La psicosi della finta insalata

Da qualche tempo è diventato virale un video in cui un uomo dà vita, grazie a un misterioso liquido immerso in acqua, a una finta insalata iceberg. E i commenti si sono sprecati: è questo quello che ci vendono? Si tratta di una nuova truffa alimentare?

La verità è più interessante, e forse sorprendente.

Si tratta infatti di un’arte giapponese chiamata sampuru (dall’inglese sample, modello): nel paese del Sol Levante è molto diffusa l’abitudine di esporre nei ristoranti le riproduzioni dei piatti cucinati, in modo che il cliente possa scegliere con cognizione di causa (un po’ l’equivalente delle fotografie che si trovano su certi menu, ma in forma più concreta). Sembra che l’abitudine si sia diffusa in Giappone a partire dagli anni Venti: a inventarli sarebbe stato Takizo Iwasaki, che secondo la leggenda avrebbe avuto l’idea guardando la cera sciolta delle candele mentre vegliava la moglie malata. Secondo un’altra versione della storia, leggermente più macabra, l’idea gli sarebbe venuta guardando le cere anatomiche con riproduzioni di organi e apparati diffuse all’epoca tra gli studenti di medicina.

Quel che è certo è che col tempo il sampuru ha dato origine a una vera e propria arte, con valenti artigiani che preparano le miniature in cera e altre sostanze (attualmente sembra particolarmente utilizzato il più moderno PVC).

Ma ben difficilmente un ristorante lo servirà al cliente: le repliche possono costare anche 10 o 20 volte il prezzo del cibo originale. E comunque, se vi servissero un’insalata di plastica al posto di una vera, probabilmente ve ne accorgereste, non credete?

Il video della finta insalata, però, si inserisce in una lunga scia di video simili, che cercano di instillare negli utenti il dubbio che i loro alimenti siano in realtà fatti di plastica. La preoccupazione sembra essere particolarmente diffusa in India, dove la polizia ha dovuto più volte rassicurare la popolazione che il riso venduto al mercato non era di natura artificiale.

Un altro video abbastanza diffuso su Youtube, invece, suggerisce un modo per accorgersi se la propria insalata è in realtà fatta di plastica: provare a bruciarlo. Se l’insalata non prende fuoco – si dice – è evidente che c’è qualcosa che non funziona. Il problema è (come nel caso analogo della finta neve) che manca un campione di controllo: nessuno dei paladini anti-plastica ha mai davvero provato a dar fuoco a una vera insalata. Se l’avesse fatto forse si sarebbe accorto che non è così facile: l’acqua contenuta nelle foglie rende molto difficoltoso il tutto. Se i nostri vecchi usavano fascine secche per i focolari e non cespi di insalata, forse, una ragione c’è.

Immagine in evidenza: Lactuca sativa cv. iceberg (Yorvik, GPL, via commons.wikimedia.com)

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