Perché la Cina sembra essere un serbatoio di nuovi virus?

Articolo di Graziella Morace*

Perché la SARS in passato ed ora questo nuovo coronavirus si sono sviluppati proprio in Cina? Qual è la spiegazione? Proviamo a capire.

I coronavirus sono una vasta famiglia di virus, comuni nell’uomo ed in molte specie animali, noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi (infezioni delle basse vie aeree-polmoniti) come la sindrome respiratoria acuta grave (SARS), la sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la sindrome respiratoria causata dal nuovo virus 2019-nCoV. Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie.

I coronavirus si possono trasmettere da persona a persona, di solito in seguito a contatti stretti, in famiglia, tra amici, negli ambienti di lavoro e in luoghi molto affollati. Dalle ricerche svolte finora il primo veicolo di contagio sembrano essere gocce di saliva e di muco da persone infette, con le quali si entra in contatto. La diffusione per via aerea sembra meno frequente.

Il virus della SARS comparve nel sud della Cina circa diciotto anni fa, nell’inverno tra il 2002 e il 2003. L’infezione provocava sintomi simili a quelli dell’influenza, febbre, brividi, mal di testa e tosse secca, ma questa condizione progrediva in un quarto circa dei pazienti in una forma letale di polmonite con gravi insufficienze respiratorie e numerosi casi mortali. Il primo caso conosciuto della malattia si verificò verosimilmente nella città di Foshan, nella provincia di Guangdong, a Novembre 2002. Successivamente l’infezione si diffuse in altre province cinesi, ad Hanoi, Hong Kong, Singapore, in Canada e negli Stati Uniti e in numerosi altri Paesi. Quando l’epidemia si concluse sette mesi dopo, si registrarono oltre 8.000 casi e 800 decessi. L’origine dell’infezione fu identificata nei mercati di fauna selvatica e si ritiene che questo virus sia stato trasmesso all’uomo da piccoli mammiferi, come lo zibetto, e si sia successivamente adattato all’uomo attraverso la comparsa di alcune mutazioni genomiche.

Un nuovo virus della stessa famiglia, 2019-nCoV, è emerso ora nella città di Wuhan nella Cina centrale, con segnalazione all’OMS il 31 dicembre 2019. L’analisi del suo genoma ha confermato che è un virus molto simile a quello della SARS, ma non è una sua variante. Si tratta di un virus diverso che, secondo quanto mostrato dallo studio al computer della sua struttura, sembra comunque usare lo stesso recettore (la stessa “serratura”) presente sulla superficie delle cellule umane per legarsi e penetrare all’interno (Chen, et al., 2020; Lu, et al., 2020).

La malattia si è diffusa in sole tre settimane nelle principali città Pechino, Shanghai e Shenzhen, nonché nelle vicine nazioni di Taiwan, Tailandia, Giappone e Corea del Sud. Secondo quanto riportato dalla stampa al 1° febbraio in Cina vi sarebbero 12 mila contagiati dall’epidemia, con 259 morti.

Casi sono anche stati registrati in Europa, inclusa l’Italia dove sono state ricoverate due persone provenienti dalla Cina, in altri paesi asiatici e negli USA.

Anche il nuovo coronavirus inizialmente causa sintomi simili a un’influenza: congestione nasale, mal di gola, spossatezza e febbre. In alcuni casi la malattia progredisce, creando un’infiammazione delle strutture più interne dei polmoni, e in mancanza di cure adeguate o per la presenza di precedenti malattie può rivelarsi mortale. Secondo i Centers for Disease Control (CDC) USA “La diffusione da uomo a uomo è stata confermata, [ma] non si sa ancora quanto sia facile la diffusione di questo virus”.

Come avvenuto per la SARS, questo nuovo virus sembra essere emerso a causa del commercio di animali selvatici. In effetti, sia ​​la SARS che il nuovo virus sono zoonosi, cioè malattie trasmesse all’uomo da animali. Spesso l’infezione si interrompe subito dopo il primo caso perché il microrganismo non riesce a passare da una persona all’altra, ma a volte riesce a fare il cosiddetto “salto di specie” e quindi diventa possibile la trasmissione da uomo a uomo. Con la SARS, ad esempio, i produttori di alimenti e le persone che maneggiavano, uccidevano e vendevano animali selvatici sono state quasi il 40% dei primi casi. I primi episodi si sono registrati anche tra persone che vivevano a pochi passi dai mercati della fauna selvatica.

Anche nel caso del nuovo coronavirus i primi casi sono collegati a un mercato del pesce nella città di Wuhan, in cui in realtà non si vendeva solo pesce ma anche animali selvatici vivi.

In questo genere di mercati tradizionali convivono, spesso in spazi ristretti, venditori, acquirenti e animali di ogni tipo, inclusi animali selvatici, che vengono macellati sul posto.

Ecco, questa è esattamente la risposta che cercavamo, il perché la Cina sembra comportarsi come un serbatoio di nuovi virus. La causa principale sono proprio queste attività tradizionali, che favoriscono il contatto uomo-animali: l’ammassamento di uomini ed animali selvatici in stretta prossimità in condizioni di bassa igiene rappresenta una situazione a rischio per il passaggio di virus da una specie all’altra.

Nel caso dell’epidemia della SARS i ricercatori identificarono ben presto parenti stretti di questo coronavirus in procioni, zibetti e tassi. Successivamente, ulteriori studi tra la fauna selvatica hanno permesso di scoprire che gli antenati e i parenti della SARS circolavano da anni nei pipistrelli in Asia, Africa ed Europa, e di dimostrare che i pipistrelli rappresentano il serbatoio originale di tutti i principali coronavirus, che possono poi trasmettere ad altri animali, da cui i virus possono passare all’uomo.

Come per il virus della SARS, il serbatoio animale iniziale del nuovo coronavirus è quasi certamente il pipistrello. Ancora non sappiamo quale sia, invece, l’animale che dopo aver acquisito il virus dal pipistrello, l’ha trasmesso all’uomo. Un team di ricercatori cinesi ha pubblicato un articolo in cui dichiara di aver individuato nei serpenti il veicolo di trasmissione (Ji et al., 2020), ma altri ricercatori sono scettici su questa ipotesi, sostenendo che le prove fornite non sono sufficienti per affermare che questi virus possano infettare altre specie diverse da mammiferi e uccelli. La biologia a sangue freddo dei serpenti è semplicemente troppo diversa. Inoltre, il 2019-nCoV e il suo parente più prossimo, SARS, appartengono a un sottogruppo noto come beta-coronavirus, che sono noti solo per infettare i mammiferi (Callaway et Cyranoski, 2020).

D’altra parte, un ulteriore sostegno all’idea che la via mediante la quale nuovi coronavirus arrivano ad infettare l’uomo parta dai dai pipistrelli è fornito dalla vicenda della MERS, la Sindrome Respiratoria del Medio Oriente. In questo caso la malattia, provocata da un altro coronavirus simile alla SARS che è emerso in Arabia Saudita nel settembre del 2012 e si è diffuso anche in altri Paesi, ha avuto come vettore diretto dei mammiferi domestici, i dromedari, infettati a loro volta in passato dai pipistrelli (Mackay et Arden, 2015). A differenza della SARS, che è emersa e affievolita nel giro di un anno, la MERS continua a provocare casi in tutto il mediterraneo orientale, ma che coinvolgono principalmente l’Arabia Saudita.

Bibliografia

  • Chen N, Zhou M, Dong X, Qu J, Gong F, Han Y, Qiu Y, Wang J, Liu Y, Wei Y, et al. Epidemiological and clinical characteristics of 99 cases of 2019 novel coronavirus pneumonia in Wuhan, China: a descriptive study. The Lancet. January 29, 2020
  • Lu R, Zhao X, Li J, Niu P, Yang B, Wu H, Wang W, Song H, et al. Genomic characterisation and epidemiology of 2019 novel coronavirus: implications for virus origins and receptor binding. The Lancet. January 29, 2020.
  • Ji W, Wang W, Zhao X, Zai J, Li X. Homologous recombination within the spike glycoprotein of the newly identified coronavirus may boost cross-species transmission from snake to human. J Med Virol. Accepted manuscript online: Jan 22 2020
  • Callaway E, Cyranoski D. China coronavirus: Six questions scientists are asking. Nature 2020; 577: 605-607
  • Mackay IM, Arden KE. MERS coronavirus: diagnostics, epidemiology and transmission. Virol J. 2015; 12: 222.

*Virologa ed esperta di vaccini. Dopo oltre quarant’anni di lavoro come Primo Ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità è ora felicemente in pensione, ma continua ad occuparsi attivamente di argomenti scientifici.

7 pensieri riguardo “Perché la Cina sembra essere un serbatoio di nuovi virus?

  • 5 Febbraio 2020 in 07:41
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    Mamma mia quante imprecisioni…siete ridicoli! Il mercato di wuhan è più pulito e igienico di tanti mercati italiani e non vi è minimamente venduto alcun pipistrello! Tanto per dirne una. Ma come stiamo finendo in basso…

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  • 5 Febbraio 2020 in 09:08
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    Lostp ma hai letto l’articolo? Di ridicolo c’e’ solo il tuo commento.

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    • 5 Febbraio 2020 in 19:19
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      Salve.
      Davvero interessante l’articolo.
      A tal proposito, se possibile, chiederei un chiarimento riguardo all’articolo che segue (non tratta direttamente il Corona virus, ma è un problema strettamente afferente):

      https://www.nature.com/articles/d41586-019-02751-w

      In particolare il problema della scarsa efficienza dei vaccini anti-influenzali.
      Parlando con un amico di quel problema, mi è stata posta proprio la sottolineatura della loro scarsa utilità.
      In tal senso un suo intervento (magari un articolo) potrebbe aiutare a comprendere bene il problema e la valenza di quei vaccini.
      Sottolineo che personalmente mi vaccino tutti gli anni, poiché sostengo con convinzione la valenza della prevenzione dell’influenza su base vaccinale.

      Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.

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      • 7 Febbraio 2020 in 12:39
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        Gentile Andrea, poiché la composizione del vaccino stagionale viene decisa molto prima rispetto all’inizio della stagione influenzale, può accadere che i virus circolanti possano presentare delle mutazioni minori rispetto ai ceppi inclusi nel vaccino. Questo è probabilmente alla base della moderata efficacia vaccinale osservata in alcune stagioni che potrebbe essere dovuta ad una non perfetta corrispondenza fra i ceppi circolanti, prevalentemente quello di tipo A(H3N2), e i ceppi contenuti nel vaccino. In generale, infatti, il vaccino tende ad essere più protettivo contro il ceppo B ed il ceppo A(H1N1) che contro A(H3N2), perché quest’ultimo ceppo tende a mutare con maggiore frequenza.
        Anche se l’efficacia del vaccino non supera solitamente anche nelle stagioni migliori il 60%, secondo quanto riportato dal CDC, diversi studi hanno mostrato che il vaccino antinfluenzale reduce la severità della malattia anche negli individui che si ammalano pur essendosi vaccinati https://www.cdc.gov/flu/vaccines-work/vaccineeffect.htm.
        Intanto la ricerca per produrre un vaccino antinfluenzale “universale” contro il gambo dell’emagglutinina, che è una regione conservata della proteina, va avanti, speriamo che abbia presto successo.

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  • 7 Febbraio 2020 in 09:10
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    “Ecco, questa è esattamente la risposta che cercavamo, il perché la Cina sembra comportarsi come un serbatoio di nuovi virus. La causa principale sono proprio queste attività tradizionali, che favoriscono il contatto uomo-animali: l’ammassamento di uomini ed animali selvatici in stretta prossimità in condizioni di bassa igiene rappresenta una situazione a rischio per il passaggio di virus da una specie all’altra.” Cara Graziella, permettimi di essere scettico: se così fosse, pandemie dovrebbero partire anche dall’ India, dal Pakistan, dall’ Indonesia, dall’ Egitto, dalla Nigeria, dall’ America Latina, dai Balcani e…ma siamo poi tanto sicuri dei nostri mercati avicunicoli e bovini? Una breve indagine su Internet non mi ha tranquillizzato.

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    • 7 Febbraio 2020 in 14:43
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      Caro Aldo, certo, le epidemie possono partire da ogni parte del mondo. Due esempi:
      1) l’HIV viene dall’Africa ed è stato trasmesso all’uomo dallo scimpanzé.
      2) l’influenza H1N1 o “suina” è venuta dal Messico.
      Non credo che i nostri mercati avicoli e bovini possano essere paragonati a quelli cinesi; in ogni caso non mi risulta che vi siano in vendita animali selvatici vivi che vengono macellati sul posto.

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  • 26 Febbraio 2020 in 17:05
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    Leggo solo ora l’articolo e lo trovo molto chiaro, grazie! Ricordo di aver letto almeno, un decennio fa, un libro la cui autrice tentava di rispondere al perché dell’origine asiatici a dei virus con l’ipotesi” duck, rice and pigs”. Uno stile di vita che risulta una fucina di virus… poi la potenza numerica della popolazione fa il resto nel diffondere i patogeni.
    Quello che spaventa di più é la crescita della popolazione, non può essere infinita, come per la curva di crescita microbica esiste un plateax, dopo il quale i fattori che ostacolano la crescita superano quelli favorevoli…ma nel nostro caso, nessuno cambia il terreno di coltura.

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