Lo stivale di Neil Armstrong

“Questo è un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l’umanità.”

Queste le parole di Neil Armstrong, il 21 luglio 1969, al momento di mettere piede per la prima volta sulla Luna, nel corso della missione che lo vide protagonista insieme a Buzz Aldrin e Michael Collins. C’è chi, però, quel balzo non crede sia mai stato fatto.

Fin dai primi tempi, dopo il ritorno degli astronauti, si diffusero voci sul fatto che Apollo 11 fosse stata in realtà una messinscena, attuata per vincere la corsa allo spazio con i Russi. Una tesi diventata celebre nel 1974 con il libro “Non siamo mai andati sulla luna. Una truffa da 30 miliardi di dollari” di Bill Kaysing.

A quasi cinquant’anni da quel “piccolo passo” di Neil Armstrong c’è chi ancora non crede all’uomo sulla Luna, nonostante tutte le prove che sono state portate in questi anni. Periodicamente infatti si diffondono su internet articoli complottisti che portano prove più o meno sgangherate. Ultimamente ha avuto un certo successo un meme, che mette a confronto una fotografia degli scarponi usati durante la missione Apollo 11 (scattata da Phil Plait presso lo Steven F. Udvar-Hazy Center in Virginia) con la celebre fotografia dell’impronta umana sul suolo lunare (che per inciso, contrariamente a quanto recita la didascalia, è stata lasciata da Aldrin e non da Armstrong). Ma chi crede nella teoria del complotto si concentra invece sulla suola dello scarpone, che non sembra compatibile con l’impronta. Com’è possibile?

La soluzione è molto semplice, e bastano pochi click per scoprirla: gli astronauti indossavano delle “sovrascarpe” fatte apposta per la missione dall’International Latex Corporation, con l’obiettivo di fornire uno strato aggiuntivo di protezione termica e di proteggere gli stivali contro eventuali rocce appuntite. Nelle fotografie della tuta completa e in quelle scattate durante la missione Apollo 11, per altro, queste sovrascarpe aggiuntive sono visibili perfettamente, e risulta evidente anche la zigrinatura delle suole (si veda questa immagine di Aldrin mentre scende dalla scala dell’Eagle, ad esempio).

Nessun mistero, dunque: le foto sono entrambe vere, ma nessuna delle due è la prova del complotto.

Concludiamo, però, con una piccola curiosità: il 21 luglio 1969, per annunciare l’evento storico, il Messaggero titolò a tutta pagina “Luna – Primo passo”, e corredò il tutto con l’immagine di quella che i lettori potevano presumere fosse la prima impronta dell’uomo sul suolo lunare. Non lo era.

Se si guarda la fotografia, l’orma è molto diversa da quella che siamo ormai stati abituati a riconoscere, più simile a quella di un normalissimo stivale “terrestre”. E, d’altra parte, le vere fotografie dell’impronta lunare sarebbero arrivate solo al rientro degli astronauti, il 24 luglio, mentre quelle girate per l’evento televisivo avevano una qualità troppo bassa per la stampa su carta. Insomma, si trattò di una vera e propria messa in scena dal giornale.

Adesso, a cinquant’anni di distanza, fa quasi sorridere la disinvoltura con cui il quotidiano “falsificò” l’immagine dell’orma lunare. Al giorno d’oggi, con la possibilità di verifica in tempo reale messa a disposizione da internet, la messinscena sarebbe stata scoperta in pochissimo tempo, e forse un quotidiano sufficientemente rispettabile non ci avrebbe nemmeno provato. Ma all’epoca i controlli erano molto più difficili, e tutto passò sotto silenzio. Segno che forse, per quanto si dica male del web e dell’epoca della “post-verità”, qualche progresso è stato fatto anche in questo senso. Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per la correttezza dell’informazione.

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