“La vitamina C cura il raffreddore!”. Sarà vero?

La stagione invernale porta con sé l’aumento di incidenza dei casi di raffreddore; fra i tanti rimedi casalinghi, è particolarmente diffuso quello di far assumere al malato abbondanti dosi di vitamina C in varie forme – attraverso gli agrumi, con integratori di acido ascorbico o direttamente con le pastiglie di acido acetilsalicilico addizionate di vitamina C. Funziona davvero o è solo placebo?

Il contesto

La vitamina C, conosciuta appunto anche come acido ascorbico (o L-ascorbico), è una sostanza indispensabile alla vita e che – non potendo essere accumulata nel corpo – deve essere assunta costantemente attraverso l’alimentazione. Necessaria per la formazione del collagene, una sostanza intracellulare che costituisce la struttura di muscoli, ossa, cartilagini e tessuti, questa vitamina è essenziale per la guarigione delle ferite, facilita l’assorbimento del ferro, protegge la pelle dai raggi ultravioletti, ha un potente effetto antiossidante e, in particolare per il caso in oggetto, stimola le difese immunitarie. Sul mercato sono disponibili moltissimi integratori che promuovono l’importanza della vitamina C per (fra le altre ragioni) fronteggiare il raffreddore.

Quindi… Vero o Falso?

FALSO. L’assunzione di vitamina C dopo l’insorgenza di un raffreddore non apporta benefici rilevabili. Per esempio, una rilevante meta-analisi, pubblicata nel 2013 dal Dipartimento di sanità pubblica dell’Università di Helsinki, ha concluso che l’assunzione terapeutica di vitamina C non influisce sulla durata e sulla severità della malattia. Lo studio sottolinea che l’assunzione periodica di acido ascorbico prima dell’insorgenza del raffreddore (i.e. ogni giorno) non riduce la probabilità di contrarre la malattia; non esclude invece del tutto che, in alcune persone, potrebbe accorciarne marginalmente la durata e/o la severità.

Assumere una dose elevata di vitamina C avrà come primo effetto quello di farvi produrre urine molto costose (cit.)

Ma… e i prodotti da banco? È importante notare che la presenza sul mercato di farmaci di libera vendita contenenti acido acetilsalicilico e vitamina C non è una conferma dell’effetto della vitamina C sulla malattia in corso, ma dipende dal fatto che l’assunzione dell’acido acetilsalicilico può inibire l’assimilazione dell’acido ascorbico[1], che viene quindi integrato per compensarne la possibile riduzione.

Assicurare l’assunzione di sufficiente vitamina C (in media, circa 90 mg al giorno, di più per atleti sotto allenamento intensivo e donne in gravidanza) è comunque consigliabile indipendentemente dallo stato di salute. La vitamina C ha un ruolo rilevante nel sostegno del sistema immunitario, ma non è da considerare un farmaco da prendere al bisogno: il suo effetto si manifesta garantendo alle cellule del corpo il giusto apporto di acido ascorbico, e non “cura” le malattie – semplicemente, permette al sistema di lavorare in efficienza. Gli integratori potrebbero essere d’aiuto (anche se ci sono studi che ne mettono in dubbio l’efficacia), ma è bene sapere che l’assimilazione di acido ascorbico si riduce progressivamente con l’aumentare della dose, che questi preparati concentrano in una singola pastiglia: molto meglio quindi assumere in più momenti della giornata alimenti che lo contengono (non solo agrumi, ma, per esempio, anche uva, kiwi, fragole e, fra le verdure, peperoni, broccoli, lattuga e rucola).

In pratica…

  • L’assunzione di vitamina C durante un raffreddore NON ridurrà né la durata della malattia, né la sua intensità.
  • L’assunzione regolare di vitamina C – non durante ma prima dell’insorgenza di un raffreddore – non riduce la possibilità di contrarlo; non è ancora certo se possa, in alcuni casi, ridurne marginalmente la durata e la severità, soprattutto nel caso di atleti in allenamento.
  • È importante considerare che l’assunzione di frutta e verdura è sempre consigliabile per permettere al corpo di disporre di tutte le vitamine e i sali minerali che gli sono necessari. Mangiare peperoni, kiwi, broccoli, agrumi, uva, rucola, fragole e lattuga è un ottimo modo per assimilare la vitamina C necessaria al nostro corpo.
  • Se si assumono quotidianamente o periodicamente integratori di vitamina C, è meglio prendere piccole dosi in ciascun pasto, rispetto a un’unica dose concentrata (che sarebbe per lo più espulsa con le urine).
  • L’assunzione eccessiva di vitamina C potrebbe causare un incremento di incidenza di calcoli renali (ossalati) nei soggetti predisposti.

Le origini

Le vitamine in genere sono state osservate e studiate dall’inizio del ‘900; il termine “vitamina” (improprio, perché derivato da “ammina vitale” e coniato prima di scoprire che non tutte le vitamine sono ammine) fu ideato dal chimico Casimir Funk, che le studiò approfonditamente. La vitamina C, in particolare, scoperta nei primi anni ’20, fu rapidamente collegata allo scorbuto, una malattia causata dalla carenza di acido ascorbico (“ascorbico” si riferisce proprio alla malattia che previene). Per millenni una delle più frequenti cause di morte fra marinai, questa letale patologia fu debellata anche grazie a un celebre esperimento avvenuto in mare a bordo della HMS Salisbury, quando un medico scozzese della marina da guerra britannica, James Lind, effettuò un test per stabilire se e quali sostanze potessero lenire i sintomi nella malattia; la scoperta di Lind fu non solo la prova certa che gli agrumi possono curare lo scorbuto, ma rappresentò anche il primo studio clinico mai documentato con un gruppo di controllo (per loro sfortuna).

Pauling arrivò ad assumere dosi eccezionali di vitamina C – anche 18 grammi al giorno [3]

.

Fu Linus Pauling, due volte premio Nobel – per la Chimica nel 1954, e per la Pace nel 1962, ricevuto per l’attivismo contro i test atomici a uso bellico – a dare origine alla credenza che la vitamina C potesse essere una sorta di panacea per tutte le malattie; nel settembre 1970 pubblicò un ampio elogio dell’acido ascorbico nel suo libro “Vitamin C and the Common Cold” (“la vitamina C e il comune raffreddore”), nel quale sostenne che dosi anche elevatissime di questa vitamina fossero utili in particolare contro il raffreddore (e, nella successiva revisione dello stesso libro, anche contro l’influenza). Il testo ebbe un successo immediato, anche e soprattutto nella vendita di integratori. Numerosi studi scientifici successivi smentirono i lavori utilizzati a riprova degli assunti di Pauling, che, nel frattempo, avevano cominciato a teorizzare la possibilità che l’acido ascorbico fosse estremamente efficace anche nella cura contro il cancro.

Le teorie di Pauling non erano originate dall’evidenza scientifica (molti contestarono la qualità delle ricerche a sostegno delle sue tesi), ma promosse dalla sua convinzione personale (che, nel corso degli anni, lo portò ad assumere dosi sempre più elevate di vitamina C[2]). Questa ha persino portato anche alla definizione di una nuova pseudo-medicina – la medicina ortomolecolare – che si basa sull’assunzione in alte dosi di nutrienti essenziali, inclusa la vitamina C.

Nonostante le smentite in ambito accademico, la credenza infondata dell’efficacia della vitamina C in particolare per la cura del raffreddore è ormai estremamente diffusa e condivisa. Questo successo, oltre a spiegare l’origine della credenza fallace, dovrebbe mettere chiunque in guardia dal supporre che una persona estremamente competente nel proprio campo (un – doppio – Nobel per esempio) possa essere attendibile in tutto ciò che afferma. Sono sempre e solo le prove scientifiche che possono confermare o smentire una qualunque teoria.


Note

  1. Si veda https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6811490, ma anche https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1287025.
  2. https://profiles.nlm.nih.gov/ps/access/mmbbkt.pdf. Per paragone, i 18 grammi di vitamina C assunti che Pauling arrivò ad assumere ogni giorno sono contenuti in circa 36 kilogrammi di arance (Valencia), che corrispondono a ben più di 200 frutti. In generale, assumere quantità così elevate è una pratica sconsigliabile: se per Pauling non fu un problema – visse fino a 93 anni, accrescendo la credibilità della leggenda – per alcuni soggetti predisposti può provocare la formazione di dolorosissimi calcoli renali di ossalati, e la manifestazione di sintomi quali nausea, vomito, diarrea, bruciori di stomaco, crampi addominali, mal di testa e insonnia.

– – –

Tutte le foto mostrate nell’articolo sono di Pubblico Dominio o con licenza CC senza obbligo di attribuzione, salvo quando diversamente indicato nella didascalia.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una