Costanzo di Lione, il papà dei poltergeist?

Articolo di Giuseppe Spanu

L’ultimo secolo dell’impero romano d’Occidente, nonostante le invasioni dei popoli germanici e l’instabilità del potere fu caratterizzato da un’incredibile vivacità culturale. Una delle province più dinamiche fu la Gallia, patria di numerosi scrittori latini, tra cui Costanzo di Lione, noto per gli elogi contenuti nelle Epistole di Sidonio Apollinare e per l’opera Vita di Germano di Auxerre. Sebbene si tratti di un’agiografia tipica del periodo, contiene un episodio della vita del santo che ha in sé tutti gli elementi delle storie e dei film horror degli ultimi cento anni, tanto da potersi considerarne il prototipo.

In un paragrafo Costanzo racconta che:

«Un giorno, mentr’egli viaggiava d’inverno e aveva passato l’intero giorno nel digiuno e nella fatica, lo si premette, data la sera imminente, perché trovasse riparo da qualche parte. A una certa distanza vi era un casolare dal tetto semidistrutto in seguito a prolungato abbandono, e a causa dell’incuria ricoperto da alberi selvatici: sì che sarebbe stato quasi meglio sopportare il freddo della notte all’aria aperta piuttosto che trovar riparo in un luogo come quello, desolato da mettere i brividi. Tanto più che due vecchi dimoranti nei dintorni li avevano messi in guardia proprio da quella casa, dicendola inabitabile in quanto infestata da qualcosa di terribile». [1]

In poche righe troviamo i vari topoi delle casa stregata, quali la stagione invernale, le tenebre della notte che incalzano, una casa abbandonata in pessime condizioni, due vecchi che avvertono gli ignari viandanti di una presenza terrificante tra quelle mura… ossia, tutti gli ingredienti di un film horror! Sembra quasi che anticipi la trama de La casa (The Evil Dead) di Sam Raimi, [2] ma con un finale peculiare. San Germano non è un uomo che si spaventa tanto facilmente, e decide di pernottare proprio in quella casa, dopo aver trovato una camera abbastanza decente per riposare. Tuttavia non tarderanno a manifestarsi strane presenze.

«A tarda notte, mentre uno dei chierici si era assunto l’incarico di lettore, Germano, sopraffatto dal digiuno e dalla fatica, fu vinto dal sonno. Ed ecco in faccia al lettore ritta un’ombra terribile che poco a poco si erge sotto i suoi occhi spalancati. Contemporaneamente le pareti sono bersagliate da una pioggia di pietre». [3]

A quel punto il chierico invocò l’aiuto del santo, che si sveglia e, dopo aver osservato lo spirito, come un novello padre Perrin de L’Esorcista gli chiese in nome di Cristo chi fosse e cosa volesse.

«Subito, deposta la terrificante apparenza, parla con umile voce come fa chi esprime una supplica: lui e un suo compagno si erano resi responsabili di molti crimini, giacevano insepolti e molestavano gli uomini a motivo del fatto che non potevano essi stessi riposare». [4]

Si noti en passant che il fantasma chiedeva a un vescovo cristiano di essere sepolto correttamente secondo le usanze pagane, altrimenti il suo spirito non avrebbe potuto entrare nell’Ade! San Germano non si turbò affatto per la richiesta, anzi

«si addolora l’uomo santo al sentire queste cose, e gli ordina di mostrare il luogo in cui giacevano. Allora, preceduta da un cero, l’ombra avanza guidandoli, e fra enormi difficoltà frapposte dalle rovine, nel pieno della notte, indica il luogo in cui essi erano stati gettati». [5]

Il giorno dopo Germano fece scavare nel punto indicato dallo spettro, e, trovate le ossa dei due defunti, diede loro degna sepoltura. Da allora quella casa cessò di essere infestata e fu abitata da nuovi inquilini.

Sebbene Edoardo Arborio Mella (1943-2013) faccia notare correttamente che l’intero episodio sembra ispirarsi alla celebre lettera 27 sui fantasmi del VII libro delle Epistole di Plinio il Giovane, nella storia di Costanzo ci sono anche elementi originali. Plinio il Giovane colloca la casa infestata di cui narra ad Atene in un contesto urbano, mentre Costanzo la situa in campagna (sembrerebbe una villa gallo-romana in stato d’abbandono); inoltre, in Plinio il fantasma è assai rumoroso ma non parla, si manifesta con delle catene alle mani e fa cenno al filosofo Atenodoro di seguirlo, mentre in Costanzo lo spettro è un’ombra che dialoga rispettosamente col santo e solo dopo la chiacchierata chiede di essere seguito. La vera innovazione di Costanzo, tuttavia, è il lancio inspiegabile di pietre operato da mani invisibili, il cosiddetto poltergeist, insomma, quello che ritroveremo secoli dopo in Il castello di Otranto (1768) di Horace Walpole (1717-1797).

Costanzo di Lione concepì involontariamente tutti gli elementi per la nascita di un sottogenere letterario, quello delle case infestate, che ha avuto un enorme successo negli ultimi duecento anni a partire dal racconto Il Maggiorasco (1819) di Ernst T. A. Hoffmann (1776-1822) e che poi è divenuto un genere cinematografico che ha prodotto, fra i mille, film come Amityville Horror (1979) [6] e i suoi sequel.

Non male per un uomo che voleva solo edificare i suoi contemporanei con la vita di un santo!

Note

  1. Costanzo di Lione, a cura di E. A. Mella, Vita di San Germano di Auxerre, Città Nuova Editrice, Roma, 2015, pp. 41-42
  2. Si tratta di un famoso film horror in cui un gruppo di ragazzi si reca in una casa nel bosco per un fine settimana ma evoca per errore demoni assiri.
  3. Costanzo di Lione, op.cit., p.42
  4. Costanzo di Lione, op.cit., p.42
  5. Costanzo di Lione, op.cit., pp. 42-43
  6. Noto film horror incentrato su una casa infestata che terrorizza la famiglia Lutz, che l’aveva acquistata dopo lo sterminio della famiglia De Feo da parte di uno dei figli, basato su una storia per lo più inventata.

Immagine in evidenza: casa infestata di un parco di divertimenti. Foto di pubblico dominio, licenza Creative Commons CC0. 1.0.

One thought on “Costanzo di Lione, il papà dei poltergeist?

  • 27 Agosto 2021 in 12:17
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    Non sapevo che il lancio di pietre avesse una tradizione così antica. Un caso che ricordo risale “appena” a un secolo fa, giusto al 1921, e avvenne in India. Vi fu data una spiegazione paranormale per l’impossibilità di trovare altre soluzioni; peccato che non vi fosse il CICAP a investigare, sarebbe stato interessante.

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