Nella galassia del “Realismo Magico” – Invito alla sospensione (momentanea) dell’incredulità

Lasciamoci trasportare dalla fantasia, una componente importante che sospinge le migliori narrazioni (anche quelle, cosiddette, “realiste”). Immaginiamo, dunque, di viaggiare all’interno di una piccolissima navicella spaziale che ci consente di entrare nel cosmo del testo e di osservarlo come se stessimo percorrendo la Via Lattea o un’altra porzione di universo. Cosa vedremmo? Incontreremmo piccoli detriti, pulviscoli stellari, meteoriti, asteroidi, fino a corpi celesti più grandi, come le comete ricoperte di ghiaccio (“palle di neve sporche” come le hanno chiamate gli astrofisici), fino a pianeti veri e propri con le stelle che illuminano e riscaldano i pianeti che ruotano intorno a esse. Ma vedremmo anche stelle collassate, nane bianche, stelle di neutroni, buchi neri, dai quali cercheremmo di stare alla larga per evitare di esserne risucchiati all’interno. Questi “ingredienti” che formano l’universo – a loro volta costituiti da vari elementi chimici – si estendono per lungo e per largo, oltre la Via Lattea e le altre galassie di cui è composto il cosmo: numeri da mal di testa, oltre cento miliardi di galassie dell’universo che possiamo osservare.

Se potessimo viaggiare dentro il testo letterario incontreremmo piccolissimi corpi linguistici, per così dire, iniziando dall’interpunzione (la punteggiatura), per poi vedere fonemi, monemi, piccoli sintagmi, proposizioni, frasi, costruzioni sintattiche semplici (paratassi) o più complesse (ipotassi), frasi reggenti, coordinate, subordinate, più su fino a incontri, più o meno ravvicinati, con zone oscure di questo universo testuale, come può essere una poesia ermetica, volutamente criptica, oppure porzioni di testo che richiedono maggiore attenzione e tempo per poterle decifrare, per poi non parlare dei codici linguistici sconosciuti – come la materia oscura dell’universo – per cui se mi imbatto in un libro scritto in dialetto meänkieli, e non conosco questa lingua del ceppo baltofinnico, resterà, per me, sempre qualcosa di oscuro che non potrà comunicarmi nulla (si spera di trovare, almeno, una traduzione in inglese). L’anacoluto, per esempio, ovvero una sorta di crollo sintattico della frase, può essere paragonato a una stella di neutroni o a un buco nero, dove la materia collassa su se stessa, proprio come un insieme di parti del discorso.

Sempre a proposito di immaginazione: e se potessimo viaggiare nella galassia del cosiddetto Realismo Magico, cosa vedremmo? Ci apparirebbe un “universo inconsueto”, per così dire, dove vicino a elementi reali del vivere quotidiano troverebbero spazio segni del mondo sovrannaturale; tra fantasmi, epifanie, profezie, preveggenze, levitazioni e eventi fantastici che servono da completamento scenico allo spazio dentro al quale agiscono i personaggi. Ma ricordiamo brevemente – in generale – di cosa si tratta. Basta prendere un buon manuale di letteratura contemporanea, o fare qualche click corretto nel Web, e si trovano informazioni utili in merito. Il problema è che spesso si tende, magari frettolosamente, a includere, all’interno della stessa etichetta, narrazioni tra loro molto differenti, e che non hanno tratti così specifici in comune per andare a costituire una parentela stilistica o di genere letterario. Un discorso simile potremmo farlo per molte “categorie” artistiche (se vogliamo), basti pensare che nelle migliori antologie scolastiche, dentro la “stanza” con su scritto “Decadentismo”, sono raggruppati (solo per fermarci al nostro “Bel Paese”) autori molto differenti tra loro: Pascoli, Svevo, Pirandello, D’Annunzio, Fogazzaro.

Per non parlare poi del “Romanticismo italiano”, che secondo alcuni critici letterari nemmeno esiste, trattandosi, più che altro, di un “movimento” culturale tedesco e inglese, e poi confluito in Italia in una versione riveduta e adattata dalla cultura ospitante. Basterà pensare all’autore per eccellenza del periodo romantico italiano, Giacomo Leopardi (uomo di profonda cultura classica, tra l’altro, che ha dato vita al fervente dibattito sul Classicismo o Romanticismo del poeta) che l’illustre critico letterario Pier Vincenzo Mengaldo – dopo un’acuta e approfondita analisi stilistica e metrica – ritiene, addirittura, uno scrittore “antiromantico” (cfr., P.V. Mengaldo, «Leopardi antiromantico», Il Mulino).

Parlando del “Realismo Magico”, dunque, si cercheranno elementi costitutivi comuni ed evidenti tra vari scrittori, soprattutto sudamericani, in modo da trovare parentele narrative e stilistiche. Questa “corrente” (se è possibile definirla tale) nasce come movimento pittorico nella prima metà del Novecento (Frida Kahlo, Antonio Donghi, per esempio); e in letteratura troviamo un “realismo fantastico” che ospita, nello stesso testo, elementi magici e paranormali inseriti in un contesto quotidiano realistico. Un esperto di retorica e di semiotica parlerebbe di struttura a ossimoro. Viaggiando, dunque, in questa galassia narrativa ci imbattiamo, non di rado, in pianeti insoliti e in stelle che sembrano emanare una luce ammaliante che conduce il lettore, inserito nella realtà testuale, a tu per tu con affascinanti paesaggi. Ecco che scatta quanto i semiologi (ma non soltanto loro) chiamano “sospensione dell’incredulità” (o del “dubbio”), ovvero quel particolare processo mentale che consiste nella volontà, da parte del lettore, o dello spettatore, di accettare che dentro un testo (di qualsiasi tipologia) sia possibile trovare quanto non è mai stato dimostrato sotto controllo: il mondo variegato del sovrannaturale; dai maghi, in grado di fare incantesimi, ai superpoteri degli eroi alla Superman (tanto per intenderci).

E dato che questo articolo vuole essere un invito alla lettura, facciamo un breve excursus dei paradigmi essenziali per chi volesse abbandonarsi alla “sospensione dell’incredulità narrativa”, e vediamo alcuni testi tra i più rappresentativi del Realismo Magico.

Ma siccome siamo in agosto, al culmine di questa calda estate, scegliamoci un posto dove ci piacerebbe stare, e un luogo ideale dove abbandonarci alla lettura che stiamo per scegliere. Come antesignano dei romanzi più significativi, scritti nella seconda metà del Novecento, dobbiamo fare un piccolo balzo indietro nel tempo per vedere all’opera lo scrittore tedesco (ma anche pittore, musicista, giurista) Amadeus Hoffmann, nato a Königsberg nel 1776 e deceduto a Berlino nel 1822. Sarebbe interessante osservarlo quando scrive seduto alla sua scrivania, mentre intinge il pennino nell’inchiostro per costruire narrazioni che spaziano dall’avventuroso, al poliziesco, dal fantasy alla satira, fino a casi di psicopatologie, sogni, magie (con l’inserimento anche di miti antichi), eventi al limite del paranormale (come i riti oscuri e spaventosi della stregoneria).

Ma la cosa curiosa è che l’assurdo viene raccontato come fosse reale e gli elementi del vivere quotidiano sono vissuti dai personaggi come inconcepibili e artificiosi, creando un continuo “effetto di straniamento” che influenzò notevolmente il montaggio dei testi e le argomentazioni nelle narrazioni di scrittori del calibro di Edgar Allan Poe e Fëdor Dostoevskij. In questa sede è sufficiente ricordare i “Racconti Fantastici”, i “Notturni” e il romanzo “Gli elisir del diavolo”, dove l’affabulatore tedesco affronta i temi dello sdoppiamento della coscienza, della follia e della telepatia.

Disseminati nei vari testi di questo genere letterario, possiamo individuare alcuni tratti in comune che ne connotano la struttura: il più importante è l’elemento magico o paranormale, spesso non spiegato, ma introdotto nel contesto realistico come se fosse del tutto “normale”, accompagnato da leggende popolari e da miti. E visto che all’inizio di questo articolo abbiamo introdotto, per gioco, la metafora del viaggio nello spazio e nel testo, possiamo anche immaginare una nana bianca o una stella di neutroni come risultato di un collasso gravitazionale, proprio come la dimensione temporale di una narrazione che collassa letteralmente su se stessa, in modo da creare una sorta di ciclicità del racconto in cui il presente si ripete o riecheggia il passato. In alcuni romanzi, poi, soprattutto sudamericani, si entra nel contesto storico realistico delle colonizzazioni, e il mondo viene vissuto attraverso differenti prospettive da parte dei personaggi che osservano e interagiscono. Facciamo degli esempi come invito alla lettura.

Lo scrittore cileno Luis Sepùlveda (scomparso nel 2020) dava alle stampe, nel 1993, uno dei suoi romanzi di maggiore successo: “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, dove si raccontano le vicende di un anziano colono bianco il quale ha vissuto per lungo tempo insieme agli Indios Shuar dai quali ha imparato a interagire con la natura, e ha vissuto in prima persona le credenze animistiche di quelle popolazioni che seguono un cammino spirituale pagano e politeista: la loro fede si basa sugli spiriti che governano le leggi dell’universo (diviso in Cielo, Terra e Sottosuolo), la volontà degli uomini e delle loro esistenze (insomma un buono studio antropologico per comprendere le credenze di particolari tribù).

Sotto all’ombrellone e in riva al mare, sperando di godere della brezza marina (personalmente sceglierei l’ora del tramonto), possiamo leggere anche “Donna Flor e i suoi due mariti” del brasiliano Jorge Amado, uscito nel 1966. Lo scrittore accompagna il lettore in un contesto fantastico (pur con descrizioni realistiche) con personaggi che sono vere e autentiche apparizioni sovrannaturali, come santi e stregoni alle prese con macumbe, rituali magici e credenze che affondano le radici nelle tradizioni delle lontane popolazioni precolombiane.

Se poi ci troviamo in un elegante Resort immerso in una pineta (sdraiati su un’amaca sarebbe ancora meglio), potremmo gustare il testo scorrevole dell’argentino, naturalizzato francese, Julio Cortàzar. Il romanzo, uscito nel 1963, tradotto in italiano come “I giochi del mondo” (originale: Rayuela, cioè Campana), è lo scritto più noto di Cortàzar, ed è stato paragonato, addirittura, a quello che ha rappresentato l’Ulisse di James Joyce per la letteratura europea di primo Novecento. Il protagonista, Horacio Oliveira conduce una vita rocambolesca, e tra viaggi, riflessioni e sogni, spera di incontrare la “maga” Lucia che gli dovrà svelare il segreto della felicità.

Se poi preferite la vacanza in montagna, seduti su una comoda e morbida sedia a sdraio (la scelta dei luoghi è puramente personale, ovviamente), potreste leggere un altro grande classico della letteratura contemporanea, “La casa degli spiriti” di Isabel Allende (il suo primo romanzo, uscito nel 1982), in cui si parla del “destino” del popolo cileno, e la cui narrazione si articola attraverso le vicende di due famiglie con tantissimi personaggi in scena. Spicca tra tutte la figura principale, un personaggio femminile di nome Clara che possiede poteri paranormali e riesce a comunicare con gli spiriti (anche ad avere premonizioni) che, di tanto in tanto, tornano a farle visita nella sua vecchia casa: anche in questo romanzo, credenze religiose cristiane e spiritualismo precolombiano si intersecano.

Ma i romanzi ascrivibili sotto l’etichetta di cui parliamo sono parecchi, talvolta inseribili anche nel cassetto con su scritto “postmodernismo”: Salman Rushdie è un autore molto interessante, per esempio, e con un ricco curriculum di opere al suo attivo. Il romanzo che più di tutti mi ha affascinato è uscito nel 1981 e si intitola “I figli della Mezzanotte”, dove si raccontano delle storie di mille bambini, nati nello stesso anno, nello stesso giorno, alla stessa “magica” ora (mezzanotte), nel momento in cui l’India proclama la sua indipendenza dal regno Britannico: le fatali combinazioni spaziali e temporali, forniranno a questi bambini la possibilità di avere poteri sovrannaturali. Caso a parte sono da considerare i “versi satanici”, una storia fantasy, ma allusiva nei confronti di Maometto, e quindi ritenuta blasfema dai Musulmani. L’uscita del libro, infatti, provocò, nel 1989, una reazione da parte delle autorità supreme islamiche che decretarono la condanna a morte di Rushdie, colpevole di “bestemmia”.

In questo scaffale dei libri che stiamo vedendo velocemente (e che non sarà possibile leggerli tutti in questa estate), ci sono anche autori italiani, tra cui il comasco Massimo Bontempelli con il suo libro di racconti “L’amante fedele”, pubblicato nel 1953, stesso anno in cui l’opera salì sul podio del Premio Strega (considerato dagli addetti ai lavori anche un testo surrealista). In queste novelle l’autore comunica il pensiero sull’arte novecentesca, usando sistematicamente l’effetto di straniamento che consente un punto di vista “magico” e che permette di vedere il mondo con fanciullesca innocenza, un po’ come se si portassero occhiali con particolari lenti, in grado di creare effetti ottici sorprendenti e ogni volta differenti: ci potrebbe far venire in mente il “Fanciullino” di Giovanni Pascoli e il concetto della sua poetica?

Ma sia che si scelga, come luogo di lettura, la poltrona di casa o la sdraio dello stabilimento balneare, oppure un giardino montano tra un Faggio, una Betulla e un Castagno, il capolavoro assoluto del Realismo Magico resta sempre il romanzo “Cien años de soledad” (“Cent’anni di solitudine”) del colombiano, e Premio Nobel, Gabriel Garcìa Marquez, un testo che è considerato, dagli addetti ai lavori, una tra le opere letterarie più significative del Novecento. In questo testo si narrano le vicende di sette generazioni della famiglia Buendìa, il cui capostipite fonda, verso la fine dell’Ottocento, l’immaginaria città di Macondo. Per chi ama le trame costruite con i tipici effetti retorici temporali, ovvero che anticipano gli avvenimenti da narrare (prolessi = flashforward o flash-future) o creano anacronie opposte, come le analessi (flashback), può cercarsi il posto migliore dove gustarsi questo romanzo ed entrare nella dimensione della sospensione dell’incredulità. Ed ecco che tra varie vicende di vita politica, sociale e quotidiana, si manifesteranno fantasmi, si potrà assistere a particolari effetti di levitazione, ci saranno preveggenze e profezie, ascese in cielo, visioni magiche e fatate, epifanie, si alzeranno venti misteriosi, si racconteranno miti di un diluvio durato quattro anni, pioveranno minuscoli fiori gialli e si godrà – dulcis in fundo – di vari eventi paranormali: come fare una gita in un lunapark medianico, per certi versi.

Certamente: un grande romanziere è come un bravo prestigiatore che ci invita implicitamente a entrare nel suo mondo magico, a sospendere il dubbio per farci godere pienamente del suo spettacolo e delle sue abilità da mentalista e illusionista, perché egli sta per dirci che è un onesto imbroglione, promette che ci imbroglierà e lo farà, e alla fine, a spettacolo finito o a libro chiuso, avremo la voglia di rivedere ancora quella performance, di rileggere nuovamente quelle pagine che ci hanno fatto vedere il mondo con gli occhi di un bambino e ci hanno trasportato in un paese delle meraviglie, donandoci emozioni. Anche se conosciamo tutti i trucchi, se sappiamo che nessun fenomeno paranormale è mai stato dimostrato sotto controllo, anche se siamo consapevoli che le mirabilie narrate in un testo sono soltanto “effetti speciali” per ammaliare il lettore, ogni volta, però, è come se quel viaggio che stiamo facendo fosse il primo in assoluto, e gli occhi con cui osserviamo il tutto possedessero lo stesso incanto e la stessa fanciullesca magia di quando eravamo bambini. Signore e Signori, sia sospesa l’incredulità. Ma poi riattiviamola.

2 thoughts on “Nella galassia del “Realismo Magico” – Invito alla sospensione (momentanea) dell’incredulità

  • 4 Agosto 2022 in 13:43
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    Grazie per questo Articolo, marco.

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    • 4 Agosto 2022 in 13:53
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      Grazie a te per l’attenzione, Aldo.

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