Il parere del Comitato di Bioetica sui preparati omeopatici

In vista del 30 giugno 2017, quando scadrà il rinnovo dell’autorizzazione all’immissione in commercio dei prodotti omeopatici, il Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) ha espresso il suo parere in merito alla trasparenza dell’informazione riguardo ai preparati omeopatici.

Secondo il documento, approvato il 28 aprile a maggioranza assoluta, sarebbe necessario cambiare le etichette: la dicitura attuale riporta infatti “medicinale omeopatico senza indicazioni terapeutiche approvate”, ma secondo il parere del CNB questo non è sufficiente “ad assicurare la necessaria trasparenza informativa e il rigore che sono un pre-requisito essenziale per la commercializzazione di qualsiasi farmaco”.

Tanto per cominciare, meglio sostituire la parola “medicinale” con quella di “preparato”. Il tutto, inserito in una frase più esplicativa e che ponga l’accento sull’assenza di validazione scientifica, come “preparato omeopatico di efficacia non convalidata scientificamente e senza indicazioni terapeutiche approvate”. Un consiglio in linea con quanto stabilito negli Stati Uniti lo scorso novembre per i prodotti omeopatici da banco.

Inoltre il comitato suggerisce che alla “denominazione scientifica del ceppo o dei ceppi omeopatici” già prevista attialmente dalla normativa, venga aggiunta la sua traduzione italiana (molti preparati riportano infatti il tradizionale nome in latino). Come segnala il medico Salvo Di Grazia sulla sua pagina Facebook, questo potrebbe avere conseguenze interessanti: chissà se tutti gli acquirenti di preparati come Pulex o Cantharis sono consapevoli di star acquistando in realtà pulci triturate e coleotteri?

Il Comitato di Bioetica ha deciso di seguire la strada della maggior chiarezza possibile delle etichette, ed è quindi un grande passo avanti per la difesa dei consumatori. Occorre dire, però, che il suo compito è di semplice consulenza presso il Governo, il Parlamento e le altre istituzioni, e pertanto il suo parere non è vincolante; sarà la politica a decidere autonomamente se seguire o meno le indicazioni del documento approvato.

Va inoltre registrata, in fase di votazione, l’astensione del rappresentante della FNOMCeO, cioè dell’Ordine dei medici, che ha preferito non esprimersi in merito: una mossa decisa forse per non scontentare quei professionisti iscritti all’ordine che praticano regolarmente l’omeopatia.

Non si è fatta attendere, ovviamente, la replica delle associazioni che tutelano i medici omeopati e antroposofi (Fiamo, Sima e Siomi): a loro parere le proposte del CNB non migliorano la normativa attuale, ma avrebbero solo “la funzione di confondere, non di chiarire”. Una presa di posizione curiosa, dal momento che almeno la traduzione dei termini andrebbe invece a tutto vantaggio dei consumatori, che non è detto conoscano il latino.

Vedremo quindi nei prossimi mesi se il parlamento deciderà di accogliere gli auspici del Comitato Nazionale di Bioetica, o se preferirà mantenere le etichette attuali.

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