Il pucciosissimo “re degli scoiattoli”

Quattro scoiattoli uniti per la coda non sono certo una cosa che si vede tutti i giorni: almeno questo deve aver pensato Andrew Day che ha filmato la curiosa scena a Bangor, nel Maine.

Giusto il tempo di scacciare un gatto un po’ troppo interessato, e avvicinarsi; poi, non si preoccupino gli amanti degli animali, i quattro scoiattoli sono stati debitamente separati e liberati (un’operazione che ha richiesto circa un’ora e mezza, visto il groviglio particolarmente ostico).

Il video, postato su Youtube, richiama fin dal titolo un’oscura leggenda dei tempi passati, particolarmente diffusa in Germania: quella del re dei ratti (Rattenkönig), un ammasso di roditori uniti per le code, a volte considerate come un’unica entità (praticamente un gigantesco nodo con molti musi affamati).

La prima raffigurazione di cui si ha notizia compare in un libro del 1569, la terza edizione degli Emblemata di Johannes Sambucus: nel disegno si vedono sette topi uniti per le code, al di sotto di un uomo armato di bastone che cerca di colpirli. I re dei ratti erano infatti un presagio funesto, annunciatori di morte e pestilenze. Ma anche fenomeno dibattuto tra gli studiosi di scienze naturali, per lungo tempo in bilico tra realtà e leggenda: se una parte degli studiosi reputava il fenomeno possibile (la “cementificazione” delle code dovuta a ghiaccio, escrementi, avanzi di cibo contenuti nelle tane e altre sostanze appiccicose), un’altra parte vedeva negli esemplari che popolavano le wunderkammer dell’epoca il chiaro zampino dell’essere umano (un po’ come i pesci-diavolo e le finte sirene visibili ancora adesso in alcuni musei).

Ioan. Sambuci, Emblemata et aliquot nummi antiqui operis (Tertia editio), Antuerpiae, Ex officina Christophori Plantini, 1569, p. 247

Sicuramente il fenomeno non è dei più comuni. Martin Hart, un etologo olandese che nel 1973 compilò un elenco di tutti i casi conosciuti, si fermò a circa cinquanta voci, con ciascun esemplare contentente dai tre ai trentadue roditori. Ma questo di per sè non vuol dir molto: un accrocchio di ratti è sicuramente preda facile per gatti o altri animali, ed è assolutamente possibile che molti re dei ratti abbiano fatto una fine assai poco regale. Allo stesso tempo, occorre dire che molti reperti conservati tuttora nei musei di mezzo mondo sono probabilmente dei falsi costruiti ad arte: in alcuni esemplari le code sono piegate ad angoli che non sarebbero assolutamente possibili in natura (per una carrellata di foto vi rimandiamo a questo articolo di Bizzarro Bazar).

Solo recentemente alcune prove hanno portato a credere che, in fondo, i re dei ratti potrebbero davvero esistere.

Particolarmente interessante il caso dei sedici ratti scoperti il 16 gennaio 2005 da un agricoltore estone, che li uccise a colpi di bastone. Gli animali vennero portati all’università di Tartu e analizzati dallo zoologo Andrei Miljutin: erano uniti da un grosso blocco di sabbia congelata, e al momento del ritrovamento alcuni degli animali avevano provato a liberarsi seppellendo parte dei loro compagni di sventura. Più recentemente, un gruppo di sei scoiattoli uniti per la coda venne scoperto (e liberato) in Canada. Il caso di Bangor sembra indicare che, almeno per gli scoiattoli, il fenomeno potrebbe non essere poi così raro.

Immagine in evidenza: Re dei ratti nel museo Mauritianum in Altenburg, da Wikimedia, CC BY-SA 3.0

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