La non profezia di Walter Molino sulla pandemia

Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo

Sta circolando da un paio di giorni, sia in Italia che all’estero, un’immagine che raffigura numerose persone a bordo di strani mezzi, praticamente dei segway a quattro ruote circondati da cupole integrali. Una delle didascalie con cui viaggia recita:

Illustrazione di Walter Molino del 1962, sulla vita nel 2022

In rete, diverse persone sembrano convinte che questo oscuro illustratore italiano abbia effettivamente profetizzato l’avvento della pandemia di Covid-19, il distanziamento sociale, la necessità di “protezioni” per i viaggiatori e – chissà – forse anche un nuovo mezzo di trasporto che (siamo nel 2020!) diventerà popolare nei prossimi due anni. 

Diciamolo subito: l’immagine è autentica, ma è fuori contesto. Se per uno straniero è un po’ più complicato rintracciare la fonte originale, anche soltanto per la barriera linguistica, per un italiano è invece abbastanza semplice, ed è altrettanto facile verificare che non ha nulla a che fare con virus e pandemie. Venne pubblicata il 16 dicembre 1962 da La Domenica del Corriere, il supplemento settimanale illustrato del Corriere della Sera (in quel periodo al massimo della popolarità: nel 1963 vendeva 1,3 milioni di copie a numero!). Le nostre “cupole”, nello stile che il periodico usava sin dalla sua nascita, comparivano sulla quarta di copertina della rivista, mentre su quella principale campeggiava un uomo in evidente stato di alterazione che camminava sul tettuccio di un’automobile. 

Il testo in prima pagina raccontava un curioso “incidente” avvenuto a New York:

L’incubo degli ingorghi – In una strada di Nuova York, già congestionata dalla febbre natalizia, all’impiegato postale George A. Compton, immobilizzato con la sua auto in un ingorgo stradale, dopo una esasperante attesa, ha dato di volta il cervello. E’ uscito dalla vettura, e toltosi le scarpe si è messo a risalire l’immobile fiume di auto, balzando agilmente di macchina in macchina. Servizio alle pagine 6 e 7. (Disegno di Walter Molino)

Gli faceva eco l’immagine in quarta di copertina, sul retro del settimanale, quella delle nostre cupoline:

In città gireremo così? – Ecco come potrebbe essere alleggerito, se non del tutto risolto, il problema del traffico nelle città: anziché le attuali ingombranti vetture, delle minuscole auto monoposto che occupa una minima superficie e che potrebbero essere battezzate “singolette”. Walter Molino ha immaginato qui l’aspetto della stessa strada della prima tavola qualora venisse adottata su larga scala la nuova soluzione. Serv. alle pagg. 6-7.

Come si vede, l’anno 2022 non è menzionato esplicitamente, potrebbe esserlo all’interno del servizio di approfondimento, oppure essere un’aggiunta di chi ha pubblicato su internet La Domenica del Corriere. Ad ogni modo il contesto dell’immagine originale è chiarissimo: la vicenda dell’impiegato “impazzito” era l’occasione per parlare del problema del traffico congestionato, e per fantasticare un po’ sulle possibili soluzioni. La pandemia non era nemmeno nel radar dei più lungimiranti. 

Non tutti i meme vengon per nuocere, però. Quello di questi giorni è l’occasione per riscoprire l’artista Walter Molino, che ci ha regalato alcune delle più interessanti e futuristiche tavole de La Domenica del Corriere

Nato a Reggio Emilia nel 1915, Molino aveva iniziato la carriera di illustratore giovanissimo, sotto il regime fascista. Era diventato popolare disegnando vignette satiriche e fumetti. Ironia della sorte, uno dei suoi lavori più importanti di quegli anni furono le tavole per Virus, il mago della foresta morta (1939). Ma non pensate male: si trattava di un fumetto fantascientifico-avventuroso nello stile classico dell’epoca. Virus era il nome del cattivissimo scienziato pazzo che tramava per conquistare il mondo, le cui armi sfruttavano sia l’immaginario tecnologico (il teletrasporto, ad esempio), sia quello che oggi definiremmo “paranormale” (ipnosi, telepatia).  

Inseguito dai dischi volanti – il futuro alle porte di casa – a Mount Vernon, Illinois. Così Molino su “La Domenica del Corriere” del 1° settembre 1963.

Nel 1941 Molino cominciò a collaborare con La Domenica del Corriere, uno degli allora popolarissimi settimanali illustrati: di solito erano supplementi dei quotidiani, e furono loro a plasmare sino agli anni ‘60 l’immaginario collettivo degli italiani. Erano la variante grafica delle notizie, quella che arrivava a tutti, tanto più agli inizi del XX secolo, quando le fotografie sui quotidiani erano ancora di difficile riproduzione.

Se durante la Seconda guerra mondiale le tavole di Molino illustravano gli inevitabili successi delle nostre truppe, con la fine del conflitto si passò a cose più moderne: il culto della tecnica, i missili, il futuro, la cronaca insolita, l’evoluzione dei costumi. E i dischi volanti, che dal 1947 sarebbero diventati vera e propria mania collettiva, e di cui Molino rappresentò alcuni memorabili “incontri ravvicinati”, a cominciare dal 1950.  

Oggi diverse illustrazioni comparse su La Domenica del Corriere sono viste come una via italiana al retrofuturismo – l’analisi di come nel passato si guardava (anche in forma grafica) a ciò che sarebbe diventato il mondo nei tempi a venire.

Le “singolette” di Molino non solo non hanno nulla a che spartire con malattie e distanziamento sociale; vanno lette proprio come un esempio di quell’immaginario. Erano le rappresentazioni di un futuro che oscillava tra il più cupo pessimismo, da distopia inquietante, e l’ottimismo più ingenuo, colmo di fiducia nelle nostre capacità di risoluzione di ogni problema sociale. Molino, da buon emiliano trapiantato in Lombardia, stava da questa parte: nella nostra tavola, uomini eleganti e signore con colli di pelliccia vanno a fare acquisti nei loro abitacoli individuali, si salutano educatamente sollevando il cappello, rispettano le regole di quella nuova circolazione. Un mondo straniante ai nostri occhi, ma ordinato. E senza pandemie. 

“Banche senza impiegati”: gli uffici del futuro, solo con i “calcolatori elettronici”. Questa l’evoluzione delle transazioni economiche per Molino, su “La Domenica del Corriere” n. 8 del 20 febbraio 1966.

2 pensieri riguardo “La non profezia di Walter Molino sulla pandemia

  • 18 Maggio 2020 in 11:41
    Permalink

    Ed eccoci nel 2020 con strade intasate da suv transoceanici ed uffici al collasso per troppa burocrazia con i “calcolatori elettronici” sotto attacco hacker..

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