No, un nuovo studio non dimostra che SARS-CoV-2 è stato prodotto in laboratorio

Articolo di Graziella Morace*

Secondo una recentissima intervista del Corriere al professor Palù, dal titolo: Covid scappato dal laboratorio, ci sono nuovi indizi. Così potrebbe essere sfuggito il virus, nel gene che produce la proteina Spike sarebbe “inserita una sequenza di 19 lettere appartenente a un gene umano e assente da tutti i genomi dei virus umani, animali, batterici, vegetali sinora sequenziati”, suggerendo un intervento umano. Le prove sarebbero contenute nello studio pubblicato il 21 febbraio sulla rivista Frontiers in virology, di cui Palù è uno degli autori.

Ma di cosa si tratta, cos’è questa benedetta furina?

In breve, la proteina Spike è costituita da due parti, dette subunità: la subunità S1, contenente il recettore che interagisce con ACE2 presente sulle cellule umane, permettendo l’attacco del virus, e la subunità S2, che è responsabile della fusione tra la membrana del virus e quella della cellula e di conseguenza della penetrazione del virus all’interno. Per funzionare correttamente, la proteina Spike deve essere tagliata da particolari proteine dell’ospite, dette proteasi, in modo da separare le due subunità. Per i coronavirus, sono state identificate diverse proteasi responsabili della scissione. Nel SARS-CoV-2 il taglio è attuato dalla proteasi furina. Poiché questo sito di taglio non è presente nei suoi “parenti” più stretti (i Sarbecovirus), vengono proposte in continuazione teorie secondo cui questo sito può essere solo frutto di un inserimento artificiale, quindi SARS-CoV-2 deve essere stato creato in laboratorio.

Questa teoria non corrisponde assolutamente al vero, ed è alla pari con l’idea che nel genoma di SARS-CoV-2 sarebbero presenti sequenze di HIV (ipotesi che sarebbe stata “dimostrata” nel 2020 da ricercatori indiani; lo studio venne successivamente ritrattato e ritirato dall’editore del giornale perché privo di validità e poi smentito da un altro studio).

Non è assolutamente vero che questa sequenza sia assente

“in tutti i genomi dei virus umani, animali, batterici, vegetali sinora sequenziati”.

Come dimostrato nel caso precedente, frammenti di sequenza così corti si possono trovare assolutamente identici per puro caso in moltissimi organismi, e infatti questi 19 nucleotidi sono presenti anche nel genoma dello storione, nell’aquila reale, in un avvoltoio, nel genoma di alcuni funghi e in diverse specie di Drosophila (la mosca della frutta).

Inoltre esistono altri Coronavirus, compresi due su quattro di quelli che comunemente infettano l’uomo, che presentano il taglio furinico e lo aveva anche MERS-CoV, il responsabile dell’epidemia di Mers del 2012 (3).

I Sarbecovirus, che sono quelli filogeneticamente più affini a SARS-CoV-2, non lo hanno, anche se alcuni di essi trovati recentemente, come RmYN02 (un Sarbecovirus dei pipistrelli), presentano un sito furinico parziale, una specie di abbozzo di quello del SARS-CoV-2.

Si tratta di mutazioni casuali che avvengono durante la replicazione dei virus e che sono selezionate positivamente perché migliorano la funzione della proteina Spike.

Il fatto che siti di taglio della furina siano comparsi indipendentemente e per più volte nell’evoluzione della famiglia dei Coronavirus avvalora l’ipotesi di un’origine naturale di SARS-CoV-2.

L’ipotesi dell’origine naturale è ulteriormente rafforzata dai risultati di una ricerca pubblicata recentemente su Nature. I ricercatori hanno riportato di aver isolato dai pipistrelli del Laos tre nuovi coronavirus estremamente simili al SARS-CoV-2, soprattutto nella proteina Spike, che sono capaci di infettare cellule umane esprimenti ACE-2 e di replicarsi al loro interno.

Inoltre, a sottolineare l’elevatissima somiglianza con SARS-CoV-2, gli scienziati hanno pure dimostrato che anticorpi con attività neutralizzante contro SARS-CoV-2 sono in grado di neutralizzare anche questi virus dei pipistrelli, attraverso l’interazione con la loro proteina Spike.

*Virologa ed esperta di vaccini. Dopo oltre quarant’anni di lavoro come Primo Ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità è ora felicemente in pensione, ma continua ad occuparsi attivamente di argomenti scientifici.

4 thoughts on “No, un nuovo studio non dimostra che SARS-CoV-2 è stato prodotto in laboratorio

  • 12 Marzo 2022 in 00:59
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    E allora? Questa scoperta vi fa forse sentire meglio? In un caso o nell’altro, siamo una razza distruttiva, senza possibilità di appello.

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  • 14 Marzo 2022 in 06:47
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    “gli scienziati hanno pure che anticorpi con attività neutralizzante contro SARS-CoV-2 sono in …”
    Tra “hanno pure” e “che” manca qualcosa. Tipo: detto, affermato, scritto, ecc.

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    • 14 Marzo 2022 in 11:43
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      Grazie della segnalazione. Refuso corretto

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  • 21 Marzo 2022 in 13:15
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    Cara Graziella: ovviamente il tuo Articolo non merita solo una correzione di piccoli refusi, ma discussioni molto più approfondite. Cerco di evitare prolissità noiose e inutili, quindi mi riferisco all’ altro Articolo sullo stesso argomento a firma di Sofia Lincos (TGR Leonardo del 2015). Fin dalla comparsa della Polemica su una fuga da laboratorio del Virus, il CICAP si è schierato contro, ovvero per una origine naturale. Direi che da un mese a oggi, però, la Polemica è inutile: siamo in Guerra e in Guerra ci si schiera. La Verità è la prima a cadere in battaglia, e con essa la Razionalità, la Scienza, il Diritto, la Giustizia, ma anche la Religione e la Filosofia. Tutte queste meraviglie, frutto della Civiltà, si devono assoggetare alla Ragion di Stato (vincere la Guerra). Ovvero possono avere un Diritto di esistere, per quanto parziale, solo in tempo di Pace e Cooperazione Internazionale. Voi Vi siete schierati per quella che per Voi è la Verità, ma la Guerra non era ancora scoppiata. Adesso, se la Cina si schiera con Putin, dovrete dichiarare che il virus è scappato da un Laboratorio di Wu Han. Non solo, dovrete dichiarare, per giunta, che i Cinesi lo hanno fatto apposta. Ce l’ hai, a casa, un elmetto e un giubbotto antiproiettile?

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