si annerisce, o addirittura si arrotola come un tappetino.

La leggenda metropolitana è stata trattata ampiamente sia qui su queryonline sia su altri siti specializzati in debunking, l’astronomo Phil Plait ha filmato una serie di esperimenti che ha postato in Rete in risposta ai video di chi invece ne sosteneva l’origine artificiale, ma è servito a ben poco e la storia continua inesorabile a circolare: sulla sfumatura paranoide-complottista delle urban legends le smentite sortiscono persino meno effetto di quanto non facessero con i loro predecessori, in quanto secondo i sostenitori le prove sono create dagli stessi malvagi artefici per tranquillizzare la popolazione e lasciarla ignara del proprio destino.

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