Come far fronte all’esitazione a vaccinarsi per il Covid-19?

Di recente, il presidente del CICAP, Sergio Della Sala, ha fornito al sito di notizie britannico iNews il suo punto di vista sulle possibili resistenze alla campagna vaccinale anti-Covid che sta partendo in diverse parti del mondo. Per i lettori di Query Online, ecco la versione integrale delle sue dichiarazioni (la traduzione è di Giuseppe Stilo).

 

Per quel che ne sa, qual è lo stato dell’arte dei vaccini?

Al momento, contro il Covid si stanno testando 61 vaccini diversi, uno dei quali, quello sviluppato dalla Pfizer, considerata l’evidenza preliminare secondo la quale è sicuro ed efficace, ha ricevuto un’approvazione formale – un’autorizzazione di emergenza – perché ne sia avviata la distribuzione nel Regno Unito. Probabilmente i vaccini rappresentano la scoperta medica più rivoluzionaria del secolo scorso. Come è accaduto con tutte le scoperte rivoluzionarie, come la scrittura, la stampa o l’automobile, anche i vaccini sono andati incontro a paure e scetticismo. 

L’opposizione ai vaccini non è un fenomeno nuovo. Nel XIX secolo in Gran Bretagna comparvero diverse Leghe anti-vaccinazioni. Si opponevano al vaccino contro il vaiolo per la paura di introdurre sostanze estranee nel proprio corpo, anche sulla base di convinzioni religiose secondo le quali – visto che il vaccino contro il vaiolo proveniva dalle mucche- avrebbe reso i bambini simili a mucche. 

Come hanno reagito le comunità antivacciniste alla notizia dell’avvio delle somministrazioni?

Bisogna distinguere fra coloro che si oppongono a qualsiasi vaccino e quelli che si oppongono in modo specifico al vaccino per il Covid. 

Certo, gli antivaccinisti “duri” obiettano con il consueto allarmismo per cercare di sminuire l’importanza del vaccino. Non sono disinformati, sono misinformati. Fanno una cernita attenta delle loro fonti, e quelle che scelgono spesso sono inattendibili. Confondono le opinioni coi fatti, guardano ai singoli casi, mentre l’evidenza si basa su dati cumulativi. Difficile convincerli, visto che cambiano di continuo discorso ogni volta che gli viene offerta un’argomentazione. La nostra mente funziona così: abbiamo difficoltà ad accettare cifre e dati che vanno contro le nostre convinzioni più radicate. Facciamo di tutto per resistervi. Non impegniamo risorse per questo gruppo, che, comunque, fa molto rumore.

Dovremmo preoccuparci invece di un gruppo più vasto, cioè di coloro che esitano a vaccinarsi, che sono silenziosi ma che restano in ascolto. È a loro che dobbiamo parlare. Si tratta di buoni cittadini, preoccupati per i propri figli e per la società ma che non sono sicuri e che hanno alcune preoccupazioni sui vaccini. In primo luogo, il timore che il vaccino contro il Covid sia stato sviluppato in fretta e poi la sfiducia nei confronti di chi lo propone. 

Ci sono preoccupazioni nei confronti dei vaccini che possono considerarsi legittime?

No, non ci sono. I vaccini sono tra i farmaci più sicuri e più controllati disponibili sul mercato. Certo, si può essere curiosi e porre domande – la scienza ama la curiosità – ed è legittimo essere impauriti. Le persone vogliono ciò che è meglio per loro e per i propri cari. È comprensibile. Ma dobbiamo far passare il concetto che avere a disposizione i vaccini è di gran lunga meglio che non averli. 

I problemi affrontati nelle precedenti campagne vaccinali stavolta, nel caso del Covid-19, saranno esacerbati, poiché, per l’urgenza, parecchi passaggi caratteristici delle scoperte scientifiche sono stati condotti in parallelo, e questa procedura è percepita come “fretta”. Questa sensazione della “fretta” è stata peggiorata dalle parole che sono state usate. Gli Stati Uniti hanno chiamato la loro ricerca vaccinale Operation Warp Speed, che suona più come una storia di James Bond che come un percorso scientifico. I politici britannici si vantano del fatto che la Gran Bretagna è stata la prima a partire – anzi – di “guidare l’umanità”, rinforzando così l’idea che si tratti di una gara fra nazioni invece che di un’impresa universale. Lo stesso problema terminologico c’è quando si fa riferimento all’immunità di comunità come immunità di gregge, così che le persone ligie sarebbero delle pecore. Le parole e i toni che usiamo contano, e producono effetti!

Come andrebbero affrontate queste preoccupazioni?

Dobbiamo capire bene le preoccupazioni delle persone. Possono aver paura di fare qualcosa di attivo, come è il farsi iniettare il vaccino nel corpo. o nel corpo dei propri figli, e quindi preferire il rischio della casualità, quello di andare incontro a una malattia che potrebbe colpirli oppure no, piuttosto che correre i rischi della vaccinazione, che invece percepiscono come qualcosa di concreto. 

I timori causati dalla velocità con cui i vaccini sono stati sviluppati non sono irragionevoli. Dobbiamo far passare il messaggio che – è vero – i controlli di sicurezza sono stati compressi nel tempo, ma che non sono stati elusi. È necessario che le persone siano rassicurate sulla sicurezza, ma è necessario dire la verità, insieme al fatto che la verità è complessa. 

In uno dei nostri studi abbiamo mostrato che la fiducia costituisce la spinta principale perché le persone possano far proprio un concetto. Il fatto di essere esperti è percepito come una cosa importante, ma l’affidabilità è una variabile assai più forte della competenza. Per questo, noi crediamo alle persone di cui ci fidiamo più che a quelle che “sanno”. I messaggi dovrebbero arrivare da persone fidate, non dai politici o dall’industria. I dirigenti delle industrie possono essere percepiti come individui che hanno dei conflitti d’interesse. Ed è davvero importante tenere la politica e il nazionalismo fuori dalla discussione. 

Dunque: Trasparenza – Affidabilità – Completa apertura. Inoltre, le procedure per ottenere i vaccini dovranno essere semplicissime, in modo da ridurre il gruppo dei non vaccinati per cause socio-economiche. 

Quale sarebbe la sua prima risposta a qualcuno che esprime preoccupazioni per i vaccini?

Prima di tutto, la cosa più importante consiste nel prenderlo sul serio, senza paternalismi, senza sminuirlo, senza impartire lezioni, e se possibile, affrontando quelle preoccupazioni. Cominciare sempre la discussione presentando i fatti. Poi, prendere in considerazione le preoccupazioni specifiche. Si tratta di preoccupazioni che possono sorgere da una cattiva comprensione dei rischi: ad esempio, direi che la rete 5G non può essere la causa della malattia, dato che i virus non viaggiano attraverso le radiofrequenze, e che tanti Paesi gravemente colpiti dal Covid-19 sono privi di una rete 5G. Oppure, le sue paure possono basarsi su una cattiva lettura degli interessi economici:  le industrie farmaceutiche non ricavano tanto denaro dallo sviluppo dei vaccini, e guadagnerebbero di più vendendo farmaci che curano malattie per le quali il vaccino non c’è. 

Inoltre, la gente può aver paura di introdurre una sostanza estranea nel corpo. 

Allora, il messaggio dovrebbe essere che la sostanza estranea è il virus, e che il vaccino è lo scudo contro di essa. Il vaccino tiene sano il nostro corpo, libero dalle invasioni esterne.

Lo so che la scienza non è fatta di aneddoti, ma userei aneddoti e storie, e punterei sull’altruismo, sull’essere un buon cittadino che si preoccupa della salute degli altri. Questo  senza ignorare che il virus potrebbe colpire proprio lui, quello con cui parliamo. Quando le persone esitano a vaccinarsi perché non vogliono usare un farmaco, potremmo ricordargli che usiamo farmaci ogni giorno e che gli effetti collaterali di questi farmaci sono assai più frequenti. Usiamo la pillola anticoncezionale, prendiamo il paracetamolo, non siamo spaventati dagli antidolorifici, eppure è più probabile che questi producano qualche effetto collaterale. 

Le politiche sanitarie dovrebbero basarsi sull’evidenza e sui fatti, ma nelle conversazioni dovremmo sempre usare lo storytelling e mostrare empatia. In conclusione, chiederei: “che cos’è che ti farebbe sentire sicuro?”

Che tipo di informazioni sul vaccino riceve la gente dalle fonti ufficiali? 

È sempre più diffuso un assunto erroneo secondo il quale rimuovere l’influenza dei miti o delle fake news sarebbe semplice come stivare più informazioni nella testa delle persone. Questo assunto è privo di basi: le persone non elaborano le informazioni come un disco rigido immagazzina dati. Il cervello non funziona come un computer. Abbiamo delle paure, e queste paure si fondano sulle modalità con cui il nostro cervello si è sviluppato. Quando i nostri antenati vedevano l’erba ondeggiare nella giungla, scappavano, timorosi che potesse esserci una tigre. Eppure, 999 volte su 1000 si trattava del vento, non di una tigre. Dunque, gli umani si sbagliavano per la maggior parte delle volte. Tuttavia, nel solo caso in cui la tigre c’era davvero, scappando l’umano avrebbe continuato a vivere sicuro e prospero. Un computer avrebbe calcolato l’esatta probabilità che ci fosse una tigre, e non sarebbe scappato, visto che la probabilità che la tigre ci fosse davvero era estremamente bassa. Però, la solo volta in cui la tigre c’era, il computer sarebbe stato divorato! Dunque, possediamo una mente che ci permette di muoverci nel nostro ambiente secondo le migliori possibilità di sopravvivenza, cosa che tuttavia lo rende piuttosto mediocre nel capire le probabilità e assolutamente pessimo nella gestione dell’incertezza. 

Dobbiamo tener presente che la semplice presentazione delle informazioni corrette in realtà potrebbe causare un incremento della resistenza vaccinale – quello che in psicologia si chiama Backfire effect, cioè, quando si cerca di controbattere false informazioni ma, facendolo, nel ripeterle finiamo per rafforzarle, per renderle più familiari.

E sulle fonti non ufficiali? Lei che farebbe se gli interlocutori menzionassero informazioni sui vaccini non rispondenti a verità?

Coloro che esitano sui vaccini sono disponibili a informarsi. Ironia della sorte, ci preoccupiamo della velocità con quale vengono sviluppati i vaccini ma non della velocità della “nostra” ricerca, quella che facciamo sul web… 

Il guaio è che quando vanno alla ricerca di informazioni, è più facile che costoro incappino in informazioni infondate, piuttosto che in quelle solide. Gli utenti non sanno che quelle informazioni sono false. Di fatto, sembrano paragonabili agli altri tipi di informazioni che riceviamo. Ci viene detto che dovremmo comportarci in maniera responsabile per la nostra salute, far movimento, mangiare di meno, e allora perché con i vaccini dovremmo sfilarci dalla nostra responsabilità di individui e rispettare una campagna nazionale o aderire a una politica di obbligatorietà del vaccino? Perché le persone dovrebbero credere alle fonti ufficiali invece che alle informazioni che trovano sul web? Dirgli che queste informazioni sono sbagliate non è sufficiente. 

L’argomento specifico a sostegno del vaccino per il Covid-19 è che è stato sviluppato di corsa a causa dell’urgenza, ma che non sono state prese scorciatoie per quel che riguarda la sua sicurezza. Bisogna pure considerare che gli scienziati sviluppano vaccini ormai da un bel pezzo, e che dunque ogni volta questo processo diventa più rapido. Capitalizziamo sul cammino che abbiamo già fatto in passato. 

Oggi, se accendiamo il computer, diventiamo impazienti se ci mette più di tre secondi. Però, aspettavamo felici per interi minuti, anni fa, quando comparvero i primi computer. Ogni generazione di computer è più veloce. Lo stesso succede con lo sviluppo dei vaccini. Ci sono voluti decenni per sviluppare un vaccino efficace per il vaiolo, quattro anni per la MMR, il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia, e adesso ci basta un anno. 

Che cosa farebbe se vedesse che qualcuno si infuria verso gli altri, oppure che la conversazione si scalda? Si dovrebbe guidarla e cercare di placare gli animi?

Se vogliamo cercare di convincere le persone a vaccinarsi dovremo comprendere, non ingaggiare una battaglia. Convincere qualcuno è un lungo processo, durante il quale sgretoleremo una per una le loro preoccupazioni prendendole sul serio. 

E dopo aver discusso?

Bere qualcosa insieme, sorridendo. E sottolineare che dovremmo seguire i consigli dei professionisti della salute di cui ci fidiamo (sperando che sostengano la necessità della vaccinazione!), e magari farci una bella risata delle celebrità che promuovono i vaccini e di quelle che dichiarano di esitare a farseli. 

Quanto è importante per i membri della propria famiglia e per gli amici sfidare queste convinzioni?  

Non si tratta di una sfida, ma prima di tutto di capire. E di dichiare che voi vi farete il vaccino e che lo faranno i vostri figli e le vostre figlie, e i vostri genitori. Abbiamo bisogno di empatia e di trasparenza, non di bollare le preoccupazioni di altri come irrazionali o egoistiche. 

Dobbiamo invece aiutarli a trovare da sé che cosa è vero e che cosa non lo è. 

2 thoughts on “Come far fronte all’esitazione a vaccinarsi per il Covid-19?

  • 21 Dicembre 2020 in 19:24
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    Se vengono a casa mia, lo faccio volentieri. Ho ancora presente il ricordo del prelievo del sangue, in coda con centinaia di individui modello catena di montaggio tosatura pecore.

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  • 25 Dicembre 2020 in 12:05
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    Caro Sergio, la mia domanda è leggermente fuori tema, ma non troppo: possibile che nessun Uomo di Scienza (Ricercatore o Divulgatore o Consulente) abbia rilevato, fin dalla proposta inziale, che un vaccino che va conservato a certe temperature e che richiede, per giunta, un richiamo, è semplicemente “ingiovibile”? L’ inevitabile fallimento “pratico” dei tentativi di vaccinare con il Comirnaty non contribuirà di certo ad aumentare la fiducia nelle vaccinazioni.

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