Le macchine scrittrici sono ormai realtà

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Alla fine i robot scrittori sono diventati una realtà. Associated Press, la maggior agenzia americana di notizie, utilizzerà un programma-scrittore per preparare i report sugli utili societari. Il programma, sviluppato dalla società Automated Insights, si chiama Wordsmith e sfrutta un complesso algoritmo per analizzare dati e andamenti di mercato, assemblando un rapporto in perfetto inglese.

A quanto dichiarato dal managing editor di Associated Press, Lou Ferrara, l’innovazione non comporterà tagli occupazionali. Le macchine saranno infatti in grado di preparare 4.400 rapporti ogni trimestre, a fronte dei 300 attuali. Secondo Ferrara “i nostri giornalisti si concentreranno sulle analisi, scriveranno cosa significano i numeri, individuando le tendenze e le notizie esclusive che potremmo pubblicare assieme ai report sugli utili”. Staremo a vedere. Associated Press segue comunque una strada già aperta da Forbes, che opera anch’essa in campo finanziario, e dal Los Angeles Times, che utilizza un programma per trafiletti concernenti fatti di cronaca minore.

La fantascienza si è occupata spesso di macchine in grado di scrivere storie. Urania Collezione di giugno ha ospitato il romanzo Le argentee teste d’uovo (The Silver Eggheads, 1961) di Fritz Leiber, dove gli scrittori si ribellano contro i Mulini-a-parole, salvo poi ritrovarsi privi di idee e incapaci di scrivere anche un misero raccontino. Anche Isaac Asimov si è cimentato in una storia del genere. Nel suo racconto Il dito di una scimmia (The Monkey’s Finger, 1975) dimostra che lo scrittore umano è comunque superiore alla macchina… o forse no.

Certamente i moderni Mulini-a-parole sono molto diversi dalle scimmie sedute davanti a una macchina da scrivere (si trattava di un macchinario meccanico grazie al quale era possibile stampare un test) postulati dal Buon Dottore, ma prepariamoci pure, il primo romanzo scritto da una macchina è alle porte.

Giampaolo Rai

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