Il rapporto Usa sugli Ufo (pardon, UAP): ovvero, morte e rinascita degli UFO “militari”

Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo

La montagna ha partorito il topolino. Lo strombazzatissimo rapporto dell’Office of the Director of National Intelligence americana (ODNI) sugli UFO a beneficio del Congresso è stato diffuso venerdì 25 giugno 2021. 

Chi si aspettava un documento articolato, magari l’analisi di qualche caso particolarmente eclatante, è rimasto deluso: sei mesi di tempo (questo periodo aveva assegnato una Commissione del Senato) per elaborare nove paginette scarse, copertina compresa. C’è bisogno di dirlo? Non contiene  niente su alieni, astronavi extraterrestri, navicelle precipitate o altro del genere. Semmai, presenta una serie di raccomandazioni, descrive alcune preoccupazioni molto molto terrestri e, nel complesso, trasmette la sensazione di un compitino svolto per giustificare un passaggio di competenze già deciso da tempo: il ritorno degli UFO nelle mani dei militari.

Ma cosa contiene, insomma, questo famoso rapporto? Vediamolo nei dettagli.

Dagli UFO agli UAP

Il rapporto può essere scaricato qui. È corredato da due appendici, la prima delle quali contiene una serie di definizioni chiave, tra cui quella di UAP:

Unidentified Aerial Phenomena (UAP): Oggetti aerei (airborne) non immediatamente identificabili. 

Questo rapporto, insomma, rappresenta il punto finale di un cambiamento di lessico, che ha portato nel tempo a abbandonare il termine UFO (oggetti volanti non identificati) e a sostituirlo con il più neutro UAP (in realtà assai antico ma già utilizzato in tempi relativamente vicini, ad esempio, dal Ministero della Difesa britannico in un suo celebre documento declassificato nel 2006). Il vecchio acronimo è troppo connotato nell’immaginario dall’ipotesi aliena, e troppo legato all’idea di astronavi provenienti da chissà dove. 

Certo, la cosa può essere vista anche come una presa di distanza da rapide conclusioni fantascientifiche, ma il ritorno al vecchio acronimo UAP a lungo rimasto in seconda linea sembra riflettere anche un’altra preoccupazione espressa nel rapporto: quella della stigmatizzazione socioculturale. L’idea, cioè, che i testimoni di eventi insoliti, soprattutto militari, siano riluttanti a riferirne o a discuterne tra loro, nel timore di essere ridicolizzati o denigrati. Lo stigma è contrario anche alla razionalità del ragionamento scientifico, ed è un bene che il punto sia ribadito nel testo: 

il rischio reputazionale può indurre molti osservatori a tacere, complicando l’approfondimento scientifico dell’argomento.

Lo scopo del rapporto: un resoconto ad uso del Congresso

Se dovessimo riassumerlo con una frase, il succo del discorso sarebbe: gli oggetti volanti non identificati sono oggetti volanti non identificati – e quindi potrebbero essere un problema. 

Il nostro rapporto, intitolato Preliminary Assessment: Unidentified Aerial Phenomena, non trae conclusioni sulla loro natura. Piuttosto avanza ipotesi, mostra i limiti di ciò che si è fatto e propone alle autorità politiche e militari rimedi per cercare superare le ambiguità e i timori sorti nell’UAPTF a causa delle testimonianze e delle rilevazioni strumentali. 

UAPTF sta per Unidentified Aerial Phenomena Task Force: spiegheremo in seguito di cosa si tratta, ma in termini generali possiamo dire che è un gruppo di studio (era sotto la Direzione del Dipartimento della US Navy, e sembra aver ereditato i dati raccolti in precedenza da una task force dallo stesso nome attiva presso l’Office of Naval Intelligence), che viene autorizzato ufficialmente il 4 agosto 2020 ma che probabilmente operava già in precedenza, con il compito di raccogliere le segnalazioni UFO e indagare su di esse.

Lo scopo del rapporto era proprio quello di riassumere le conclusioni di questa commissione al Congresso degli Stati Uniti. O, per citare il documento 

fornire ai legislatori un panorama delle sfide associate ai caratteri della minaccia potenziale posta dagli UAP e al contempo quello di sviluppare processi, politiche, tecnologie e training adeguato per le forze armate e per il personale delle varie autorità di governo nel caso in cui incontrino gli UAP. 

Gli UAP: una possibile minaccia?

Il concetto che ricorre più volte nel documento è quello di “minaccia”. Gli UAP potrebbero essere un problema, ma per capirlo occorrono dati maggiori, che fino ad ora non ci sono. Spiega il testo:

La limitata quantità di rapporti di alta qualità sui fenomeni aerei non identificati (UAP) danneggia la nostra capacità di trarre conclusioni nette circa la natura o le intenzioni degli UAP.

Visto che questi rapporti erano troppo poco specifici, serviva un processo su misura, formalizzato, per segnalarli in modo utile. Per questo l’UAPTF ha prodotto un suo sistema (non descritto nella relazione), ed è in questo modo che ha raccolto una serie di eventi relativi al periodo 2004-2021. Visto che la maggioranza degli incidenti con UAP sono stati registrati da sensori multipli (radar, infrarossi, elettro-ottici, sistemi di scoperta di sistemi d’arma e osservazione ottica) il gruppo ha concluso che la gran parte di essi si riferisce a “oggetti fisici”. E fin qui, a dire il vero, lo sbadiglio è in agguato: nessuna grande novità all’orizzonte.

Ma eccolo, il piccolo brivido:

In un numero limitato di incidenti, le descrizioni degli UAP riferiscono caratteristiche di volo insolite.

Ma il brivido è di breve durata:

Queste osservazioni potrebbero essere il risultato di errori commessi dai sensori, di problemi di trasmissione dati o di errori percettivi dell’osservatore, e dunque richiedono un’ulteriore analisi aggiuntiva. La nostra analisi dei dati supporta la teoria che, se e quando i singoli incidenti UAP saranno risolti, essi ricadranno in una di queste cinque categorie esplicative potenziali: vari tipi di oggetti volanti convenzionali, fenomeni atmosferici naturali, programmi di ricerca governativi o privati statunitensi, sistemi stranieri potenzialmente ostili, e un insieme di altre cause. 

Quindi: cosa potrebbero essere gli UAP?

La citazione precedente spiega bene quali sono le ipotesi al vaglio: si tratta di spiegazioni molto razionali, in cui gli extraterrestri non vengono menzionati. 

Più avanti, il rapporto specifica che cosa s’intende con le “cinque categorie esplicative potenziali”: 

  • Oggetti volanti convenzionali: la categoria comprende uccelli, palloni, droni commerciali, detriti di plastica che, volando, possono essere rilevati dai sensori di aerei di natura convenzionale (o anche di possibili aerei stranieri ostili, si scrive); essendo difficilmente identificati da questi sensori, possono venire etichettati come UAP. 
  • Fenomeni atmosferici naturali: cristalli di ghiaccio, umidità e variazioni termiche possono creare problemi ai sistemi radar e infrarossi
  • Programmi di ricerca governativi o privati statunitensi: nella categoria, vengono menzionati velivoli in corso di sviluppo tuttora classificati; sul punto, però, il documento esprime scetticismo
  • Sistemi stranieri potenzialmente ostili: ovvero “tecnologie dispiegate da Cina e Russia o da altre nazioni o anche da entità non governative” (leggasi: gruppi terroristici). Un giorno gli storici del futuro valuteranno se anche queste idee, proprio come quelle degli anni ‘50 sulla possibilità che i dischi volanti fossero aerei sovietici, si riveleranno infondate. 

Esiste poi una categoria “altro”, non ulteriormente articolata. Chi vuole a tutti i costi includere le astronavi aliene nel rapporto, ovviamente, gioca su questo “altro”. Il rapporto, però, non dice nulla in merito, ed è altamente plausibile che, assai più modestamente, intenda riferirsi a una miscellanea di cause convenzionali meno rilevanti dal punto di vista quantitativo. 

Dateci soldi!

Fra tutti questi dubbi, la paura per il rischio di minacce poste dagli UAP è ribadita più volte. Per capire meglio se questa paura sia giustificata – e qui si va al sodo – gli estensori raccomandano che l’autorità politica destini fondi, mezzi, personale, competenze scientifiche. 

Insomma: la richiesta esplicita è quella di finanziare un ampliamento delle attività del gruppo. 

I rapporti disponibili, scrive chi ha redatto il rapporto, sono largely inconclusive. La scarsità di dati e le incoerenze testimoniali sono un guaio. È questa limitazione che “lascia inspiegata la maggior parte degli UAP”. Su 144 casi provenienti in gran parte da aviatori militari e ritenuti attendibili, la maggior parte dei quali relativi agli ultimi due anni (e fra essi ben 80 che hanno visto il coinvolgimento di più sensori), solo uno è stato identificato con un pallone sgonfio. Tutti gli altri sono rimasti “non spiegati”. 

Sia chiaro ancora una volta: per il rapporto i dati sono “sostanzialmente inconcludenti”, e non si può dire nulla di più, al momento, sulla base di quanto fatto e di quanto disponibile, circa le cause dei casi raccolti e classificati come UAP. Vero è, si dice ancora, che dagli eventi emergono “alcune possibili costanti”: forma, dimensioni e probabilmente anche sistemi propulsivi, insieme al fatto che i casi sovente sono stati segnalati presso poligoni e aree di addestramento (ma sul punto lo stesso rapporto nota che in quei luoghi c’è un’elevatissima concentrazione di sensori in grado di rilevare di tutto). Anche stavolta l’ipotesi offerta è che gli UAP siano “di tipi diversi” e che mostrino comportamenti differenti soltanto perché potrebbero essere riconducibili alle cinque categorie esplicative già sopra descritte. 

In sostanza, l’UAPTF non è stato in grado di trasformare gli incidenti, i singoli casi, in dati scientifici. Quel che serve, dice, sono fondi.

La questione della “tecnologia avanzata”

Fiumi di inchiostro si stanno sprecando, in queste ore, su una particolare affermazione inclusa nel testo:

Un gruppetto di UAP sembra mostrare una tecnologia avanzata. 

Che cosa vuol dire questa espressione? Il rapporto asserisce che gli UAP potrebbero rappresentare un rischio per la sicurezza dei voli, e che sarebbero pericolosi se si rivelassero, in qualche caso: 

sistemi sofisticati di raccolta [di informazioni] rivolti contro le attività militari degli Stati Uniti da parte di un governo straniero, o se si dimostrassero uno sviluppo rilevante (a breakthrough) nel campo della tecnologia aerospaziale da parte di un potenziale avversario.

Nel primo caso (rischio per la sicurezza dei voli) il rapporto rileva che in undici casi i piloti hanno descritto dei near miss con gli UAP. Per il secondo (pericolo in senso più esteso legato a nuove tecnologie), aggiunge invece: 

Al momento non disponiamo di dati indicanti che almeno un UAP sia parte di un programma di raccolta dati ad opera di potenze straniere, oppure di qualche grande progresso tecnologico realizzato da un avversario potenziale. 

Insomma, ci sono alcune testimonianze che danno da pensare a possibili velivoli di potenze straniere, ma niente è dimostrabile oltre questo. Non è una novità: è lo stesso schema di pensiero già presente nei documenti dell’USAF sugli UFO di settant’anni fa. Come questo documento possa costituire evidenza scientifica dell’esistenza di un qualche fenomeno sconosciuto, francamente lo lasciamo decidere al lettore.

La versione pubblica di un rapporto più ampio (classificato)

Sappiamo comunque che il sommario presentato al Senato è sintesi di un lavoro più ampio, che ben pochi hanno potuto vedere: su di esso circolano già voci incontrollate. Mentre è confermato che la parte secretata è tale perché contiene notizie sensibili per la sicurezza nazionale USA (sui sensori utilizzati e sulle modalità di valutazione dei segnali rilevati, e forse anche sull’avanzamento da parte cinese e russa di tecnologie per velivoli ipersonici), al momento le indiscrezioni su contenuti e dimensioni della parte classificata rimangono tali, e dunque non stiamo a riferirle. 

Ad essere pessimisti, c’è da aspettarsi che nei prossimi mesi prendano a circolare storie su contenuti fantascientifici del testo completo e sui suoi allegati. Non sono da escludersi nemmeno apparizioni di veri e propri falsi documenti dal contenuto incredibile: nel corso della storia, questo è già accaduto. Da metà anni ‘80 queste rivelazioni eclatanti (e la prontezza di alcuni ufologi a prenderli per veri) hanno contribuito in maniera determinante a trasformare l’ufologia in un’espressione del cospirazionismo.

“Per la prima volta gli USA ammettono che ci sono oggetti non identificati!” Ma anche no

Un breve commento su come il rapporto è stato presentato al pubblico dai media generalisti (anche quelli italiani). A parte i collegamenti gratuiti con gli “alieni”, molti quotidiani hanno scritto frasi del tipo “è la prima volta che i militari americani ammettono ufficialmente (questa parola piace sempre) l’esistenza di casi non identificati” – che subito, in questa logica, diventano “UFO veri”. 

Alcuni esempi di questa modalità di scrittura sono qui, qui e qui. Si tratta di una sciocchezza. A dimostrarlo, ecco due richiami a episodi super-classici. 

Il maggior generale John Samford (fonte: Wikipedia).

Il primo è costituito dalla conferenza stampa che il maggior generale John A. Samford (1905-1968), capo dei servizi di intelligence dell’Aeronautica, tenne a Washington il 29 luglio 1952, al culmine del panico ufologico di quell’estate (comprensivo di avvistamenti a iosa di piloti militari e di registrazioni radar…). Potete vedere il generale Samford qui, in un filmato perfettamente restaurato dai National Archives, parlare senza alcuna difficoltà del fatto che non erano riusciti a spiegare tutti i casi insieme all’ufologo Donald Keyhoe, apostolo degli ET.

Secondo esempio: le dichiarazioni (che proprio in Italia fecero scalpore) rilasciate a Washington il 16 gennaio del 1957 dal contrammiraglio Delmer S. Fahrney (1898-1984), uno degli inventori della missilistica navale, per il quale i casi non identificati c’erano eccome, ed erano dovuti a velivoli guidati che non risultavano “né americani, né sovietici”. Vero è che Fahrney lo faceva perché voleva lanciare sul mercato l’associazione ufologica che coinvolgeva Keyhoe, il NICAP, ma la realtà è che i media la lessero come una nuova conferma “militare” della reale, concreta esistenza degli UFO. 

Roba vecchia, vero? Beh, su dichiarazioni come quelle di Samford e di Fahrney, gli ufologi ci hanno campato per decenni (con rare eccezioni critiche, che vanno a loro onore). In realtà, nemmeno lo scettico più incallito nega l’esistenza di casi che non si riescono a spiegare. Ma questa circostanza non costituisce in nessun modo evidenza della presenza nei cieli di misteriosi super-ordigni dall’origine incomprensibile. 

Il contrammiraglio Delmer Fahrney (pubblico dominio).

Sull’atteggiamento tenuto dai media italiani in questi giorni, un tempo si sarebbe parlato d’ignoranza della storia dell’ufologia. Forse, però, è semplice necessità di acchiappare i clic dei lettori. 

Come si è arrivati al “Rapporto sugli UAP”? Fase uno: l’AATIP

Molto più interessante sarebbe stato, invece, spiegare come si è arrivati alla redazione di questo rapporto, che ha una genesi lunga. La storia in effetti è piuttosto intricata e non sempre chiara. 

Tutto parte da due iniziative di indagine sugli UFO succedutesi negli Stati Uniti a partire dal 2007. Quell’anno, il sottosegretariato alla DIA (Defense Intelligence Agency) diede origine all’AATIP (Advanced Aerospace Threat Identification Program, ma che si chiamasse davvero così non è certo), un ufficio destinato a valutare caratteristiche e potenziali minacce per la sicurezza dello spazio aereo USA.

Il senatore Harry Reid (da Wikipedia).

Questa iniziativa però non fu per nulla spontanea: si dovette all’azione di lobbying del capo della maggioranza al Senato, il democratico del Nevada Harry Reid, che a sua volta era stato convinto dell’importanza del problema dal miliardario e imprenditore aerospaziale Robert Bigelow, titolare della startup Bigelow Aerospace (anch’essa con sede in Nevada). Entrambi erano entusiasti degli UFO.

Anche se le modalità con cui si giunse alla cosa sono poche chiare, nell’AATIP lavorò, per quasi tutti i cinque anni della sua esistenza, anche una persona che oggi è parte della Bigelow Aerospace: Luis Elizondo, che era stato a lungo anche un agente speciale del Servizio di counterintelligence dell’Esercito. Secondo i colloqui e le notizie scambiate dal giornalista investigativo Tim McMillan con altri funzionari dell’intelligence, anche di alto grado, in realtà Elizondo non fu il “capo” dell’AATIP: era probabilmente il Chief in the Information Sharing and Foreign Intelligence Office.

Elizondo ed alcuni altri avrebbero volto l’interesse dell’AATIP verso gli UFO “in maniera surrettizia”, cioè, pare di capire, in certa misura in maniera autonoma. Comunque, Elizondo si dimise dagli incarichi che aveva nell’ambito del Dipartimento della Difesa nell’ottobre del 2017, sostenendo che il militari prendevano sottogamba il fenomeno, che per lui aveva chiare origini non umane. 

Luis Elizondo (da Wikipedia).

Oggi Elizondo è diventato uno dei leader del movimento ufologico mondiale: anche in Italia è stato accolto da appassionati molto ben disposti. Nel suo Paese ormai interviene di continuo  in pubblico, sovente attraverso fonti legate all’estrema destra o comunque al Partito Repubblicano, facendo affermazioni tipiche della mitologia UFO. In seguito alle uscite pubbliche di Elizondo, il 16 dicembre 2017, il New York Times fece scalpore comunicando una notizia bomba: il Dipartimento della Difesa aveva confermato che l’AATIP era esistito sul serio.

Fase due: l’UAPTF

Nella primavera del 2020, in occasione di un’audizione della Commissione intelligence del Senato, i militari ammisero che dopo l’AATIP c’era stato un altro gruppo di studio sugli UAP, a carattere non classificato ma che, di fatto, era ignoto, la UAPTF (Unidentified Aerial Phenomena Task Force). 

Questo gruppo è stato, in un certo senso, determinante per gli sviluppi recenti. Come il suo predecessore, l’AATIP, fu sotto l’egida del sottosegretariato per l’Intelligence e la Sicurezza (USD-I&S), e anche l’UAPTF, come l’AATIP, lavorò in stretta collaborazione con l’Office of Naval Intelligence (ONI), cioè i servizi segreti della Marina militare. 

Ed è proprio dalla US Navy che deriva la forte presenza mediatica, negli ultimi tempi, di testimonianze, video e file radar provenienti da personale di volo e di superficie della marina. Da questo ambito provengono i cinque, ormai celeberrimi video, noti nel loro insieme come “UFO del Pentagono”. Pubblicati in modo più o meno ufficioso fra il dicembre 2017 e l’aprile 2021, ad essi vanno ad aggiungersi immagini fotografiche di presunti oggetti a forma di “sfera”, “ghianda” e di “dirigibile metallico”, sempre di fonte US Navy. Una prima analisi critica in italiano dei tre video più famosi è stata prodotta per il Centro Italiano Studi Ufologici (CISU) da Marco Orlandi, che ne ha scritto su UFO, la rivista di quell’associazione (n. 45, 2020).

Fase tre: la richiesta del rapporto

Il senatore Marco Rubio (da Wikipedia).

Subito dopo l’audizione di giugno 2020, un senatore repubblicano della Florida parte di una commissione per l’intelligence, Marco Rubio (oggi uno dei politici americani di maggior influenza), prese un’iniziativa legislativa che portò al voto della Commissione Intelligence con il quale fu chiesto che l’insieme (Community) dei servizi di intelligence degli Stati Uniti e il Dipartimento della Difesa elaborassero e analizzassero, attraverso l’UAPTF,  i dati a loro disponibili sugli UAP, presentando poi un rapporto al Senato.

Una piccola curiosità: la richiesta di Rubio è stata formalizzata il 24 giugno. Proprio il giorno in cui gli ufologi celebrano l’anniversario della nascita dei dischi volanti, nel 1947!

Dopo l’iter autorizzativo, il Senato ha chiesto che questo rapporto fosse presentato e pubblicato entro sei mesi. In concreto, il documento doveva essere reso disponibile entro il 25 giugno 2021. Non si trattava però di una data cogente: era già successo, per altri argomenti, che la scadenza non fosse rispettata. Stavolta non è andata così, e il rapporto si è materializzato quel giorno sui monitor di tutti gli appassionati di UFO del mondo. 

Nel frattempo, l’hype dei media e l’entusiasmo degli ufologi, guidati dalle nuove star di questo settore dell’entertainment, era cresciuto a dismisura. Al cancan mediatico ha contribuito anche una società che si occupa di divulgazione scientifica, di aerospazio e di entertainment, che dall’autunno 2017 raggruppa al suo interno personalità con il già citato Elizondo e star come Tom DeLonge, ex chitarrista dei Blink-182: è la “To The Stars… Academy of Arts & Science”. Fra l’altro, per vostra informazione, una sua branca studia un metallo di supposta origine aliena fornitogli da una delle principali promotrici del cospirazionismo UFO, la giornalista Linda Moulton Howe. Grazie pure a questo miscuglio di interessi economici, di pseudoscienza e di follia mediatica, a partire dagli inizi del 2021 gli UFO sono tornati al centro dell’interesse del pubblico come non accadeva da molti anni. 

È anche per questo che un rapporto sostanzialmente politico e destinato a render nota al Congresso americano una nuova voce di spesa, è stato accolto con grandissima enfasi dai giornali di tutto il mondo.  

Colpo di scena: i militari USA tornano ad occuparsi di UFO

Se, dal punto di vista delle novità scientifiche c’è davvero ben poco, occorre infatti dire che il rapporto ha già avuto una prima, importante, conseguenza. 

Mentre l’inchiostro delle stampanti degli ufologi non si era ancora asciugato, ecco la vera notizia, quella che apre forse la strada a una nuova fase della storia del mito degli UFO. Subito dopo la pubblicazione del rapporto, raccogliendone le raccomandazioni, il sottosegretario alla Difesa, scriveva in un breve memorandum che

È d’importanza critica che gli Stati Uniti conducano le operazioni nei poligoni facenti capo al Dipartimento della Difesa in completa sicurezza. A tal fine, è egualmente d’importanza critica che il personale aeronautico militare degli Stati Uniti e il personale governativo riferiscano quando velivoli o altri apparati interferiscono con l’addestramento militare. Il punto comprende l’osservazione e la segnalazione degli UAP.

Visto che il rapporto aveva asserito che la questione degli UAP andava ben oltre il perimetro di competenza della Marina Militare, nel cui ambito aveva finora largamente operato il gruppo UAPTF, il sottosegretario ha ordinato che il sottosegretariato all’Intelligence e sicurezza (una branca del suo dicastero) prepari un progetto per formalizzare e portare a un livello gestionale più alto quanto fatto dall’UAPTF negli ultimi anni.

Gli scopi del piano di prossima preparazione sarebbero di: 

  • 1) elaborare procedure di raccolta, segnalazione e analisi del “problema UAP” e  fornire nuove raccomandazioni per la sicurezza delle aree addestrative militari; 

  • 2) fornire indicazioni su costi, risorse, autorizzazioni di segretezza e personale necessario per adempiere alla missione della nuova entità organizzativa. Gli incidenti con gli UAP dovrebbero essere riferiti entro due settimane dall’evento. 

L’impressione è, insomma, che il rapporto indirizzato al Congresso servisse a spianare la strada alla creazione di una nuova task force militare che si occupi specificamente di oggetti volanti non identificati, a un livello più generale rispetto a quanto fatto fino ad oggi dalla Marina: una decisione probabilmente già assunta, e giustificata con le considerazioni già citate. 

UFO e militari: un grande ritorno

Anche se in un contesto storico, politico e tecnico-scientifico completamente diverso, le raccomandazioni del rapporto (e soprattutto la decisione del Dipartimento della Difesa) sembrano echeggiare alcune delle modalità con le quali, alla fine degli anni ‘40, iniziò l’interesse dei militari USA per i “dischi volanti” (il termine UFO ancora non era in uso).

Basterebbe rileggere, qui, il memorandum che il generale Nathan M. Twining scrisse il 23 settembre 1947 per il capo di stato Maggiore dell’Aeronautica, allora appena nata staccandosi dall’esercito. Lasciando da parte extraterrestri e idee occultistiche (e, oggi, il cospirazionismo ufologico), la preoccupazione era, e a suo modo resta, quella per la sicurezza degli spazi aerei, per la protezione delle tecnologie militari più avanzate, insieme al timore che “gli altri” disponessero di mezzi di propulsione aerea più avanzati dei “nostri” (nell’estate del 1947 Twining temeva che i flying disks fossero velivoli sovietici a propulsione nucleare). 

Forse gli UAP non sono altro che eventi convenzionali per i quali mancano dati sufficienti senza pensare a chissà cosa – fa capire il testo del rapporto – ma, nel frattempo, vale la pena non trascurare il problema. Non si sa mai: siamo circondati da nemici a volte difficili da identificare.

Il problema dei droni e degli altri cosi volanti

Negli ultimi anni l’attenzione per la minaccia al traffico aereo da parte di apparati volanti senza pilota, sempre più sofisticati e ad alte prestazioni è cresciuta in modo fortissimo. L’attuale rinascita dell’interesse dei militari americani per gli UFO, oltre che da motivi politici come quelli che abbiamo riassunto qui sopra, va inserito anche in quel contesto tecnologico: quello del timore per droni sempre più performanti, difficili da controllare, con capacità di registrazione permesse da sensori di altissima qualità, potenzialmente impiegabili a fini terroristici o comunque malevoli, per non dire da parte di forze armate di Paesi avversari. 

La FAA, Federal Aviation Administration americana, mantiene un catalogo, disponibile qui, degli incidenti relativi ad avvistamenti di quelli che sono chiamati UAS (Unmanned Aircraft Sightings, Avvistamenti di velivoli non pilotati). Scorrendolo, si vedrà che alcune descrizioni sono ambigue a sufficienza da poter diventare facile preda dell’interesse degli ufologi. In realtà, quegli episodi sono davvero indice di un problema grave, ma non nel modo in cui pensano gli appassionati di UFO. Stando alla FAA (la pagina relativa è aggiornata al 5 febbraio 2021), la media mensile delle segnalazioni UAS ricevute negli ultimi due anni si aggira intorno ai cento episodi.

In Italia, l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV) raccoglie e cataloga i casi di incontri fra Aeromobili a pilotaggio remoto (APR) non identificati e velivoli pilotati di vario genere, da quelli più innocui a quelli comportanti potenziale rischio di impatto. Sono anche quelli assai numerosi. Gli elenchi degli anni più recenti – per il 2018, 60 casi (da p. 72), per il 2019, 63 casi (da p. 82) e per il 2020, 43 casi (da p. 69) – contengono un certo numero di episodi che forse sarebbero finiti sotto la lente dell’UAPTF statunitense, se fossero avvenuti in quel Paese e non da noi.

A inizio giugno, infine, proprio mentre cresceva l’attesa per il rapporto americano, è stato reso noto che un episodio di questo genere, grave a sufficienza da far preoccupare le autorità dell’aviazione britannica, si era verificato il 23 marzo 2021. Quel giorno, un aereo da trasporto BAE-146 della Royal Air Force che rientrava a Londra da Bruxelles con a bordo uno dei massimi dirigenti del Ministero degli Esteri britannico (sir Tim Barrow, uno dei principali negoziatori della Brexit con la UE) si era visto passare a 30 metri di distanza circa un sospetto drone della lunghezza di poco meno di un metro. Sono episodi come questi – non le storie su improbabili extraterrestri – che impensieriscono i militari USA, e che hanno portato alla svolta di questi giorni. 

Per la delizia della gran parte degli ufologi di tutto il mondo, prepariamoci a una ripresa su vasta scala della retorica su “quello che i militari sanno sugli UFO”, all’esaltazione degli “avvistamenti dei piloti militari” e dei radar, e a una copertura mediatica di norma assai accondiscendente su questi fenomeni: tutte cose che, nei suoi 75 anni di storia, hanno segnato la storia della pseudoscienza ufologica.

12 thoughts on “Il rapporto Usa sugli Ufo (pardon, UAP): ovvero, morte e rinascita degli UFO “militari”

  • 28 Giugno 2021 in 21:58
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    Pensavo foste un un gruppo do persone razionali dedite allo studio di fenomeni fisici con un taglio decisamente scientifico e basato su prove.Con un po di stupore leggendo questo articolo vi mettete sullo stesso piano,seppur agli antipodi,di coloro che pensano che questa tipologia di fenomeni siano per forza di natura extraterreste.

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  • 29 Giugno 2021 in 08:02
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    Perché? Nell’articolo non abbiamo particolari tesi da portare avanti, raccontiamo solo cosa c’è scritto nel documento e come ci si è arrivati. Se pensa che abbiamo frainteso qualche passaggio o ci sia sfuggito qualche punto chiave del rapporto, discutiamone pure.

    Rispondi
  • 29 Giugno 2021 in 08:37
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    Gentile signor Bottero, sono Giuseppe Stilo, l’altro autore. Se vuole, argomenti più in dettaglio il suo punto di vista, se no non sappiamo quali sono i punti deboli dei nostri ragionamenti. La ascoltiamo.

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  • 29 Giugno 2021 in 12:53
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    Nel paragrafo del rapporto “Un gruppetto di UAP sembra mostrare tecnologia avanzata”, è presente anche la seguente spiegazione (e non sarebbe necessaria la vostra interazione “Cosa vuol dire questa espressione?”), in quanto si spiega molto meglio la questione rispetto al vostro intervento – con tutto il rispetto: “In 18 incidenti descritti in 21 rapporti, gli osservatori hanno riferito modelli di movimento o caratteristiche di volo insolite degli UAP.
    Alcuni UAP rimanevano fermi nel vento in quota, si muovevano controvento, manovravano bruscamente, o si muovevano a velocità considerevole, senza mezzi di propulsione distinguibili.
    In un limitato numero di casi, i sistemi degli aerei militari hanno registrato energia a radiofrequenza (RF) associata agli avvistamenti di UAP.
    L’UAPTF detiene una piccola quantità di dati su UAP che dimostrano accelerazione o capacità
    di gestione della firma. Occorrono ulteriori rigorose analisi da parte di più squadre o
    gruppi di esperti per determinare la natura e la validità di questi dati. Sono tuttora in corso
    analisi per determinare se in questi incidenti sono in gioco tecnologie rivoluzionarie.”
    (In 18 incidents, described in 21 reports, observers reported unusual UAP movement patterns or flight characteristics.
    Some UAP appeared to remain stationary in winds aloft, move against the wind, maneuver abruptly, or move at considerable speed, without discernable means of propulsion. In a small number of cases, military aircraft systems processed radio frequency (RF) energy associated with UAP sightings.
    The UAPTF holds a small amount of data that appear to show UAP demonstrating acceleration or a degree of signature management. Additional rigorous analysis are necessary by multiple teams or groups of technical experts to determine the nature and validity of these data. We are conducting further analysis to determine if breakthrough technologies were demonstrated.)

    Evidente, insomma, che non si parla di droni et similia, se no sarebbe stato detto che erano – appunto, droni et similia e sistemati negli altri ambiti. Ecco, trovo che siano molto più interessanti “episodi come questi – non le storie su improbabili droni o palloni – che impensieriscono i militari USA, e che hanno portato alla svolta di questi giorni” (chiedo venia, mi sono permesso di rielaborare una frase di chiusura del vostro pezzo).

    Questo passo che, a mio parere, è importante ma che non viene citato nella vostra analisi, sostituito da una vostra spiegazione che passa direttamente alla questione della sicurezza dei voli, facendo intendere che la spiegazione a quella frase sia: “sistemi sofisticati di raccolta [di informazioni] rivolti contro le attività militari degli Stati Uniti da parte di un governo straniero, o se si dimostrassero uno sviluppo rilevante (a breakthrough) nel campo della tecnologia aerospaziale da parte di un potenziale avversario.”, mentre così non è. Non sanno cosa siano gli UAP a cui si riferiscono nel paragrafo sulla “tecnologia avanzata”, mentre il vostro accostamento e l’omissione del passo di cui sopra fanno pensare al lettore che non ha letto il rapporto che si spieghi quel paragrafo con le tecnologie militari USA o straniere.
    La spiegazione alla frase sulla tecnologia avanzata è, dunque, semplicemente contenuta nel rapporto, subito dopo la frase stessa (vedasi sopra).
    Ovviamente non sto dicendo che siano alieni e non lo dice il rapporto, ma mi piacciono la precisione e la dovizia, e se si fa riferimento in un articolo divulgativo, alla frase sulla “tecnologia avanzata”, occorrerebbe citare l’intero passo in cui se ne parla, invece di ridurre e ritagliare il passo, aggiungendo una frase proveniente da un altro momento, deformando il significato di quell’affermazione.
    Dal punto di vista filologico, insomma, sarebbe un grossolano errore da parte vostra. Non insinuo certamente malafede o faziosità, ma segnalo quello che è un errore contenutistico. Ognuno ha i propri bias.

    – Credito per la traduzione: “Il Sito di PaoloG”.

    Rispondi
    • 29 Giugno 2021 in 18:45
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      Restiamo in attesa dell’evidenza del fatto che le “tecnologie avanzate” non siano (se davvero sono tali: c’è da dubitarne) che il frutto della tecnologie aeronautica e aerospaziale. La storia dell’ufologia ci dice altro. Errori, misinterpretazioni, invenzioni, equivoci, malfunzionamenti di cui sono stati vittime piloti militari e di linea sono comunissimi. La ricostruzione della genesi di quel modesto documento ci indica che le preoccupazioni dei militari americani (ripeto: ammesso non si tratta di abbagli) sono rivolte a cose molto concrete. Sui bias lei ha ragione. Ognuno ha i suoi. Quel che conta non è tanto se ci siano o se non ci siano, ma se ne siamo coscienti e dove ci conducono in termini di risultati finali dei nostri sforzi. Per l’evidenza di cose strane ma strane, naturalmente, restiamo in attesa. Grazie per il suo commento: indica una mentalità filologica, cosa preziosa, di questi tempi. Giuseppe Stilo

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      • 30 Giugno 2021 in 12:40
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        Gentile Giuseppe, la ringrazio per la risposta; è sempre piacevole discutere, anche da posizioni divergenti, mantenendo il rispetto per la persona e limitandosi a far “combattere” le idee.
        Detto questo, al momento non abbiamo – appunto – evidenza che questi 18 avvistamenti classificabili nella categoria “tecnologia avanzata” siano frutto di tecnologie aeronautiche e aerospaziale conosciute o top-secret: io mi attengo a ciò che afferma il documento, e nel documento si dice che le dinamiche di questi avvistamenti sono tali da non permettere che siano spiegabili con la tecnologia attualmente conosciuta (infatti si fa riferimento ad “avanzata”): “Additional rigorous analysis are necessary by multiple teams or groups of technical experts to determine the nature and validity of these data. We are conducting further analysis to determine if breakthrough technologies were demonstrated.” Dubito che degli studiosi perseverino in analisi approfondite di qualcosa che possa essere spiegato con un abbaglio: evidentemente, c’è qualcosa di più concreto da studiare.
        Per quanto riguarda gli errori et similia a cui lei fa riferimento, certo, sono sempre in agguato e fisiologicamente presenti: da una parte, e anche dall’altra. Da una parte sostenendo fideisticamente che gli oggetti possano essere velivoli di civiltà extraterrestri (in assenza di prove, è solo una tra tante ipotesi, improbabile o meno), o scambiare fenomeni naturali o tecnologici per astronavi aliene; dall’altra parte ridurre avvistamenti di oggetti al momento “inspiegabili” a errori di percezione o abbagli.
        Tali fenomeni sono documentati con vari mezzi di riscontro incrociato da tecnologie militari – spesso in supporto alle testimonianze oculari di piloti – ossia esistono le “prove”: per cui – fermo restando che l’errore è sempre in agguato in ogni processo di valutazione umano – converrà con me che le percentuali di abbaglio rispetto a un avvistamento di una persona comune, magari ignorante, che vede casualmente una luce in cielo siano molto ridotte.
        Inoltre, per concludere, noi qui non possediamo gli elementi per poter giudicare i casi citati: potremmo esprimerci con più sicurezza e parlare di abbagli se avessimo completamente a disposizione gli elementi da studiare e analizzare che possiedono le persone che hanno redatto il documento. Fino ad allora, io mi attengo a ciò che è scritto nel documento: è un documento – seppure preliminare e poco approfondito – redatto da professionisti e studiosi, commissionato da un’istituzione politica, per cui gli assegno una certa credibilità, come assegno credibilità a chi è competente nel proprio campo e lavora con serietà.
        Per il resto, esprimevo nel precedento commento un lieve rammarico per il fatto che uno dei passi – a mio parere – più interessanti e che possa stimolare una curiosità scientifica non avesse trovato spazio nel vostro articolo.

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          • 1 Luglio 2021 in 10:26
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            La ringrazio per il link dell’intervista NASA, che non avevo visto. Documento interessante.
            Saluti.

        • 30 Giugno 2021 in 17:08
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          “Tali fenomeni sono documentati con vari mezzi di riscontro incrociato da tecnologie militari – spesso in supporto alle testimonianze oculari di piloti – ossia esistono le “prove”” di cui però non abbiamo la disponibilità completa e mai l’avremo se le operazioni rimarranno classificate. Detto ciò non abbiamo nessuna evidenza scientifica a riguardo e tanto meno documenti esaustivi al “problema”. Continuo a non capire la continua voglia di affrontare discussioni in merito alla ricerca di qualche specie di conferma. Le convinzioni credo siano esclusivamente speculazioni dettate da credenze personali.

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          • 1 Luglio 2021 in 10:21
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            Se è riferito a me, io non cerco conferme: mi attendo al documento e a quello che c’è scritto. Più che altro mi sembra che, in genere, si cerchi conferma dall’altro lato sul fatto che questi fenomeni siano errori, abbagli: in un passo del documento si afferma che c’è ovviamente la possibilità che siano errori e abbagli, ma in altri passi su altri fenomeni particolari (per i quali si ipotizza una “tecnologia avanzata”) si fa riferimento a elementi attualmente non spiegabili e che si continua a investigare, riducendo dunque la possibilità che siano abbagli o errori.
            Per il resto, non capisco che male ci sia nell’intavolare una discussione su questo documento: se per lei non è interessante discuterne, può passare oltre all’articolo e ai commenti.

  • 29 Giugno 2021 in 21:47
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    Buonasera. Concordo pienamente con la vostra interpretazione del breve rapporto pubblico. Tutto interessante, ma questa parte che riporto è per me più che interessante, almeno per gli ultimi avvistamenti “Programmi di ricerca governativi o privati statunitensi: nella categoria, vengono menzionati velivoli in corso di sviluppo tuttora classificati” . Negli ultimi anni la ricerca militare e relativi investimenti è concentrata su droni militari con I.A. Questo per vari motivi che non sto qui a riportare. Da tenere anche in considerazione che proprio nella zona dove è stato segnalato uno degli ultimi avvistamenti occorso alla portaerei americana Omaha, vi è una base dove si testano droni top secret di ultima generazione.

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