Tutto quello che avreste voluto sapere sull’astrologia e non avete mai osato chiedere

Conclusioni

Se si confrontano i risultati dei matching test presentati, insieme con quelli di altri studi, il quadro complessivo è quasi unanime (vedi tab. 1; per semplicità di confronto, sono riportati solo i numeri relativi ad esperimenti in cui è il soggetto a dover scegliere tra più interpretazioni del proprio tema natale).

Su dieci lavori presi in esame, per un totale di quasi 400 soggetti, solo due studi riportano risultati non completamente compatibili con l’ipotesi casuale. Entrambi gli studi, ad un esame più approfondito, mostrarono gravi difetti nel protocollo sperimentale; ad esempio, non si era tenuto conto che molti conoscono le caratteristiche tradizionalmente associate a ciascun segno zodiacale; un Ariete, dovendo scegliere un profilo astrologico, tenderà a preferire quello che dice “testardo”.

In generale, anche esaminando altri studi meno convenzionali di quelli qui presentati (vedi ad es. Dean&Kelly 2003), sembra proprio di poter concludere che anche riguardo all’astrologia vale la solita regola: in queste materie controverse, migliore è la qualità dello studio e più stringenti i controlli, minori sono gli effetti trovati, che si riducono fino a scomparire del tutto. Sintomo di quella che il premio Nobel Irving Langmuir chiamava “scienza patologica” (Langmuir 1989).

Possiamo a questo punto chiudere con un’osservazione di F. A. Fullam:

…un sistema non deve necessariamente essere reale per essere accettato come vero: basta che soddisfi le aspettative. L’astrologia fiorisce rigogliosamente perché è un quadro all’interno del quale è possibile ricercare e discutere il significato della propria esistenza. (Fullam 1984, citato in Dean 1987)

Bibliografia

Il principale punto di riferimento per gli studi critici sull’astrologia è l’eccellente sito web astrology-and-science.org, sul quale è possibile trovare un gran numero di articoli originali e di rassegna.

Carlson, S., “A Double-blind Test of Astrology” Nature, 318:419 (1985)

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Dwyer, T. e Grange, C., Astrological Journal 28:92-93 (1986)

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[1] Summa theologiae (I –II. q. 95 a,5 e a.6); il concetto è in realtà espresso in una frase più complessa, generalmente sintetizzata come riportato.

[2] Il termine inglese comunemente usato è “experimenter’s bias”; tradotto letteralmente suonerebbe più come “pregiudizio dello sperimentatore”

[3] Va però osservato come, per quanto Nature sia in generale una rivista peer-reviewed, l’articolo sia uscito nella sezione “Commentary”, che non lo è.

[4] Gli astrologi partecipanti al test di Carlson avevano però approvato il protocollo, compreso l’uso del solo CPI per la descrizione dei soggetti.

[5] Non ci è ancora stato possibile reperire in alcun modo una copia dell’articolo originale di Clark, quindi queste note si basano solo su resoconti di seconda mano.

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