Il decalogo di Omeoimprese, commentato

Articolo di Silvano Fuso

Al partire dal 15 ottobre 2020, nelle 18mila farmacie italiane aderenti a Federfarma è iniziata una campagna di comunicazione “per un approccio corretto all’omeopatia”. A promuoverla è Omeoimprese, l’associazione che rappresenta le industrie farmaceutiche omeopatiche in Italia, insieme a Federfarma.

Dal sito www.omeoimprese.it si può scaricare un opuscolo dal titolo Omeopatia, cosa c’è da sapere, un vero e proprio decalogo, rivolto ai pazienti che, secondo il presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga, ha lo scopo di

“aiutarli a fare chiarezza sulle medicine complementari e sul loro corretto impiego, andando a sfatare falsi miti e fake news che in questi ultimi anni hanno fortemente minato una branca della medicina con 200 anni di storia”.

Abbiamo letto il decalogo e di seguito lo commentiamo punto per punto

1) Gli omeopatici sono medicinali
I farmaci omeopatici sono medicinali a tutti gli effetti (D.lgs. 219/2006 che recepisce la Direttiva 2001/83/CE) e sono medicinali senza obbligo di prescrizione. Inoltre, vengono prodotti secondo le norme di buona fabbricazione del farmaco o GMP (Good Manufacturing Practice), come tutti i farmaci.

I riferimenti legislativi sono del tutto irrilevanti dal punto di vista scientifico. Definire per legge un medicinale non ne garantisce affatto l’efficacia terapeutica. Il fatto che i rimedi omeopatici siano senza obbligo di prescrizione medica dovrebbe far nascere qualche dubbio sulla loro efficacia (esistono, è vero, farmaci di efficacia provata senza obbligo di prescrizione, ma contengono comunque il foglietto illustrativo con precise indicazioni terapeutiche, a differenza degli omeopatici). Anche la produzione “secondo le norme di buona fabbricazione del farmaco” non è garanzia di efficacia.

A questo riguardo, è particolarmente interessante la Circolare della FOFI (Federazione Ordini Farmacisti Italiani) mandata il 14 ottobre ai propri iscritti. In essa si precisa che

[…] i medicinali omeopatici non hanno indicazioni terapeutiche. In tal senso, peraltro, l’art. 85, comma 2, del citato D.Lgs. 219/2006 precisa che l’etichettatura ed eventualmente il foglio illustrativo dei medicinali omeopatici recano obbligatoriamente la frase “senza indicazioni terapeutiche approvate”.

Pertanto, si invitano i Signori Presidenti a dare la massima diffusione a tale circolare, ricordando che i medicinali omeopatici non possono essere dispensati come medicinali con indicazioni terapeutiche.

La legge stessa, quindi, pur definendo “medicinali” i rimedi omeopatici, assegna loro uno status diverso dagli altri farmaci, richiedendo che in etichetta sia specificata l’assenza di “indicazioni terapeutiche approvate”.

2) I medicinali omeopatici si comprano in farmacia
I medicinali omeopatici sono dispensati unicamente dal farmacista. Sono farmaci e per questo necessitano sempre della mediazione da parte di un farmacista o della prescrizione del medico.

Le farmacie oramai vendono di tutto: dalle mie parti vendono persino cannelli di zolfo per curare il torcicollo, in realtà del tutto inutili. La vendita di un prodotto in farmacia non ne garantisce l’efficacia terapeutica. L’autorizzazione alla commercializzazione di un preparato prescinde infatti totalmente dalle prove di efficacia.

3) I medicinali omeopatici sono farmaci naturali 
I medicinali omeopatici sono per lo più farmaci naturali, le cui materie prime sono a base di sostanze animali, vegetali, minerali e biologiche.

Il fatto che un prodotto sia naturale non significa assolutamente nulla, né per la sua efficacia, né per la sua innocuità. La cicuta, ad esempio, è perfettamente naturale. Anche questo punto, al pari dei primi due, è quindi del tutto irrilevante.

4) I medicinali omeopatici non hanno effetti collaterali 
Non si registrano generalmente reazioni avverse significative per questi farmaci. La loro specifica metodica di preparazione (diluizione e dinamizzazione) garantisce una pressoché totale assenza di tossicità, per questo si possono usare per categorie di pazienti molto “delicate”, come anziani, bambini (anche lattanti), donne in gravidanza o che stanno allattando.

È ovvio che sia così. I rimedi omeopatici con diluizione oltre CH12  , cioè dodicesima centesimale (e la gran parte dei prodotti in vendita  presenta una diluizione ben superiore), non contengono alcun principio attivo e quindi non possono originare reazioni avverse. Ma ovviamente non producono nemmeno alcun beneficio terapeutico. La cosiddetta legge di Osler (medico canadese) afferma che “no drug has a single effect” (nessun farmaco ha un unico effetto): è quindi impossibile che un omeopatico  abbia solo l’effetto benefico e non effetti collaterali. È inoltre statisticamente impossibile che gli omeopati (come i medici tradizionali) non sbaglino mai diagnosi: in questo caso il farmaco omeopatico, se avesse una reale efficacia, sortirebbe effetti non voluti. E questo non è mai accaduto.

5) L’omeopatia ha una azione rapida 
Nel trattamento di un disturbo che si presenta improvvisamente (ad esempio tosse da raffreddamento, eritema, trauma), il farmaco omeopatico agisce in genere velocemente. Diverso il caso di condizioni croniche come le allergie: in quel caso bisogna aspettarsi risultati in tempi più lunghi, come peraltro avviene usando le terapie convenzionali.

Questa affermazione è del tutto gratuita e priva di evidenze scientifiche. Al di là dei tempi di azione, nessuno ha mai dimostrato che i rimedi omeopatici abbiano un’efficacia superiore al semplice effetto placebo.

6) Tante le patologie trattate con l’omeopatia 
Sindromi influenzali, tosse, congiuntivite, insonnia, ansia lieve e moderata e traumi, ma anche disturbi ginecologici, patologie della pelle, allergie: sono molti gli ambiti in cui l’omeopatia è utilizzata con successo. Per questo si possono usare in prima istanza, oltre che in modo complementare ad altri trattamenti.

Vale quanto è stato detto nel commento precedente: nessuna dimostrazione di efficacia, per nessuna delle patologie indicate o per altre ancora. Affidarsi a cure inefficaci può essere talvolta molto pericoloso perché induce il paziente a tralasciare terapie valide che potrebbero essere risolutive. Considerare l’omeopatia “complementare ad altri trattamenti” appare tanto come una “foglia di fico”. Il fondatore dell’omeopatia, il tedesco Samuel Hahnemann, oltretutto, escludeva categoricamente qualsiasi commistione tra omeopatia e allopatia.

7) Gli omeopatici non sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale
I medicinali omeopatici in Italia non sono rimborsati dal SSN; possono comunque essere portati in detrazione nella dichiarazione dei redditi, presentando la tessera sanitaria al farmacista.

Per fortuna il SSN non rimborsa i rimedi omeopatici! I soldi pubblici devono infatti essere spesi in modo razionale, non per terapie di non dimostrata efficacia. Anche sulla detrazione fiscale ci sarebbe da discutere.

8) Le ricerche scientifiche sono migliaia e consultabili 
Per rendere più facile la loro consultazione esiste una banca dati dedicata, databaseomeopatia.alfatechint.com: contiene oltre mille studi scientifici sui medicinali omeopatici, presi da banche dati biomediche MedLine/ PubMed.

È vero che esistono molti studi sull’omeopatia pubblicati. Ma nessuno tra quelli rigorosamente controllati (vedi testi consigliati in calce) ha mai dimostrato che i rimedi omeopatici abbiano un’efficacia superiore al semplice placebo. Inoltre i “principi” su cui si basa l’omeopatia sono in netta contraddizione con tutte le nostre conoscenze chimiche, fisiche e biologiche.

9) Medicinali omeopatici e indicazioni terapeutiche
In Italia, a differenza di altri paesi europei, le indicazioni terapeutiche possono essere comunicate solo a medici e farmacisti, in quanto una legge non consente di comunicarle al pubblico (D.Lgs. 219/2006). Per questa ragione le confezioni dei medicinali omeopatici sono prive di indicazioni terapeutiche e di foglietti illustrativi; quindi farmacisti e medici ricoprono un ruolo ancor più fondamentale nell’educazione a un corretto utilizzo del medicinale omeopatico.

Le confezioni dei rimedi omeopatici sono prive di indicazioni terapeutiche e di foglietti illustrativi semplicemente perché essi sono privi di efficacia specifica. I farmacisti e i medici seri e preparati dovrebbero comunicare chiaramente ai loro pazienti che l’omeopatia non ha alcuno status scientifico e che la sua efficacia specifica non è mai stata dimostrata.

10) L’omeopatia è un atto medico
In Italia, l’omeopatia è definita “atto medico” dal 2002; per questo possono prescrivere farmaci omeopatici i medici di Medicina Generale, di diverse specializzazioni (inclusi veterinari e odontoiatri) adeguatamente preparati.

Anche questo è del tutto irrilevante. Si tratta di un provvedimento legislativo che nulla ha di scientifico. Che si affermi che “possono prescrivere farmaci omeopatici i medici di Medicina Generale, di diverse specializzazioni (inclusi veterinari e odontoiatri)” è in netta contraddizione col fatto che i rimedi omeopatici non richiedano prescrizione medica.

Che dire? Il decalogo di Omeoimprese non aiuta affatto “a fare chiarezza sulle medicine complementari e sul loro corretto impiego” e non sfata per nulla “falsi miti e fake news”. Al contrario, diffonde ai pazienti affermazioni o del tutto irrilevanti o fuorvianti, nascondendo totalmente quale sia la reale posizione della comunità scientifica nei confronti dell’omeopatia.

Più volte abbiamo sfidato gli omeopati a dimostrare le proprie affermazioni. Se non sono d’accordo con questi nostri commenti, ricordiamo loro che la sfida è sempre aperta.

Per approfondimenti:

  • S. Garattini, Acqua fresca? Tutto quello che bisogna sapere sull’omeopatia, Sironi, Milano 2015.
  • G. Dobrilla (con A. Cimino), Omeopatia dal 1810 al 2019, C1V, Roma 2019.
  • P. Panciroli, 200 anni di omeopatia. Storia di un equivoco?, C1V, Roma 2017.

Nota: L’autore ringrazia Giorgio Dobrilla per gli utili consigli.

Un pensiero riguardo “Il decalogo di Omeoimprese, commentato

  • 23 Ottobre 2020 in 15:23
    Permalink

    Mi sembra un commentario doveroso e necessario!
    Propongo a CICAP di organizzare una contro-campagna informativa con il decalogo e il commento.
    Io se serve do il mio contributo

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