Cosa sappiamo sul Vaiolo delle scimmie?

Articolo di Graziella Morace*

Da alcuni giorni la notizia della diffusione, in alcune nazioni europee e americane, della malattia infettiva Vaiolo delle scimmie ha spodestato il Covid-19 dai media e dai social, dove proliferano e si rincorrono voci allarmistiche (ad esempio paragonandolo al Covid; o sostenendo che il virus è ipermutato e molto più contagioso per gli uomini e crescono ipotesi complottiste legate all’approvazione nel 2019 di un vaccino contro il vaiolo.

In realtà non c’è niente di strano, né è il caso di creare allarmismi: questo virus (MonkeyPoXVirus-MPXV, un virus a DNA dello stesso genere di quello del vaiolo umano e del vaiolo bovino) non è nuovo, si conosce dal 1958 quando è stato isolato dalle scimmie macaco; nel 1970 è stato identificato in un bambino di 9 anni dello Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo). Successivamente è stato più volte riconosciuto come causa di epidemie in ambito umano in varie parti dell’Africa.

Si tratta di un virus zoonotico, cioè di un virus che normalmente infetta gli animali (nonostante il nome, le scimmie non sono un serbatoio del virus, ma principali candidati sono i piccoli roditori delle foreste pluviali africane) e che può contagiare occasionalmente l’uomo; tuttavia anche il contagio diretto da uomo a uomo non è un fatto straordinario, poiché è già stato ampiamente osservato nel corso di precedenti epidemie africane.

Una persona infetta può contagiarne altre attraverso le normali attività di convivenza nonché attraverso contatti stretti. È pure possibile una trasmissione attraverso un contatto prolungato con indumenti o altri oggetti contaminati dal virus. Uno studio epidemiologico del 2015, che ha preso in considerazione un focolaio epidemico africano avvenuto nella Repubblica Democratica del Congo nel 2013, ha dimostrato che vivere nella stessa casa e dormire nella stessa stanza e/o nello stesso letto è un fattore che favorisce la trasmissione del virus.

Sebbene il virus circoli principalmente in Africa, anche la sua diffusione epidemica in altri Paesi non è un evento sorprendente. Già nel 2003 ci fu una epidemia negli USA con 47 casi nel MidWest, legata all’importazione di roditori dal Ghana, che infettarono altri animali in alcuni allevamenti e questi l’uomo.

La novità, nei focolai epidemici attuali, è che la maggior parte dei casi è in persone che non hanno viaggiato in Africa, e non hanno avuto contatti con animali provenienti dall’Africa.

Almeno per quanto riguarda i casi europei è probabile che l’origine dell’attuale epidemia sia in un singolo “caso zero” non identificato (che potrebbe aver avuto contatti con animali infetti o essere stato in Africa), perché le sequenze genomiche dei virus isolati dai casi sono davvero molto simili.

L’evento amplificatore potrebbe essere stato una grande festa avvenuta a Maspalomas nelle isole Canarie il 5 maggio e nei giorni successivi, con oltre 80000 partecipanti, in maggioranza gay. Il primo caso italiano proveniva dalle Canarie e così molti dei casi avvenuti in Spagna e Portogallo.

Un’altra particolarità è che, al 24 maggio, dei 171 casi confermati (sui 261 segnalati da 19 Paesi), uno solo si è verificato in una donna. Tutti gli altri casi riguardano uomini giovani, principalmente tra i 20 e i 40 anni, e molti di questi sono uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, un fatto che ha portato alcuni a ipotizzare che questo virus possa trasmettersi anche per via sessuale. Tuttavia la spiegazione più probabile è che si tratti della normale trasmissione per contatto stretto, visto che i rapporti sessuali sono per definizione una forma di interazione molto ravvicinata che implica il contatto cutaneo e lo scambio di fluidi corporei.

In Africa esistono due ceppi di virus del vaiolo delle scimmie: quello del Congo e quello dell’Africa occidentale, che dà una malattia più benigna. Fortunatamente le ricerche virologiche e i sequenziamenti effettuati finora hanno mostrato che il ceppo virale assomiglia molto al virus dell’epidemia del 2017-2018 in Nigeria, cioè quello dell’Africa occidentale.

La sintomatologia dei casi è da lieve a moderata, senza sintomi sistemici importanti; qualche volta si manifesta febbre, astenia, dolori muscolari e possono comparire vescicole e pustole con croste simili a quelle della varicella.

Esiste un modo di prevenire e curare questa malattia? Poiché il virus del vaiolo umano, il virus del vaiolo bovino (quello utilizzato in passato per vaccinare contro il vaiolo) e il virus del vaiolo delle scimmie sono molto simili, i vaccinati contro il vaiolo (vaccinazione effettuata fino al 1979-1980) si infettano molto meno e, se contagiati, hanno una malattia molto più moderata. Perciò le persone suscettibili al vaiolo delle scimmie sono principalmente i giovani e i bambini.

Esiste attualmente un nuovo vaccino antivaioloso attivo verso il vaiolo umano (ed anche contro il vaiolo delle scimmie) chiamato JYNNEOS (IMVANEX in Europa), approvato dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA) nel 2013 e dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense nel 2019, destinato finora alle persone con HIV o altre compromissioni immunitarie, che potrebbe essere utilizzato in alcune categorie di soggetti ad alto rischio per il vaiolo delle scimmie.

In caso di necessità questo vaccino, oltre ad essere usato per la prevenzione “classica” pre-esposizione, potrebbe essere impiegato per la prevenzione post-esposizione (se somministrato entro 3-5 giorni), perché la malattia impiega tempo a manifestarsi dopo l’infezione, dando tempo al sistema immunitario di sviluppare la propria risposta in seguito alla vaccinazione, permettendo così di evitare la malattia o di attenuarne molto i sintomi e la durata.

Contro il vaiolo delle scimmie esistono anche dei farmaci antivirali, come il Tecovimat (Tpoox), che blocca la trasmissione cellulare del virus, che è stato approvato da EMA proprio nel 2022.

In conclusione, dobbiamo preoccuparci? I dati che abbiamo finora ci mostrano che non si è verificato nessun caso grave di malattia, né vi sono segnali che questo virus possa rappresentare un pericolo pandemico.

Il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (ECDC) ha attivato un sistema di allerta a livello europeo al quale partecipa l’ISS. Inoltre, l’ISS ha costituito una task force composta da esperti del settore e ha contattato le reti sentinella dei centri per le infezioni sessualmente trasmesse al fine di monitorare continuamente la situazione nazionale.

*Virologa ed esperta di vaccini. Dopo oltre quarant’anni di lavoro come Primo Ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità è ora felicemente in pensione, ma continua ad occuparsi attivamente di argomenti scientifici.

3 thoughts on “Cosa sappiamo sul Vaiolo delle scimmie?

  • 27 Maggio 2022 in 10:23
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    E le nostre amatissime zanzare lo possono trasmettere? Non ho trovato nulla sul NET.

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  • 27 Maggio 2022 in 10:36
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    No, non temere :), i Poxvirus non sono trasmessi da insetti.

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  • 29 Maggio 2022 in 16:16
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    Secondo me su questa patologia si sta facendo un rumore mediatico non necessario e a me è venuto un sospetto: non è che il clamore sia pilotato?
    Si sta avvicinando l’estate e sarà periodo di pride in tutto il mondo -anche la famosa festa di cui si parla qui era un pride- e a certa politica omofoba non pare vero poter speculare in questo modo.
    Purtroppo il concetto di virus che non guarda in faccia le persone ma i comportamenti, è duro da far digerire alla massa ignorante per cui ecco che il sars-cov2 passava dai cinesi, diamo la colpa a loro. L’HIV è iniziato -in occidente- coi gay, diamo la colpa a loro, il monkeypox pure…
    Sierofobia (paura infondata verso le persone positive all’HIV) e omofobia sono strettamente connesse tra loro e anche per il monkeypox vale lo stesso discorso, peccato che rispetto a HIV abbia delle modalità di trasmissione più insidiose tipo lenzuola, asciugamani, e così via.
    Da quanto ho capito è lo stesso modo che ha di trasmettersi la varicella difatti penso abbia ragione il prof. Lo Palco “se la si chiamava varicella africana forse c’era meno casino” anche se probabilmente invece che coi gay i soliti noti se la sarebbero presa con gli africani o entrambi.
    Io sono anni che lotto contro i sierofobici e omofobi, e con la storia prima di covid ora di monkeypox ho scoperto di averne tanti anche molto più vicini di quanto pensassi.

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