Aurora, Texas, provincia marziana

Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo

L’Unità, il quotidiano del Partito Comunista Italiano, agli inizi non fu per niente tenero con i dischi volanti. Per anni ne parlò poco e con fastidio, sia perché li riteneva, sulla scia sovietica, che si trattasse di un’invenzione della stampa piccolo-borghese per distrarre le masse dai loro compiti di progresso, sia perché il PCI faticava a fare i conti con la crescente rilevanza della cultura pop e con il desiderio di consumi moderni e di distrazione. Nel 1973, tuttavia, le cose erano cambiate parecchio, e le storie di Ufo e simili che comparivano sulle sue pagine erano più frequenti e quasi distaccate nei toni. 

Il 1° giugno di quell’anno, sul giornale di quello che allora era il secondo partito politico italiano, comparve dunque un curioso articoletto, accompagnato da una foto. Ve lo facciamo vedere nell’immagine in evidenza. Suggeriva che nel cimitero di un paesino irrilevante del Texas fosse sepolto… un marziano.

In quelle settimane, d’altra parte, la storia dell’alieno di Aurora stava facendo il giro del mondo. Insieme ad altre, nel corso dell’estate 1973 contribuì a riaccendere, dopo alcuni anni, l’interesse per gli Ufo da parte dell’opinione pubblica. Con l’estate, negli Stati Uniti prese forma un’enorme ondata di notizie su avvistamenti di presunti, strani fenomeni nei cieli, e anche di osservazioni di misteriosi esseri che in qualche caso li accompagnavano. O che, addirittura – al culmine dell’entusiasmo, in ottobre – li prelevavano, rapendoli, come fu per la storia di due operai di Pascagoula: una storia che diventò uno dei casi fondanti della fenomenologia delle abduction UFO, che dilagarono negli anni ‘80. 

D’altro canto, nel 1973 le notizie provenienti dagli Stati Uniti fecero esplodere ulteriori ondate di avvistamenti in altre parti del pianeta, soprattutto in Francia e anche da noi, in Italia, dove il picco dell’Ufo-mania si toccò nel dicembre di quell’anno. 

La storia del “marziano sepolto nel Texas” fece parte di quella serie di vicende. Oggi cercheremo di capirne meglio i contorni.

Un passo indietro… nel 1897

Di fatto, alla base dell’intera vicenda, c’era un’unica fonte: un articolo, nemmeno troppo lungo, pubblicato settantasei anni prima, il 19 aprile 1897, dal quotidiano texano Dallas Morning News e firmato S.E. Haydon. Lo riportiamo per intero: 

Aurora, conte di Wise, Texas, 17 aprile. – Verso le 6 di questa mattina i cittadini più mattinieri di Aurora sono rimasti sbalorditi dall’apparizione improvvisa di un dirigibile che ha attraversato il paese. Stava viaggiando verso nord, e più rasoterra che mai. Evidentemente qualche parte del velivolo era malfunzionante, poiché si muoveva a una velocità di sole dieci o dodici miglia orarie e scendeva lentamente verso il suolo. Ha sorvolato direttamente la piazza centrale e quando ha raggiunto la zona a nord della città si è scontrato con la torre del mulino a vento del giudice Proctor ed è andato in pezzi con una terribile esplosione, spargendo detriti su diversi acri di terreno, distruggendo il mulino a vento e il serbatoio dell’acqua e devastando le aiuole del giudice. Si suppone che il pilota della nave fosse l’unico a bordo e, pur essendo il corpo gravemente sfigurato, ne sono stati raccolti resti sufficienti a dimostrare che non era un abitante di questo mondo. Jr. T. J. Weems, funzionario del Servizio comunicazioni dell’Esercito per questa località e un’autorità nel campo dell’astronomia, ritiene che fosse originario del pianeta Marte. I documenti trovati su di lui – evidentemente un resoconto dei suoi viaggi – sono scritti in geroglifici sconosciuti, e non si riesce a decifrarli. La nave era troppo danneggiata per poter trarre conclusioni sulla sua struttura o sulla forza motrice. Era composta di un metallo sconosciuto, che sembrava un po’ un misto di alluminio e argento, e doveva pesare parecchie tonnellate. Oggi il paese trabocca di persone che osservano il relitto e raccolgono esemplari dello strano metallo dai detriti. I funerali del pilota si svolgeranno domani a mezzogiorno.

Nessun altro quotidiano (a parte un foglio locale, il Forth-Worth Register) riprese la storia; nessuno commentò; non ci fu alcun seguito alla notizia. Invece, il giorno prima, lo stesso Dallas Morning News aveva pubblicato notizie di questo tenore: nella contea di Kaufman era stato visto un dirigibile simile a un drago cinese, che emetteva fuoco dalle narici e le cui gambe erano in realtà i motori; a Farmersville, un testimone aveva visto che “nella nave aerea c’erano tre uomini” che cantavano un celebre inno protestante, Nearer My God To Thee e distribuivano volantini per il divieto del consumo di alcolici; a Waxahachie il dirigibile che era passato sul paese era pilotato da una donna che manovrava qualcosa di “simile a una macchina da cucire”.

Evidenti invenzioni. Invece, no: il velivolo caduto nel paesino di Aurora, (nel 1973 contava 370 abitanti appena) insieme al suo pilota era una cosa seria.

Il fenomeno globale dei “dirigibili fantasma” fra Otto e Novecento

Quando fu pubblicato l’articolo sul pilota marziano morto ad Aurora, l’America settentrionale stava vivendo una gigantesca ondata di avvistamenti di “misteriosi dirigibili”. O, meglio, di storie di avvistamenti, che comparivano a più riprese sui giornali: si trattava di macchine volanti con eliche e oblò o dall’aspetto ancora più strano, comprensive di incontri con i loro piloti e di una serie infinita di dicerie e ipotesi sull’esistenza di una o più airships. Quelle macchine, si diceva, avevano reso realtà un sogno il cui compimento ormai appariva prossimo: il volo di un ordigno motorizzato più pesante dell’aria. Per i primi sobbalzi dell’aeroplano dei fratelli Wright mancavano ancora sei anni, ma nel frattempo il metodo per volare che a tutti risultava più praticabile era dotare un pallone di un motore di potenza sufficiente a farlo muovere e di impennaggi adatti a farlo spostare nella direzione voluta. 

Fu così che, a partire dal 1880, nei cieli di varie parti del mondo cominciarono a moltiplicarsi le osservazioni (isolate o a “ondate”) di presunti velivoli misteriosi. Se ne ebbero in Polonia nel 1892-93, nel 1905 in Francia, nel 1908 in Danimarca; nel 1909 la paura dei “dirigibili tedeschi” dilagò in Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda, con molti casi anche in Italia fra la primavera e l’autunno, mentre negli Stati Uniti già dal 1907 si vedevano “aerei fantasma”… 

Dopo la Prima Guerra Mondiale i dirigibili fantasma furono progressivamente sostituiti nelle fantasie degli osservatori e dell’opinione pubblica dal fenomeno degli “aerei misteriosi”, che toccò il culmine fra il 1933 e il 1937 in Scandinavia.

Nei panici collettivi europei a cavallo fra i due secoli, comunque, la nota di fondo era di tipo pessimistico: questi oggetti erano velivoli-spia dei nemici (di norma, tedeschi, o russi) e presagivano lo scoppio di una guerra. Ma non fu sempre così. La storia del marziano morto ad Aurora è soltanto un esempio della più grande ondata di “dirigibili fantasma” che si conosca, quella che dilagò in tutti gli Stati Uniti fra il novembre 1896 e l’estate 1897, con un picco incredibile proprio a metà aprile, non a caso quando comparve la nostra storia. 

Nessuno ha mai contato gli avvistamenti resi pubblici sui quotidiani del tempo, ma di sicuro furono alcune migliaia. Al contrario dell’Europa del Ventesimo secolo, però, nell’America di fine Diciannovesimo secolo prevaleva l’ottimismo. I dirigibili e gli altri “cosi” strani erano invenzioni segrete del genio americano, dell’individuo nascosto che stava per rivelare al mondo il segreto per violare i cieli. Da qui, proprio nell’aprile 1897, una lunghissima serie di descrizioni di “incontri” fra presunti testimoni e aviatori atterrati in maniera fortuita con i loro ordigni, o in difficoltà, o nelle loro officine nascoste fra le campagne americane.  

Nel calderone ovviamente finì di tutto: fraintendimenti dei testimoni, oggetti convenzionali come meteore o uccelli inquadrati nella mania del tempo, e, soprattutto, bufale giornalistiche. Queste, in particolare, erano assai più frequenti che adesso: l’Ottocento aveva visto il fiorire di una stampa popolare, vivissima, in cui i giornali non si limitavano all’informazione ma puntavano moltissimo sull’intrattenimento. Era il trionfo del yellow journalism. Sfogliando i settimanali e i quotidiani di quel periodo è frequente imbattersi in storie inventate, in racconti di fantasia spacciati per notizie o articoli copiati da altre fonti senza alcun controllo. Anche scrittori come Edgar Allan Poe, Mark Twain e Ambrose Bierce pubblicarono storielle assurde e paranormali come genuini episodi di cronaca. E senza alcun rimorso: nessuno pensava ci fosse qualcosa di male, all’epoca. 

Alcuni degli episodi più eclatanti dell’ondata di aeronavi del 1896-97 sono sicuramente nati così, anche se non mancarono interpretazioni più pittoresche: nell’aprile 1897 un certo “Dr. E. Stuart” di Ennis, Texas, scrisse di quegli incontri con aeronavi e piloti: 

L’intera faccenda è dovuta all’ipnotismo e al cattivo whisky.

Dirigibili precipitati, qualche marziano e i suoi geroglifici

L’invenzione del marziano di Aurora, quindi, è probabilmente l’ultima di una serie di storie simili che furono diffuse nell’aprile del 1897. Soltanto il nostro non-evento ebbe la fortuna di sopravvivere all’oblio del tempo, al contrario di altri che, in tempi recenti, gli storici delle anomalie hanno riscoperto sui quotidiani del tempo. Noi ne abbiamo presenti una decina, ma di sicuro sono molti di più, e fra questi, la storia di un dirigibile caduto a metà aprile a Champaign, nell’Illinois, con dentro i corpi di tre individui “somiglianti a dei giapponesi” (in questo caso il mito sottostante è quello della “minaccia gialla”, moneta corrente nell’America del tempo); o quella localizzata a Jefferson, nell’Iowa, dove il 15 aprile un dirigibile caduto era sprofondato nel terreno, e la gente accorreva per vedere la voragine in cui sparito! 

Qui sotto, invece, il “vero” disegno di una nave aerea precipitata! Lo pubblicò il quotidiano del Missouri St. Joseph Herald il 9 aprile 1897, per la firma del signor “True Fakir” (“Vero Fachiro”).

 

Il racconto di Aurora, quindi, non è per nulla strano se inserito nel suo contesto. Semmai, ad essere minoritaria era la presenza del pilota extraterrestre. La maggior parte dei racconti sugli “incontri” descriveva infatti inventori misteriosi, piloti vestiti in modo buffo o che dichiaravano provenienze improbabili (in un caso si parlò addirittura di una base segreta al Polo Nord). In alternativa, si trattava di dirigibili guidati da spagnoli (la guerra ispano-americana del 1898 era alle porte, e la tensione tra le due potenze era palpabile). Solo in un numero assai esiguo di casi si invocò la presenza di marziani o venusiani, perché l’idea del “marziano”, seppur presente da una trentina d’anni nella mentalità delle masse, era assai meno forte del concetto di invenzione segreta. Tuttavia, l’ondata di avvistamenti del 1896-97 contiene in nuce già tutti gli elementi che caratterizzeranno le storie ufologiche della seconda metà del Novecento: mutilazioni di bestiame, UFO-crash, uomini in nero e basi segrete… 

Infine, non va tralasciato che alcune controversie scientifiche sulla presenza di tracce organiche nelle meteoriti, almeno dal 1864, avevano dato origine a una serie d’invenzioni giornalistiche sul ritrovamento di “marziani fossili” incastonati nei sassi spaziali o in formazione rocciose antiche. 

Ne ricordiamo solo tre, per capire quale era lo spirito dei tempi. La prima è quella che è un po’ la “madre” di questo filone fantastico, inventata dal quotidiano parigino Le Pays il 17 giugno 1864: il ritrovamento della mummia di un marziano alto un metro e trenta, con naso a trombetta, in un blocco scoperto in una miniera delle Montagne Rocciose.

La seconda è quella descritta nel luglio 1878 dal South Pacific Times, un quotidiano in inglese di Callao, in Perù, secondo il quale il chimico “A. Seraro” aveva scoperto una camera interna ad un meteorite che conteneva un piatto d’argento con dei geroglifici, che tradotti, avevano fatto capire che l’oggetto arrivava da Marte. 

Terza vicenda: la scoperta di geroglifici egiziani incisi su una sfera di metallo, rinvenuta nel novembre 1897 dal “professor Jeremiah Mac Donald” in un bolide appena caduto a Binghamton, nello Stato di New York. La vicenda fu raccontata dal Sun di New York e da altri quotidiani americani il 21 novembre di quell’anno (pochi mesi dopo la storia di Aurora). Ecco la riproduzione dei “geroglifici egiziani” di MacDonald – in realtà un astrologo, venditore di intrugli contro ogni malanno (le cosiddette patented medicines) e “mago” piuttosto famoso in quegli anni. 

Alla disperata ricerca di riscontri, ottant’anni dopo

Per molto tempo la faccenda di Aurora venne dimenticata, ma nel 1966, in piena UFO-mania, la stampa texana cominciò a disseppellirla dagli archivi. Diversi ufologi si misero quindi a caccia di prove che potessero corroborarla: cercavano di dimostrare che quella storia non era come le altre migliaia uscite sui giornali in quell’anno (nessuno, d’altra parte, aveva ben chiara la quantità di cronache simili e fantasiose, pubblicate dalla stampa nel 1897). 

Una cosa, comunque, in tutto ciò non frutto di un’invenzione: gli atti anagrafici e le fonti del tempo ci dicono che le persone menzionate dal Dallas Morning News nel 1897 esistettero davvero. Prima di tutto esisteva l’autore dell’articolo, Samuel, E. Haydon (1854-1928), agricoltore e piccolo imprenditore locale, che sposò una donna del posto prima di trasferirsi in California: a lui, in senso stretto, si deve la satira del marziano seppellito nel paesino; esisteva James Spencer Proctor (1837-1917), il presunto proprietario del mulino a vento, che probabilmente ricoprì qualche carica come giudice elettivo del paesino; e pure T. J. Weems (1842-1925), che aveva combattuto nella Guerra civile nelle fila confederate e che poi, ad Aurora, trovò lavoro come fabbro. 

Queste, però, erano le uniche prove a supporto: tutti gli altri tentativi di confermare la storia si rivelarono un buco nell’acqua. Per quanto la vicenda fosse improbabile, l’astronomo J. Allen Hynek, che stava per assurgere a leader del movimento ufologico, chiese al consulente capo del Project Blue Book dell’Aeronautica militare per gli Ufo, William F. Druskill, che abitava non distante da Aurora, di fare qualche indagine sul posto: il cimitero di Aurora, ormai un borgo semi-spopolato, era un cimitero massonico, con registri assai ben tenuti. Superfluo dirlo: non risultava nessun seppellimento di individui privi di generalità, né nel 1897 né in altri anni. L’anno dopo un chimico della Texas State University, il professor Alfred E. Kraus, si divertì a sondare il terreno con un metal detector per cercare eventuali rottami insoliti. Niente di niente.

Entra in scena lo IUFO

La fama della storia del marzianino sepolto, comunque, si deve a un gruppo ufologico dell’Oklahoma, lo IUFO (“International UFO Bureau” – di solito le associazioni ufologiche hanno nomi altisonanti, ma altrettanto solitamente si tratta di esigui gruppetti di appassionati). Furono loro che, all’inizio del 1973, annunciarono al mondo di aver scoperto il punto esatto della caduta dell’astronave marziana! Da qui in poi la vicenda di Aurora comincia ad assumere i tratti della commedia. 

Il 25 marzo del 1973 il Dallas Times Herald spiegò che il capo dello IUFO, Hayden Hewes, sapeva dove trovare i resti dell’astronave, e pubblicò una versione decisamente alterata e abbellita del resoconto originario, quello del 1897. A quel punto la storia raggiunse i maggiori media del Paese, e, da lì, fu menzionata dai media di mezzo mondo – come abbiamo visto in apertura, Italia compresa, dando una buona mano all’avvio di un nuovo hype ufologico internazionale.

Ma, intanto, che cosa succedeva sul campo

Beh, nel maggio 1973 ad Aurora si presentò Frank Kelley, un “cercatore di tesori” che sosteneva che i suoi strumenti davano letture uguali nel punto del presunto disastro – quello individuato dallo IUFO – e intorno a una tomba. Quando si presentò al cimitero con l’intento di scavarla, rischiò di essere malmenato dagli abitanti del posto. Intanto, l’associazione che gestiva il sito cimiteriale aveva dimostrato, carte alla mano, che la tomba “misteriosa” conteneva i resti di alcuni fra i membri di una delle poche famiglie eminenti del luogo, i Carr. La cosa fu accertata soprattutto grazie alle ricerche di uno storico texano, Billy Porterfield, che ne sintetizzò gli esiti il 21 settembre 1973 sul quotidiano Texas Observer.

In quella confusione, peraltro, era saltato fuori anche un uomo del posto che raccontava di sapere dov’era caduto il velivolo e di averne visto i rottami. Piccolo particolare: il presunto “testimone oculare” raccontò la sua storia usando la versione riveduta, corretta e abbellita usata dal Dallas Times Herald, non i dettagli originali, quelli del 1897… Ad ogni modo, quasi subito il presunto testimone rifiutò di rilasciare ulteriori dichiarazioni sulla faccenda (Michael H. Simmons, Once Upon a Time in the West, Magonia, n. 20, agosto 1985, pp. 3-7). 

L’8 giugno 1973, davanti alla fragilità del caso e all’assenza di riscontri, anche il capo dello IUFO, Haydon Hews, fece un passo indietro: dichiarò al Daily Oklahoman che la storia era probabilmente un falso, e si sfilò dalla faccenda. 

Ricordi contrastanti

In tutto questo fermento di articoli e smentite, si inserirono anche gli inevitabili novantenni con vaghi ricordi secondo i quali qualcosa ad Aurora era successo davvero: del resto, è quanto è capitato in tempi più recenti, ma su scala industriale, con la saga del disco volante precipitato a Roswell, la storia-madre di questo genere ufologico. Quei presunti ricordi furono raccolti con cura degna di miglior causa dalla maggior associazione ufologica americana, il MUFON (“Mutual UFO Network”; oggi sono una centrale di super-credenti negli alieni, ma allora provavano con qualche successo a distinguersi dai fanatici degli extraterrestri). L’associazione affermò anche di aver trovato pezzi di alluminio nel terreno, appena fuori dal cimitero di Aurora…

Gli ufologi a quei tempi si radunavano in associazioni con bollettini, tesserati, circolari e organi dirigenti, e in molti casi si impegnavano parecchio a delegittimarsi l’una con l’altra. E così, quasi in contemporanea, un altro gruppo che in precedenza era stato importante, l’APRO (“Aerial Phenomena Research Organization”), replicò in questi termini al MUFON sul numero di maggio-giugno 1973 della sua fanzine:

Nel 1967 il dottor Kraus non trovò né alluminio né metalli insoliti, come invece è saltato fuori nell’aprile di quest’anno [1973] dopo la prima ondata di pubblicità… Un’esame dell’intera “evidenza” ci spinge a una conclusione ovvia: la lega di alluminio è arrivata ad Aurora dopo il 1967… e quindi la sua presenza non comporta nessun tipo di mistero. Non sapremo mai se l’alluminio sia stato messo sul posto da appassionati di UFO in cerca di pubblicità o da persone che volevano ridar vita a un paesino fantasma, ma sembra sicuro che ci toccherà gettare la storia della caduta nel 1897 del dirigibile di Aurora, Texas, nel cestino della spazzatura. 

Nel 1979 sulle tracce dell’alieno di Aurora si mise anche il settimanale Time, che riuscì a intervistare Etta Pegues, un’arzilla 86enne della cittadina che si ricordava bene dell’autore dell’articolo del 1897. Era stata anche una storica della contea di Wise e già quattro anni prima, intervistata per un libro di storia locale, aveva dichiarato: 

“Haydon lo scrisse come scherzo e per attirare l’attenzione su Aurora. La ferrovia ci aveva tagliati fuori e la città stava morendo […] La gente desidera così tanto che la storia sia vera che ha davvero iniziato a crederci. Tra l’altro, il giudice non aveva nemmeno un mulino a vento”.

Nel 2008, un gruppo di appassionati che si definiva UFO Hunters non trovò nessun mulino a vento, ma in compenso riuscì a trovare tracce di una torretta in legno costruita a ridosso del pozzo e usata come pompa. Per loro, l’indizio era sufficiente per considerare valida tutta la storia. Intorno al pozzo, negli anni, fiorirono ulteriori discussioni e congetture. Qualcuno arrivò addirittura a dire che il successivo acquirente della proprietà aveva sviluppato una grave forma di artrite dovuta all’acqua contaminata dai residui alieni (le sue mani, immortalate in alcune vecchie immagini disponibili qui, sembrano però perfettamente spiegabili con una normalissima patologia terrestre). 

Insomma, tutto questo per cercare disperatamente qualche elemento a supporto della vicenda, in mancanza della “prova regina”: il dissotterramento del presunto cadavere dal cimitero. Che, comunque, non avvenne mai, per due ottime ragioni: la prima è che nessuno sapeva bene dove scavare, visto che dai registri non risultavano tombe occupate da ignoti. La seconda è che il tribunale distrettuale vietò ogni disseppellimento: quel sito storico non doveva subire il ridicolo di scavi alla ricerca del corpo di un marziano, sepolto centoundici anni prima, in processione, dagli abitanti di Aurora.

 In sostanza, la storia della controversia sull’alieno caduto nel 1897 poteva considerarsi conclusa.

L’alienino di Aurora e il folklore moderno

Se sul piano della realtà dei fatti la natura della vicenda è chiara, occorre dire che, da alcuni anni, Aurora ha “adottato” il suo piccolo mistero e lo ha fatto vivere, rendendolo parte imprescindibile della storia collettiva di quell’angolo del Texas. Nel marzo del 1986 la leggenda è diventata oggetto di un film che probabilmente non resterà negli annali del cinema, The Aurora Encounter, diretto da Jim McCullough Sr. e con il marziano interpretato da un attore affetto da progeria. Ma ci sono altre ragioni per cui la storia si è acquistata un posto nella storia della cittadina. 

Nel piccolo cimitero di Aurora, infatti, un’insegna ricorda, in mezzo alle tombe storiche dei veterani di guerra e dei coloni morti di febbre maculosa, anche la leggenda dello sfortunato pilota alieno. Per diverso tempo è stata visibile anche una piccola lapide con l’immagine di un Ufo stilizzato, collocata negli anni Settanta, ma è stata rubata nel 2018. Le sopravvivono i numerosi tour organizzati per gli appassionati, una pietra su cui i visitatori depongono piccoli omaggi all’astronauta marziano caduto e una scultura un po’ pacchiana di un disco volante metallico a fianco della torre e di un “grigio”. 

Se nel 1897 l’intenzione di Haydon era davvero quella di attirare l’attenzione su una cittadina ormai tagliata fuori dalla ferrovia… Beh, possiamo dire che ci è riuscito alla grande. 

2 thoughts on “Aurora, Texas, provincia marziana

  • 25 Maggio 2022 in 10:36
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    Grazie, sono sempre interessanti questi articoli che inseriscono gli eventi (anche quelli solo presunti o mai accaduti) nel contesto di un’epoca.

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    • 25 Maggio 2022 in 15:23
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      Grazie a lei. Come diceva un professore universitario, “Il testo, senza contesto, diventa un pretesto”.

      Rispondi

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