Misterioso felino a Palermo? Aggiornato 3/3/2011

Borgo Nuovo, come indica il nome stesso, è un quartiere palermitano sorto nell’ultimo cinquantennio. In questo luogo all’estrema periferia occidentale del capoluogo regionale siciliano, liminale fra l’area urbanizzata e quella che è percepita come naturale, sarebbe comparso un misterioso felino, descritto come una “pantera nera“. O, almeno, da questa zona sono pervenute segnalazioni della presenza di un animale di tal genere.

Dopo la prima segnalazione, in via Bronte, alle 10 e mezzo del 22 giugno, altre sono state raccolte nell’area dal nucleo operativo Cites del Corpo Forestale della Regione Siciliana, che con la Polizia di Stato si sta occupando del caso: segnalazioni, almeno nei primi giorni, non giudicate di un certo rilievo e non sempre realistiche, come quando un comune gatto su un tetto, non riconosciuto, ha preoccupato un cittadino che ha allertato le forze dell’ordine. Il 26 giugno, comunque, un vigile del fuoco fuori servizio ha osservato un animale che ha ritenuto essere la pantera in una zona attigua, tra San Martino delle Scale e Boccadifalco. Altri avvistamenti sono avvenuti la sera del 29, nella zona di Baida, fra Boccadifalco e Borgo Nuovo, e la notte tra il 3 e il 4 luglio, sempre a Borgo Nuovo; nel frattempo, è andato a far compagnia alla pantera per le vie del palermitano un pitone di 2 metri, avvistato nei pressi di Cefalù.

La polizia ambientale non avrebbe per ora trovato tracce univoche della presenza di un felino, anche se il responsabile del nucleo CITES ritiene che ci si trovi di fronte ad un animale reale: alcune impronte rinvenute in via Misilmeri, vicino a via Bronte, sarebbero di un canide; sono in corso indagini scientifiche su un coniglio rinvenuto sbranato, probabilmente in via Bronte e sui peli presenti su un collare rinvenuto sempre in zona: a una circa una settimana dall’annuncio, i risultati di questi esami non sono ancora noti.

Indipendentemente da ogni considerazione sull’esistenza reale dell’animale, si può osservare che la figura del felino è diventata in breve tempo oggetto di una serie di narrazioni orali molto simili a quelle sviluppatesi in analoghe situazioni in altre località e che sono state riprese, fissate e rilanciate dai media locali: narrazioni che presuppongono l’esistenza della pantera e che, oltre a fornire la cornice interpretativa per stimoli ambigui (il gatto di cui si è detto),  servono a dare un senso a quanto sta accadendo: la storia del presunto proprietario che non sarebbe nuovo ad episodi del genere, quella del cavallo sbranato a San Martino delle Scale (diffusasi nei primi giorni e poi smentita dalla Forestale), quella del numero di animali coinvolti (che sarebbero due, per spiegare le differenti descrizioni); ma anche  narrazioni orali appartenenti a quella che i folkloristi anglosassoni hanno definito traditions of disbelief, che, invece, presentano quanto sta avvenendo come il frutto di errori, cattive interpretazioni, esagerazioni.

Sul piano delle prove concrete, non esistono fotografie o filmati che dimostrino in modo sicuro la presenza di un grosso felino, nonostante le testimonianze riferiscano che l’animale sarebbe rimasto nello stesso posto anche per venti minuti; non risultano denunce di smarrimento (anche se questo sarebbe spiegabile con il fatto che in Italia la custodia di grossi felini è vietata da una legge del 1997) ma nemmeno altre evidenze sull’origine dell’animale; e la trappola che è stata montata con un ignaro maialino come esca vivente non ha dato nessun risultato, a parte le proteste della Lega antivivisezione.

Nell’attesa che si concludano le indagini, vale la pena di ricordare che quello di Palermo è soltanto l’ultimo di una lunghissima serie di avvistamenti di pantere e grossi felini nelle grandi città italiane. Nel dicembre 1989 una pantera venne avvistata a Roma e fu l’oggetto di una pittoresca battuta di caccia alla quale parteciparono anche i domatori del circo Orfei: la ricerca fu un buco nell’acqua, ma l’animale, reale o immaginario che fosse, ebbe l’onore di dare il nome al movimento studentesco che nacque in quel periodo. Da allora gli avvistamenti si sono moltiplicati: decine di casi tra Emilia-Romagna, Campania, Lazio, Piemonte, Toscana, Liguria e Lombardia.

Quasi sempre queste notizie circolano d’estate, quando i media sono in cerca di notizie curiose, alternando i toni allarmistici (“Continua l’incubo pantera“, “La pantera terrorizza ancora“) a quelli scherzosi (“e se la Pantera fosse rosa?” “Bagheera a Bagheria“), e privilegiando termini sensazionalistici come “belva”, “incubo”, “mistero”. Di solito, l’esistenza del predatore non viene accertata e dopo qualche settimana cessano le novità e la notizia perde di interesse.

L’argomento continua però a interessare i sociologi e gli antropologi, perché gli avvistamenti di grossi felini (quasi sempre neri), come altre leggende metropolitane, incarnano timori risalenti all’epoca preindustriale, e lo studio delle dinamiche di tali leggende può dare interessanti informazioni sull’evoluzione di una società [1].

[1] Véronique Campion-Vincent, Des fauves dans nos campagnes, Parigi: Imago, 1992.

(Update: ne parla, citandoci, anche Paolo Attivissimo)

Aggiornamento 3 marzo 2011. Un servizio di Studio Aperto mostra un filmato della presunta pantera che cammina su un cornicione. Per le proporzioni del corpo e il confronto con gli oggetti circostanti si tratta chiaramente di un gatto, lungo circa quanto la larghezza del sedile che si vede nelle vicinanze. Speriamo che questo nuovo allarme non metta in pericolo i gatti della zona.

Nell’immagine qui sotto confrontiamo un fotogramma dal servizio di Studio Aperto con i profili di un gatto e di una pantera (sulla destra, il profilo di un altro tipo di pantera).

21 pensieri riguardo “Misterioso felino a Palermo? Aggiornato 3/3/2011

  • 5 Luglio 2010 in 22:16
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    Intrigante! Testimonianza personale: almeno due volte, durante le mie passeggiate solitarie in Appennino,nella zona del Passo della Sambuca, ho visto impronte che mi sembravano di un grosso gatto, quindi un felino. L’ultima volta questo inverno, sulla neve. La zona non è lontana dalla zona di Pietramala e della Raticosa, dove negli scorsi anni alcuni passanti hanno testimoniato di aver avvistato una pantera nera. Impronte sono state avvistate anche da S.B., cacciatore, mio amico. Unica testimonianza certa di una cattura: nei pressi di Cassino, 5 Luglio 1993, era una leonessa. Gli scettici dicono che i due attori, in realtà, l’ hanno portata lì nella gabbia trappola in cui affermano di averla catturata, (dopo numerosi avvistamenti) segno che lo scetticismo è forte quanto la creduloneria. Questo scetticismo, di fatto, ha impedito per oltre un decennio di prendere coscienza del ritorno dei lupi in Appennino Tosco-Emiliano, di fatto avvenuto alla fine degli anni 70. Nonostante un articolo su Airone e la testimonianza dell’ addetto della Provincia di Firenze, a tuttoggi solo una minoranza di Fiorentini crede che su Monte Morello ci sia stabilmente un gruppo di lupi (distanza dal centro-città: sei km in linea d’ aria). Chi gira nei boschi, i cacciatori, i pastori sanno benissimo come siano abili gli animali carnivori a eludere l’ uomo. Riflettete solo sulla sopravvivenza dei lupi fino al 1972, anno in cui ne fu vietata la caccia: non riuscimmo a sterminarli neppure in Italia. Ancora più intrigante: leggete su Internet le testimonianze e i documenti sulla Bete de Gevaudan. In futuro mi auguro un thread sull’ argomento.

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  • 5 Luglio 2010 in 22:42
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    Gentile Aldo Grano,
    per caso dispone di immagini delle impronte da lei osservate?

    Ne sarei particolarmente interessato perché nel corso degli anni ho indagato e raccolto diverse segnalazione circa la presenza della lince in Appennino.

    Cordiali saluti.
     

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  • 6 Luglio 2010 in 02:14
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    Ma la LAV che protesta per “il trauma emotivo” del maialino è fenomenale! 😀

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  • 6 Luglio 2010 in 14:13
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    Caro Lorenzo Rossi, mi spiace, ma non possiedo una macchina fotografica dal 1977. E un cellulare dal 2002, quando ancora non fotografavano. Sulla presenza della Lince autoctona in Appennino ritengo si tratti di leggende metropolitane: l’ ultima, abruzzese, fu abbattuta agli inizi del XIX secolo ed è impossibile che ne siano sopravvissute senza traccie e altre catture per quasi duecento anni. Solo nell’ alto Friuli, ai confini con la ex Yugoslavia, segnalazioni saltuarie di esemplari sconfinanti sono rimaste praticamente fino ai giorni nostri. Fulco Pratesi, quando era presidente del Parco Nazionale d’ Abruzzo, avviò una astuta campagna sull’ ipotesi che ne fossero sopravvissute in Abruzzo. Ma solo per reintrodurne, un decennio dopo, alcuni esemplari dalla riserva spagnola di Paco Dunana. Mi pare cinque, tra maschi e femmine, dopo aver collaudato due maschi, perché non si riproducessero. In un decennio, indubbiamente, qualcuna può essere arrivata fino all’ Appennino Tosco Romagnolo. Il precedente del Parco Nazionale del Gran Paradiso: ne furono reintrodotte due, sperimentalmente, negli anni 70, femmine entrambe, e non furono più riavvistate. Una è stata rinvenuta morta, alla scadenza naturale dell’ aspettativa di vita. Vi è mai riuscito di vedere un gatto selvatico? Eppure ce ne sono. A me riuscì, in Abruzzo, nottetempo, all’ imbocco della Camosciara di Pescasseroli. Troppo veloce a scappare per esserne sicuro.

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  • 6 Luglio 2010 in 16:57
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    Caro Aldo,
    conosco bene le leggende metropolitane sui presunti rilasci mai dimostrati dell’Ente Parco e anche la storia naturale della lince nel nostro Paese (ufficialmente in Appennino è ritenuta estinta dall’età del bronzo e l’ultimo esemplare autoctono fu abbattuto nelle alpi negli anni ’30 del secolo scorso), oltre al fatto che le segnalazioni non provengono solo dall’alto Friuli e dai confini dell’ex Yugoslavia, così come conosco i vari tentativi reali e ufficiali, falliti, di reintroduzione.
    Tra le numerose, varie leggende raccolte dai tanti “testimoni”, che personalmente giurano e spergiurano di conoscere i nomi e i cognomi di chi ha liberato le linci (ognuno poi fornisce nomi diversi e modalità diverse), la versione della riserva spagnola mi mancava proprio… cosa sarebbero state introdotte quindi? Linci pardine?
    Circa il gatto selvatico, osservarne uno in natura non è impresa tanto improbabile con un po’ di pazienza e fortuna, ma a volte i casi della vita sono strani. Conosco naturalisti che non hanno mai avvistato un lupo in natura anche dopo anni e anni di escursioni, mentre io ho avuto un “faccia a faccia” con un esemplare, in Calabria, pochi mesi fa mentre facevo la macro ad un fiore.
     
     
     
     
     
     

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  • 7 Luglio 2010 in 00:11
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    Caro Rossi, spero che gli altri non si arrabbino, stiamo trasformando il blog in chat. Innanzitutto Ti invidio, perché io dò la caccia al lupo da quaranta anni e sono riuscito, forse, ad avvistarne uno a meno di un km da casa, alle due di notte, tre anni fa (abito, appunto, alle pendici di Monte Morello). Niente di soddisfacente, comunque, troppo veloce anche lui. Emozionanti, almeno, gli ululati su Monte Giovi, alle 11 di mattina, 18 mesi fa. Quanto alla reintroduzione delle linci nel Parco d’ Abruzzo è stata dichiarata dallo stesso Fulco Pratesi ed è legale. Provate ad avvistarne una: si nascondevano anche nella boscaglia della gabbia di  Alfedena! Avevo la camera d’ albergo che vi si affacciava e in una settimana le ho solo sentite!
    Leggende metropolitane: lupi e vipere reintrodotte…sganciandoli dall’ aereo, col paracadute. Girano per la Toscana persone, nemici giurati degli ecologisti, che sostengono di averlo visto! Comunque se c’è in Toscana una zona dove hanno avvistato linci dimmelo, provo ad andarci. Più lontano, ormai, non vado più.

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  • 7 Luglio 2010 in 00:36
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    Caro Aldo,
    onde evitare il (giusto) linciaggio (ci sta a pennello come termine) da parte dei moderatori ti lascio il mio recapito email, ci tengo molto a scambiare informazioni su questo argomento:
    lorenzo@criptozoo.com
     

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  • 15 Luglio 2010 in 21:03
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    Nel mentre, stasera pure il TG1 ha parlato della pantera di Palermo, con tanto di “foto” scattata da una guardia forestale. “Foto” tra virgolette, visto che un grumo di pixel neri su sfondo verde-marrone vale quanto le monete di cioccolato… Un giorno arriverà qualcuno con la foto dell’elefante visto pascolare sul tetto di casa (massa di pixel grigi su sfondo marroncino) e sai che audience!?

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  • 15 Luglio 2010 in 23:31
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    Non capisco perché si debba sempre ironizzare a priori anche su cose che non si conoscono.
    Perché query non indaga anche su questo mistero?

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  • 16 Luglio 2010 in 10:00
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    Lorenzo, non ci sembra che Query abbia ironizzato. L’articolo riporta i fatti di cronaca e li collega a presunti avvistamenti (mai verificati) del passato.

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  • 16 Luglio 2010 in 10:29
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    Dipende da cosa si intende con il termine “indagine”: qui si tratta di un animale “fuori posto”, che non si sa da dove venga, che tutti vedono ma mai nessuno è in grado di fornire prove concrete della sua esistenza. Sembra, per fare un parallelismo, il caso di tanti avvistamenti UFO, dove non c’è mai una foto, un filmato nitido e comprensibile. Eppure oggi tutti hanno fotocamere digitali, telefonini in grado di fotografare e/o riprendere con discreta qualità. Possibile, poi, che questo animale se ne vada in giro indisturbato, venga avvistato, e non ci sia nessuno in grado di rilevarne delle impronte sui luoghi dell’avvistamento (impronte coerenti, ovviamente, visto che l’articolo cita impronte di un generico canide)? Non sto dicendo che mancando le prove manchi anche il “fenomeno”, però il fatto che ci siano sempre e solo prove “deboli”, oltretutto collocate in contesti che dovrebbero invece averne prodotte di certe, non dà certo una connotazione credibile a questa vicenda né allo stuolo di simili vicende passate.

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  • 16 Luglio 2010 in 12:52
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    Con il termine “indagine” intendo documentarsi. Altrimenti si fanno solo chiacchere da bar, come quando si parla di calcio e tutti diventano automaticamente allenatori.
    Naturalmente parlare a vanvera non è necessariamente un reato, ma alla lunga può diventare stucchevole, specie quando si ritorna sui soliti luoghi comuni privi di fondamento.
    Quante foto o filmati amatoriali fatti in natura tramite cellulari e fotocamere esistono di lupi in Appennino? E di linci nelle Alpi? O di gatti selvatici?  Zero.
    Eppure questi animali sono presenti, sono numerosi e gli escursionisti e i fungaioli della domenica non mancano di certo, ma se non ti metti in appostamento con macchine reflex e teleobbiettivi potenti non cavi un ragno dal buco. E anche facendo così serve sempre una notevole dose di pazienza e di fortuna. Sta di fatto che in ambito di monitoraggio delle specie “il salto” di qualità  noi naturalisti lo abbiamo avuto con l’avvento delle “trappole fotografiche”, che permettono di scattare fotografie tramite un sensore di movimento senza essere presenti sul campo. E grazie a queste, giusto per fare un esempio, pochi anni fa si è scoperto che nelle foreste del casentino vivono i gatti selvatici, la cui presenza, quando era documentata soltanto attraverso sporadiche testimonianze oculari, era considerata impossibile.
    Stessa cosa dicasi della lince sulle Alpi (che non è tanto più grande di una pantera), la prima fotografia scattata da amatori di passaggio è stata divulgata qualche mese fa, ma pochi giorni dopo si è scoperto che si trattava di un esemplare ospitato presso un’area faunistica del nord Europa. Ma anche quando si conoscono più o meno perfettamente gli spostamenti degli animali, non sempre gli indici di presenza abbondano.
    Ad esempio ad un recente convegno sui Felifdi tenutosi a Santa Sofia un ricercatore del Trentino, durante l’esposizione della sua relazione sullo studio di un esemplare di lince radiocollarato, disse che in tre mesi ci fu un solo avvistamento in natura e il ritrovamente di orme, di escrementi e di animali predati fu quasi nullo. La conclusione? I felini sono animali estremamente elusivi e la letteratura scientifica è piena di casi che testimoniano notevolmente questa loro capacità di nascondersi.
    Premesso questo, si può dire che una pantera stia gironzolando bellamente per un quartiere di Palermo? La risposta, dati alla mano, per il momento è “NO”.
    Ma sempre premesso questo gli inidizi (parlare di prove sarebbe fuori luogo) al momento sono il ritrovamento di un collare nel quale sono stati ritrovati peli neri (per fare un paragone dei quali la Forestale ha fatto anestetizzare 4 leopardi di uno zoo privato, uno dei quali non si è più risvegliato), ma al momento il risultato degli esami non è trapelato; segni di graffiature sui tronchi degli alberi, ritrovamento di impronte ottenute spargendo della sabbia attorno a delle esche (e se si fosse utilizzata una trappola fotografica ora si saprebbe con certezza se a mangiare questi bocconi sia stata o meno la fantomatica pantera), e l’avvistamento, risalente a ieri, dell’animale da parte di 4 membri della guardia forestale, che hanno scattato diverse foto, purtroppo da una certa distanza, dove si vede, in quelle che ho potuto visionare, un animale nero che muove la testa, ma del quale è difficile stabilire l’identità. Sebbene apparentemente più grande di un gatto, nessuno vieta di ipotizzare che possa trattarsi di un cane.
    Detto questo, e nonostante a quanto contrariamente vuole il solito luogo comune facilone, alcune catture di grandi felini “fuori posto”, anche se molto esigue di numero,  sono state ufficialmente effettuate (uno di questi, un Puma, dopo la sua cattura, custodia presso un giardino zoologico e successiva morte, è ora esposto impagliato presso il museo di Inverness), ora come ora, a livello puramente personale, nulla mi convince che una pantera stia vagando raminga per Palermo, ma nonostante questo, conoscendo cosa significa lavorare sul campo per l’individuazione di unanimale, non mi sognerei mai al mondo di ironizzare sull’operato dei forestali chiamando in causa gli UFO o gli elefanti sui tetti.
    Ora non ho sotto dati alla mano, ma in un articolo per il quale avevo contribuito pubblicato nel 2003 dal mensile Focus, era presente un box con tutte le confische ufficiali fattie dalla guardia forestale, di animali esotici ai danni di privati, ed il numero dei grandi felini era piuttosto consistentem, ragione per cui, anche se questa ricerca palermitana dovesse concluderse come moltissime altre senza risultati decisivi, queste segnalazioni non devono essere prese sottogamba.
    Citanto poi l’articolo principale, forse gli antropologi e i sociologi, oltre a studiare i timori risalenti all’epoca preindustriale (qualunque cosa questa frase voglia dire), potrebbero anche cominciare a chiedersi come mai il fenomeno dei “felini fuori posto” esplose in Inghilterra in concomitanza delle nuove leggi sulla detenzione degli animali esotici. Spesso la verità ha molte più sfacettature di quanto semplicistiche spiegazioni a tavolino lascerebbero supporre.  In suolo anglossassone il  “bollettino ufficiale” non è propriamente dei più corposi, oltre al precedentemente accennato Puma, si parla perlopiù di felini di medie dimensioni come gatti della jungla (Felis chaus), gatti leopardo (Prionailurus bengalensis), e qualche lince eurasiatica  (Lynx lynx), ma questi animali, prima della cattura, così come i “gatti Kellas”, erano stati descritti come pantere e leoni. E ritengo che questi “abbagli” siano stati presi a causa di una scarsa conoscenza naturalistica e di errori nelle stime delle dimensioni, piuttosto che da paure preindustriali.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

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  • 16 Luglio 2010 in 23:47
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    So bene come funziona la fotografia degli animali selvatici, e comunque immagino che ci siano un mucchio di fotoamatori a caccia del fantomatico felino palermitano. Questo non significa che possano immortalare alcunché, visto che – come hai sottolineato – da buon animale selvaggio (o quasi, se è fuggito da uno “zoo privato”) è piuttosto elusivo. Però, come dicevo, il copione continua a sembrare troppo simile ad altri casi rivelatisi poi bufale; quest’ultima non è una prova, ma è un indizio al pari del grumo di pixel neri di cui sopra. Il punto è che il primo indizio risponde alle regole della logica razionale, mentre il secondo puzza di bruciato. Magari prima o poi troveranno la pantera (anche se continuo a nutrire seri dubbi in proposito), come hanno trovato qualche pitone qua e là ogni tanto; sarebbe comunque ben diverso dall’avvistamento di un lupo o di una lince, che si trovano nel loro habitat. Non dimentichiamo che qui si discute di informazione, e in questo caso si tratta di cose date praticamente per vere (non si parla più nemmeno dell’eventualità che sia una pantera: si cerca “solo” di catturarla) quando invece non par esserci uno straccio di prova. Continueranno a cercare la pantera finché non la troveranno. Il che, alla luce dei presupposti di cui sopra, potrebbe significare trovarla o prodigarsi in eterno alla ricerca di qualcosa che non c’è, fino a dimenticare da cosa si è partiti e facendo nascere la leggenda. Staremo a vedere come va a finire.

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  • 17 Luglio 2010 in 00:51
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    I casi documentati di catture di pantere in Italia sono soltanto due, quindi è logico e giusto considerare con la dovuta prudenza ogni presunta segnalazione.
    Comunque sempre ammesso che la pantera parlemitana esista davvero, c’è anche un altro fattore: generalmente un animale allevato in cattività, se non accudito muore di stenti e i predatori sono soliti rintanarsi da qualche parte quando sentono prossima la loro fine. Se questo animale esiste davvero potrebbe morire nascosto da qualche parte e decomporsi ancora prima che qualcuno ne possa trovare i resti.
     

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  • 13 Agosto 2010 in 18:34
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    Egg. sig. Andrioli e Rossi io avrei molte notizie reali e leggende sulle pantere nere, le linci e la fauna del parco nazionale dell Abruzzo….sarebbe possibile discuterne?

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  • 3 Marzo 2011 in 21:22
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    Ma è un gatto che cammina su di una steccionata….

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  • 4 Marzo 2011 in 15:58
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    Se a distanza di 7 mesi dall’ ultimo avvistamento venisse catturata una pantera a Palermo (viva o morta) chi dice che sia la stessa? O che non ci sia stata portata apposta da un detentore illegale che ha voluto sbarazzarsene approfittando dei finti avvistamenti? Come vedete, a essere scettici fino in fondo, si rischia di non credere proprio a nulla…Non sapevo che Berti avesse aperto un ospedale per selvatici feriti su Monte Adone: mitico monte della mia giovinezza, con tanti ricordi sia naturalistici che sentimentali. pieno di leggende, attraversato dalla seconda galleria in lunghezza (7 chilometri e qualcosa) della vecchia ferrovia lenta, la Bologna – Firenze sulla quale ho trascorso un decimo della mia vita. Ben riconoscibile anche dall’ Autosole, per la sua parete nuda giallo-oro. Consiglio a Lorenzo Rossi una ricognizione a Monte Adone e al vicino Monte delle Formiche dal 6 all’ 8 Settembre, per assistere al fenomeno secolare delle formiche volanti che vanno in pellegrinaggio al Santuario della Vergine. Fin da ragazzo (anni 50-60) circolavano leggende metropolitane sull’ avvistamento di animali favolosi su Monte Adone, specie nelle due Grotte delle Fate…

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