Panico collettivo da mutanda in Nigeria

Articolo di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

La Nigeria, un colosso mondiale in sviluppo economico e sociale tumultuoso, presenta un panorama religioso e culturale in rapida evoluzione.

Qui negli ultimi due mesi si è sviluppato un vasto fenomeno di panico collettivo legato alla paura che gruppi di criminali rubino la biancheria intima delle donne per compiere dei riti che possono avere conseguenze sulla salute e sull’equilibrio delle derubate.

Le prime notizie che hanno chiarito la portata di quanto stava accadendo risalgono ai giorni verso il 22 dicembre. In una lunga indagine, il giornalista Ochei Matthew, redattore di Punch, che già il mese prima aveva contribuito alla diffusione dell’ipotesi circa un gran numero di omicidi rituali che si sarebbero verificati nel Paese (che ha una struttura di tipo federale), ha focalizzato la sua attenzione sullo stato di Delta, nel sud-ovest.

Il quadro delineato da Matthew è questo: gli “Yahoo Boys”, un gruppo di ritualists, ossia criminali organizzati intorno a riti di tipo iniziatorio per l’ammissione al clan, avrebbe preso a rubare in massa indumenti intimi femminili dai campus delle istituzioni scolastiche superiori, in particolare dalle università. Già nel 2013 un sociologo dell’Università di Ibadan, Oludayo Tade, aveva esaminato in un suo lavoro il fenomeno dei reati commessi soprattutto per via telematica dei giovani etichettati come “Yahoo Boys” (oppure “Yahoo Yahoo”) e aveva posto l’accento sulle componenti “spirituali” delle loro strategie criminali.  Oggi gli “Yahoo Boys” sono chiamati in causa per l’attuale panico dei furti di biancheria. Ad esser prese di mira, questa la versione dominante, sarebbero in particolare donne tra i 14 e i 35 anni di età. Di speciale valore simbolico gli indumenti già usati e magari macchiati da fluidi corporei.

 Malgrado non sia stata accertata la realtà delle affermazioni secondo le quali la biancheria rubata sarebbe utilizzata a scopi rituali, queste notizie hanno instillato la paura nell’animo delle donne che vivono in quelle zone, con conseguenti paura e panico. 

Ciò che emerge dal resoconto del giornalista è che il furto della biancheria servirebbe a compiere degli incantesimi che arricchiscono chi li compie. Come effetto collaterale dell’incantesimo le donne morirebbero in pochi giorni, in molti racconti dopo aver preso a sanguinare e a vomitare sangue.

Secondo Matthews l’elenco dei casi, che sarebbero avvenuti in particolare nella città di Asaba, che ha circa 150.000 abitanti ed è capitale dello stato, era lungo. Le voci raccolte fra le ragazze erano innumerevoli.

Quanto prendono le mutandine di qualcuna, per quella è la fine. Così è capitato a una signora del quartiere di Umuagwu. La famiglia l’ha portata in chiesa per delle preghiere di guarigione perché ha cominciato a comportarsi in modo anormale. Non esco più con persone che non conosco bene, in particolare con quelli che hanno macchine appariscenti 

E ancora:

So che una certa Jennifer è caduta nelle mani di questi malvagi ad Asaba. Venerdì 14 dicembre 2018 si è sentita malissimo. La direzione dell’albergo di Umuagwu, dove era andata per incontrare qualcuno, ha segnalato subito il caso alla Polizia e quelli hanno consigliato di portarla immediatamente presso un centro di medicina tradizionale. Quando è stato contattato per telefono, l’uomo identificato come il colpevole ha detto che la signora era ancora viva, ma poi il suo cellulare è diventato irraggiungibile.  

Anche altre dinamiche sono indicative della molteplicità delle preoccupazioni di queste donne. Spiegava l’articolo di Punch:

Abbiamo chiesto a Cynthia se qualcuna di loro stesse evitando di frequentare fidanzati per prudenza, e lei ha detto: “stiamo cercando di capire se le amicizie che abbiamo porteranno al matrimonio. Prima di adesso, quando andavamo dai fidanzati e dormivamo lì portavamo degli slip di ricambio, ma ora non lo si fa più”. 

Chiese protestanti di diverse confessioni si erano intanto attivate per consigliare alle loro fedeli varie strategie antifurto, probabilmente così favorendo un aumento della paura e un innalzamento della vigilanza e del sospetto. Il 31 gennaio il fondatore della Faith Revival Apostolic Church, Paul Adenuga, è entrato in polemica indiretta con quelle chiese evangelicali che predicano il cosiddetto prosperity gospel, che mette l’accento sul benessere come segno della grazia di Dio. Così facendo, sostiene Adenuga, si offre una nuova motivazione a chi ruba biancheria per rivenderla e trarne vantaggi materiali.

Da almeno qualche settimana, peraltro, secondo l’articolo di Punch parecchie donne raccontavano di aver cominciato a ungere i loro slip con olio benedetto da predicatori di chiese evangelicali.

Dalla fine di dicembre le notizie di nuovi furti sono diventate centinaia nel volgere di pochi giorni e l’attenzione della Polizia nigeriana è andata crescendo tanto che le forze dell’ordine hanno arrestato alcuni uomini accusati di darsi a quelle attività. Impossibile render conto della massa di voci e dei casi di presunti furti. Qui citeremo soltanto alcuni episodi di spicco, a cominciare da quello che all’inizio del 2019 ha ricevuto in Nigeria vastissima copertura mediatica e ha confermato il pubblico nelle sue preoccupazioni.

Il 2 gennaio, infatti, un anziano – a quanto pare sofferente di disturbi psichiatrici – è stato assalito e malmenato dai passanti ad Akure (stato di Ondo) perché scoperto con indumenti intimi da donna: sarà poi ricoverato in attesa di accertamenti sulle sue condizioni mentali.

Il 13, invece, su Twitter, una donna scriveva che due giorni prima un gruppo di giovani rapinatori era entrato in una tavola calda di Ode (stato di Ogun) senza chiedere soldi o valori, ma solo gli slip delle donne presenti. Il giorno 16, su Instagram, si raccontava che ad Auchi, nello stato di Edo, un falso pastore protestante era stato colto con una borsa piena di indumenti femminili mentre predicava per strada. Il 17 gennaio, invece, la Polizia dello stato di Arambra esibiva in pubblico un uomo, ripreso mentre era costretto a mostrare i “trofei” di un suo furto. Il 5 gennaio un ufficiale donna della Polizia federale aveva scritto su Instagram che presto il furto della biancheria intima avrebbe potuto essere elevato al rango di tentato omicidio!

La misura delle cose è data da quanto il 20 gennaio è arrivato ad affermare un altro organo di stampa nigeriano:

 Negli ultimi due mesi, i furti di mutandine a fini rituali hanno via via sostituito gli omicidi e l’incetta di parti umane che in precedenza erano la norma. 

In questo modo si  è creata la connessione tra il panico legato ai furti di mutandine e il più antico timore dovuto alla leggenda del traffico d’organi per i trapianti, o addirittura a pratiche cannibaliche a fini rituali.

Il giorno 19 è diventato chiaro che in molti stati della Nigeria il terrore era diffusissimo. The Nation scriveva che moltissime donne avevano adottato le precauzioni più svariate e parlava di una psicosi il cui avvio poteva esser fatto risalire al novembre precedente, se non prima. Da allora “la macchina delle dicerie” (the rumor mill) si era messa in moto in maniera vorticosa.

Un esempio ulteriore, per indicare il punto d’ebollizione raggiunto.

Ecco il racconto di Juliet Onah, della University of Nigeria di Nsukka, nello stato di Enugu:

 Nella seconda settimana di dicembre girava la voce che una ragazza della mia scuola era andata in viaggio e che rientrando era stata assalita da certi tipi che l’avevano picchiata e le avevano preso le mutandine. Ha perso i sensi per le botte, poi ha sanguinato per due giorni. Non aveva dolori o  mal di testa o ustioni, sanguinava soltanto. Poi è stata trasferita dalla clinica della scuola e nessuno al momento sa dove si trovi. Ma, come ho detto, si tratta di una diceria, perché non ho visto la ragazza coi miei occhi. 

Il 26 gennaio, Leadership, uno dei periodici online che si rivolge agli strati ricchi del Paese, ha pubblicato uno degli articoli più ampi e più densi di spunti di riflessione. Si tratta di uno sguardo retrospettivo sui cinque mesi precedenti. L’autore si mostra sorpreso per le dimensioni assunte dalla psicosi e per i meccanismi imitativi che ha innescato il fenomeno.

Entrambe le cose (paure e atti imitativi) hanno assunto tratti preoccupanti in almeno cinque stati: Lagos, Ongo, Delta, Ogun e Edo, tutti nella parte sud-occidentale del Paese. In un gran numero di chiese evangelicali durante i culti si prega Dio perché protegga contro i ladri di biancheria. Temendo gli “effetti spirituali” dei furti, alcune donne cercherebbero di neutralizzare il pericolo applicando pezzi di carbone sulle parti intime. Moltissime si rifiuterebbero di stendere gli slip fuori casa.

Sui social imperversano in particolare testimonianze su rapine nelle lavanderie. Alcune donne avrebbero ricevuto richieste di vendita della loro biancheria, anche per cifre elevate. Innumerevoli gli interventi dai toni accesi di leaders religiosi, sia di chiese cristiane, sia di comunità musulmane, tenuti in interviste o in discorsi fatti durante occasioni cultuali.

La testata nigeriana elencava parecchi altri racconti, ma non mancava di inserire nel pezzo avvertenze di questo tenore:

Anche se Leadership non può confermare la veridicità di questa storia, essa circola ampiamente sui social media

Intervistate da Leadership, diverse ragazze esprimevano ogni tipo di preoccupazione, riferivano voci e notizie sentite da altre, raccontavano dei sospetti reciproci insorti anche fra amiche e conoscenti e si confermavano a vicenda  nel terrore dell’incontro diretto con i ritualists.

Sempre il 26 gennaio, Nako Ekezie, una delle più celebri attrici cinematografiche nigeriane, ha annunciato che non avrebbe più indossato slip sotto gli abiti per timore che glieli portassero via. Altri personaggi dello spettacolo lo avevano fatto nei giorni precedenti.

La gravità della situazione nello stato di Delta è stata confermata, lunedì 27 gennaio, dalla prima notizia dell’aggressione di un presunto ritualist, malmenato dalla folla ad Abraka e salvato a stento dalla Polizia, che ha poi comunicato che l’uomo era stato trovato in possesso di un borsone contenente 124 paia di mutande da uomo e da donna. Un po’ meno grave l’episodio di Oshodi (Lagos), dove lunedì 4 febbraio un gruppo di giovani ha bloccato un uomo di mezza età in possesso di indumenti femminili che – avrebbe confessato – aveva rubato a sua sorella con l’intenzione di venderli ai ritualists

Il 5 febbraio due giovani impegnate in una specie di servizio civile, il National Youth Service Corps, hanno raccontato di esser state costrette dall’autista di una jeep che le trasportava a pagamento in un parco naturale dello stato settentrionale di Obenyi a consegnare i loro indumenti intimi. Una avrebbe dovuto privarsi anche del tampone sanitario che portava a causa del ciclo mestruale.

Malgrado una parte dei nigeriani sia preso tra la paura, il diffondersi di leggende di ogni tipo e la realtà di alcune vere aggressioni, il 6 febbraio un avvocato di Lagos, Shina Adedeji, ha messo in guardia dal pensare che sia facile provare le accuse contro i presunti ritualists perpetratori dei crimini. Non solo, in caso di arresti ulteriori, dapprima bisognerà provare che i furti ci siano stati davvero, ma soprattutto occorrerà verificare se i presunti utilizzi della biancheria a fini rituali siano stati effettuati sul serio.

L’avvocato Adedeji aggiunge:

Una corte di giustizia è un tribunale che si basa sull’evidenza, non è come un erborista che trae un oracolo per poter identificare il colpevole. La parola chiave è evidenza.

A giudicare dalle fonti che ci è stato possibile consultare, un certo numero di furti di biancheria si è verificato davvero. Mentre il panico va crescendo, s’infittiscono le voci ma anche i tentativi di impadronirsi di indumenti intimi da parte di uomini che agiscono per i motivi più vari, il più delle volte sperando di  ricavarne un guadagno.

Un evento di portata psicosociale vastissimo, tuttora in corso mentre pubblichiamo queste note.

2 pensieri riguardo “Panico collettivo da mutanda in Nigeria

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