Climategate – Il caso è chiuso

Il primo a riportare la notizia è stato Joe Romm su Climate Progress: il Climategate è stato dichiarato ufficialmente chiuso dalla National Science Foundation (NSF) statunitense.

Il caso era esploso nel novembre 2009, con la pubblicazione di alcune mail sottratte illegalmente dgli archivi informatici della University of East Anglia. I documenti avevano portato ad accuse di frode nei confronti del climatologo Michael Mann e del suo gruppo di ricerca. Secondo i detrattori, Mann e i colleghi del CRU (Climate Research Unit) avrebbero manipolato scorrettamente i dati, nel tentativo di confermare l’origine antropica del riscaldamento globale in corso e pur sapendo di essere nel torto (e noi ce ne eravamo occupati qui).
I media si erano gettati sullo scoop con grande slancio e nei mesi successivi l’inasprimento del dibattito sul cambiamento del clima era stato notevole.
Il 15 agosto 2011 un rapporto della NSF (qui, in inglese) ha messo un punto di fine definitivo alla vicenda e Michael Mann è stato interamente discolpato. Si legge nel rapporto:

Mancando qualsiasi diretta evidenza di inadempienza professionale, come definita dal Codice Deontologico per la Ricerca della NSF, chiudiamo questa indagine ed escludiamo ulteriori azioni in merito.

Non è la prima volta che le indagini sulla vicenda si concludono in questo modo. Michael Mann era stato dichiarato completamente innocente da una commissione scientifica internazionale (qui, in inglese), da un lavoro del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) e da una commissione scientifica della Pennsylvania State University (qui, in inglese).
La commissione istituita dalla NSF ha tuttavia esaminato di nuovo tutti i documenti disponbili ed emesso un giudizio tranciante, che lascia ben poco spazio a ulteriori dubbi. Il riscaldamento globale esiste e il diagramma “a mazza da hockey” (l’hockey stick) di cui Mann è uno dei padri è una realtà dimostrata dai fatti e ottenuta con metodologie perfettamente accettabili.

La notizia è stata ripresa da molti blog e siti internet (Bloomberg, Forbes, BadAstronomy, PhysicsToday, Desmoblog, OggiScienza, per citarne solo alcuni) e in rete il refrain sembra essere sempre lo stesso: il fatto che le ricerche di Mann e colleghi fossero sostanzialmente corrette e svolte con metodologie accettabili era cosa nota, un’ulteriore conferma è importante ma più importante ancora sarebbe ora rivalutare pubblicamente l’immagine e la credibilità scientifica del climatologo. C’è anche chi solleva alcune domande su un certo tipo di giornalismo, scandalistico, urlato e poco etico nell’uso delle fonti, costruendo un parallelismo tra il Climategate e le vicende che vedono imputati in questi giorni alcuni giornalisti del Guardian e di altri giornali inglesi (qui, in inglese).

Per concludere, ecco alcune considerazioni pubblicate su The Atlantic, a firma di James Fallows:

Uno scienziato serio è stato umiliato, senza alcuna base, principalmente perché il suo lavoro influisce sulla politica. Le assoluzioni di rado ottengono la stessa pubblicità delle accuse originali. Il fatto che qualsiasi organismo scientifico che abbia analizzato il lavoro di Mann lo abbia interamente discolpato merita invece pubblicità ed enfasi. […] Mann non è un truffatore. Come essere umano e come scienziato merita che questo sia ricordato più e più volte. […] Infine, vorrei che questo episodio servisse da esempio. Se sentite qualcuno intervenire in una discussione sull’ambiente a proposito di Climategate o della cattiva condotta di Mann, sappiate che […] queste persone sono disinformate o in cattiva fede. E se non possono essere convinte dalla NSF, dal NOAA, dalla Pennsylvania State University e da numerose controparti europee, allora si trovano chiaramente nel campo dell’anti-scienza.

Come essere in disaccordo?

6 pensieri riguardo “Climategate – Il caso è chiuso

  • 31 Agosto 2011 in 14:17
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    A parziale correzione di quanto scritto su Oggi Scienza – grazie del link – le indagini che hanno riconosciuto l’onestà di Mann sono 11 se si comprende l’esame dei mail rubati da parte di Phil Campbell et al. di Nature. E non è il solo a essere diffamato e minacciato di rappresaglie. Un’inchiesta ancora in corso è quella dell’FBI sulle minacce di morte che gli sono state rivolte in commenti su Real Climate.
    (psst: Joe si chiama Romm)

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  • 31 Agosto 2011 in 14:53
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    Corretto subito! Grazie per gli aggiornamenti e per la segnalazione!

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  • 31 Agosto 2011 in 22:59
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    Sono contento per Michael Mann: sono convinto che l’ uomo sia il maggior responsabile degli attuali sconvolgimenti climatici, pur non credendo sia possibile dimostrarlo scientificamente. Mi fa piacere che abbia avuto un risarcimento morale così autorevole, ma ricordiamoci che la NSF ha riconosciuto la sua correttezza operativa, non ha validato le sue tesi e mi pare che la Vs/ conclusione “il riscaldamento globale esiste e il diagramma di Mann è una realtà dimostrata dai fatti” sia una estensione arbitraria di una sentenza che dà torto agli accusatori, ma non fa queste affermazioni, che io, ripeto, condivido. Ma il consensus dell’ intera comunità scientifica non è possibile, quando gli interessi in ballo sono così grossi e mettono in discussione l’ intero modo di vivere e produrre dell’ Occidente, cui negli ultimi anni si aggiungono la Cina e, in parte, l’ India.

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  • 1 Settembre 2011 in 14:38
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    e adesso chi lo dice a franco battaglia???

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  • Pingback:Il riscaldamento globale e le sue prove: intervista a Elisa Palazzi – Query Online

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