L’Osservatorio sul complottismo: un’esperienza da proseguire

Nei giorni scorsi è stata cancellata da Facebook una pagina che qui in Redazione apprezzavamo molto, l’Osservatorio sul Complottismo (probabilmente a causa delle molte segnalazioni ricevute da parte di cospirazionisti). Nell’attesa che Facebook riveda la sua decisione, abbiamo pensato di intervistare il suo autore, Jacopo Di Miceli, studioso di storia e teorie del complotto.

 

Jacopo, cos’è l’osservatorio sul complottismo? Raccontaci chi sei, e come hai iniziato.

La pagina nasce nel 2014 come spin-off della mia tesi di laurea in Storia, in cui mi sono occupato della storia, delle caratteristiche e delle cause delle teorie del complotto negli Stati Uniti, dalla Rivoluzione del 1776 fino alla presidenza Obama. Tuttavia, ho davvero animato la pagina solo a partire dallo scorso agosto, sia in previsione delle presidenziali americane, che si preannunciavano intorbidite dalle fake news e dalle teorie del complotto, sia per l’inedita espansione del cospirazionismo in Europa e in Italia. La pandemia è stata un potentissimo acceleratore e amplificatore di un fenomeno che, appena un anno fa, era assolutamente minoritario nel nostro Paese. Sentivo l’esigenza di sviscerarlo.

Tu parti da una prospettiva interessante, che è quella di non fare debunking ma di approfondire le dinamiche e la storia del complottismo, in una prospettiva quasi “antropologica”. Pensi che guardando a questi aspetti sia possibile fare un discorso educativo più efficace?

Penso che domandarsi perché così tante persone credono nelle teorie del complotto apra scenari più stimolanti dello spiegare perché queste teorie sono generalmente false, e contribuisca inoltre ad attenuare la polarizzazione fra chi vi dà credito e chi, al contrario, si impegna a contrastarle. Nelle teorie del complotto ci sono schemi ricorrenti, indifferenti allo scorrere del tempo e alle differenze geografiche. Sono kit di pronto soccorso psicologico e politico per chi si sente, talvolta anche legittimamente, defraudato da eventi e decisioni che sconvolgono la normalità. Per questo è importante evitare la stigmatizzazione, ma provare a comprendere. Riconoscere i leitmotiv di questo “stile paranoico”, per citare lo storico Richard Hofstadter, può aiutare a sviluppare gli anticorpi contro quella che, nei casi più estremi, rappresenta una vera minaccia per la tenuta democratica.

Sei stato cancellato da Facebook dopo un post che ha avuto molto successo, che paragonava la situazione del colera a quella attuale. Quali sono le somiglianze?

La prima analogia riguarda la malattia. Come il Covid-19, nell’Ottocento il colera era pressoché sconosciuto in Europa. Gli scienziati erano divisi sull’origine del morbo e i primi a minimizzare l’epidemia erano i rappresentanti della stessa classe dirigente, i cui provvedimenti erano spesso contraddittori. Questo ingenerava confusione, panico e minava la fiducia della popolazione nelle autorità mediche e politiche. Non a caso le rivolte del colera furono ovunque guidate dalle categorie economiche più penalizzate dalle restrizioni anti-contagio, una grande similitudine con le proteste di oggi, e si verificarono soprattutto nelle aree in cui il rapporto fra Stato e cittadini era compromesso da anni di malgoverno, come la Russia zarista e il meridione italiano. I “negazionisti” del colera dubitavano della buona fede del governo e della scienza ed elaborarono teorie alternative alla versione ufficiale.

La situazione sociale all’epoca però era molto diversa da quella attuale. Che differenze ci sono?

Una differenza evidente è che pochissimi negavano che le persone morissero davvero. A insospettire era che la più falcidiata fosse la povera gente. Durante la prima ondata di colera nessuno ricollegò il morbo alle precarie condizioni igieniche e abitative in cui essa versava. La spiegazione più comune divenne che le élite e i medici stavano avvelenando il popolo per perseguire una spietata strategia malthusiana. Oggi, al contrario, le teorie del complotto sul coronavirus hanno perso questa connotazione di classe, sciogliendosi nel calderone delle fantasie mondialiste.

Che cosa si può imparare, secondo te, studiando la storia del colera e delle rivolte che si scatenarono all’epoca?

Le epidemie, come le guerre e le crisi economiche, sono catalizzatori della paura. In queste situazioni è fondamentale che le autorità lavorino per instaurare un proficuo rapporto di collaborazione e fiducia con la popolazione, come è ad esempio avvenuto con successo in Nuova Zelanda. Se il rapporto si incrina, si presta il fianco alle speculazioni, all’irresistibile “cui prodest” delle teorie del complotto.

Qual è, nella tua esperienza, l’aspetto più importante per educare allo spirito critico verso il complottismo?

Va in primo luogo riconosciuto che nessuno di noi è immune al fascino del complottismo, nessuno è al riparo, per quanto istruiti possiamo essere. Analizzare le cose con il prisma del sospetto è parte integrant9e della nostra natura di esseri umani, è anzi stato essenziale per la nostra sopravvivenza come specie. Nella vita di una società democratica un sano esercizio del sospetto è perfino utile, se non necessario, ma si trasforma in un pericolo quando degenera in un sistema di pensiero, in un’ideologia totalizzante che pretende di spiegare tutto ciò che circonda con le malevoli intenzioni di un gruppo segreto di cospiratori. È questo il salto logico che dovrebbe far suonare un campanello d’allarme in chi si avvicina a narrazioni di tal genere.

Come proseguirai adesso?

Spero che la disabilitazione del mio account venga annullata. Sarebbe assurdo che Facebook punisca chi tenta di mantenere il social come un luogo sicuro di discussione e informazione. In caso contrario, valuterò di trasferirmi su altre piattaforme. Ci sono ancora molti aspetti della storia del complottismo che mi piacerebbe imparare e divulgare.

[Aggiornmento del 2 dicembre 2020: siamo lieti di comunicare che, da oggi, la pagina Facebook dell’Osservatorio sul complottismo è stata sbloccata dai responsabili del social, che, stando a quanto riferisce Jacopo Di Miceli sul suo account Twitter, si sono scusati per quello che sembra esser stato uno spiacevole errore di valutazione. La redazione di Query Online]

2 thoughts on “L’Osservatorio sul complottismo: un’esperienza da proseguire

  • 25 Novembre 2020 in 12:18
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    “Spero che la disabilitazione del mio account venga annullata.” E anche io. Non solo non lo giustifico, ma non capisco come mai abbiano disabilitato anche Te, oltre che i complottisti, che hanno ritenuto più pericolosi. Piccola mia Storia personale del “Complottismo” : nasce negli USA, come il Creazionismo, verso la fine degli anni 80. Nasce in ambienti che hanno sviluppato un odio profondo verso il Potere Centrale Americano. Attira trasversalmente molti gruppi, prima in USA e poi in tutto il Mondo, e non sempre si presenta con tratti estremamente irrazionali. Ad esempio il Movimento, che si raccoglieva attorno a Greta Thunberg nei venerdì pre-covid aveva al suo interno molte componenti “complottiste”. Anche l’ opposizione al Complottismo attira fin da subito Società, allora molto piccole, che gravitano attorno allo Scetticismo. Oggi si tratta di due grossi movimenti mondiali, uno dei quali è contro il Potere in sè e per sè, l’ altro contro questo movimento “complottista”. All’ interno, per fortuna, si conservano ancora gruppi che non si schierano a prescindere, ma caso per caso, cercando di studiare. Ma queste componenti, che preferisco definire “meno irrazionali”, stanno sparendo. Sta diventando una Guerra e, come in tutte le guerre, o si è da una parte o si è dall’ altra. “O con noi o contro di noi, chi non è con noi è col nemico. ” E’ questo il grande rischio, per tutti.
    P.S. al posto di “complottismo” avrei preferito usare la parola “insurrezionalismo illegalista” ma è una battaglia delle parole persa, devo ammettere che le Associazioni Scettiche l’ hanno vinta, perché il Potere ha in buona parte del Mondo trovato vantaggioso sfruttarle.

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  • 7 Gennaio 2021 in 15:57
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    Sembra evidente che, forse grazie a internet, si e’ avuto un aumento di teorie del complotto, anche bizzarre. Ultimamente ho letto che la credenza nella “flat earth theory” sta acquistando popolarita’, con alcune persone che addirittura asseriscono che Satana usa la scienza per ingannare il pubblico sulla vera natura del nostro pianeta (che secondo loro sarebbe, appunto, piano). In altri casi si tratta di burle, come la teoria che l’Australia sia un continente fittizio (infatti a me i canguri sono sempre sembrati sospetti, sembrano attori in costume;) ).

    Detto cio’, come ho gia’ fatto notare in una risposta sul blog di Massimo, ho l’impressione che alle volte gli scettici e i razionalisti (e razionalisti “wannabe”) siano un po’ troppo veloci nell’assegnare la definizione di teoria del complotto a ogni ipotesi controversa.
    Come ripeto, c’e’ una bella differenza tra affermare che la terra e’ piatta o che il mondo e’ controllato da una piccola elite segreta e, per esempio, sospettare che altre persone oltre che Oswald siano state coinvolte nell’assassinio di Kennedy (il che, per definizione, farebbe di quell’assassinio un complotto). Il termine “sospettare” qui e’ chiave perche’ secondo me una delle cose che caratterizzano le “genuine” teorie del complotto e’ che esse vengono accettate come articoli di fede anziche’ solo come possibili spiegazioni. Un argomento che avevo letto tempo fa sul vostro sito sarebbe che i veri complotti vengono sempre scoperti dopo poco tempo. Questa sembra un’osservazione piuttosto… strana. Ovviamente noi conosciamo solo i complotti che sono gia’ stati scoperti, quindi se ce ne fossero altri che non lo sono ancora stati non potremmo conoscerli. Oltrettutto non e’ vero che i complotti (quelli scoperti) vengono sempre scoperti dopo poco tempo, per esempio l’esistenza di organizzazioni come Gladio e’ diventata di dominio pubblico solo dopo la fine della guerra fredda. Secondo Wikipedia, che di solito e’ ragionevolmente accurata per informazioni di carattere fattuale (anche se non sempre esente da bias): “The existence of these clandestine NATO units remained a closely guarded secret throughout the Cold War until 1990, when the first branch of the international network was discovered in Italy.” Inoltre: “A 2000 Italian parliamentary inquiry later reported that terrorist massacres and bombings had been organised or promoted or supported by men inside Italian state institutions who were linked to American intelligence.”

    Ci sono molti studi in accademia sui complotti che analizzano vari aspetti ed esprimono diversi punti di vista. Per esempio c’e’ anche chi sostiene che il concetto di teoria del complotto viene usato per disqualificare critiche alle autorita’ e alle ideologie dominanti (per es. J. Rankin, The conspiracy theory meme as a tool of cultural hegemony: A critical discourse analysis, 2018). Per chi e’ interessato al soggetto consiglio di cercare su academia.edu dove sono disponibili i PDF di articoli su questo e altri interessanti soggetti. Buona lettura.

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