Cellulari e tumori: un approfondimento

Con un comunicato stampa datato 31/05/2011, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza come “possibilmente cancerogeni per gli esseri umani”  (scaricabile qui il pdf del documento dello IARC).

Nei giorni scorsi la notizia è tornata a far parlare di sé in seguito a un servizio molto critico della trasmissione televisiva Report. Noi avevamo presentato qui i risultati dello studio Interphone e integriamo adesso con un approfondimento su quanto emerso dai risultati degli studi dello IARC.

Possibilmente cancerogeni

Quella di “possibilmente cancerogeni” è una definizione ben precisa che rientra in una scala costituita dai seguenti gruppi:

  1. agente cancerogeno per gli esseri umani; sufficiente evidenza degli effetti su animali e forte evidenza dell’azione cancerogena sugli umani

  2. (A) agente probabilmente cancerogeno per l’uomo; limitata evidenza di cancerogenicità sugli umani ed evidenza sperimentale sufficiente sugli animali
    (B) agente possibilmente cancerogeno per l’uomo; limitata (o inadeguata) evidenza di cancerogenicità sugli umani e men che sufficiente sugli esperimenti condotti su animali.

  3. agente non classificabile in quanto a cancerogenicità sull’uomo; vi è inadeguata evidenza di cancerogenicità negli umani o un’evidenza sperimentale limitata ai soli animali

  4. agente probabilmente non cancerogeno per l’uomo; vi è inadeguata evidenza di azione cancerogena sull’uomo e inadeguata o inesistente sugli animali.

Gli agenti non classificabili in nessuno dei gruppi vengono in genere classificati come appartenenti al gruppo 3. Pertanto tale classificazione non sancisce di per sé la non cancerogenicità né l’assoluta sicurezza degli agenti che ne fanno parte.

Gli effetti dei campi elettromagnetici sull’uomo

I campi elettromagnetici generati da sorgenti a radiofrequenza, come per  esempio i telefoni cellulari, possono causare l’attraversamento del corpo umano di campi elettrici, campi magnetici e correnti elettriche.

L’intensità di tali campi e correnti differisce notevolmente a seconda della distanza dalla sorgente, dalla potenza del segnale, dalla sua frequenza e della polarizzazione dell’onda elettromagnetica, dalle caratteristiche anatomiche del soggetto coinvolto.

Nel caso di un telefono cellulare, la zona maggiormente coinvolta è quella direttamente a contatto con l’utilizzatore, dunque la testa. Quando l’esposizione riguarda i bambini, il trasferimento di energia ai distretti corporei è maggiore di un fattore 2 (nel caso del cervello) o anche di un fattore 10 (nel caso del midollo osseo del cranio) rispetto ad un adulto.

L’uso di auricolari può ridurre gli effetti a carico della testa anche del 90%, incrementando però l’esposizione a carico di altre zone corporee.

Poiché il principale effetto biologico noto delle radiazioni elettromagnetiche a radiofrequenza è il riscaldamento dei distretti corporei investiti, le attuali linee guida dell’OMS riguardo l’esposizione alle radiofrequenze si basano sull’analisi di questo tipo di effetto.

Tuttavia è possibile che, anche al di sotto della soglia richiesta per causare il riscaldamento corporeo, intervengano altri effetti biologici legati ad esposizioni prolungate, quali, ad esempio, effetti sul sistema immunitario, sulla barriera emato-encefalica, sull’espressione e regolazione genica, lo stress ossidativo e l’apoptosi (qui lo studio pubblicato su Lancet).

Le indagini epidemiologiche

Le indagini statistico-epidemiologiche che collegano alcune patologie alla frequenza ed intensità d’uso dei telefoni cellulari sono dunque indispensabili per stabilire la maggiore o minore pericolosità di questa tecnologia, anche in assenza di dettagliati meccanismi di causa-effetto.

Si tratta di indagini molto costose e che coinvolgono un campione eterogeneo e complesso, da cui è molto difficile ricavare un alto grado di controllo.

La maggior parte degli studi presenta conclusioni come: “Non si osserva relazione di causa-effetto tra campi elettromagnetici e cancro” oppure “Non c’è evidenza convincente di un effetto nocivo dei campi elettromagnetici”.

Inevitabilmente queste frasi si prestano a molte critiche e causano un generale scetticismo verso gli studi epidemiologici, accusati di non essere in grado di dimostrare che le radiazioni elettromagnetiche siano con certezza innocue o dannose. La fallacia di questo ragionamento sta nel non considerare che, per quanto sia possibile provare con alta significatività statistica un grande effetto (come ad esempio, l’associazione fumo-cancro), è spesso impossibile provare con certezza l’assenza di un effetto. Questo perché l’assenza di un effetto può benissimo implicare che esso sia troppo debole per essere rilevato con il metodo di misura utilizzato. La mole di studi epidemiologici sulle radiazioni elettromagnetiche presenta una serie di deboli correlazioni positive, che tuttavia risultano incoerenti tra di loro: una situazione che rende difficile trarre una conclusione definitiva.

È doveroso notare che i termini “probabilmente”, “possibilmente” e “inadeguata” sono tradotti letteralmente e vanno interpretati nel loro ambito statistico piuttosto che nell’uso più comune, nel quale la differenza sembrerebbe apparentemente sottile.

I risultati

Dopo aver esaminato le decine di pubblicazioni scientifiche sul tema, è stata riscontrata una debole correlazione positiva per il glioma e il neurinoma dell’acustico e una assenza di correlazione per altri tipi di tumori quali meningioma, tumori della ghiandola parotide, leucemia e linfoma. Con debole correlazione positiva si intende che un’ipotetica causalità tra esposizione alle radiofrequenze ed insorgenza del tumore è considerata credibile ma allo stesso tempo non si è in grado di escludere con ragionevole certezza la casualità o altri effetti distorsivi nei risultati ottenuti. Per questo motivo, come detto in precedenza, il fenomeno è stato classificato come possibile piuttosto che probabile.

L’unica strada percorribile è perciò quella di continuare ad effettuare (parallelamente agli studi statistici) ricerche dirette sulle cellule, sugli animali e sull’uomo e sperare di ottenere risultati coerenti tra di loro che consentano di stimare il più precisamente possibile il rischio sanitario dell’esposizione prolungata ai campi elettromagnetici.

22 pensieri riguardo “Cellulari e tumori: un approfondimento

  • 12 Dicembre 2011 in 11:57
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    Come già ho scritto nel mio blog (http://lucadifino.wordpress.com/2011/11/29/report-e-i-telefoni-cellulari-alcune-riflessioni/) il caso dei telefoni cellulari è molto peculiare visto la diffusione capillare che questo mezzo ha avuto presso la popolazione dei paesi industrializzati. A mio giudizio se ci fosse una correlazione, se pur piccola, con l’insorgenza di tumori cerebrali, questa dovrebbe essere evidente dai dati clinici dei suddetti tumori, cosa che dai dati in mio possesso non si verifica. Ovvio che questo si riferisce all’uso medio che si fa attualmente del cellulare e non prende in considerazione casi particolari o interazioni marginali. Per cui non mi allarmerei, così come non mi allarmerei della cancerogenicità del caffè.

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  • 12 Dicembre 2011 in 11:59
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    Qualche precisazione. Un “possibile”, ma non “probabile” cancerogeno è qualsiasi cosa per cui non si riesca ad escludere in TUTTI gli studi fatti la possibilità. Sono possibili cancerogeni i sottaceti, il caffé, la carne alla brace e molte altre cose. Per UN SOLO agente tra quelli esaminati dall’IARC è stata possibile la classificazione “probabilmente non cancerogeno”. Notare che la classificazione “sicuramente non cancerogeno” non esiste, non è concettualmente possibile (non è “difficile” come si dice nel testo). Quindi la classificazione “possibile” invece di “probabile” riflette in pratica la domanda: “credete sia qualcosa di reale?” Se la risposta è “sì”, anche in presenza di incertezze, siamo nei “probabili cancerogeni”. Evidentemente non è questo il caso.

    Sugli studi che mostrano una possibile correlazione con gliomi e neurinomi. Si tratta di studi fatti a posteriori. Si chiede a chi ha già un neurinoma quanto usava il cellulare, da che lato della testa lo usava, ecc. E si fanno le stesse domande a un numero equivalente di persone sane. È un problema ben noto di questi studi che è difficilissimo riportare correttamente questi dati, non te li ricordi, e il fatto di avere un tumore che SAI sospettato di essere causato dal cellulare ti condiziona. Studi condotti da diversi gruppi (es. i due linkati nell’articolo) danno risultati opposti, il che indebolisce ulteriormente quegli studi.

    Mi sembrano più significativi gli studi fatti da Feychting & Albhom, che trovano un aumento di tumori ma solo se si telefona per tempi molto lunghi in zone con campo basso (e quindi potenze emesse dal telefono molto maggiori), o con telefoni di vecchia generazione.

    Mi sembra impreciso affermare che le norme protezionistiche considerano solo gli effetti termici. Sono considerati anche effetti non termici, ma di fatto non si vedono effetti in vitro a esposizioni molto inferiori a quelle che provocano ANCHE un riscaldamento. Anche il paragone con l’esposizione al midollo spinale di adulti e bambini mi sembra un po’ fuorviante, si tratta in entrambi i casi di esposizioni molto basse, sotto quelle che raggiungono cervello e meningi.

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    • 12 Dicembre 2011 in 15:04
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      Ciao Gianni,
      riguardo le tue considerazioni, cerco di rispondere qui di seguito.

      Notare che la classificazione “sicuramente non cancerogeno” non esiste, non è concettualmente possibile (non è “difficile” come si dice nel testo)

      La parola “difficile” nel testo si riferisce all’interpretazione dei risultati che forniscono correlazioni debolmente positive e tra loro incoerenti. Sull’impossibilita’ di classificare qualcosa come “non cancerogeno” mi trovi perfettamente d’accordo, anzi mi sembra di averlo esplicitamente detto nell’articolo.

      Sugli studi che mostrano una possibile correlazione con gliomi e neurinomi. Si tratta di studi fatti a posteriori.

      Sono d’accordo, come avevo gia’ scritto nel precedente pezzo sullo studio Interphone.

      Mi sembra impreciso affermare che le norme protezionistiche considerano solo gli effetti termici.

      In questa pagina del sito dell’OMS puoi trovare riferimenti in merito a questa affermazione.

      Anche il paragone con l’esposizione al midollo spinale di adulti e bambini…

      In realta’ nell’articolo faccio riferimento al midollo osseo de cranio.

      Ciao,
      giuseppe

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  • 13 Dicembre 2011 in 12:52
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    Innanzitutto mi scuso se ho usato toni un po’ troppo critici. Mi scuso anche per lo svarione sul midollo OSSEO invece che spinale, è la classica castronata da ignorante, corro dietro alla lavagna in punizione.
    Le mie erano precisazioni volte soprattutto alla forma. Sento troppo spesso affermare che “le ricerche non hanno ancora dimostrato la pericolosità dei cellulari, ma…”. Insomma, i cellulari sono colpevoli fino a prova contraria. Le ricerche fatte ci dicono in realtà già moltissimo: che è abbastanza improbabile che i rischi siano reali, che se pure esistono sono comunque bassissimi (MOLTO inferiori, ad es. a quelli dovuti ad un’alimentazione povera di verdure), che NON riguardano i ripetitori (lo so, non è l’argomento di questo articolo ma penso sia utile sottolinearlo e lo faccio io). E quindi mi sembra (opinione personale) che le cose che in effetti sono dette, qui o altrove, andrebbero dette più chiaramente.
    Ho anche seri dubbi che nuove ricerche, come è successo per il progetto Interphone, cambino il quadro. Per quante ricerche possano accumularsi indicando un’assenza di effetti, basta che ce ne sia una minoranza (come succede oggi) che indica una POSSIBILE correlazione con i tumori e l’IARC deve mantenere la classificazione 2b. È difficilissimo, virtualmente impossibile, declassare qualcosa in categoria 4. E la categoria 3, come detto nell’articolo, riguarda solo le cose non ancora sufficientemente studiate.

    Sugli effetti non termici. Sia l’IARC, nell’articolo citato, che le normative internazionali, ne tengono conto. Nel senso che valutano gli studi fatti, li considerano scarsamente significativi PER ESPOSIZIONI SOTTO QUELLE A CUI SI HANNO ANCHE EFFETTI TERMICI, e quindi non cambiano i limiti rispetto a quelli basati su effetti termici. Ad es. nel testo dell’ICNIRP (in pratica la fonte “base” dei limiti internazionali) c’è un intero capitolo sugli effetti non termici.

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  • 18 Dicembre 2011 in 23:18
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    i cellulari fanno male se usati male: per oltre mezz’ora al giorno per oltre 10 anni e se vengono usati in movimento, nelle zone con meno ripetitori, senza auricolare (col filo non fanno male, con bluettoth è peggio) se vengono tenuti sotto il cuscino (come fanno molti bambini).
    Ancora fanno peggio sono i cordless.Se usati con le dovute cautele e dopo i 12-15 anni non fanno tanto male; nei casi elencati all’inizio è scientificamente diostrato che il rischio di tumore cerebrlae  in chi lo usa peroltre mezz’ora al giorno per oltre 1o anni, specie se ha inizato da bambini è di oltre tre volte superiore per i tumori che compaiono dallo stesso lato in cui si usa il cellulare, non dall’altro: qualcosa vorrà dire o no?

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  • 19 Dicembre 2011 in 01:01
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    i cellulari fanno male se usati male: per oltre mezz’ora al giorno per oltre 10 anni e se vengono usati in movimento, nelle zone con meno ripetitori, senza auricolare (col filo non fanno male, con bluettoth è peggio) se vengono tenuti sotto il cuscino (come fanno molti bambini).
    E soprattutto, mai incrociare i flussi! (cit.) 🙂

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  • 25 Dicembre 2011 in 14:06
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    Ma anche se lasciamo stare le sperimentazioni sugli animali fa lo stesso eh!

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  • 31 Gennaio 2012 in 15:54
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    Aggiornamenti. E’ uscito un libro: Toglietevelo dalla testa: dalla sintesi disponibile su vari siti di quotidiani conferma le idee, non peregrine, di chi si firma Enzucciu. Anche se sono molto d’ accordo con Staglianò, insisto sul mio punto di vista, già espresso sull’ Omeopatia: dovrebbero parlarne solo gli esperti accreditati (nel caso di tumori cerebrali solo i Neurochirurghi e i Radioterapisti; per le statistiche solo i membri effettivi degli organismi di vigilanza). Non i giornalisti, come Staglianò.

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  • 31 Gennaio 2012 in 16:23
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    non sono idee mie, ma i risultati degli studi più attendibili e condotti da organismi indipendenti, non sponsorizzati dalle compagnie telefoniche e dai produttori di cellulari. Molti di tali studi sono tradotti e pubblicati sui miei siti http://www.emopatie.it e http://www.antologiamedica.it.
    Peregrina è a mio parere  l’idea che dei tumori cerebrali debbano occuparsi solo i neurochirurghi; i chirurghi, anche i neuro-, in genere tagliano ed eliminano i tumori una volta formatisi, qui si tratta di cercare di identificarne le cause e di prevenirne la formazione. e con tutto il rispetto per i colleghi neurochirurghi, questo è compito di altri specialisti forniti di ben altre conoscenze di base,
    del resto, seguendo tale logica, potremmo dire che dovrebbero preparar da mangiare solo i cuochi professionisti o che a degustare i loro piatti debbano essere solo i gourmet

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  • 31 Gennaio 2012 in 22:13
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    @Aldo: anche se sono d’accordo che di un argomento deve parlarne chi conosce la materia, secondo il tuo ragionamento non si può criticare l’astrologia perché occorre essere astrologi “accreditati” per parlarne? O nessuno può valutare Vanna Marchi, perché è l’unica esperta accreditata di Vannamarchismo? E siccome le statistiche le fanno gli epidemiologi e non gli organismi di vigilanza, non si potrebbe pubblicare ricerche epidemiologiche.

    È possibile parlare di statistica medica e di lavori epidemiologici, e guarda caso i conti di epidemiologia spesso li fanno matematico o fisici, che di statistica e ne intendono. Un po’ di epidemiologia e statistica medica l’ho studiata, e se non sono in grado di condurre uno studio, sono in grado di leggermi un lavoro e discuterne.
    Ma accettando il suo punto di vista, l’autore del libro non potrebbe pubblicarlo: le commissioni di vigilanza a massimo livello dicono che le evidenze di una pericolosità dei cellulari sono MOLTO basse. Quelle di una pericolosità dei cordless decisamente bassissime.

    E tutti gli omeopati che invocano meccanica quantistica, teoria dell’informazione, cibernetica, chimica non lineare, fisica delle bassissime diluizioni? Che ne sanno, mica è il loro mestiere no?

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  • 1 Febbraio 2012 in 10:21
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    Caro Gianni, mentre sull’ Astrologia e su Vanna Marchi al momento non esistono Facoltà Universitarie che si dedichino allo studio scientifico di questi fenomeni, sui tumori cerebrali, sulle Apparecchiature Elettroniche, sulla Farmacologia in generale e sull’ Omeopatia in particolare esistono Facoltà, corsi di studio universitari, e relativi campi applicativi.  In sostanza, dove esistono esperti accreditati e pagati coi nostri soldi, dovrebbero poter parlare almeno prima, ed essere ascoltati di più, degli altri. So comunque di essere fuori del mondo di oggi a proporre simili diritti di “parlazione”; ma se tanti personaggi dello spettacolo possono parlare di tutto, mi sento in diritto di esprimere questa opinione. Del resto, non è che la Tua “Squadra” ogni tanto non ci provi: non fu James Randi, per primo, a dire che gli Scienziati non dovrebbero mai studiare un fenomeno paranormale senza avere a fianco un “Mago” o un Illusionista?
    O forse fu Houdini, ora non ricordo.

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  • 1 Febbraio 2012 in 10:56
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    Esistono (non in Italia) facoltà universitarie dove si studia l’astrologia. E quindi se si vuol sapere come applicare correttamente, secondo i suoi dettami, l’astrologia o l’omeopatia, occorrerebbe consultare un astrologo o un omeopata laureato (o comunque qualificato), d’accordo. Ma se voglio sapere SE FUNZIONI devo consultare uno statistico clinico, che valuti gli studi clinici effettuati (o la tecnica del proving). Se voglio capire se ci sono delle basi sensate devo consultare gli esperti dei rispettivi campi, biologia, fisica, fisiologia, ecc. Per tornare all’esempio di Randi (Houdini), se voglio giudicare un fenomeno paranormale non devo consultare un esperto laureato a qualche scuola riconosciuta di paranormale, ma un esperto in truffe.

    Tornando al libro sui cellulari, si apre con una citazione di un neurochirurgo che dice grossomodo che le microonde ti cuociono il cervello. Un neurochirurgo saprà tutto su come è fatto il cervello, ma dubito sappia qualcosa sulle microonde. L’affermazione difatti non ha senso, il riscaldamento dei tessuti cerebrali per una telefonata è minimo, fa di più il fatto di avere un oggetto appoggiato lì, o un cappello di lana.

    Staglianò poi sarà anche un bravo giornalista, ma NON ha esperienza delle cose di cui scrive. E cataloga gli esperti che consulta in “buoni” e “cattivi” basandosi essenzialmente sui risultati che ottengono. Quando qualche organo internazionale stabilisce che i campi dei cellulari probabilmente non fanno male, aggiunge SEMPRE frasi tipo “Nel corso del 2012, presumibilmente, dovrebbe emettere norme che tengano conto delle nuove evidenze”. Questo non è giornalismo, è apologia, si parte con una tesi e si piega i fatti alla propria tesi, mescolandoli con proprie opinioni.

    Viene fatto il paragone con il fumo, o l’amianto. In entrambi i casi dopo pochi anni si sapeva praticamente con certezza, NONOSTANTE gli sforzi delle industrie, che quegli agenti facevano venire il cancro. Gli studi sui telefonini sono iniziati 20 anni fa, e sono classificati nella categoria 2B, in pratica vuol dire che qualche studio intravede qualcosa, ma il corpo complessivo degli studi sembrerebbe escluderlo.

    Condivido comunque le indicazioni del “decalogo”. E francamente non capisco perché si dovrebbe mettere in piedi un complotto per nascondere rischi eliminabili con precauzioni così semplici.

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  • 1 Febbraio 2012 in 16:50
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    Caro Gianni, è mai possibile che con quelli come Te uno debba spiegarsi spaccando il capello in quattro? Ma uno sforzo di comprensione o, almeno, di non polemica sulle cose su cui siamo d’ accordo no, eh?
    Allora: per Facoltà Universitarie intendo quelle STATALI, mantenute prevalentemente con fondi statali. Ve ne sono di valide, al Mondo, anche in mano ai privati, ma ho parlato di esperti pagati coi soldi nostri apposta per distinguerle. Ora, sull’ Astrologia, non mi risulta che esistano facoltà di Stato, in Occidente, qualche corso di studio si, ma non lo considero alla stregua di una Facoltà. Per l’ Omeopatia, in Italia, è la stessa cosa, ma si tratta di corsi di studio nell’ ambito della Facoltà di Medicina o di Farmacia (non tutti, alcuni). La Professione del Medico e del Farmacista, e il relativo ricoonoscimento di lauree e diplomi,  sono soggette a Leggi di Stato, mentre quella dell’ Astrologo no. Per inciso, il Master in Omeopatia presso la Facoltà di Medicina di Siena è riconosciuto dalla Stato Italiano ed è l’ unico in Italia. In Paesi Europei che, in genere, gli Scettici considerano più civili del nostro, come la Germania, l’ Inghilterra e la Francia, sono di più e più antichi. Quando dico che di Omeopatia dovrebbero parlarne solo gli esperti, non intendo certo solo gli amici dell’ Omeopatia: Se sono Medici o Farmacisti o Veterinari, hanno sicuramente, in media, una maggiore esperienza in terapia a base di Farmaci rispetto agli Astrofisici o ai Matematici. per non parlare dei giornalisti. Le eccezioni ci sono, ma le regole ci vogliono, altrimenti vince chi è più famoso e, allora, un calciatore o un cantante ha più ragione di Sivio Garattini. Per l’ Astrologia,  se esistesse un astrologo che lavori anche in un Osservatorio Astronomico Universitario Statale, sarebbe, per me, automaticamente più credibile degli altri Astrologi, così come gli Astronomi che criticano l’ Astrologia sono più credibili dei giornalisti parimenti critici. Quanto al Tuo discorso sul libro di Staglianò, sono sostanzialmente d’ accordo, pur credendo che abbia ragione. Ed è proprio questo il punto: non essendo un esperto nè di onde elettromagnetiche, né di tumori, non avrebbe, per me, il diritto di parlare e pubblicare, anche se sono d’ accordo con lui. Mi auguro che Tu sia altrettanto critico coi giornalisti con cui concordi. Il neurochirurgo che lui cita può non usare termini appropriati o addirittura dire bestialità sulle onde elettromagnetiche, ma se ha esperienza di sala operatoria per i tumori cerebrali, può almeno dirci se ha notato delle differenze negli ultimi 20 anni, da quando si sono diffusi i cellulari. Inoltre conosce le teorie sulla formazione dei vari tipi di tumore cerebrale e sulle terapie, non solo quelle chirurgiche.Sono comunque d’ accordo che l’ approccio allo studio sugli eventuali effetti nocivi dei cellulari debba essere multidisciplinare. Se ricordi il mio parere personale è: fanno sicuramente male, aumentando la probabilità di beccarsi un tumore al cervello, ma non si può dimostrare scientificamente, in quanto che l’ effetto è lungo nel tempo e scarso in percentuale.

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  • 1 Febbraio 2012 in 19:04
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    Non voglio far polemica, per cui chiudo il discorso sull’omeopatia.

    Riguardo il discorso sui cellulari, un neurochirurgo non ha molta voce in capitolo nel valutare l’incidenza dei tumori cerebrali, in quanto non ha modo di fare analisi statistiche serie e di collegarle ad un particolare agente, occorre guardare statistiche fatte in ambito epidemiologico. Se guardiamo le statistiche ufficiali, l’incidenza negli ultimi anni dei tumori cerebrali non è variata apprezzabilmente. Sulla genesi dei tumori sicuramente ne sa qualcosa, ma NESSUNO ha meccanismi plausibili per cui un aumento dell e esposizioni ad onde radio procurerebbe danni. In altre parole, supponendo che un link causale esista, nessuno saprebbe il PERCHÉ. Sottolineo che ambedue questi fatti non sono una “prova” che le onde non faccino male: potrebbero causare solo alcuni particolari tipi di tumori, rari (e quindi non evidenziabili da un singolo medico), e il link causale potrebbe essere ancora sconosciuto.

    Mi lascia molto perplesso l’ultima tua frase: “fanno sicuramente male, aumentando la probabilità di beccarsi un tumore al cervello, ma non si può dimostrare scientificamente, in quanto che l’ effetto è lungo nel tempo e scarso in percentuale”. Se non si può dimostrare scientificamente come fai a dire che fanno SICURAMENTE male? Chi te l’ha detto? Il padreterno? Un alieno in visita turistica? Un visitatore dal futuro, riportandoti l’indagine epidemiologica su 100 milioni di utenti per 50 anni fatta nel 2056? L’UNICO modo di sapere se qualcosa fa male è tramite indagini scientifiche (epidemiologiche e/o di laboratorio). Se l’effetto è a lungo termine, e non si è ancora verificato, come fai a sapere che ci sarà? Se l’effetto è raro, servono indagini statistiche accurate su un campione vasto. Se è talmente raro che nessuna indagine lo rileva, allora non riesci a vederlo neppure tu, sicuramente non “ad occhio”, sicuramente non lo vede un singolo medico.

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  • 1 Febbraio 2012 in 23:24
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    L’esempio, per me lampante, è che ricordo benissimo i nostri primi approcci alle sigarette, mezzo secolo fa. Sapevamo che facevano male, e lo sapeva la Società degli adulti intorno a noi. Ricordo i primi lavori scientifici sulle malattie respiratorie ( di tumori si cominciò parlarne più tardi, agli inizi degli anni 60) perché ero un lettore di quotidiani precoce, rispetto ai miei coetanei. Ricordo i lavori che dicevano che non c’ erano prove scientifiche sufficienti, finanziati, sia direttamente che indirettamente, dalle industrie del Tabacco e i paladini, medici e scienziati fumatori. Ci sono voluti 50 anni per ottenere un consensus scientifico e ancora oggi vi sono diverse scuole che sostengono che il fumo di sigaretta non è un fattore determinante nella genesi del carcinoma polmonare e di altre forme tumorali che colpiscono le corde vocali e l’ apparato oro-faringeo. Dalla lettura personale dei dati in mio possesso direi che il fumo, almeno dalle 20 sigarette al giorno in su, colpisce più rapidamente delle emissioni dei cellulari, anche per chi parla più di 4 ore al giorno. Riparliamone, quindi, fra 30 anni, ma dubito che si sarà ottenuto un consensus scientifico tale da rendere obbligatoria l’ etichetta sui cellulari: “Il telefonino uccide” “Parlare col cellulare all’ orecchio nuoce gravemente alla salute”, ecc.

    Risposta
  • 2 Febbraio 2012 in 05:40
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    @Aldo Grano
    veramente nel libretto di istruzioni del mio Nokia N-8 c’è scritto testualmente: “attenzione! può danneggiare l’udito”. Inoltre Usare a distanza dal corpo e non farlo usare ai bambini. Più di questo, se lo dicono loro..

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  • 2 Febbraio 2012 in 07:57
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    Allora facciamo un po’ di storia.
    Sospetti di correlazione tra cancro ai polmoni e sigarette c’erano da tempo. Un primo studio, effettuato in Germania, mostra una correlazione nel 1926. Ma nessuno pensa a ripeterlo.
    Fino al 1951, quando parte il British Doctor Study: uno studio a coorte (si prende un campione di persone e si vede ce gli succede nel tempo), che pubblica i primi risultati nel 1954. “The mortality of doctors in relation to their smoking habits”. BMJ 328 (7455): 1529, e un secondo report nel 1956. In pratica dopo 5 anni dall’inizio degli studi, è chiaro a tutti che il fumo di sigaretta causa il cancro, senza se e senza ma.
    Naturalmente l’industria del tabacco non sta con le mani in mano e finanzia una serie di “studi” che non arrivano (o arrivano di rado) sulla letteratura scientifica, ma spopolano sui giornali. Nel frattempo i ricercatori continuano ad accumulare evidenze del rischio, trovano i meccanismi di azione, ecc. Quindi nel 1960, quando tu leggevi i giornali che dicevano che il fumo non fa venire il cancro i ricercatori sapevano già benissimo che invece lo faceva.

    Per l’asbestosi è successo lo stesso. Gli sudi scientifici mostravano che faceva male, gli articoli di giornale citavano ricercatori che non pubblicavano le loro ricerche e che sostenevano il contrario. Qui siamo all’opposto. Gli studi scientifici mostrano che i rischi sono improbabili, gli articoli di giornale e i libri sostengono il contrario.

    Sull’avviso sul libretto di istruzioni: è semplicemente una tutela legale. Se te l’han detto non puoi fargli causa se ti viene un tumore. Indipendentemente dal fatto che questo ti sia venuto per il cellulare o per altro.

    Risposta
  • 2 Febbraio 2012 in 16:54
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    “Quindi nel 1960, quando tu leggevi i giornali che dicevano che il fumo non fa venire il cancro i ricercatori sapevano già benissimo che invece lo faceva. ” Scusami, Gianni, ma questa volta mi hai stancato e non faccio più finta di essere io a non spiegarmi bene. Sei Tu che non vuoi capire, anche perché è costume della Tua squadra cercare di screditare le idee contrarie alle loro facendo passare per cretini i contraddittori. Copio e incollo anche il mio scritto:”Ricordo i primi lavori scientifici sulle malattie respiratorie ( di tumori si cominciò parlarne più tardi, agli inizi degli anni 60) perché ero un lettore di quotidiani precoce, rispetto ai miei coetanei.” Mi sembra chiaro che i primi articoli cui mi riferivo erano CONTRO il fumo in base ai primi lavori scientifici pubblicati e che ottenevano un discreto consensus scientifico, ma indagavano le vie respiratorie. Sui tumori si comincia a parlarne più tardi. Prima gli articoli che incolpavano la sigaretta di favorire alcuni tipi di tumore, poi le reazioni contrarie.I giornali dell’ epoca, credimi, erano circa come quelli di adesso. Solo che ora contano di più i media audiovisivi. Il fumo veniva pubblicizzato, anche nel comportamento delle persone famose, come i cellulari oggi, e nessuno si preoccupava di parlarne male, prima che venissero fuori studi allarmistici (prima sulle malattie respiratorie, poi sui tumori, poi sull’ apparato cardio-vascolare, per finire alla pelle). Il fumo era libero, anche dentro i cinematografi, vere e proprie camere a gas.I primi articoli contrari, supportati da lavori scientifici, venivano pubblicizzati sulla stampa perché facevano notizia. Nessuno voleva credere che un piacere simile potesse fare molto, molto male, e se ne discuteva animatamente. Come oggi per i lavori contro i cellulari. Ovviamente gli interessi colpiti, ma solo come reazione, cercavano poi di parare il colpo, ma Ti garantisco che avevano anche chi li ospitava su riviste scientifiche e avevano nomi di chiara fama dalla loro. Come i produttori di cellulari oggi.
    Quanto alla Tua convinzione che i fautori della non nocività del fumo si cimentassero più sulla stampa che sulle riviste scientifiche, hai modo di provarlo scientificamente, con una statistica seria degli anni 50-60? E hai modo di fare lo stesso sui cellulari, che, a Tuo giudizio, si trovano in posizione ribaltata? Posso concordare con Te solo sul fatto che, avendo le multinazionali del Tabacco più soldi dei Veronesi dell’ epoca, riuscivano a dar più spazio ai loro studi. Chissà se è lo stesso oggi per le multinazionali dei cellulari, non sono in grado di provare scientificamente che riescano ad aver più spazio sui Media, se non con la pubblicità.

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  • 2 Febbraio 2012 in 17:51
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    Ti ho citato gli studi, con riferimenti bibliografici. Si riferiscono, come si capisce dal titolo, al tumore ai polmoni, non ai danni alle vie respiratorie, Sono del 1954 e 1956. Dopo 3 anni di studio a coorte era evidente, e dopo 5 lo era oltre ogni dubbio, che i fumatori avevano un tasso di tumore al polmone MOLTE volte quello dei non fumatori.

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  • 2 Febbraio 2012 in 22:42
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    Si, ma non mi hai dimostrato che non vi furono studi contrari pubblicati su riviste, nè che vi fu immediatamente consensus unanime da parte della comunità scientifica.

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