La conferenza di Durban e il riscaldamento globale

Si è aperta il 28 novembre a Durban, in Sudafrica, la 17ª Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Ancora una volta, come nel 2009 a Copenhagen e nel 2010 a Cancun, tornano sul tavolo dei negoziatori le difficoltà a raggiungere un accordo che sostituisca il Protocollo di Kyoto del 1997 (mai sottoscritto dagli Stati Uniti e non applicabile a India e Cina). Molti osservatori ritengono che lo stallo nei negoziati non verrà superato nel prossimo futuro. Sembra più probabile che si prosegua con la politica dei piccoli passi, sviluppando e portando avanti accordi specifici conclusi nei due vertici precedenti.

Nel frattempo prosegue la discussione sul riscaldamento globale, con nuovi episodi come la pubblicazione dei risultati del progetto BEST, che intendeva misurare in modo indipendente e non controverso l’andamento della temperatura terrestre negli ultimi anni e la fuoriuscita di 5000 nuove email rubate alla Climatic Research Unit, che però non sembra avere causato un nuovo Climagate.

Ci siamo occupati dell’argomento più volte (seguendo la linea che abbiamo illustrato qui) con uno speciale sul primo numero di Query e con diversi articoli su Queryonline.

9 pensieri riguardo “La conferenza di Durban e il riscaldamento globale

  • 2 Dicembre 2011 in 00:02
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    In attesa che i Grandi mi risolvano i problemi del Pianeta mi accontenterei che piovesse a Firenze (magari non come a Genova): il lago di Bilancino, che finora ci ha salvato, è ridotto di due terzi e tra dieci giorni saremo a secco.

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  • 5 Dicembre 2011 in 20:49
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    Scusate se parlo sempre io, ma Vi devo ringraziare: prima di tutto ha cominciato a piovere neanche due minuti dopo che avevo postato il commento, e fin qui, non mi sono troppo emozionato; troppo succube della Vostra propaganda scettica, ho pensato fosse una coincidenza. Ma da allora, praticamente, non ha smesso! Ha piovuto prima in maniera leggera, con pause anche prolungate, in modo che l’ acqua fosse assorbita dal terreno secco gardualmente, senza causare smottamenti. Poi ha aumentato di intensità e, dopo le pioggie di ieri e oggi, siamo fuori dall’ emergenza! A questo punto non dubito più del fatto che abbiate poteri paranormali. Chi devo ringraziare in particolare? Chi è, o chi sono, i Maghi della Pioggia, tra i gestori del Sito? O, in segreto, lo avete affidato a un Santo Patrono (forse San Queryco)?

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  • 16 Dicembre 2011 in 10:55
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    Purtroppo il vertice è stato un falimento, come sottolinea anche l’editoriale di Nature:

    It takes a certain kind of optimism — or an outbreak of collective Stockholm syndrome — to see the Durban outcome as a significant breakthrough on global warming, as many are claiming. Outside Europe — which has set itself binding emissions goals over the short and long term beyond what it will inherit under its stated plan to carry on with unilateral cuts under an extended Kyoto — there will be no obligation for any nation to reduce soaring greenhouse-gas emissions much before the end of the decade. And that is assuming that all flows smoothly in future UN talks, and that a global deal with binding commitments proves easier to find in talks due to start in 2015 than it has so far.

    The Durban deal may mark a success in the political process to tackle climate change, but for the climate itself, it is an unqualified disaster. It is clear that the science of climate change and the politics of climate change, which claims to represent it, now inhabit parallel worlds.

    http://www.nature.com/nature/journal/v480/n7377/full/480292a.html

    E’ come dire ad un malato di tumore che la terapia verrà stabilita nel 2015 e s’inizierà ad applicarla (forse) nel 2020.

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  • 20 Dicembre 2011 in 13:44
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    Fin tanto che i Guru dell’economia reggeranno i fili dell emarionette politiche, c’è poco da sperare.
    Lo vediamo già oggi nel nostro scalcinato carrozzone italiano.
    D’altro canto un tempo si moriva per la Divinità, perché era garanzia di pace. Poi per il Re, perché il Re doveva essere garante della pace. Ma gli Ideali erano il vero motivo per cui valeva la pena di sacrificarsi. Adesso ci dicono che sarà l’Economia con le sue leggi a salvarci la pelle, che non si morirà più sui campi di battaglia perché le regole dell’economia non lo consentono, solo che adesso si muore in mobilità, con la pensione al lumicino mentre i Guru dell’economia ci dicono che è una macchina che non può fermarsi, che ha bisogno del sangue umano come il dio Baal dei fenici. Fermarlo? AH, anatema! Se lo fermiamo perdiamo tutto quello che abbiamo, peccato che lo stiamo perdendo lo stesso.
    Per fermare questo mostro dobbiamo sovvertire le sue regole. Non rispettarle e giocargli contro. Ma non è nè facile nè semplice.

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  • 21 Dicembre 2011 in 12:28
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    @Starcruiser
     
    Sinceramente, non capisco proprio questi toni messianici: l’economia non è un mostro, né una divinità da soddisfare con sacrifici umani; è semplicemente una scienza come le altre, che ci permette di quantificare (tra le altre cose) l’effetto delle attività umane sul benessere generale della popolazione. Se ora, in questo preciso momento, smettessimo di emettere CO2, il mondo andrebbe a scatafascio nel brevissimo termine, pochi anni o forse pochi mesi; se invece continuiamo a produrla, eventualmente facendo il possibile per ridurla, potremmo avere dei danni a lungo termine, danni non ben quantificabili data la complessità del sistema in esame.
    Ridurre le emissioni va bene, ma non ha senso farlo imponendo leggi che ci infliggerebbero dei seri, e sicuri, danni a brevissimo termine per risparmiarci un danno potenziale a lungo termine.

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  • 21 Dicembre 2011 in 17:35
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    @Alberto

    Il danno potenziale inizia ad essere molto reale, come già alcuni studi peer-reviewed rilevano.
    Al di là dei danni ambientali, è chiaro poi che un’economia che non tenga in conto le leggi della termodinamica e i limiti delle risorse non può durare. E la finanziarizzazione sfrenata cui abbiamo assistito non può far altro che affrettare il collasso.

    Risposta
  • 21 Dicembre 2011 in 18:24
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    @Paolo C.
     
    Il danno potenziale inizia ad essere molto reale, come già alcuni studi peer-reviewed rilevano.
     
    Ma ciò nulla toglie a quello che ho già detto: bisogna valutare sia i danni a brevissimo che quelli a lungo termine, o rischiamo di darci la zappa sui piedi.
     
    Al di là dei danni ambientali, è chiaro poi che un’economia che non tenga in conto le leggi della termodinamica e i limiti delle risorse non può durare
     
    E questo vale egualmente per chi si illude che per risolvere le cose basti dire “abbasso carbone/petrolio/nucleare, viva sole&vento”; le leggi della termodinamica valgono per tutti, fino a prova contraria: prendetevela con lei se i combustibili fossili sono il sistema migliore per generare elettricità (alla pari del nucleare, ma non voglio andare troppo OT).
     

    Risposta
  • 21 Dicembre 2011 in 18:57
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    @alberto
    Ma ciò nulla toglie a quello che ho già detto: bisogna valutare sia i danni a brevissimo che quelli a lungo termine, o rischiamo di darci la zappa sui piedi.
     
    Se già i danni attuali sono sensibili, quelli a lungo termine si prospettano di gran lunga peggiori.

    …le leggi della termodinamica valgono per tutti…

    E chi ha detto il contrario? Esistono fior di studi che contestano, dati alla mano, le eccessive speranze riposte nella green-economy. Chi pensa di rimpiazzare semplicemente l’attuale disponibilità energetica (in gran parte di origine fossile) con le rinnovabili è un illuso.
    Dovremo quindi ridimensionarci, inevitabilmente.
    Se avessimo iniziato qualche decennio fa avremmo avuto qualche speranza di un rientro ‘morbido’; ma al punto in cui siamo sarà molto più arduo, forse impossibile.

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  • 23 Dicembre 2011 in 10:54
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    Se già i danni attuali sono sensibili, quelli a lungo termine si prospettano di gran lunga peggiori.

     
    Sì, ma cerchiamo di capirci: i danni a brevissimo termine sarebbero catastrofici, quelli a lungo… boh? Gravi, probabilmente, ma quanto? Questo è il punto.


    Chi pensa di rimpiazzare semplicemente l’attuale disponibilità energetica (in gran parte di origine fossile) con le rinnovabili è un illuso.
     
    Oh, vedo che concordiamo almeno su questo 🙂
     

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