Gli yeti di Kemerovo

Prove inconfutabili?

Accodandosi a una nota di agenzia, molti quotidiani hanno parlato di “prove inconfutabili” presentate durante il seminario, ma in realtà la maggior parte dei relatori si è dissociata da simili dichiarazioni. Da quanto emerso sino ad ora sembra che la dichiarazione più “estrema” sia stata quella di Igor Burstev, il quale ha dichiarato che dopo tanti anni di studi si è convinto al 95% che gli yeti siano creature in carne e ossa. Per quanto riguarda invece i presunti peli e impronte ritrovati presso la grotta di Azasskaya, va specificato che la loro scoperta risale a qualche tempo prima del convegno. All’interno del meeting era prevista una visita alla “caverna dello yeti”,  ma diversi partecipanti non sono rimasti molto colpiti dalle „prove“ in essa contenute (Jeff Meldrum della Idaho State University l’ha definita una “gita fuori porta priva di interesse”).
Chi ha visitato la caverna ha potuto osservare le numerose grandi impronte che erano state precedentemente segnalate, ben impresse sul suolo fangoso: una prova del passaggio dello yeti? Non secondo le dichiarazioni di Meldrum, che ha fatto notare come incredibilmente, tutte le impronte ritrovate erano quelle del piede destro, commentando sarcasticamente che lo yeti “deve avere giocato a settimana”.

Mostro e turismo.

Quando notizie del genere vengono diffuse, non manca quasi mai il classico cliché dei mirabolanti introiti turistici portati dal mostro di turno all’economia locale. Ma il paragone con la celeberrima Nessie non è appropriato. Quello di Loch Ness è infatti, da un punto di vista commerciale, un fenomeno più unico che raro: una meta turistica già molto apprezzata dal 1800 (oltre cento anni prima della nascita della leggenda del suo leggendario mostruoso abitante) che trovandosi ad un’ora di automobile da un aeroporto internazionale di una regione che con o senza mostri non è certo carente di punti di interesse, è divenuta oramai una tappa quasi irrinunciabile di ogni tour della Scozia che si rispetti.
Dal canto suo Tashtagol è una cittadina a 3.500 km da Mosca che conta meno di 30.000 abitanti, fondata nel 1939 come colonia mineraria: non propriamente allettante né comoda come possibile meta turistica. Se qualche abitante del posto ha falsificato delle prove per spargere la voce della presenza degli uomini delle nevi, è molto più probabile che lo abbia fatto per puro divertimento o per vincere la noia, piuttosto che per il progetto di arricchire gli introiti locali con improbabili frotte di turisti infreddoliti desiderosi di rifocillarsi al “bar dello yeti”.

Ha senso per la scienza occuparsi di simili argomenti?

Personalmente ritengo che il migliore spunto di riflessione nei confronti di queste notizie sia quello di chiedersi se debbano essere considerate come semplici curiosità o se meritino davvero un interessamento da parte del mondo accademico. La questione è senza dubbio alquanto spinosa, le opinioni in merito piuttosto variegate e in questa sede risulta impossibile anche solo tentare di riassumerne tutti gli aspetti. Mi limiterò quindi a brevi considerazioni.
Negare che anche in tempi molto recenti siano state scoperte nuove specie di primati, anche di grosse dimensioni, già ben note alle popolazioni locali prima che fossero riconosciute dalla scienza, sarebbe privo di logica. In questi casi però le scoperte, sebbene di grande importanza dal punto di vista della biodiversità, hanno riguardato animali che potremmo definire “normali”, mentre i leggendari uomini selvatici dell’Asia e dell’America del Nord rappresenterebbero letteralmente qualcosa di straordinario.
Ipotizzare che nei prossimi anni saranno scoperte numerose nuove specie di animali di cui attualmente ignoramo l’esistenza non è scientificamente scorretto: l‘intera storia della zoologia è ricchissima di esempi e sono stati persino elaborati sofisticati modelli matematici per “prevedere” il numero di specie ancora non catalogate a livello ufficiale. Supporre però che tra questi organismi possano celarsi anche altre specie del genere Homo, che continuano a sopravvivere ignorate dai moderni uomini sapiens che le credono estinte, sembra alquanto azzardato.
Jeffrey Meldrum, esperto di locomozione umana della Idaho State University, all’interno del suo volume Sasquatch: legend meets science, lancia un accorato appello ai suoi colleghi: non chiede loro di accettare l’esistenza del bigfoot, ma di accettare che i suoi studi per verificarne l’esistenza siano considerati parte legittima della ricerca scientifica.
Personalmente ritengo che il punto di vista di Brian Regal, professore di storia della scienza alla Kean University, che ha commentato il convegno tenutosi a Mosca sulle pagine del Guardian, contenga la migliore risposta possibile alla richiesta di Meldrum:

Se lo yeti o il bigfoot […] esistono un giorno saranno scoperti […] fino ad allora se i criptozoologi vorranno essere presi sul serio dagli scienziati, dovranno comportarsi maggiormente da scienziati e meno da imbonitori da fiere. Mantenere il circo al minimo fino a che avranno uno yeti da mostrare al mondo, allora il rispetto arriverà.

(Immagine tratta da Wikipedia, licenza CC BY-SA 3.0)

3 thoughts on “Gli yeti di Kemerovo

  • 27 Ottobre 2011 in 11:51
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    Bentornato, caro Lorenzo, serio e documentato come sempre. Ho la presunzione di riassumere il problema dell’ esistenza, o meno, di un essere che avrebbe caratteristiche più umane che animalesche in luoghi remoti, montuosi, di tutti i continenti. Il problema insormontabile per i Creduloni è la mancanza di catture di esemplari viventi e studiabili. Problema simile a tanti altri nel campo della Criptozoologia. Sul fronte opposto, la ricchezza di testimonianze, di impronte e addirittura di orme, pone qualche problema anche agli Scettici meno estremi. Può esserci una spiegazione “logica” oltre il negazionismo assoluto (tutte bugie o abbagli)? A mio parere sì: se si tratta di animali assimilabili alle scimmie e/o agli orsi, possono essere talmente elusivi in aree vaste e inesplorate da non fornire, fino ad oggi, catture di esemplari viventi. Abbiamo l’ esempio della lince in Italia, della quale abbiamo a lungo discettato privatamente. Una obiezione seria che mi autopongo è però che tali animali non sono mai in grado di riprodursi fino ad allargare la propria area e farsi vedere in gran quantità. Cosa atipica in natura, dove una specie in forte riduzione di norma scompare entro pochi decenni o si riallarga. Se si tratta di scimmie evolute verso l’ uomo che hanno deciso di isolarsi e di controllare la propria riproduzione, eludendo i contatti coi più evoluti, rimangono le obiezioni di cui sopra. Tra l’ altro, se sono esseri già ragionanti in modo simile a noi, tentativi pazienti di avvicinarli in pace e amicizia, senza atteggiamenti aggressivi, dovrebbero sortire effetti positivi. Una obiezione per loro che mi autopongo è che dovrebbero lasciare qualche traccia di abitazione, anche in caverna, evoluta rispetto agli animali, anche con forme di utensili o addirittura di arte murale o lignea. Come possono campare se hanno bisogno di mangiare e di ripararsi dal freddo? Spiegazione paranormale, valida solo per i Creduloni della mia tribù: vi sono sia animali elusivi che Esseri simili a noi, coi quali vengono spesso confusi. Tali Esseri non appartengono al nostro mondo, come, ritengo, non vi appartenga Nessie. Hanno la proprietà di farsi vedere da chi gli pare e non hanno necessità di nutrirsi e di riprodursi. Se sono soggetti alla morte, i loro corpi vengono trasportati altrove o eliminati dai loro simili in modo rituale tale da non farceli ritrovare. Ma penso che non siano soggetti alla morte, almeno nei termini per noi abituali. Vivono, per loro scelta, in questi luoghi che proteggono e preservano e si manifestano anche per proteggerli e conservarli.

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  • 27 Ottobre 2011 in 13:33
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    Ciao Aldo, riesci sempre ha sorprendermi. pensavo che quelli di “MISTERO” avessero tanta fantasia,ma tu li batti Aldo. Ciao.

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  • 28 Ottobre 2011 in 20:25
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    Eh, no, caro Luca, troppo comodo atteggiarTi a razionalista scettico e darmi del fantasista:la Tua predilezione per Manuela Arcuri e, soprattutto, l’ aver preferito Ingemar Randi a James Randi, Ti qualifica come un eterosessuale antiquato e superstizioso.

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