Medicine alternative e spesa sanitaria

Le medicine alternative allungano la vita e riducono i costi della sanità. O almeno così sembra di capire leggendo, sul sito web del quotidiano La Stampa, il commento all’articolo di Peter Kooreman e Erik W. Baars, pubblicato qualche settimana fa dall’European Journal of Health Economics (qui il testo originale).

Lo studio esiste ed è molto interessante, anche se le conclusioni a cui giunge l’autore dell’articolo su La Stampa appaiono, dopo la lettura dell’originale, forse troppo entusiastiche.

Peter Kooreman, Professore di Economia presso la Tilburg University e Erik W. Baars, epidemiologo del Louis Bolk Instituut per realizzare il loro lavoro hanno sottoposto ad analisi statistiche i dati relativi a 151952 assicurati presso la Azivo (una compagnia di assicurazioni olandese, attiva soprattutto nella regione d Hague), riferiti al triennio 2006-2009. L’età media degi assicurati è risultata essere di 38,4 anni e il 53% dei soggetti di sesso femminile. I pazienti sono stati suddivisi in 4 classi di età (0-24, 25-49, 50-75 e più di 75 anni). Sono inoltre state considerate solo quattro categorie di medici curanti: medici della mutua con sola formazione in “medicina ufficiale”, medici della mutua che praticano l’antroposofia, medici della mutua che praticano l’agopuntura e medici della mutua che praticano l’omeopatia (1992 medici in totale: 1913 medici convenzionali e 79 alternativi, di cui praticanti l’antroposofia 26, l’omeopatia 28 e l’agopuntura 25). Ciascuna di queste categorie è stata considerata separatamente.

I risultati ottenuti hanno dimostrato che i costi risultano essere significativamente inferiori nel caso di pazienti di età compresa tra 25 e 75 anni. Nei bambini e negli adolescenti il ricorso a medicine alternative non causa un contenimento delle spese mediche, mentre negli anziani soltanto il ricorso all’antroposofia sembra essere efficace in tal senso. La riduzione dei costi dipende quasi esclusivamente, per tutte le categorie, da un numero di ricoveri in ospedale più basso e da un minore consumo di farmaci.

Per quanto riguarda la mortalità bisogna consderare che, per fortuna, solo il 3% degli assicurati a cui si riferivano i dati è deceduto nel triennio 2006-2009, quindi il campione è molto più piccolo in questo caso. L’efficacia delle medicine alternative è stata testata con due diversi test statistici, su tutti i soggetti e poi separatamente per uomini e donne, per un totale di 6 combinazioni. Nessuna delle tre pratiche alternative considerate è risultata efficace nel limitare la mortalità in tutte sei le combinazioni. Questo significa che, per esempio, l’agopuntura risulta significativamente efficace nel ridurre la mortalità dei maschi con un certo test statistico ma non risulta tale se si usa un altro test statistico; non risulta invece mai efficace nel ridurre la mortalità delle femmine.

Gli autori dell’articolo, nel commentare i propri risultati, sottolineano alcuni punti interessanti. Innanzitutto ammettono che il campione considerato, soprattutto per quanto riguarda dati sulla mortalità, è decisamente troppo piccolo e sottolineano la necessità di nuovi studi, condotti su un numero più alto di dati, meglio se non tutti provenienti da un’area geografica estremamente ristretta.

Esistono poi tantissime possibili ragioni per cui le pratiche alternative potrebbero dare risultati positivi, soprattutto riguardo ai costi. Spesso infatti sia i medici che i pazienti che ricorrono a medicine alternative preferiscono limitare i farmaci e le pratiche mediche tradizionali più invasive, che sono anche le più costose.

I medici che ricorrono a pratiche alternative inoltre tendono a porre maggiore attenzione alla prevenzione, allo stile di vita, al benessere psicologico, tutti fattori che senza dubbio possono influire positivamente sulla salute del paziente.

Nello studio, questi medici avevano pazienti più giovani e con una percentuale maggiore di donne (che vivono mediamente più a lungo degli uomini). Risultavano anche avere pazienti più benestanti e con un livello di istruzione medio più elevato: persone che probabilmente hanno più tempo da dedicare alla propria salute e che spesso sono più consapevoli e preparate al riguardo.

Altre considerazioni saltano all’occhio leggendo l’articolo originale. Non sappiamo per esempio se i medici “alternativi” inclusi nello studio usassero la medicina alternativa su tutti i propri pazienti, solo su quelli che ne facevano richiesta o, addirittura, solo quelli dotati di una polizza adatta a coprire anche le spese legate a pratiche alternative.

Non è stato raccolto nessun dato sullo stato di salute effettivo dei pazienti o sulla natura dei disturbi curati nel triennio di riferimento. Non possiamo dunque sapere se qualcuno sia stato in cura per qualche malattia grave, nè possiamo sapere se e in quanto tempo sia guarito.

Non possiamo nemmeno sapere quanto gli assicurati abbiano speso al di fuori delle proprie polizze, per acquistare eventuali prodotti non coperti dall’assicurazione.

Non sappiamo infine se gli assicurati che avevano medici della mutua convenzionali non abbiano fatto ricorso a medicine alternative al di fuori della propria polizza.

Per concludere, questo articolo non ci dice assolutamente nulla sull’efficacia delle medicine alternative nel curare le malattie: questo aspetto non è assolutamente preso in considerazione. Viene anche difficile pensare come il lavoro in questione possa offrire  “alla classe politica un importante spunto di riflessione sulla necessità di promozione di un sistema sanitario basato su un rapporto costo/benefici più favorevole, grazie all’integrazione tra medicina tradizionale e complementare”, come ha dichiarato il presidente di GUNA S.p.A a La Stampa.

L’articolo di Kooreman e Baars è sicuramente un punto di partenza per ulteriori studi, più rigorosi e approfonditi e permette di trarre alcuni spunti di riflessione: dedicare più tempo e più attenzione alla nostra salute, oppure tenere in maggiore considerazione il nostro stile di vita e concentrarci sulla prevenzione, serve a contenere i costi della sanità? Ci fa vivere meglio e più a lungo?

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