Il supplizio di Cristo sulle fibre della Sindone: i dubbi sullo studio

Articolo di Luigi Garlaschelli e Marco Bella.

Come ogni novità che riguardi la Sindone di Torino, ha destato interesse uno studio [1] pubblicato alla fine dello scorso giugno 2017. In questo lavoro di Carlino, Fanti, De Caro et al., tramite alcune tecniche sofisticate di microscopia elettronica, si dimostrerebbe la presenza su una fibrilla tratta da un filo della Sindone di Torino di creatinina e ferritina associate. Alti livelli di creatinina nel sangue potrebbero essere indice di un trauma, per cui gli autori concludono che anche l’uomo della Sindone potrebbe aver ricevuto un politrauma.

Gli autori dello studio

Vediamo di chiarire meglio chi sono gli autori, e qual è il significato di questo articolo.

Elvio Carlino è un fisico della materia e specialista di microscopia elettronica al CNR di Trieste: questo sembra essere il suo primo intervento nella sindonologia.

Liberato De Caro è un cristallografo del CNR di Bari. Con Cinzia Giannini ha già pubblicato altri articoli scientifici riguardo alla Sindone, ad esempio uno nel quale tramite un’elaborazione grafica si dimostrerebbe che sotto le mani giunte dell’uomo della Sindone si potrebbe intravedere il suo scroto.[2]

Sempre De Caro, con Emilio Matricciani (del Politecnico di Milano), ha pubblicato un lavoro sugli scritti della veggente Maria Valtorta, nata nel 1897 a Caserta, nel quale si dimostrerebbe l’assoluta precisione astronomica delle sue visioni. [3] De Caro, che è un diacono permanente, è anche autore di ben tre volumi sullo stesso argomento.[4]

Giulio Fanti è professore associato di Misure Meccaniche e Termiche presso l’Università di Padova e ha pubblicato dozzine di lavori sulla Sindone.[5]

L’articolo

Il lavoro è stato finanziato grazie al Progetto Premiale MIUR 2013 USCEF DFM.AD006.077.001.

In esso è riportata l’analisi di una fibrilla (molte fibrille costituiscono un filo) di circa 2 mm di lunghezza prelevata dalla Sindone di Torino durante le analisi dello STURP, un team di scienziati americani che ha analizzato la Sindone nel 1978.

Il lavoro è pubblicato su PLoS ONE, che è considerata una delle migliori riviste del tipo “open access” (gli autori pagano circa 1.800 euro per pubblicare e gli articoli possono essere letti liberamente da tutti), anche se recentemente un articolo pubblicato su questa rivista riguardo l’omeopatia ha generato qualche controversia e un altro articolo che citava “il creatore” è stato ritrattato. [6]

L’origine del campione

In realtà, questo lavoro anche se eseguito con strumentazione molto sofisticata presenta almeno due criticità. La prima riguarda l’origine del campione. Questo è stato staccato dalla Sindone tramite un nastro adesivo dal chimico Ray Rogers; il nastro era stato consegnato al microscopista Walter McCrone, il quale non vi aveva trovato tracce di sangue (è bene ricordare che il presunto sangue sulla Sindone è rosso, ma il sangue inizia a scurirsi dopo poche ore) ma piuttosto di pigmenti (particelle di ocra e cinabro) [7]. McCrone (secondo le parole di Rogers) avrebbe “contaminato” i nastri a lui affidati attaccandoli su dei vetrini da microscopio. I campioni sono quindi tornati a Rogers. Sua moglie li avrebbe “laboriosamente ripuliti”, staccando le singole fibrille dal nastro adesivo e successivamente pulendole tramite un solvente organico, consegnate al fotografo dello STURP Barrie Schwortz, che infine le avrebbe affidate agli autori dello studio. Questi passaggi [8] sono omessi nell’articolo in questione. Qualsiasi cosa si trovi su una fibrilla di 2 mm di un oggetto che ha diverse centinaia di anni (addirittura migliaia per i sindonologi) potrebbe essere stato originato in un qualsiasi punto della sua storia.

Soprattutto, il punto più critico è che sarebbe proprio la concentrazione delle presunte creatinina e ferritina ad essere correlabile a un trauma, e non la loro semplice associazione. La misura della concentrazione prevede di determinare la quantità di qualcosa (ad esempio creatinina) in un volume noto (ad esempio di sangue). La presunta creatinina trovata è tanta o è poca? In quale quantità? Questa quantità è variata negli anni o durante l’ultimo trattamento eseguito dalla moglie di Rogers? Ma soprattutto, quanto era il presunto sangue che poi si è asciugato? Nessuno di questi aspetti è stato affrontato dagli autori, per cui è difficile poter concordare con le loro conclusioni.

Ferridrite o ocra?

Il lavoro è molto ricco di dettagli tecnici sulla strumentazione raffinatissima utilizzata, ma non soddisfa del tutto anche altre domande che sorgono spontanee.

Per esempio sulla ferridrite che gli Autori trovano. Si tratta di un idrossido di ferro e fosfati, che si trova all’interno di una proteina, detta ferritina e serve a immagazzinare il ferro nelle cellule. Ogni molecola di ferritina contiene al massimo circa 4500 ioni di Fe(III). Una tale quantità ha una dimensione davvero minuscola, e più ioni dovrebbero aggregarsi per arrivare alle nanoparticelle viste dagli Autori, che hanno un diametro di 2nm-6nm.

Naturalmente qua si ripropone l’annoso problema della sindonologia, che riguarda la presenza di ocra, che è appunto un ossido di ferro idrato, di origine naturale. Su quelle stesse fibre McCrone, come detto sopra, non aveva trovato sangue ma particelle di ocra e di cinabro, un pigmento pittorico rosso. Egli aveva quindi ritenuto che la Sindone fosse opera artistica, ottenuta utilizzando appunto dell’ocra. Per avere osato sostenere questo, egli dovette restituire i nastrini adesivi, e fu espulso dallo STURP, per il quale era consulente in quanto ritenuto il miglior microscopista di quegli anni. In seguito altri membri dello STURP ritennero di potere dimostrare la presenza di sangue.

Comunque, secondo una ipotesi di Nickell, verificata sperimentalmente in seguito, [9] l’ocra si sarebbe poi staccata, lasciando le fibre di lino ingiallite a causa di una loro degradazione chimica. L’immagine della Sindone in effetti non è data da particelle di ocra, ma da queste fibre ingiallite. Tuttavia l’ocra sarebbe ancora presente, anche se in minute tracce.

Per ovvie ragioni, l’ipotesi che l’immagine della Sindone possa essere stata in origine tratteggiata con ocra è sempre stata aborrita dai sindonologi autenticisti.

Tuttavia, un’analisi eseguita dallo stesso Fanti e al. su polveri aspirate dalla Sindone nel 1978 e 1988 [10] ha mostrato la presenza di “innumerevoli particelle rosse”, identificate come ossidi di ferro idrati. In altre parole, ocra. Anche in un ulteriore recente studio [11] di Fanti, e al. il quale analizza fili della Sindone tratti dalle zone delle ferite, è stato trovato sangue ma anche ocra e pigmenti. La spiegazione suggerita è che le macchie di sangue sarebbero state “ravvivate” in qualche punto della storia centenaria del Telo.

Gli Autori accennano a questi problemi, ma li risolvono affermando che le particelle di ocra (o ossidi di ferro) usati a scopi pittorici erano cento volte più grandi di quelle osservate da loro, quindi si tratta di cose diverse. Per sostenere queste affermazioni essi si rifanno alle analisi di McCrone e alle particelle da lui osservate. Però, potrebbe essere che McCrone abbia scelto apposta, per comodità di studio, le particelle più grandi di ocra. Inoltre, egli operava con un microscopio ottico, non certo con uno elettronico come quello utilizzato nel lavoro di cui stiamo parlando che permette ingrandimenti enormemente maggiori. Infine, il profano si domanda se particelle di ocra più grandi non possano “sbriciolarsi” a dare quelle piccole nanoparticelle viste dagli Autori. Forse, un metodo più accurato sarebbe stato fare un confronto, usando il loro microscopio, analizzando direttamente opere artistiche eseguite con ocra, e scoprire la distribuzione delle grandezze delle particelle.

Creatinina e traumi

Veniamo alla creatinina. Si tratta di una piccola molecola organica [12] che è un prodotto della degradazione della creatina che avviene nei muscoli. Si trova nel sangue con una concentrazione media di 1 mg/dl e, se il suo livello è troppo alto, indica una funzione renale carente. Il livello nel plasma aumenta molto in seguito a traumi fisici. Come già detto, per sostenere la possibilità di traumi fisici occorrerebbe poter stimare la concentrazione della creatinina del sangue, poiché trovarne eventuali tracce ha ben poco significato. La creatinina si trova anche nelle urine, nel sudore, ecc. [13]

Un’altra affermazione chiave degli Autori è che “il legame in grande scala tra i nuclei di ferritina e la creatinina avviene nel corpo dopo un forte politrauma.” (The bond between the iron cores of ferritin and creatinine on large scale occurs in a body after a strong polytrauma). Gli Autori si dilungano per un intero paragrafo a citare lavori che sostengono questa affermazione, e di cui danno i riferimenti bibliografici [14]). Tuttavia, incomprensibilmente, nessuno di questi lavori citati parla di ferritina, ferridrite o ioni ferro!

È citato un altro lavoro, nel quale nanoparticelle di ossidi di ferro formano associazioni con la creatinina [15]. Ma si tratta di ben altro. In tale lavoro si producono per sintesi nanoparticelle di ossido di ferro, le si mettono a contatto di una soluzione di creatinina (e urea) e si trova che queste molecole si depositano sulla superficie delle nanoparticelle di ferro. Ben diverso dal dimostrare che nel plasma avviene il contrario, ovvero che vi sono aggregati di creatinina con sopra nanoparticelle di ossidi di ferro.

Un ultimo aspetto è il come sia stata identificata la presunta creatinina. Gli Autori eseguono una diffrazione ai raggi X in un punto del campione, e ottengono un’immagine, la quale è confrontata con il pattern simulato di diffrazione della creatinina (come si vede nella figura 6 dello studio). Gli Autori non discutono di quali altre molecole o miscele di molecole potrebbero fornire un diffrattogramma altrettanto compatibile con i loro dati sperimentali (presumibilmente milioni) ma accettano la loro ipotesi in modo acritico. L’identificazione di una sostanza chimica si esegue generalmente tramite spettroscopia NMR o spettrometria di massa, tecniche che non sono state prese in considerazione dagli Autori.

Le criticità sopra evidenziate sono tali da mettere in dubbio le conclusioni dell’articolo e stupisce che il processo di peer review non ne abbia tenuto conto.

Note

  1. Carlino E, De Caro L, Giannini C, Fanti G (2017) “Atomic resolution studies detect new biologic evidences on the Turin Shroud”. PLoS ONE 12(6): e0180487. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0180487.
  2. De Caro L, Giannini C “Turin Shroud hands’ region analysis reveals the scrotum and a part of the right thumb”. Journal of Cultural Heritage Volume 24, March–April 2017, Pp 140-146.
  3. Matricciani, E, De Caro, L (2017). “Literary Fiction or Ancient Astronomical and Meteorological Observations in the Work of Maria Valtorta?”. Religions. 8. 110.
  4. De Caro L “I cieli raccontano – Indagine storica su Gesù nell’opera di Maria Valtorta attraverso l’Astronomia”. Centro Ed. Valtortiano ( http://www.mariavaltorta.com/index.php/ita/i-cieli-raccontano-307 )
  5. http://www.dii.unipd.it/-giulio.fanti/research/Sindone/Sindone.htm
  6. http://retractionwatch.com/2016/03/03/plos-one-retracting-paper-that-cites-the-creator/
  7. McCrone W, “The Shroud of Turin: Blood or artist’s pigment?”. Acc. Chem. Res. 23, 77 (1990).
  8. Bella M, Garlaschelli L, Samperi R. “Comments on the analysis interpretation by Rogers and Latendresse regarding samples coming from the Shroud of Turin”. Thermochimica Acta, Volume 632, 20 mag 2016, Pp. 52-55 ( http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0040603116300363?via%3Dihub )
  9. Garlaschelli L. “Life-size Reproduction of the Shroud of Turin and its Image”. Journal of Imaging Science and Technology, 54(4): 040301–040301-14, 2010.
  10. Moscardi G, “Analysis by Raman Microscopy of Powder Samples Drawn from the Turin Shroud”, Shroud Science Group International Conference, Columbus, Ohio, August 2008, (unpublished – http://shroud.com/ohioconf.htm#Students )
  11. Fanti G, Zagotto G. “Blood reinforced by pigments in the reddish stains of the Turin Shroud”, Journal of Cultural Heritage. Elsevier 2017. (http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1296207417300092)
  12. https://it.wikipedia.org/wiki/Creatinina
  13. http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1113/jphysiol.1947.sp004206/pdf
  14. 14 a) de Abreu KLS, Silva GBJ, Barreto AGC, Melo FM, Oliveira BB, Mota MS et al. “Acute kidney injury after trauma: Prevalence, clinical characteristics and RIFLE classification”. Indian J. Crit. Care Med. 2010; 14 (3) 121–128 (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3021827/?report=printable)
    14b) Schwartz JG, Prihoda TJ, Stuckey JH, Gage CL and Damell ML “Creatine Kinase MB in Cases of Skeletal MuscleTrauma”, Clin. Chem. 1988; 34 (5) 898–901 PMID: 3370792 ( http://clinchem.aaccjnls.org/content/clinchem/34/5/898.full.pdf )
    14c) Klepper MJ, Cobert B, “Drug Safety Data”, Jones & Bartlett Learning, LLC Sudbury, MA (USA), 2010; 83.
  15. Banerji B, Pramanik SK “Binding studies of creatinine and urea on iron nanoparticle” Springerplus, 2015; 4, 708 ( https://springerplus.springeropen.com/track/pdf/10.1186/s40064-015-1452-2?site=springerplus.springeropen.com)

Si veda anche Oca Sapiens.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una