L’FBI e gli UFO

È con titoli come “Gli UFO esistono: parola dell’FBI” che in questi giorni è tornata alla ribalta la nota dell’FBI che conterrebbe le prove di un atterraggio alieno avvenuto in New Mexico negli anni Cinquanta. Luigi Bignami l’ha ripresa su La Repubblica:

Secondo l’agente Guy Hottel, il 22 marzo del 1950 tre oggetti volanti non identificati precipitarono nel New Mexico e furono “catturati” dal servizio investigativo americano. All’interno dei velivoli c’erano nove corpi dalle fattezze umanoidi alti circa 90-100 centimetri. Gli oggetti non identificati avevano un diametro di circa 16 m ed erano leggermente rialzati al centro. Insomma Ufo nel senso più classico del termine. “Gli occupanti erano vestiti come i piloti dei jet”, racconta Hottel nel suo documento. È possibile, conclude l’agente dell’FBI, che gli oggetti volanti siano precipitati causa delle interferenze dei numerosi radar presenti nell’area.

Affascinante, ma è vero? No. Guy Hottel ha riportato all’FBI una testimonianza raccolta, ma non sapeva di essere l’ennesima vittima di una truffa.

Tutto ha inizio in New Mexico nel 1948, l’anno successivo all’incidente di Roswell. Silas M. Newton e Leo A. Gebauer raccontano a Frank Scully, giornalista di Variety, una storia che ha dell’incredibile: nei pressi della cittadina di Aztec è atterrata un’astronave di 30 metri di diametro contenente i corpi di sei esseri umanoidi. Newton e Gebauer fanno appena in tempo a buttare un occhio e a raccogliere qualche campione, quando arrivano i militari a ripulire la zona per non lasciare tracce. Nessuno in città si è accorto di nulla e gli unici due testimoni indipendenti dell’accaduto sono, quindi, Newton e Gebauer. Scully, entusiasta, raccoglie le testimonianze, romanza un po’ e ci scrive un libro: Behind the flying saucers (qui in ebook, gratuito).

Nel frattempo Silas Newton e Leo Gebauer usano le informazioni ottenute dagli alieni per fare affari. I due sono coinvolti nel giro delle esplorazioni petrolifere e affermano di possedere una macchina costruita con “tecnologia aliena” in grado di rilevare petrolio e gas naturale. Gli affari per Newton e Gebauer girano molto bene per circa quattro anni, quando un altro giornalista, JP Cahn, della rivista True, li smaschera. I due avrebbero inventato di sana pianta la storia copiando l’idea da Mike Conrad, un regista di Hollywood. Conrad stava girando un film sugli UFO e per creare interesse aveva diffuso la notizia che nella pellicola ci sarebbe stato anche un filmato autentico. Aveva anche ingaggiato un attore per far la parte dell’agente dell’FBI che dichiarava di avere in custodia il filmato.

In seguito alla pubblicazione dell’inchiesta su True molte persone si sono fatte avanti per denunciare la truffa ad opera dei due “testimoni” e il fascicolo dell’UFO di Aztec è stato chiuso (senza mai essere stato aperto).

Come si arriva però all’FBI? Sul sito dell’associazione New Mexican for Science and Reason è stata ricostruita passo per passo la catena che ha fatto arrivare la testimonianza farlocca di Newton nelle mani dell’agente Guy Hottel.

Newton ha raccontato la storia a George Koehler (impiegato presso la stazione radiofonica KMYR di Denver). Koehler l’ha raccontata a Morley Davies che l’ha girata ai due rivenditori di automobili Murphy e Van Horn, che l’hanno passata al loro collega Fick. Fick l’ha raccontata al direttore del Kansas City Wyandotte Echo. A questo punto della catena, Koehler era diventata “Coulter”, proprio come nel gioco del telefono senza fili! L’articolo è stato ripreso in prima pagina, dove ha catturato l’interesse di un agente dell’OSI [Office of Special Investigation, ndr]. L’agente ha passato la la storia a Guy Hottel del FBI che ha scritto la nota.

Ancora oggi, a più di cinquant’anni di distanza, la truffa di Silas Newton e Leo Gebauer continua a ingannarci.

Link utili:

l’inchiesta di JP Cahn è raccontata bene qui da LorenzoCampani.

Qui invece il racconto sull’International Business Time.

E qui la versione di Benjamin Radford su Live Science

Paolo Toselli ne parla in maniera superapprofondita qui.

David Clarke se ne occupa sul suo blog qui.

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