Gloria e caduta di Kalachi

Kalachi è una cittadina rurale nel distretto di Esil della regione di Akmola in Kazakhstan. Un tempo questo villaggio, che ora conta circa 600 abitanti, era una viva cittadina mineraria, popolata da migliaia di minatori russi e dalle loro famiglie. Nelle vicinanze, infatti, si trova una ricca, e oggi abbandonata, miniera di uranio. Gli operai impiegati in questa miniera provenivano, per la quasi totalità, da Kalachi e dalla vicina città di Krasnogorsk.  All’apice della guerra fredda queste erano città invisibili, ufficialmente inesistenti e gestite direttamente da Mosca, proprio a causa della vicina, e strategica, miniera di materiale fissile.

Col passare degli anni, la miniera si esaurì naturalmente, venne chiusa e abbandonata. Le due cittadine iniziarono a perdere abitanti, fino a che Krasnogorsk venne completamente abbandonata, agli inizi degli anni ’90, e oggi giace muta testimone di un’epoca in cui l’atomo alimentava sogni e paure da entrambi i lati della cortina di ferro. Lentamente le glorie del passato vennero coperte dall’oblio e la quiete della campagna kazaka tornò a regnare sulle poche centinaia di abitanti rimasti a Kalachi.

Fino a un paio di anni fa. Durante la primavera del 2013, infatti, si iniziarono a verificare dei fatti troppo strani per essere imputati alla placida vita di campagna. I residenti iniziarono ad addormentarsi durante le attività quotidiane. Si ebbero casi di coma, durati varie settimane, e in molti lamentarono vertigini, nausea e forti emicranie. La gente di Kalachi sembrava cadere addormentata per strada, in bicicletta, al volante e non solo davanti alla TV durante un programma noioso oppure sotto un albero sulle rive di un placido fiume di campagna in un pomeriggio d’estate.

Il fenomeno era talmente strano e curioso che le autorità kazake inviarono degli esperti in sito per analizzare la situazione e cercare di capire quale fosse la causa alla radice dei problemi che affliggevano gli abitanti del “villaggio del sonno”, come veniva sempre più spesso chiamato dalla stampa. Già da subito ci si concentrò sulla vicina miniera abbandonata: è ben noto, infatti, che le miniere di uranio possono essere una fonte di emissioni di gas radon e, chiaramente, radiazioni. Tuttavia i sintomi riscontrati sui pazienti non sono caratteristici di quadri clinici correlati ad avvelenamento da radiazioni o da radon. Le vittime che non svenivano, infatti, lamentavano allucinazioni, emicranie ed affaticamento, mentre radon e radiazioni sono legati all’incremento dell’incidenza di tumori, sul lungo termine.

Vi furono anche notizie di animali domestici “impazziti” d’un tratto, che iniziavano ad attaccare i muri o i mobili.

Ovviamente, in mancanza di una spiegazione solida e robusta, le teorie più bizzarre iniziarono ad emergere: psicosi di massa e perfino cause soprannaturali.

E d’un tratto il problema è risolto: verso la metà luglio 2015 il vice primo ministro kazako, Berdibek Saparbaev, ha annunciato che la popolazione di Kalachi e Krasnogorsk verrà evacuata in villaggi e cittadine della regione. Motivo? Avvelenamento da monossido di carbonio. Fonte? La miniera di uranio abbandonata.

Un altro caso archiviato con successo, senza dover coinvolgere spiriti o altri fenomeni fantastici.

Oppure no?

La spiegazione ufficiale sembra plausibile, come riporta Wired: i sintomi sono ben spiegati con avvelenamento da monossido di carbonio. Questo si lega ai globuli rossi in maniera 200 volte più efficace dell’ossigeno, non ne occorre molto, quindi, per avvelenare una persona. In carenza di ossigeno l’attività celebrale soffre e si verificano perdita di coscienza ed altri sintomi. Ma gli stessi sintomi possono avere altre cause; primo problema.

Secondo problema: il monossido di carbonio proviene da combustione, ma la miniera è inattiva da circa 20 anni. Potrebbe esserci una fonte geologica di monossido di carbonio e altri gas, ma questo non spiegherebbe come una quantità di gas tale da giustificare la frequenza dei sintomi nella popolazione si possa essere liberata tutta insieme. Inoltre a gennaio il ministero della salute kazako aveva dichiarato che la popolazione non risultava positiva all’avvelenamento da monossido di carbonio.

Insomma, resta qualcosa da chiarire. Il fatto è che il governo kazako non sembra voler scherzare con lo spettro dell’uranio e sta proseguendo con l’evacuazione della popolazione. Kalachi e Krasnogorsk saranno quindi le Pripyat degli anni 2000?

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