Una rivista di taglio scientifico per gli Ufo? (E altri entusiasmi ufologici)

Ha suscitato grande attesa negli appassionati l’audizione sugli Ufo (o UAP) che si è svolta il 17 maggio davanti a una sottocommissione della Camera degli Stati Uniti, nel corso della quale due alti funzionari dell’amministrazione americana hanno presentato alcune evidenze, hanno reso dichiarazioni e hanno risposto a una serie di domande sulla questione poste da alcuni parlamentari. Tuttavia, siccome la cronaca della seduta è risultata poco eccitante persino per gli ufofili, un po’ più sotto troverete qualche considerazione sul significato di questa audizione, ma non un riassunto dettagliato.

Se, invece, qualcuno volesse davvero cercare di capire se nella melassa ufologica si può pensare di scoprire qualche fenomeno nuovo, finora sconosciuto, cosa di meglio di una rivista dedicata all’argomento che funzioni sulla base della peer review e il cui comitato editoriale sia largamente composto da ricercatori e accademici?

Limina: una vera novità? Mah.

Beh, la cosa sembrerebbe in vista. Il 22 maggio è stato annunciato che ai primi del 2023 uscirà il primo numero di Limina. Journal for UAP Studies, una rivista semestrale che nel suo comitato di redazione annovera ricercatori che lavorano in istituzioni universitarie degli Usa, Austria, Spagna e Svezia. Spiccano in particolare i fisici e i fisici teorici, ma non mancano astrobiologi, filosofi della religione e scienziati della politica.

A valutare dal sito della rivista, la linea editoriale sembra piuttosto chiara: verificare su base rigorosa se gli UAP costituiscono indizi della presenza di visite aliene alla Terra. Si potranno ritenere un tantinello ottimistiche le premesse su cui una ricerca del genere si basa (l’esistenza di un’evidenza iniziale degna di questo nome), ma dal punto di vista razionale l’idea è da seguire: scoprire tracce sicure del fatto che gli UAP siano manufatti di origine non-umana.

Che l’orientamento di chi ha ideato Limina sia quello della ricerca dell’evidenza degli alieni è confermato da un fatto recente: la pubblicazione di un lavoro di uno dei membri del comitato di redazione, la fisica teorica Beatriz Villarroel. Insieme ad altri autori, nel giugno 2021 Villarroel ha presentato su Scientific Reports l’analisi di una serie di foto scattate nel 1950 dal telescopio principale dell’Osservatorio californiano di Monte Palomar. Queste foto mostrano sette fonti di luce non identificate che, stando all’ipotesi formulata, avrebbero potuto essere satelliti artificiali in orbita terrestre sette anni prima del lancio dello Sputnik 1 (e, dunque, non attribuibili a noi…). Non solo: nel 2022 Villarroel ha esteso in un lavoro per Acta Astronautica l’idea della ricerca di un’evidenza di questo tipo a foto correnti, non soltanto a vecchie pellicole come quelle provenienti dai fondi dell’osservatorio del Palomar.

Inutile dire che la cosa è controversa: il fisico e ingegnere elettronico Paul Horowitz, il vero padre del progetto SETI, che in passato ha usato molte volte lastre provenienti dagli archivi di quell’osservatorio, ritiene possibile si tratti di artefatti, e non di veri oggetti nello spazio. Anzi, in un’intervista, ha ricordato che lui e i suoi colleghi le chiamavano stelle di Kodak, tanto erano frequenti.

Ad ogni modo, tentativi più o meno effimeri di riviste peer review dedicate agli Ufo c’erano già stati. Si era però trattato di tentativi ibridi, che coinvolgevano ricercatori ma anche ufologi (con la testa sul collo): pur mostrando limiti (ad esempio, è plausibile che nel complesso il referaggio fosse benevolo, poco rigoroso) e l’inevitabile depositarsi della polvere su ciò che riuscirono a produrre, è bene che il pubblico scettico le conosca sul serio. La più duratura e di maggior respiro fu il Journal for UFO Studies, edito fra il 1976 e il 2000 dal CUFOS, un’associazione ormai pressoché scomparsa ma che è stata parte dei tentativi, apprezzabili ma falliti, di trasformare l’ufologia in scienza. Un segnale di continuità con Limina è dato dal fatto che nel comitato di redazione siede anche Mark Rodeghier, veterano del CUFOS e del Journal for UFO Studies.

Il secondo – e più vecchio – tentativo di rivista peer review per gli Ufo fu italiano. Questa rivista si chiamava UFO Phenomena International Annual Review (UPIAR) e fu dovuta al primo, vero nucleo italiano di ufologi con mentalità razionale. Oggi è archeologia, ma alcuni lavori che vi apparvero si possono ancora leggere con profitto. Uscita dal 1976 al 1984, non è stata continuata da nessuno. Tuttavia, i dibattiti comparsi sulle sue pagine hanno contribuito a generare ricerca in ambiti appena un po’ meno controversi degli Ufo. Un esempio fra tutti: scorrendo UPIAR, si troveranno i contributi di un certo “Peter Berger”. Si trattava di un ricercatore allora giovane, l’austriaco Alexander Keul. Keul è diventato poi professore presso l’Università di Salisburgo, si è occupato per decenni di psicologia applicata e, a partire da quest’ambito, ha prodotto numerosi e importanti lavori sulle testimonianze relative ai fulmini globulari, il presunto fenomeno atmosferico i cui meccanismi (e, per alcuni, la stessa esistenza) rimangono poco chiari.

Gli Ufo in quanto tali sono stati messi da parte da Keul, ma il suo percorso di scienziato è la dimostrazione che, presi al meglio, qualcosa di buono avevano da dare.

Quanto a Limina, staremo a vedere.

L’audizione sugli UAP alla Camera Usa: un po’ di sbadigli, un po’ di imbarazzo

Sulla carta i motivi per ritenere importante questa occasione c’erano: era dal 1966, cioè dai tempi in cui si discuteva l’opportunità che si spendessero soldi per uno studio degli Ufo finanziato dall’Aeronautica militare e da affidare all’Università del Colorado (quello che diede origine al cosiddetto Rapporto Condon), che la questione non era oggetto di un’audizione (hearing) su questo tema.

Ne è venuto fuori ben poco di nuovo. I funzionari convocati erano due: il sottosegretario alla Difesa per l’intelligence e la sicurezza, sotto la cui responsabilità ricade l’ufficio per l’analisi degli UAP (l’impossibile a pronunciare AOIMSG) e il vice-direttore dell’intelligence della Marina, dal cui personale negli ultimi anni sono giunte o sono filtrate numerose testimonianze, foto e video.

In particolare quest’ultimo, Scott Bray, ha dichiarato che il numero di casi segnalati da personale della Marina è in aumento. Forse perché gli Ufo sono più attivi, si fanno vedere di più, mostrano un “disegno intelligente”? No.

Attribuiamo questo aumento del numero dei casi riferiti a diversi fattori, fra i quali il nostro lavoro volto a eliminare lo stigma relativo al fatto di segnalarli, a un aumento del numero di nuovi sistemi aerei come i quadricotteri e di sistemi aerei non pilotati (droni) presenti nel nostro spazio aereo, all’identificazione di quello che possiamo classificare come clutter (affollamento), ossia palloni in mylar e altri tipi di detriti trasportati in aria, e, infine, al miglioramento delle capacità dei vari tipi di sensori a nostra disposizione per rilevare ciò che è presente nel nostro spazio aereo.

Meno remore a segnalare ciò che si vede, più roba in un cielo sempre più “inquinato”, maggiori possibilità di registrarla. Dunque, nessun aumento di attività da parte dei supposti Ufo/UAP.

Che l’evidenza testimoniale non migliori è dimostrato dalla mediocrità degli esempi casistici descritti nell’audizione. Tanto per cominciare, uno dei casi di origine militare diventati famosi negli ultimi anni, la serie di luci in volo su unità della Marina al largo della costa californiana nel 2019, è stato spiegato in seguito con voli di sciami di droni, e (come già ampiamente argomentato da tempo dallo scettico Mick West), l’immagine di uno di questi Ufo, dall’aspetto “piramidale”, non era costituito altro che dalle luci di uno di questi droni, che avevano assunto quell’aspetto a causa della forma dell’obiettivo della fotocamera. Su questo ennesimo caso Ufo riportato alla sua realtà vi consiglio la lettura di questo articolo apparso pochi giorni dopo l’audizione su The Drive. 

Non tutto è risolto, comunque. Se, come sembra probabile, si trattava di sciami di droni, rimane da capire soprattutto chi ne sia all’origine. Malgrado le speculazioni, questo punto rimane ancora senza una soluzione cristallina. Date le circostanze in cui sono avvenuti i fatti (più volte, al largo rispetto alle coste degli oceani), la domanda non deve esser lasciata cadere. 

Un secondo video presentato nell’audizione, stavolta del tutto nuovo, assai breve (otto secondi!) e per niente eccezionale anche solo al primo sguardo, mostra un oggetto grigio, sferico, visibile per pochissimo tempo dal cockpit di un cacciabombardiere della Marina F/A-18. È talmente breve che è difficile dire qualcosa di conclusivo, ma le analisi finora condotte fanno propendere per un pallone in mylar. Per i dettagli (e, più in generale, per una disamina dell’audizione) vi rimando a un intervento di Mick West realizzato per lo Skeptical Inquirer. 

Altre domande di congressisti pro-Ufo su cadaveri alieni e rottami di Ufo recuperati e circa un caso che gli ufologi promuovono da anni non hanno avuto soddisfazione. Il caso cui mi riferisco risale al 1967: secondo il racconto di un testimone, l’ex-ufficiale Robert Salas, alcuni Ufo avrebbero interferito col funzionamento di una base di missili nucleari intercontinentali.

Per capire meglio lo status che il racconto di Salas ha assunto negli ultimi anni nel mondo Ufo, si rifletta su questo sviluppo. In un’altra puntata di questa rubrica avevo annunciato che il 24 giugno il Senato brasiliano, sulla scia di quello di Washington, avrebbe tenuto una seduta pubblica: un tentativo da parte degli ufologi di quel Paese, che avevano trovato ascolto in alcuni parlamentari “credenti” negli alieni, di spingere per la creazione di un ufficio militare sugli UAP. Ebbene, il 30 maggio si è appreso che fra i “testimoni” invitati a dire la loro ci sarà proprio Robert Salas, la cui storia presenta parecchi punti non ancora chiariti (ma ci sarà anche Luis Elizondo, ex-agente dei servizi di controintelligence dell’US Army, del pop ufologico odierno). 

La presenza di Salas e di Elizondo è un indice del fatto che la lobby pro-Ufo brasiliana gioca a carte più scoperte che a Washington nel rivelare la vera convinzione di chi la anima: indurre i vertici politici a riconoscere che la Terra è visitata da astronavi di altri mondi.

Eppure, di un fatto così clamoroso come la storia dei missili nucleari bloccati raccontata da Salas, i funzionari intervenuti il 17 maggio all’audizione pubblica alla Camera Usa non avevano mai sentito parlare, cosa che ha fatto infuriare gli ufologi. Come al solito, le risposte rese senza batter ciglio che i dirigenti delle varie amministrazioni americane di regola danno ai congressisti, anche quando quelli pongono le domande più strampalate (ne va di carriere e di incarichi…), sono state prese da molti appassionati Ufo come una mezza promessa di ulteriori approfondimenti e rivelazioni da parte della Difesa e della comunità dell’intelligence, oppure come ulteriore esempio del complotto per nascondere la realtà aliena agli americani e al mondo.

Se voleste leggere la trascrizione integrale di ogni parola della sessione “ufologica” del 17 maggio 2022, questo è il link che vi serve. 

Se, invece, voleste avere chiaro che i promotori di audizioni al Congresso Usa come quella del 17 maggio 2022 sono del tutto partecipi di alcune fra le credenze tipiche della mitologia Ufo, provate a seguire questa intervista resa pochi giorni dopo l’audizione dal deputato repubblicano Tim Burchett, principale responsabile dell’iniziativa. Fra le altre cose, lo sentirete discettare sul suo timore che il governo americano, se in possesso di tecnologie aliene recuperate da Ufo precipitati, si dimostri incapace di gestirle in modo adeguato e di comprenderle a pieno.

È possibile che tutta questa enfasi su ciò che accade nei cieli, si trasmetta anche dal mondo politico-militare americano ad altre parti del mondo. Una delle conseguenze positive di questa fase della storia del mito Ufo è la crescente consapevolezza dei problemi di affollamento di cui soffre lo spazio aereo. Negli Usa palloni e droni di ogni tipo sono già un problema colossale, ed è più che probabile che nei prossimi anni la situazione diventi seria anche altrove. Da questo punto di vista, il fatto che chi ha a che fare con lo spazio aereo stia più attento e domandi maggior chiarezza in merito a quanto accade è un bene. Non è però possibile dimenticare che, in questo processo di per sé virtuoso, il circo dell’ufologia interferisce in maniera non trascurabile con le sue credenze e con la sua pervicacia semi-religiosa alla ricerca di pseudo-evidenze per cose che non esistono.

Infine, il 12 maggio l’attivista Ufo americano Douglas Dean Johnson ha scritto su Twitter che più fonti appartenenti a diverse branche dell’amministrazione statunitense avrebbero dichiarato unanimi che il Dipartimento della Difesa e la Intelligence Community avrebbero designato il fisico Sean Kirkpatrick a capo del gruppo AOIMSG, quello per l’analisi degli UAP creato dal bilancio della Difesa 2022. Bisogna dire che sebbene Johnson affermi di disporre di fonti diversificate e ben piazzate, mentre leggete questo articolo il Dipartimento della Difesa non ha ancora confermato l’indiscrezione.

Se la cosa corrispondesse a realtà, ci sono pochi dubbi che l’AOIMSG vedrebbe al suo vertice una persona con expertise altamente specialistiche. Nato nel 1968, dottorato in fisica, Kirkpatrick ha all’attivo 58 pubblicazioni scientifiche, soprattutto nel campo delle proprietà ottiche di vari tipi di materiali, naturali e artificiali. Ha lavorato per agenzie governative che vanno dalla CIA all’NRO (National Reconnaissance Office) e allo Space Command. Ultimamente è stato Senior scientist presso il MSIC, Missile and Space Intelligence Center (MSIC) di Huntsville, Alabama. Possiede autorizzazioni di accesso alle informazioni sino al livello massimo di protezione richiesto (Top secret).

Nel complesso, quello di Kirkpatrick è il profilo di uno scienziato di ambito militare con altissime competenze nel campo della sicurezza nazionale, che poi è quanto, con ogni evidenza, interessa di più alle agenzie governative Usa nella controversia su avvistamenti, video e registrazioni varie.

Un brivido al giorno che non leva lo scettico di torno…

La ridotta possibilità che l’ufologia possa acquisire maggior credibilità è confermata da un’altra vicenda recente relativa a un caso ufo militare. Visto l’attuale hype per quello che gli entusiasti ritengono il prossimo e ormai inevitabile disclosure, ossia l’ammissione aperta ad opera dei vertici politici della realtà degli alieni in visita alla Terra, nella seconda metà di maggio sui social e nel cortocircuito ufologico-mediatico si è diffusa la notizia dell’imminente pubblicazione di nuovi casi di origine militare – ovviamente corredati da video. L’annuncio delle “novità” nella primavera 2022 ha assunto un ritmo parossistico: c’è solo da capire quando questo entusiasmo degli appassionati americani di Ufo andrà esaurendosi.

In realtà, in questo caso specifico tutto si è risolto il 27 maggio con la pubblicazione da parte della testata di notizie tecnologiche The Debrief di un brevissimo video attribuito alla videocamera termica di un sistema multisensore M-TADS/PNVS di un elicottero da combattimento AH-64 “Apache” del Customs and Border Patrol (CBP), la maggiore agenzia governativa di protezione dei confini del Dipartimento della Homeland Security. Il video risale al 6 novembre 2018 ed è stato realizzato a 65 km a nord-ovest di Tucson, in Arizona.

Si tratta di immagini modestissime: tre grossi punti in volo disordinato nel cielo, ripresi per caso per diciassette secondi in una missione durata circa due ore. Molti fra gli stessi promotori della causa degli Ufo – quelli un po’ più attrezzati di altri e meno ingenui – sono apparsi subito in imbarazzo. Sono bastate poche analisi dei frame per concludere che molto probabilmente si trattava di tre uccelli in volo notturno.

La conseguenza della miliardesima débacle è interessante: recriminazioni reciproche fra gli attivisti Ufo più moderati e attenti a non scivolare su bucce di banane visibilissime come quella del video dei tre puntini, e la parte dei più entusiasti per l’attuale fase ufo-militare dell’ufologia. Anche stavolta le discussioni fra appassionati sono comunque interessanti: mostrano che alcuni di loro dispongono di abilità analitiche elevate, e, al contempo, che la tradizione di delegittimazione reciproca fra membri dell’ambiente ufologico è sempre vivissima

La NASA sale sulla giostra? Forse no però

Un’altra cosa interessante della presentazione del video dei tre puntini ripresi dalla videocamera dell’”Apache” è che coinvolge nell’hype ufologica un’altra agenzia governativa Usa, ossia il Customs and Border Patrol. Oltre al presunto pezzo forte rappresentato dal video, l’articolo di The Debrief offre le dichiarazioni dell’ex-funzionario di quell’agenzia, che ha raccontato quanto siano frequenti avvistamenti e riprese video di presunti UAP sull’Arizona (lavorava lì) da parte di uomini e mezzi della Homeland Security e della Guardia Nazionale di quello Stato.

Qui vediamo in azione due tendenze recenti dell’ufologia: la caduta dello stigma verso i testimoni membri di agenzie pubbliche di vario genere, specie militari o assimilate, e la spinta concomitante da parte della lobby ufologica a coinvolgere il maggior numero possibile di queste agenzie nella caccia all’Ufo.

Come in tutti i fenomeni sociali, però, questo movimento è circolare. In altri termini, non sono soltanto giornalisti, ufologi e politici pro-Ufo a “spingere”: sono anche parti importanti delle stesse agenzie governative Usa a esser coinvolte in questo entusiasmo.

Ultima arrivata potrebbe essere la NASA. La fonte è un po’ pop (il quotidiano Daily Mail), però il contenuto della storia è degno di uno sguardo. 

Il 27 maggio, citando dichiarazioni rilasciate dall’addetta senior per la comunicazione scientifica dell’agenzia Karen Fox, il quotidiano ha riferito che la NASA sta valutando alcune modalità per sostenere con i propri mezzi e metodi le attività di indagine sugli Ufo/UAP condotte dal Dipartimento della Difesa. Fox ha però negato in modo esplicito che sia in vista la creazione di un ufficio NASA per gli Ufo. Un’altra fonte NASA sentita dal Daily Mail, della quale però non è stata data l’identità, avrebbe aggiunto che questo supporto alle analisi dei militari includerebbe la raccolta di eventuali evidenze da parte dagli astronauti in occasione delle loro missioni e la valutazione di riprese e dati già ottenuti in passato. 

Quest’ultima parte fa aggrottare la fronte: infatti, è almeno dal 1962 che ogni tipo di rottame, pezzo di ghiaccio, frammento, effetto luminoso, difetto di pellicola che compare nelle riprese astronautiche viene regolarmente attribuito alla presenza di Ufo nello spazio periterrestre.

Insomma, ancora una volta, annunci, annunci sugli annunci, sorrisi di funzionari e dirigenti, aria di “apertura” – e una sconcertante carenza di dati costruiti in maniera rigorosa.

Giuseppe Stilo è autore di Alieni ma non troppo. Guida scettica all’ufologia, uscito nel maggio 2022 nella collana I Quaderni del CICAP. 

One thought on “Una rivista di taglio scientifico per gli Ufo? (E altri entusiasmi ufologici)

  • 1 Giugno 2022 in 10:05
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    Insomma, lo schierarsi di parte di parecchi plutocrati/guerrafondai Americani con l’ evidenza di visite Aliene non lo digerite proprio! Quasi come lo schierarsi ancora, dopo 20 anni, della Sanità Regionale Toscana con le Evidenze a favore dell’ Omeopatia. Vi ripeto: siate tranquilli: potete ancora negare la loro esistenza, così come quella di Dio e dei Fantasmi.

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