La storia del “vero” olio di serpente

Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo

Snake-oil: olio di serpente. Questa colorita espressione inglese, usatissima negli Stati Uniti e da noi a volte tradotta alla lettera senza che se ne capisca del tutto il senso,  indica i trattamenti medici fasulli, quelli spacciati per rimedi miracolosi in grado di curare ogni malattia, appannaggio dei ciarlatani di ogni epoca. Ma da cosa deriva questo modo di dire? E davvero qualcuno vendeva, un tempo, l’olio di serpente?

Dalla Cina con furore

Trasferiamoci idealmente nella California degli anni ‘70 dell’Ottocento: sono gli anni dell’inizio della corsa all’oro e dell’entrata in servizio della ferrovia trans-continentale, che finalmente ha messo in collegamento rapido le due cose degli Stati Uniti, che stanno cominciando a fare la loro comparsa sulla scena come nuova potenza. Furono anni che coincisero, però, anche con un forte flusso di immigrati cinesi, attirati dalle nuove possibilità di lavoro di un Paese immenso che aveva risolto, sia pure con la tragedia della guerra civile del 1861-65, la questione esistenziale su quale linea politica generale imprimere all’Unione. Questi migranti portarono con sé anche un ricco bagaglio culturale fatto di rimedi medici tradizionali, tra cui figurava, appunto, l’olio di serpente

Contrariamente a quanto si può pensare, l’animale da cui veniva estratto non era un serpente di terra, ma marino, il Krait dalla fascia nera (Laticauda semifasciata), un serpente di mare velenoso tipico dell’Oceano Pacifico e delle barriere coralline. Dal punto di vista nutrizionale, l’olio di serpente era qualcosa di assai simile all’olio di fegato di merluzzo, ricco di Omega 3 e vitamine: in Cina era utilizzato come anti-infiammatorio, ed era ritenuto in grado di ridurre il dolore derivante da artriti, borsiti, accumulo di  acido lattico. Insomma, un classico rimedio dei tempi che furono, derivante da una grande pratica empirica di quel Paese millenario

Gli immigrati cinesi lo portarono con sé sulla costa occidentale americana, dove il duro lavoro in miniera o sulle ferrovie lo rendeva particolarmente ricercato. Fu a quel punto che il rimedio cominciò a essere venduto un po’ ovunque dai venditori ambulanti, che ben presto iniziarono a spacciarlo per una magica cura per tutte le malattie: crampi, sordità, mal di gola, dolori vari… Non c’era affezione che l’olio di serpente non potesse alleviare. 

Con il moltiplicarsi dei banchetti, se ne cominciarono a decantare origini diverse, più esotiche e forse più invitanti per il pubblico americano. Smise di essere una cura importata dagli immigrati cinesi, oggetto di ogni forma di razzismo. Qualcuno cominciò a spacciarla per un rimedio del voodoo africano, o per un’antica cura segreta dei nativi americani, il cui fascino ambiguo stava cominciando a farsi strada fra i bianchi proprio nel momento in cui ne stavano distruggendo cultura e insediamenti. Tra coloro che sposarono quest’ultima definizione, ci fu anche l’uomo che legò indissolubilmente il suo nome all’olio di serpente: Clark Stanley. 

Il re dei serpenti a sonagli

Clark Stanley comparve  in scena praticamente dal nulla. Raccontava di essere nato intono al 1854 a Abilene, nel Texas, anche se que la cittadina fu fondata solo nel 1881. Ad ogni modo, intorno al 1879 cominciò a vendere il suo personalissimo olio di serpente, prodotto secondo una ricetta segreta: gli era stata rivelata – diceva – da un nativo americano a Walpi, in Arizona, presso cui aveva studiato per due anni la mitologia dei nativi Hopi.

La storia era probabilmente inventata, ma ammantava l’olio di serpente di un’aura mistica che gli conferiva quel tocco in più rispetto ad altri analoghi prodotti. Negli Stati Uniti, i vagheggiamenti su un oriente favoloso traboccante di saggezze perdute stavano lentamente lasciando il posto alla ricerca di un’American way dell’occultismo, in cui i segreti spirituali andavano cercati proprio lì, nel West selvaggio più del Tibet, ma raggiungibile in treno o in diligenza. L’idea di un antico rimedio della nazione Hopi, che poi, nel XX secolo, incontreranno grande fortuna presso gli occultisti statunitensi, non poteva essere più attraente. 

Fu così che Stanley si mise in affari con un farmacista di Boston e cominciò a commercializzare il suo Linimento all’olio di serpente di Clark Stanley. Visto che purtroppo di serpenti cinesi in America ce n’erano pochini, Stanley indirizzò l’attenzione del pubblico verso i rettili più diffusi in quella parte d’America: i temutissimi serpenti a sonagli. Cominciò a farsi chiamare The Rattlesnakes King e a pubblicizzare il suo prodotto tramite manifesti e giornali. I toni erano quelli trionfalistici delle patented medicines, i farmaci brevettati che proprio in quegli anni stavano riscontrando un successo senza precedenti: il suo olio di serpente, quasi dimenticato quello degli immigrati cinesi, poteva curare qualsiasi cosa, dalla gotta alla sciatica, dalla tosse al mal di denti.

Stanley fu anche l’ideatore di singolarissimi cooking show che oggi farebbero inorridire qualunque animalista, e forse non solo loro. Negli spettacoli itineranti che organizzava per le città californiane, preparava l’olio direttamente davanti agli occhi degli spettatori facendo bollire i serpenti a sonagli in grandi paioli. Come molti suoi emuli, utilizzava apposite comparse che si mescolavano al pubblico e giuravano di essere guariti da ogni male, grazie al miracoloso prodotto, secondo il meccanismo della claque, che allo stesso tempo dilagava negli spettacoli di magia, mentalismo, arte circense sia in America, sia in Europa. 

Il culmine della popolarità arrivò nel 1893, quando Stanley presentò i suoi prodotti alla “World Columbia Exposition” di Chicago. Alla fine del secolo, l’olio di serpente di Stanley era diventato il cuore di una vera e propria industria, con impianti di produzione a Beverly (Massachusetts) e a Providence (Rhode Island). 

Sul business incombeva però una legge destinata a cambiare molte cose: il Pure Food and Drug Act del giugno 1906.

Una legge anti-ciarlatani

Fino al 1906 gli Stati Uniti non avevano leggi contro i rimedi da ciarlatani. Soltanto sotto la presidenza di Theodore Roosevelt (1901-1909) il Congresso americano approvò una legge a tutela della salute pubblico. Suo scopo principale era quello di vietare alimenti e farmaci alterati o dannosi per la salute. Per la prima volta fu stabilito il principio secondo cui i prodotti dovevano riportare sull’etichetta la lista degli ingredienti, e per il quale il contenuto doveva corrispondere a quanto pubblicizzato. La legge era stata promossa con forza anche dall’American Medical Association (AMA), che mirava a colpire al cuore il business delle patented medicines

La responsabilità dei controlli venne affidata all’USDA Bureau of Chemistry, che nel 1927 sarebbe poi diventato la Food, Drug, and Insecticide Administration (poi abbreviata in FDA). Nei rigori della nuova legge incorse anche l’olio di serpente, che fu esaminato dai chimici dell’ente: si scoprì così che non conteneva affatto olio di serpente. Il rimedio – ormai prodotto su scala industriale, non più artigianalmente – era a base di olio minerale, di una sostanza grassa animale probabilmente ricavata dal manzo, di capsaicina da peperoncino, canfora e trementina. 

Come dice il meme: seguiteci per altre gustose ricette

Stanley fu multato per appena 20 dollari (al cambio attuale, circa 500 euro), e continuò a vendere il suo rimedio. Il pubblico, però, aveva mangiato la foglia, e cominciò a prendere le distanze da quel tipo di intrugli. A poco a poco, si disamorò anche di quella cura miracolosa.

Da allora in poi, però, l’espressione olio di serpente passò a indicare tutti quei farmaci fraudolenti pubblicizzati come rimedio per ogni malattia, e il venditore di olio di serpente ad additare i ciarlatani della salute. 

Una categoria oggi più che mai ricchissima, e di cui Clark Stanley fu il degno precursore. 

Immagine in evidenza: pubblicità dell’olio di serpente di Stanley (da Wikipedia – pubblico dominio)

2 thoughts on “La storia del “vero” olio di serpente

  • 4 Marzo 2022 in 11:16
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    Grazie! Avevo trovato su un sito di collezionisti di cartoline e fotografie di epoca Vittoriana alcune immagini pubblicitarie di farmaci a base di Olio di Serpente, ma mi ero convinta che fossero “prodotti tarocco”, come il famoso Elisir d’amore. Cordialissimi saluti

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  • 19 Marzo 2022 in 21:02
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    Il grande guaio è che oggi, almeno nella nostra nazione, si permette di pubblicizzare e di vendere integratori “miracolosi” da abbinare a diete particolarissime per “prolungare la vita e guarire da malattie come diabete e neoplasie”, nonché integratori con vitamine o anche glicoproteine per “rafforzare le difese immunitarie”, frutti o bacche di piante esotiche dalle mirabolanti “proprietà”, “farmaci” omeopatici, eccetera. E, generalmente, i credenti (sì, perché – non essendovi alcuna evidenza scientifica a favore di queste merci – convincersi delle loro proprietà è solo fede) che li comprano felici sono quelli che demonizzano i vaccini e “guardano storto” la Scienza Medica.

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