Pranoterapia: tocchiamo con mano

Pubblichiamo il resoconto di un nostro socio che ha frequentato una lezione di prova erogata dall’associazione A.Mi. University per conoscere i prezzi dei corsi di pranoterapia.

L’associazione A.Mi. University eroga corsi di pranoterapia, ma sulla relativa pagina del sito non ne sono indicati i costi (freezepage aggiunto il 7 febbraio), penso così di contattare l’associazione per avere maggiori informazioni.

25 gennaio 2010

Chiamo nel primo pomeriggio la segreteria di A.Mi. University e chiedo se organizzano corsi di pranoterapia, perché vorrei capire quali sono le mie potenzialità. Dico loro che penso di avere degli strani poteri di guarigione, ma che faccio fatica a crederci e non sono sicuro che questi poteri esistano veramente.

La persona dall’altro lato del telefono risponde che fanno anche corsi di pranoterapia, e che al presunto potere non bisogna credere o non credere: bisogna capire se c’è veramente, perché se c’è non può essere messo in discussione. Per sincerarsene, è sufficiente fare un test gratuito, che si trova sul sito La medicina naturale (qui il pdf con le istruzioni). È un test di mummificazione di una fettina di fegato e consiste nell’applicare l’energia delle mani per fare in modo che la fettina non vada in putrefazione, ma si secchi restando integra.

Il fegato seccato all’aria sarebbe la prova di un fenomeno paranormale, lo stoccafisso invece non stupisce nessuno… chissà perché.

Una volta fatto il test, se questo funziona, mi dice di portare la fettina mummificata da loro, per analizzarla e per farmi seguire (se il potere c’è) una lezione gratuita in modo da conoscere gli eventuali colleghi di corso e gli insegnanti.

Ottengo l’indirizzo, l’appuntamento è per il 6 febbraio 2010 alle ore 9:00 e ci salutiamo. Come prevedibile, non si è parlato di prezzi.

26 gennaio 2010

Acquistate le fettine di fegato di vitello, ne ho messa una in un piatto esposto all’aria; ho stampato il foglio del test sul quale segnerò le informazioni richieste, quindi telefonerò per comunicare il risultato.

30 gennaio 2010

In questi giorni ho esposto la fettina nel piatto all’aria, in cucina. Una volta al giorno ho girato la fettina dall’altra parte per farla seccare in modo uniforme, ma soprattutto per non farla attaccare al fondo del piatto. Del resto nelle istruzioni c’è proprio scritto “Effettuate l’esperimento prima su un verso quindi ripetete l’operazione sul verso opposto”, il che implica girare la fettina dall’altro lato durante il “trattamento”.

Come previsto, ogni giorno la fettina di fegato si è seccata sempre di più e, al momento, è rigida, simile a una soletta per scarpe. Sto annotando sul foglio i “progressi”, in realtà c’è poco da dire, solo che la fettina diventa sempre più secca; nello spazio “durata” inserisco a caso 4 o 5 minuti.

2 febbraio 2010

Il fatidico giorno della mummificazione completa della fettina di fegato di vitello è arrivato. Invio una mail a A.Mi. University per comunicare che l’esito del test è positivo, la fettina è mummificata perfettamente, e chiedo quindi se posso partecipare alla lezione gratuita.

3 febbraio 2010

In mattinata non ho ricevuto alcuna risposta via mail quindi ho chiamato A.Mi. University per comunicare l’esito del test e per avere informazioni; mi risponde una donna, una persona diversa da quella che mi aveva risposto il 25 gennaio. Mi dicono che gli uffici sono aperti dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 18:00, orario continuato, e mi forniscono l’indirizzo dove consegnare la fettina.

Chiedo se posso consegnare la fettina in pausa pranzo e se è confermata la lezione gratuita il 6 febbraio, e mi dicono che la lezione è confermata e che posso anche consegnare la fettina il giorno stesso della lezione gratuita presso la loro sede, e le lezioni iniziano alle 9:30. Rimaniamo quindi che ci vediamo sabato 6 sia per la consegna della fettina sia per la lezione gratuita.

5 febbraio 2010

Domani andrò a consegnare il fegato, a partecipare alla lezione gratuita e a sapere il prezzo del corso. Nel frattempo ho scattato due foto alla fettina di fegato nelle condizioni attuali, eccole:

6 febbraio 2010

La giornata inizia alle 9.00, ora in cui mi propongo di arrivare presso la sede di A.Mi. University della consegna della fettina di fegato. Arrivo in sede, suono il campanello, entro nei loro uffici. Ad accogliermi c’è quello che presumo essere il segretario, un signore sulla sessantina, cui presento l’oggetto. Mi dice “bene, bene”, quindi avvolge la fettina in un foglio di carta assorbente e lo conserva assieme al foglio del test.

Mi dice che c’è da fare un altro test, quello vero e proprio, ma quello si paga e mi anticipa una eventuale domanda sul prezzo dicendo: “per il prezzo poi ne parliamo sa…”.

Arriva una ragazza sulla trentina, che mi invita a mettermi a mio agio e mi fa, su mia richiesta, una più che sommaria descrizione delle loro attività (riflessologia e tanto altro) consegnandomi un depliant. Lei è una pranoterapeuta che continua a frequentarei corsi A.Mi. Arrivano nel frattempo gli altri corsisti, di età varia: ci sono un paio di signori sui 40 anni, 5 o 6 giovani dall’età apparente che va dai 25 ai 30 anni, ma l’età media non va oltre i 30.

Prima che inizi la lezione osservo una coppia che parla col il segretario dei prezzi di un corso di riflessologia plantare e vengo a sapere i seguenti dettagli:

  • Costo del corso di riflessologia: 1500 €
  • Costo dell’iscrizione all’albo: 670 €

Quindi per seguire il corso e trovarsi iscritti all’albo il prezzo è € 2170.

Manca poco all’inizio della lezione e hanno già preparato e messo in mezzo alla stanza (noi corsisti siamo seduti ai bordi) due lettini pieghevoli in metallo (che però non verranno utilizzati).

Inizia la lezione, manca la docente ma non c’è problema perché l’allieva anziana la sostituisce. Al contempo il segretario ci saluta e va via.

Tralascio le nozioni dettate dal semplice buon senso (come “un pranoterapeuta deve lavarsi”, “di solito deve mangiare bene ma ogni tanto può anche eccedere”, eccetrea) citando solo quelle per cui vale la pena soffermarsi per un qualche motivo: per esempio apprendo dall’allieva anziana che il pranoterapeuta, per capire dove “agire”, fa una sorta di “mappa” del paziente passando la mano sul suo corpo (tenuta a qualche centimetro di distanza e con i vestiti indosso), e soffermandosi dove “sente” una differenza; ad esempio passando la mano di solito sente caldo, ma su un punto sente freddo. Oppure nota un punto dove sente (il pranoterapeuta, non il paziente!) un formicolìo. Spiega cosa sono i chakra (“canali energetici non visibili ma percettibili”).
L’allieva anziana ci parla quindi di quali sono le condizioni ideali perché le sedute pranoterapiche sortiscano il loro effetto. Uno dei suoi consigli è fare in modo che il paziente non indossi indumenti sintetici, sarebbe meglio indossasse solo tessuti naturali, perché i tessuti sintetici bloccano il flusso energetico. Questo in seguito sarà oggetto di discussione.

Apprendo che oltre al corso base c’è anche il tirocinio con prove da superare e ci sono anche corsi di aggiornamento e seminari di specializzazione (con un costo a parte) e a questo punto arriva la vera docente, una signora sulla cinquantina.

Seguendo il loro libro di testo (L’ABC della pranoterapia di M. Inardi, O. Sanseverino, Vegor Internazionale, Milano [in precedenza Maingraf, Milano, 1987]) la docente si sofferma sull’aspetto legale e deontologico.

Di qui si capisce come una scuola di questo tipo eviti problemi legali. Viene ripetuto tantissime volte che il pranoterapeuta:

  • non può e non deve sostituire il medico e le sue terapie
  • non deve spingere il cliente a rifiutare le cure mediche
  • non fa diagnosi, anzi è meglio se il cliente si presenta con una diagnosi medica
  • deve sapere che la salute è data da una condotta di vita sana
  • non deve rinnegare la “medicina ortodossa” perché lui (il pranoterapeuta) altro non è che “una cura in più”, come fosse una medicina in più rispetto a quelle che il cliente già assume

Questo concetto viene quindi rafforzato dalla docente, che dice che chi ignora queste regole è un ciarlatano e un truffatore. Legalmente così sono a posto e nessuno può così tacciarli di aver fatto sospendere terapie salvavita (come invece succede purtroppo in molti casi).

La docente spiega che sulla targhetta del proprio studio non si può scrivere qualcosa come “curo le cefalee” oppure “curo i disturbi di stomaco”, ma bisogna scrivere qualcosa del tipo “recupero della vitalità, benessere dell’equilibrio psicofisico”, e dice che ci si può rivolgere a lei per le frasi da scrivere. Altrimenti se invece di lavorare come privati si lavora come dipendenti di alberghi, strutture termali e centri benessere il problema non si pone.

Segue un discorso relativo alle proposte di legge per l’istituzione di un albo nazionale dei pranoterapeuti, dicendo che ogni volta che viene fatta una proposta di legge a un certo punto dell’iter questa viene rifiutata, tutto ciò si ripete da 20 anni e che stanno cercando di evitare l’ostacolo passando per le regioni. Il motivo per cui l’iter si blocca la signora Elena lo spiega dicendo che è tutta colpa delle case farmaceutiche, e che comunque l’albo nazionale serve solo per regolamentare, non per legalizzare la professione di pranoterapeuta che di fatto esiste.

Nel frattempo, A.Mi. University ha istituito un albo di diritto privato che dovrebbe proteggere i pranoterapeuti distinguendoli dai truffatori e dai ciarlatani e fornisce una polizza assicurativa per danni a terzi.

Dopo un po’ arriva dall’uditorio una domanda: la pranoterapia funziona sugli scettici?
La docente dice che bisogna distinguere: c’è quello che non ci crede, ma sta male e le ha provate tutte e decide di provare anche la pranoterapia; quello va aiutato e con lui “funziona”.
Poi c’è lo scettico che vuole vedere se hai i poteri, che vede la cosa come sfida e allora no, non bisogna accettare, non bisogna scendere al suo livello, è scorretto perché non si ha da dimostrare niente a nessuno (questo concetto richiama una frase  presente in una pagina del loro sito: “Una cosa tuttavia deve essere chiara: alla pranoterapia l’organismo non risponde secondo le regole “causa-effetto”)

Segue quindi un altro concetto che viene più volte ripetuto e ribadito: buona parte della cura è rappresentata dal rapporto che si ha col paziente, e non dal semplice imporre le mani. Quando si riceve il paziente, bisogna studiarlo, capirlo da come si veste, da come cammina, da come si muove, dal tono della voce perché bisogna farlo sentire a proprio agio: è per questo che poi il cliente torna. 

È arrivato il momento del break, l’allieva anziana si allontana, la docente è via a fumare, ne approfitto per chiacchierare con un’allieva seduta vicino a me per sapere quanto ha pagato il corso. Ha pagato circa 3600 € e mi dà un dettaglio approssimativo:

  • corso di pranoterapia (compresa valigetta con materiale didattico) : circa € 2000
  • iscrizione all’associazione (bisogna essere soci) A.Mi. University: 150 €
  • spese legali per assicurazione e iscrizione all’albo privato: il resto

Il corso dura 1 anno e ci sono due lezioni al mese.

Visto che il segretario mi ha parlato del secondo test da fare a pagamento, le chiedo informazioni anche su questo. Mi dice che usano una macchina posta in una stanza (che mi indica) che visualizza il “flusso di energia”. Dalla descrizione sembra la solita fotografia Kirlian. Questa macchina, visualizzando i “flussi di energia”, indica dove mancano. Per lei la macchina funziona davvero perché dai risultati del suo test (mi mostra il foglio) hanno capito che ha avuto problemi nell’infanzia, e nessuno poteva saperlo!

Sempre nel break, chiacchiero anche con un’altra ragazza parlando del test preliminare, quello del fegato: mi dice che molto stranamente ha notato che il test è riuscito anche al suo fidanzato, che non è prana. E mi dice anche che un risultato simile lo ha ottenuto con una fettina di fegato non sottoposta al loro trattamento (né suo né del fidanzato). Dai cavoli, ci è arrivata! E invece no: mi dice che probabilmente a livello molecolare (!) la differenza si vede, però a loro sembrano uguali.

Prosegue la lezione, ma evito inutili dettagli tranne un po’ di episodi particolari: nel primo la docente ci spiega che “la respirazione è in realtà una forma di comunicazione con l’universo: respirando si assorbe l’energia dell’universo perché ci arrivano i raggi cosmici, quindi materia perché la materia è energia, quindi Einstein, dopotutto il 98% è elettromagnetismo”.

Non ci ho capito niente, ma almeno mi ha fatto sorridere.
Nel secondo episodio un allievo domanda se usare un lettino in metallo è peggio che usarne uno in legno. La docente dice che questi non sono dettagli importanti, sono solo marginali: dopotutto, dice, il metallo è naturale, si trova in natura. Si spinge addirittura più in là, dicendo che anche la plastica va bene, perché anche la plastica è naturale dato si fabbrica a partire da materiali naturali… insomma tutto è diventato naturale. A questo punto però faccio una domanda: “Scusi, allora per il paziente vanno bene anche gli abiti sintetici?“.

Qui parte una serie epica di arrampicate sugli specchi. Dapprima la docente risponde: “sì vanno bene ma sono meglio quelli naturali“. Chiedo conferma che in realtà è indifferente in virtù di quanto ha detto prima, risponde che “va bene lo stesso perché l’energia invece che al 100% arriva a un 60-70%, ma comunque c’è“, una allieva mi dice che la plastica si produce sì da materiali naturali, ma non è naturale.

A questo punto ho sbloccato io stesso la situazione dicendo “ok, ok, ho capito: state dicendo che dato che l’importante è il benessere del paziente e gli abiti sintetici possono provocare fastidio, per avere un maggiore equilibrio energetico sono quindi meglio i tessuti naturali”.
Non conoscevo il significato di quanto avessi appena detto, ma tutti erano più contenti e sorridenti.

Nel terzo episodio la docente dice che bisogna far togliere al paziente orologi a batteria e apparecchi elettrici perché l’energia erogata dalle mani potrebbe comprometterne il funzionamento. Se uno poi ha il peacemaker, meglio non rischiare e non fare la seduta. Non è detto che accadano i malfunzionamenti, ma nel dubbio meglio non rischiare: solo i pranoterapeuti esperti riescono a dosare correttamente l’energia.

Arriva la fine della lezione, mi avvicino alla docente per chiedere come devo comportarmi, ma purtroppo della questione iscrizioni se ne occupa il segretario che mi richiamerà per darmi tutte le informazioni.Voglio sapere che prezzo faranno a me. Voglio sentirlo dalla loro voce.

7 febbraio 2010

In prima mattinata mi telefona il segretario e mi dice che il costo del corso è di 3620 € compresi “materiale didattico, atti notarili, foto Kirlian e quant’altro”, quindi il “secondo test” di cui ho parlato ieri con l’allieva vicina a me era effettivamente una foto Kirlian e anche il prezzo è in linea. Non è chiaro perché il prezzo del corso di pranoterapia non sia indicato sul sito.
Sempre in linea con quanto recepito ieri, il corso dura 1 anno, con due incontri mensili: un incontro solo mattutino e uno mattutino + pomeridiano in cui nel pomeriggio c’è una lezione di “anatomia”.
Ho chiesto di eventuali prove intermedie, mi ha detto che c’è una tesina finale.
Ho chiesto anche dei seminari e aggiornamenti di cui si diceva ieri, mi ha risposto che sono opzionali, dal prezzo che varia da 150 € a 200 € l’uno.

Ho cercato quindi pagine riportanti prezzi in generale sul sito di A.Mi. University ed effettivamente una pagina l’ho trovata, che sembra riferirsi ai seminari opzionali (qui il freezepage).

Foto di Joe Wiki tratta da Wikimedia Commons.
Distribuita con licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic.

18 pensieri riguardo “Pranoterapia: tocchiamo con mano

  • 26 Dicembre 2010 in 13:49
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    Grazie al Socio Anonimo (Joe Wiki?) per la paziente e accurata indagine. Riflessioni.
    1) Certo che di strada la Pranoterapia ne ha fatta dai tempi eroici che ricordo, qui a Firenze, alla fine degli anni ’70.
    2) Queste indagini, se condotte in tal modo, si risolvono sempre con un pari e patta: chi non credeva prima nella Pranoterapia ha un appiglio in più per non credere, chi ci credeva non viene certo convinto da una indagine anonima che non rileva, comunque, alcun reato onde poter far almeno multare l’ A.M.I. University dall’ Authority (come nell’ articolo precedente) per aver vantato proprietà non documentate scientificamente.
    Per ottenere migliori risultati, da parte degli Scettici, bisogna seguire per mesi, se non per anni, un guaritore manuale (ad esempio la mitica Rita Cutolo, tanto amata da Luca Neri Cesena)e poter documentare, tramite un elenco di almeno 100 pazienti trattati, la totale assenza di miglioramenti sia soggettivi che strumentali. Ovviamente, se durante la monitorizzazione si incappa in una confessione sui trucchi usati documentabile al punto di portare il presunto truffatore in tribunale, tanto meglio.
    Come credulone nella Pranoterapia, agli interessati, dico che i Pranoterapeuti autentici, ovvero quelli dai quali è lecito sperare di ottenere, se non una remissione totale della patologia che Vi affligge ( e che il Medico e/o il Farmacista non è riuscito a trattare in modo soddisfacente) almeno un miglioramento tale da cambiarVi la qualità della vita, hanno dimostrato di avere questi poteri fin da bambini e, al massimo, sono stati poi rafforzati nella loro vocazione da un Pranoterapeuta più anziano ma che, a sua volta, abbia manifestato questo Carisma senza essere stato mai sollectato prima dai genitori. In parole povere, da scuole come questa, non possono uscire persone che abbiano grandi poteri, ma, al massimo, decenti ausiliari che, se va bene, vi daranno risultati pari a quelli che vi può dare un esperto massaggiatore Shiatsu. La tecnica Shiatsu, così come l’ Agopuntura,pur richiedendo una buona predisposizione naturale, può realmente essere alla portata di molti e, quindi, può giustificare scuole a pagamento.
    Alla fine, il costo dei corsi: i veri Pranoterapeuti sono economici e chiedono una offerta libera se si rimane soddisfatti. Inoltre sono in grado di dire a parecchi dei pazienti che li visitano, dopo un primo esame: non sono in grado di trattare il Tuo problema. Quelli che Vi ricevono in studi di lusso, con belle “assistenti alla poltrona”,  Vi chiedono più di 50 euri a seduta e vi promettono risultati dopo un ciclo minimo di dodici sedute, e sono in grado di curare qualunque patologia, sono da evitare, se non siete masochisti.

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  • Pingback:Come mummificare le uova

  • 27 Dicembre 2010 in 10:50
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    Aldo Grano: lo scopo del resoconto non è quello di far multare qualcuno, né di “rilevare reati”, ma solo di informare i lettori di come si svolge una lezione di pranoterapia erogata dall’associazione A.Mi. University.

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  • 30 Dicembre 2010 in 22:34
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    Ma chi dice che i “veri pranoterapeuti ” siano modici. Se funziona la pranoterapia può essere vista anche come furto d’energia invece che donazione d’energia.Chi sindaca tale movimento energetico?Questi argomenti andrebbero trattati con vera cognizione di causa.Sicuramente con un atteggiamento scettico ma non appriosticamente distruttivo. Eppoi esiste l’effetto placebo. Distinguere se è merito del pranoterapeuta o del paziente a volte è molto difficile se non impossibile. La lotta fra conoscenza scientifica gallileana e alchimia ci sarà sempre, ma sicuramente nessuna sara vincitrice su l’altra. Perchè sono le due facce della solita medaglia. Solo l’umilta fra le diverse conoscenze potrà far capire .
    Gli odori si “sentono” solo se si ha il naso.

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  • 31 Dicembre 2010 in 13:49
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    @Marco I: Permettimi di dissentire: è abbastanza semplice verificare se la pranoterapia sia più efficace di un placebo, e ad oggi mi risulta che la risposta sia negativa, sia per i pranoterapeuti “veri” sia per quelli “falsi” (qualunque cosa questa distinzione implichi). Questo porta alla seconda parte del tuo commento: la scienza “galileiana”, come la chiami tu, permette la falsificabilità dei risultati, e questo la rende non solo vincitrice sull’ “alchimia”, ma addirittura vincitrice a tavolino per assenza di concorrenti. L’umiltà è importante, ma non come pensi tu: serve umiltà per accettare i fatti e modificare di conseguenza le proprie idee preconcette, e questo è fare scienza; il resto sono solo chiacchiere.
    Ad ogni modo, buon anno a tutti 🙂

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  • 5 Gennaio 2011 in 14:13
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    Articoli come questo mi fan pensare di aver sbagliato qualcosa nella vita. Anziché far lezioni gratis a ragazzini che non capiscono la matematica potevo fare lezioni a 3600 euro l’anno a una dozzina di aspiranti pranoterapeuti. Le conoscenze non mi mancano dopo anni di CICAP. Tutto legale, per carità,  pagando le dovute tasse, e senza invogliare nessuno a pratiche mediche abusive. Meno fatica, studenti più motivati, cose più semplici da spiegare e alla fine dell’anno mi ritrovo con un conto in banca più fornito.
    Scherzi a parte, mi sembra che l’AMI ponga rischi abbastanza consistenti:
    – se la pranoterapia esiste, qui la si maschera con delle cialtronate. E si crea un esercito di persone convinte di avere chissà quali poteri, mentre semplicemente sanno mummificare del fegato.
    – la storia della creazione di un albo professionale. Significa dar credito sufficiente a queste cialtronate da farle pagare al SSN. Che di tutto ha bisogno fuorché di spese in più.
     
     

    Risposta
  • 6 Gennaio 2011 in 13:47
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    Sembra impossibile, eppure sono moltissime persone che, indipendentemente dal loro grado di istruzione, credono nella pranoterapia o in altre delle numerosissime “terapie alternative”. Ne conosco parecchie anch’io ed ho notato che è estremamente difficile fare con loro un discorso critico. Nel migliore dei casi si viene liquidati con il solito argomento che anche la medicina “ufficiale” non riesce a guarire tutte le patologie e che molti farmaci sono inutili oppure dannosi. Quindi, secondo loro, è meglio affidarsi alle medicine alternative che almeno non fanno male. Il fatto poi che molti medici sono favorevoli a queste pratiche è la prova del nove delle loro convinzioni.

    Risposta
  • 6 Gennaio 2011 in 19:17
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    Paradossossalmente chi si avvicina alle pratiche  alternative dovrebbe sapere di che si tratta. Ho invece la certezza che tutto venga preso con leggerezza. Naturalmente chi non è favorevole obbietterà che non fanno nulla e che non c’è nulla da imparare. Eppoi non è giusto fare un calderone dicendo tecniche alternative, ma per brevità è utile farlo. Mettiamola in questi termini allora; la medicina ufficiale funziona meglio di queste tecniche alternative, perchè sicuramente esiste una ricerca e un’esperienza che garantisce in molti casi una guarigione. Ciò non toglie che molti malanni specialmente quelli cronici rimangono proprio perchè cronici.  Ma quando la medicina ufficiale si ferma perchè la patologia non può piu guarire con i farmaci ,penso senza andare sul cancro ma semmai su patologie ossee, ad es. discopatie con lisi ossea non operabili, oppure sintomologie dolorifiche post operatorie. Naturalmente senza creare false illusioni queste tecniche possono,ripeto possono dare del sollievo e in alcuni casi risolvere  il problema. Purtroppo  la cura essendo soggettiva non può essere comparata e perciò falsificata con altre tesi . E’ questo il  grave e infinito limite delle terapie ma meglio chiamarle tecniche alternative.

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  • 6 Gennaio 2011 in 21:08
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    @marco: se una terapia funziona, puoi dimostrarlo con prove cliniche. ANCHE se è soggettiva. ANCHE se funziona solo in alcuni casi e non in altri. Anzi, una ricerca clinica in questi casi è utile per cercare di capire (se ci si riesce) in quali casi funzioni e in quali no. Se non puoi dimostrare che funzioni, non puoi AFFERMARE che funzioni.
    Questo perché le tecniche statistiche sono MOLTO ma MOLTO più efficienti rispetto alla stima ad occhio per capire se qualcosa funzioni. Dire che qualcosa funziona, ma non puoi vederlo da uno studio scientifico è come dire che riconosci ad occhio qualcosa da 10 km di distanza, ma è inutile usare un cannocchiale perché al cannocchiale non si vede.

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  • 6 Gennaio 2011 in 23:30
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    Certo che si possono usare le prove cliniche e pure le statistiche,magari. Ma siamo seri chi si vuole imbarcare in simili prove serie . Quando ci sono tecniche che contrastato con la prassi disolito ( ed è normale) sia ha un rifiuto nello volerlo arcertare . Inoltre sulle prove cliniche esiste sempre un margine d’errore che può essere corretto solo con una casistica sufficiente. Ad es. conosco una persona che nonostante gli fosse stato trovato nuovamente(recidiva) un cancro al colon  i familiari hanno  rifiutato  il solito trattamento sia operatorio che chemioterapico ,anche per l’eta piuttosto avanzata della persona. Per farla breve dopo circa sei mesi di terapia alternativa che si basava solo su uno strumento fisico e non altre diavolerie, è tornato dall’oncologo con lastre e altre analisi,risultato: guarito il tumore sparito e parametri vitali compatibili per l’eta del soggetto. Ma l’ocologo che lo aveva in cura e sapendo del rifiuto della cura da protocollo, mica si è preoccupato di sapere che cosa avesse fatto o che tipo di cura o altre cose . Niente ,liquidato come niente fosse. Ora mi sorge il dubbio, non è che le cose che non si sanno spiegare ,non fanno casistica. Naturalmente i familiari del paziente si sono assunti una grave responsabilità nel decidere la sospensione della cura,mitigata solo dal fatto dell’eta avanzata che avrebbe sostenuto comunque con difficolta terapie chemio,e che sicuramente non è da consigliare a nessuno tale decisione. E comunque stabilire il nesso fra autoguarigione e terapia alternativa non è semplice.Perchè ci sono casi di autoguarigione  in soggetti che non hanno assolutamente fatto niente.Da quello che sò ci sono dei medici  che fanno elettromiografie prima e durante il trattamento e riescono a vedere la differenza ,naturalmente il paziente non sà quando il trattamento energetico inizia ma lo strumento se ne accorge . Comunque qualsiasi trattamento fatto da persone ( santoni) per me è da condannare. La salute è una sola ,metterla in mano a chi è solo pieno di se, non credo sia buono. Vedrei invece bene una collaborazione fra medici e tecnici alternativi,quando semmai verra dimostrata l’efficacia.Comunque sto sempre cercando un’esame che possa dimostrare una qualsiasi rilevanza per queste energie. Se non lo trovo avro solo perso tempo, e peggio, aver fatto perdere tempo anche a voi.
    Io non devo convincere nessuno. Ma la dialettica e fondamentale per il confronto .

    Risposta
  • 7 Gennaio 2011 in 19:32
    Permalink

    Quando diventa estremamente difficile dimostrare l’efficacia di una terapia a me sorge il dubbio che di efficiacia non ce ne sia proprio. E poi, quando il beneficio è tanto limitato che diventa indistinguibile dall’effetto placebo, a maggior ragione preferisco affidarmi alla medicina “convenzionale”, se non altro per un fattore economico. Per un mal di schiena potrei rivolgermi ad un osteopata o ad un chiropratico spendendo centinaia di euro e giornate di lavoro oppure farmi prescrivere una cura a base di antinfiammatori del costo di pochi euro e reperibili al supermercato. Per esperienza personale vi posso assicurare che non ho dubbi ad optare per la seconda soluzione.
    Un caro saluto

    Risposta
  • 7 Gennaio 2011 in 22:44
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    Se sono tutti come Marcello , allora siamo a posto. Le terapie alterntive non funzionano. Ho capito e allora mi curo anch’io con l’Aulin. Naturalmente me frego degli effetti collaterali , ma che vuoi con pochi euro un generico lo compro. Eppoi i medici allopatici ci beccano sempre mentre gli altri sono  tutti dei benemeriti bischeri e cialtroni. Mi sembra un pò troppo semplicistico. Comunque grazie per i vostri interventi.

    Risposta
  • 11 Gennaio 2011 in 05:44
    Permalink

    Non mi piace come viene presentato il corso, poiché mischia verità e bugie, e non da chiarezza subito sui prezzi che sono soprattutto esorbitanti! La pranoterapia non mette in relazione l’energia universale con il paziente attraverso le mani del terapeuta, come accade nel Reiki, questo lo possono imparare tutti, ma la propria energia. Questo fa si che se il terapeuta non scarica l’energia negativa che assorbe, si ammala a sua volta e potrebbe far ammalare pazienti successivi che tratta successivamente. Il metallo assorbe l’energia pertanto è indispensabile il lettino di legno, non si applicano trattamenti sulle ustioni e prima di fare esami del sangue. E dai, poi la frescaccia del fegato!! La pranoterapia è importante e seria, può curare diversi disturbi e malattie, ma solo conoscendone i benefici e i limiti, la si può conoscere e utilizzare al meglio.
    Sonia 

    Risposta
  • 2 Maggio 2011 in 11:42
    Permalink

    Un branco di truffatori…. il bello è che si definiscono “university”…

    Risposta
  • 4 Dicembre 2017 in 11:31
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    mi devo iscrivere a questo corso di a.my university gi’ fatto il test devo solo decidere mi stanno venendo seri dubbi …consigli?

    Risposta
  • 13 Dicembre 2017 in 17:34
    Permalink

    Le medicine alternative, sono più antiche della medicina convenzionale occidentale. Tutta la conoscenza medica deriva anche, in parte, dalla pranoterapia. Leggere commenti di persone europee che criticano i rimedi alternativi, si capisce quanta ingratitudine ed ignoranza c’è nella nostra cultura occidentale, la quale invece deve molto alle grandi tradizioni e tecniche olistiche, nate e sviluppate in oriente, e ancora oggi molto utilizzate in quei paesi. In quei paesi in cui la gente è più felice, vive più a lungo, è meno frenetica e stressata. Se è vero che la medicina di un paese è lo specchio della popolazione che la utilizza, allora dovremmo tutti porci alcune domande sul perché e sul come.
    Chi critica una scuola come l’AMI lo fa perché l’ha confrontata con altri centri di formazione – o come spesso accade si critica, o si appoggia un filone perché ci fa più comodo; ascoltando solo una delle due campane. L’errore di molti è: frequento una scuola per conoscere ed imparare. Questo non vale per una scuola come l’AMI. Perché il pranoterapeuta ha il mezzo, e molto spesso lo sa anche utilizzare. In questi centri si impara a correggere e a migliorare ciò che già uno possiede. Vedetela, per darvi un’idea, come un corso di Master, dove si approfondisce ciò che si è studiato all’università, più che una scuola professionale dove si impara da zero un mestiere.
    Come dico sempre, finché nessuno prova sulla propria pelle non si permetta di alzare un dito, perché se osservate la vostra mano quando puntate il pollice le altre tre dita piegate stanno indicando proprio voi!

    Risposta

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