Il segreto dei dischi volanti in un memo dell’FBI?

Articolo di Sofia Lincos e Roberto Labanti

Nei giorni scorsi ha avuto parecchia diffusione un articolo di Affari Italiani intitolato “Gli alieni sono sulla Terra. Comunicazione ufficiale dell’Fbi.” Secondo la testata

Alcune note desecretate rileverebbero (sic!) l’esistenza di esseri giganteschi che sembrerebbero provenire da un’altra dimensione. […] L’FBI lancia un messaggio, attraverso un memorandum, rivolto agli scienziati ed alle autorità militari: questi giganteschi esseri visitano la nostra terra fin dal 1947 e provengono da un’altra dimensione spazio temporale!

E poi, via con le caratteristiche di questi alieni, che sarebbero pacifici, proverrebbero da un “mondo etereo”, si muoverebbero sul nostro pianeta a bordo di navicelle armate di raggi laser disintegratori e radar per individuare le aperture dimensionali. Informazioni “incredibili e soprattutto ufficiali, non stiamo parlando dunque di notizie prese chissà da quale fonte”. Clamoroso, eh?

Piccolo problema: il memo incriminato non è affatto un documento ufficiale dell’FBI, e le affermazioni in esso non esprimono affatto la posizione del Federal Bureau sull’argomento; si tratta invece di una pagina ciclostilata intitolata Round Robin, che riporta la data dell’8 luglio 1947.

Non si tratta di un documento “nuovo”: la sezione ufologica del sito FBI dedicato al Freedom of Information Act è online almeno dal 1998. Su archive.org, è possibile trovare i pdf della versione del 2001: il testo di nostro interesse è qui (pagina 22). Media e ufologi poco esperti “riscoprono” ciclicamente questo e altri documenti (come l’Hottel Memo, probabilmente una delle pagine più consultata sul sito dell’FBI), ignorando che la maggior parte di questi furono già declassificati nel 1977-1978. Paolo Toselli li ha descritti vent’anni fa in FBI: Dossier UFO (Armenia, 1996, con prefazione di Edoardo Russo).

Ma perché l’FBI avrebbe dovuto tenere nei suoi archivi un ciclostilato del 1947? Per spiegarlo occorre spostarsi nella California degli anni ‘40. Qui, intorno al 1946, un certo Meade Layne (1882-1961) aveva fondato la Borderland Sciences Research Association (BSRA, oggi Foundation), un gruppo occultistico che si interessava di spiritismo e teosofia, interpretate come “scienze di frontiera”. Round Robin, il cui primo numero era apparso l’anno precedente, ne era il bollettino ufficiale. Layne all’epoca era già entrato in contatto con un medium, Mark Probert (1907-1969), che dal 1945 praticava la scrittura automatica per mettersi in contatto con presunte “entità superiori”.

Poi, nel 1947, arrivarono gli UFO: il 24 giugno il pilota Kenneth Arnold avvista i famosi “piatti volanti”, la stampa dedica migliaia di pagine al nuovo mistero, le testimonianze su “strane cose in cielo” si susseguono. Ma l’episodio non è in realtà il primo della sua specie: già il 18 ottobre 1946 diversi testimoni nella zona di San Diego avvistarono un corpo scuro, oblungo, “come un proiettile”, fare delle evoluzioni in cielo. Layne ebbe l’idea di chiedere alle “entità superiori” di Probert di spiegare il mistero (il che ne fa, da un certo punto di vista, un precursore del contattismo). E Probert glielo spiegò: si trattava, a suo dire, di “un uccello meccanico proveniente da un pianeta lontano molte migliaia di miglia” chiamato “Kareeta”, dotato di ali e di un motore a levitazione per muoversi nello spazio (abbinato a più semplici motori elettrici per viaggiare nell’atmosfera). Layne pubblicò le sue scoperte nell’ottobre 1946, in un numero di Round Robin intitolato “Welcome? Kareeta!”. Nei numeri successivi della rivista le entità di Probert fornirono ulteriori dettagli sui loro scopi e la loro natura eterica, e altri medium si affrettarono a confermare.

Quando, nell’estate 1947, gli UFO entrarono prepotentemente sulla scena mediatica, Probert e Layne suggerirono che anche i dischi volanti provenissero dal mondo eterico dei Kareeta (una dimensione chiamata, dalla mitologia induista, Lokas o Talas). Un’identificazione fatta già pochissimi giorni dopo l’avvistamento di Arnold, come testimonia una cartolina inviata da Layne a suoi collaboratori il 29 giugno. In seguito questi condensò le informazioni sui Kareeta in un memorandum datato 8 luglio 1947 e indirizzato “a certi distinti scienziati, a importanti autorità aeronautiche e militari, ad un certo numero di funzionari pubblici e a qualche pubblicazione”. Anche l’FBI ne ricevette copia e, ovviamente, la protocollò. Ecco il perché della sua presenza negli archivi del Bureau.

Nessuna dichiarazione ufficiale, quindi: solo il pensiero di uno dei tanti gruppetti esoterici che popolavano l’America degli anni Quaranta. Ma un documento interessante, che testimonia lo sviluppo dell’ipotesi parafisica sulla natura dei dischi volanti (una corrente che arriverà al successo con John Alva Keel). E che sarebbe interessante inquadrare storicamente, al posto di spacciarlo come “comunicazione choc” dell’FBI, alla ricerca di qualche click.

Si ringrazia Giuseppe Stilo (CISU) per i contributi all’articolo

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