Uno sguardo alle scale rabdomantiche

Un’accusa che viene spesso mossa alle pseudoscienze è la mancanza in queste discipline di elementi oggettivi e misurabili. Sono pertanto nate delle scale di misura, con cui dovrebbe essere possibile caratterizzare in modo quantitativo fenomeni come la “vitalità” dei cibi, o le capacità paranormali di cui alcune persone, o alcuni luoghi, sarebbero dotati.

Una delle più diffuse tra queste è la “scala Bovis”, dal nome dell’ingegnere francese, André Bovis, che la ideò, e che è anche l’ideatore dell’idea che le piramidi, o i loro modelli in scala, abbiano proprietà curative e di preservare i cibi. Questa scala viene utilizzata per quantificare le vibrazioni sottili emanate da persone, oggetti o luoghi, utilizzando come unità di misura le unità Bovis (UB), che corrisponderebbero agli ångström (decimilionesimi di millimetro), in analogia con la misura della lunghezza d’onda delle radiazioni elettromagnetiche. In realtà non viene misurata nessuna lunghezza, la misura viene effettuata facendo dondolare un pendolino sopra una scala graduata, di solito semicircolare, ed esaminando il numero corrispondente alla sua direzione di oscillazione.

Secondo Bovis ed i suoi successori, un valore di radiovitalità elevato, tra 6500 e 10 mila UB (o ångström), corrispondente a radiazioni luminose comprese tra il vicino infrarosso ed il verde, indica un buon livello di energia, o un buono stato di salute, e si ritrova in cibi freschi appena colti. Valori inferiori, fino a 3000 UB (luce verde-vicino ultravioletto), corrispondono a cibi cotti, e valori ancora inferiori a cibi fermentati, ritenuti da Bovis di qualità inferiore. I cibi conservati, o industriali, avrebbero valori bassissimi di radiovitalità, vicini a zero. Cibi con valori più alti di energia sarebbero estremamente salutari. Il massimo valore riportato per un cibo si riferisce alle bacche goji, che misurerebbero ben 355 mila UB. Nelle persone la scala viene utilizzata per determinare lo stato di salute, un valore inferiore a 6500 UB indicherebbe uno stato di malattia.

La scala viene anche utilizzata per valutare l'”energia” presente in determinati luoghi. Secondo i radioestesisti ad esempio nei cerchi nel grano si ritrovano valori altissimi, tipicamente tra 20 mila e 50 mila Bovis, ma questi valori così elevati sono stati misurati anche per cerchi di cui si è in seguito appurato in modo certo l’origine artificiale. La scala Bovis è stata utilizzata per valutare l’efficacia della “valvola antisismica di Ighina“, una spirale di metallo che dovrebbe evitare i terremoti (non lo fa), e che emetterebbe fino a diversi milioni di UB. I nodi di Hartmann, ipotetici punti pericolosi, spaziati di qualche metro lungo la superficie terrestre, corrisponderebbero a valori molto bassi di energia, sotto i 2000 UB.

Il problema di fondo di questa scala è che è altrettanto arbitraria della pratica del pendolino. Come fa un pendolino a conoscere com’è orientata la scala sottostante? In alcuni casi se ne indica l’orientazione rispetto ai punti cardinali, ma vengono usate scale di diverse ampiezze, e ad un certo angolo di oscillazione del pendolo rispetto al Nord possono corrispondere valori di UB molto differenti. Ritorna quindi il problema di fondo della radioestesia, il pendolino risponde a minimi movimenti della mano dell’operatore, che finisce per dirigerlo, anche inconsciamente, in una direzione che dipende dalle sue aspettative. La scala Bovis misura quindi solamente quanto l’operatore ritiene “energetico” un cibo, una persona o un luogo. Bovis rimase colpito dal fatto che questa scale corrisponda molto bene alle proprietà nutritizie tradizionali assegnate ai cibi, ma la cosa appare meno sorprendente considerando che Bovis conosceva benissimo queste tradizioni, e ci credeva.

Per verificare questa ipotesi occorrerebbe fare delle prove in cieco. Ad esempio scegliere a caso la scala tra quelle utilizzate, e coprirla in modo che non sia visibile all’operatore. O fornire all’operatore una serie di cibi da valutare, chiusi in un contenitore opaco. Oppure far localizzare i nodi di Hartmann presenti in un luogo aperto e senza riferimenti, e poi ripetere la misura. In pratica questo è già stato fatto; ad esempio grazie alle misure energetiche nei cerchi nel grano che risultano elevate anche per quelli dichiaratamente artificiali, mostrando come si tratti, appunto, solamente di suggestione.

Esistono altri strumenti per dare una patente di scientificità a misure radioestetiche. Abbastanza diffusa è l‘antenna Lecher, un’antenna radio realmente utilizzata in corsi di radiotecnica per la sua semplicità costruttiva e per l’intuitività con cui vengono applicati i concetti base delle antenne. E’ formata da un dipolo (due sbarre orientate in direzioni opposte) e da una coppia di conduttori orizzontali su cui scorre un cursore, che permette di sintonizzare l’antenna ad una frequenza specifica.

I rabdomanti la utilizzano per la sua forma, che permette di impugnarla come fosse una bacchetta, ed il fatto che sia un legittimo strumento di misura elettromagnetico dà a tutta la procedura un’aura di scientificità. Per aumentare questo aspetto “scientifico” spesso l’antenna viene collegata, con un singolo filo, ad un blocchetto di alluminio che viene posto sulla testa della persona o sull’oggetto da analizzare. Quindi l’antenna viene impugnata per il dipolo con il cursore rivolto verso l’alto, in modo che sia relativamente libera di ruotare, e poi fatta scorrere sopra un foglio di carta con scritti i nomi delle parti del corpo da analizzare, una scala Bovis o altro, finché il cursore non cade verso la scritta che indica la diagnosi. La misura può essere ripetuta sintonizzandola su frequenze radio differenti, per raccogliere ulteriori informazioni. L’antenna, oltre che per la diagnosi, viene usata anche a scopo curativo.

L’antenna quindi, come la scala di Bovis, serve a dare una patente di scientificità a quello che in pratica è solamente un “tirare ad indovinare”. Di fatto le sue proprietà elettriche non sono utilizzate, se fosse un pezzo di legno con la stessa forma funzionerebbe (o non funzionerebbe) nello stesso modo. In realtà anche i sostenitori della radioestesia considerano l’antenna, o altri oggetti di aspetto tecnologico,  come un ausilio che in qualche modo potenzierebbe le capacità del rabdomante ma non agirebbe in modo autonomo. Alla fine sarebbe sempre quest’ultimo a tradurre le energie sottili in movimenti della mano, tramite la sensibilità particolare di cui è dotato. Di fatto però la quasi totalità delle verifiche condotte in situazioni controllate mostrano come il pendolino, o la bacchetta del rabdomante, qualsiasi forma abbia e su qualsiasi scala poi venga letta, non fornisca risultati migliori del puro caso. I sostenitori di questa disciplina sostengono che questo sia dovuto all’effetto negativo degli scettici: essere messi alla prova, in un ambiente ostile, creerebbe nel rabdomante una situazione di stress che ne annullerebbe le capacità.

In conclusione valgono tutte le considerazioni e obiezioni che vengono fatte nei confronti della radioestesia.  Non esiste nessuna evidenza che una misura eseguita usando la scala di Bovis, o l’antenna di Lecher, fornisca risultati migliori di quelli ottenuti con un pendolino o una bacchetta di salice. Usare strumenti tecnologici o scale numeriche insomma non rende la radioestesia più oggettiva, e non misura nulla di diverso dalle convinzioni di chi li sta utilizzando, e inconsciamente manovrando.

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