Storia e Scetticismo: gli Anniversari dal 10 al 16 aprile

L’appuntamento di Storia e Scetticismo di questa settimana inizia nel teatro Ford: lì, durante la rappresentazione dell’opera “Our American Cousin”, la sera del 14 aprile 1865, la spia confederata John Wilkes Booth colpisce a morte il Presidente degli Stati Uniti d’America Abraham Lincoln, nei giorni che vedono la fine della Guerra di Secessione. Ed è nella stessa notte di 47 anni più tardi, il 14 aprile 1912, che l’immenso transatlantico RMS Titanic colpisce l’iceberg che ne squarcerà la fiancata, provocandone l’affondamento il giorno successivo (il 15 aprile 1912). La massa della nave è sufficientemente grande da non permettere ai passeggeri di percepire l’incombere del disastro: si accorgeranno della situazione troppo tardi, quando i piani di evacuazione non potranno essere attuati per l’assenza di scialuppe. Sopravvivranno a quella notte solo 710 delle 2.227 persone ufficialmente a bordo. È un altro disastro marittimo, quello che avviene il 10 aprile 1963: il sottomarino nucleare USS Thresher, rientrato in mare da pochi giorni dopo un fermo per delle lunghe riparazioni, non risale più da un’immersione di prova nei pressi di Capo Cod (una penisola sulla costa del Massachusetts); porterà in fondo al mare tutto il suo equipaggio – 129 persone – dopo essere letteralmente imploso a causa di un’avaria.

Due sezioni del supercannone iracheno, montate insieme per essere esposte in un museo a (credit: Geni/Wikipedia, GFDL)

L’11 aprile 1963, il pontefice Giovanni XXIII pubblica la sua encliclica “Pacem in Terris: la prima della storia a essere indirizzata all’umanità intera, e non solo al mondo cattolico; è un monumento alla ricerca del dialogo fra i popoli e le nazioni, in una visione senza confini e senza “blocchi” della società umana. Un messaggio che, sfortunatamente, tenderà a essere ignorato; ne è un esempio la scoperta effettuata l’11 aprile 1990 dall’ufficio doganale di Middlesbrough, in Inghilterra: otto enormi condotti in acciaio stipati su una nave diretta in Iraq sono in realtà parti di un super-cannone da 1000 millimetri (un metro!) che Saddam Hussein prevede di aggiungere al suo arsenale. Chiamato “progetto Babilonia”, non vedrà mai la luce, a seguito del sequestro dei pezzi e dell’invasione del Kuwait, che porterà lo stato della mezzaluna fertile al tracollo. Il 14 aprile 2014, infine, 276 studentesse cristiane vengono rapite in Nigeria dai fondamentalisti islamici di Boko Haram (due parole provenienti da un dialetto locale e l’arabo, e che insieme significano “la cultura occidentale è sacrilega”); nell’arco di due anni e mezzo, ne saranno liberate poco più di venti, e la sorte delle rimanenti resta un drammatico mistero.

STORIE INCREDIBILI

Il relitto della Moby Prince, con l’incendio a bordo non ancora completamente estinto.

LA NAVE IN FIAMME. Qualche minuto prima delle 22.30 del 10 aprile 1991, alla capitaneria di Livorno arriva un SOS dall’Agip Abruzzo, una grossa petroliera presente nello specchio di mare antistante il porto: “Siamo incendiati siamo incendiati c’è venuta una nave addosso! Presto presto elicotteri qualcheduno“. I soccorsi si attivano per raggiungere la nave a quasi tre miglia di distanza, mentre le comunicazioni tra mare e terra continuano: “Sembra una bettolina (una chiatta portuale da carico, n.d.R.) quella che ci è venuta addosso!”. La petroliera è in fiamme: colpita sul fianco, ha scaricato contro l’altra nave centinaia di tonnellate di petrolio, che le scintille provocate dallo scontro degli scafi hanno incendiato. Quando i soccorsi sopraggiungono, si concentrano sulla petroliera: l’immenso carico di greggio sembra una grande minaccia, a confronto di una molto meno preoccupante chiatta, che, tra l’altro, non si vede. L’aria è impestata dal fumo nero del petrolio incendiato, e la visibilità è ridottissima. Quando finalmente viene scorta la seconda nave, è troppo tardi: è uno spettro avvolto nel fuoco, completamente alla deriva. Non si tratta però di una chiatta, ma di un immenso traghetto, lungo 130 metri e di quasi 6.700 tonnellate di stazza, con una stiva da 360 automobili e una portata di quasi 1.500 passeggeri: è la Moby Prince, di proprietà della Nav.Ar.Ma (Oggi Moby S.p.A.), di linea sulla rotta Livorno-Olbia e partita mezz’ora prima dal porto. Un superstite, aggrappato alle ringhiere del ponte di poppa, non ancora avvolto dal rogo, si lascia cadere in mare e viene soccorso: è il mozzo Alessio Bertrand. Sarà l’unico sopravvissuto del disastro: sul traghetto, semivuoto per via della bassa stagione, verranno trovati i corpi di 140 vittime, molti soffocati nel grande salone “De Lux” (racchiuso da paratie antincendio) dove l’equipaggio deve averle “messe al sicuro” in attesa di quei soccorsi che non sono arrivati in tempo. Ancora oggi, la dinamica dell’incidente è oscura; dalle testimonianze discordanti sulla presenza della nebbia alla gestione dei mezzi di soccorso. Nel luglio 2015 sarà istituita una commissione parlamentare d’inchiesta per indagare il più grande disastro marittimo italiano dal dopoguerra. Le speculazioni, negli anni, saranno moltissime, con numerose teorie del complotto, stimolate anche dalla presenza di navi militari nella zona, e persino dal disastroso naufragio di un’altra petroliera, la Haven, avvenuto il giorno successivo – l’11 aprile 1991 – nel Golfo di Genova, a poco più di un centinaio di kilometri.

Il documento di autorizzazione di un sottoprogetto di MKULTRA per la sperimentazione con l’LSD.

IL VERO COMPLOTTO DELLA CIA. Con la conclusione del secondo conflitto mondiale, gli Stati Uniti sono in preda a una diffusa paranoia anticomunista; se la popolazione è vittima di una propaganda ossessiva, gli enti governativi sono persino più maniaci nel temere l’infiltrazione e lo spionaggio da parte di emissari del mondo sovietico (passato, in tempo di “pace”, da “alleato” a nemico). Così, il 13 aprile 1953, Allen Welsh Dulles, direttore della CIA, firma l’ordine di avvio di “MKULTRA“, un progetto per il controllo mentale. Nello specifico, lo scopo è individuare metodi e facilitatori farmaceutici adatti a forzare i prigionieri sotto interrogatorio a rilasciare “volontariamente” le informazioni possedute. Originato da ricerche già avviate nel 1950 (“BlueBird” e “Artichoke“), il progetto statunitense MKULTRA non è solo basato sullo studio di modelli animali, ma si estende anche all’utilizzo di cavie umane spesso inconsapevoli, attraverso una complessa rete segreta che arriva a coinvolgere almeno 44 università, 15 istituti di ricerca (tra cui anche Sandoz, oggi Novartis), 12 strutture ospedaliere e 3 carceri. I metodi sperimentati includono la privazione sensoriale e l’isolamento, l’aggressività verbale e, fra altre pratiche ancor più abominevoli, persino la somministrazione occulta di droghe, fra cui l’LSD (che sarà imputato nella morte di Frank Olson, una delle sospette vittime di MKULTRA) e l’abuso sessuale. Il progetto tramonterà nella seconda metà degli anni ’60, e, nel panico causato dallo scoppiare dello scandalo Watergate nel 1973, durante l’amministrazione Nixon, Richard Helms, allora a capo della CIA, ordinerà la distruzione di molti dei documenti segreti su MKULTRA. Una parte di quelli sopravvissuti sarà poi declassificata nel 1977; nel 2001, tutti i pochi documenti restanti verranno resi pubblici.

La xilografia di Glaser, pubblicata lo stesso mese dell’evento misterioso nei cieli di Norimberga.

LA BATTAGLIA UFO DEL RINASCIMENTO. È l’alba del 14 aprile 1561 a Norimberga, quando molti cittadini sono testimoni di un fenomeno inspiegabile e preoccupante: nel cielo appaiono due archi di luce rossa, e nei pressi del sole compare una palla di colore ferroso; intorno a questi, si trova una serie di forme – alcune sferiche, altre oblunghe. Ancor più inaspettatamente, le forme iniziano a combattere fra loro, e, dopo un’ora di strenui combattimenti, cadono infine al suolo con abbondanti scie di fumo. In cielo resta quindi una grande forma a freccia, di colore scuro e orientata verso ovest. A raccontarlo è lo stampatore Hanns Glaser, che, oltre alla descrizione dei fatti in una forma antesignana dell’articolo di un quotidiano, ci lascia anche una rappresentazione xilografica dell’accaduto, di cui una copia è conservata oggi alla Zentralbibliothek di Zurigo. Non ci sono spiegazioni definitive circa la natura del fenomeno; definito da alcuni come “la battaglia di UFO su Norimberga“, sarà citato anche nel saggio “Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielopubblicato dal celebre psicanalista Carl Jung nel 1959 e dedicato agli aspetti psicologici della credenza nei dischi volanti.

STORIA E TECNOLOGIA

Un computer Apple I installato in una valigetta, già corredato di tastiera e registratore a cassette (credit: Binarysequence/Wikipedia, CC BY-SA 4.0)

LA FORZA DELLA NATURA. Il 10 aprile 1815, il volcano Tabora, su un’isola dell’Indonesia, deflagra violentemente e inizia una violenta eruzione che si protrae per i tre mesi successivi; la più grande eruzione vulcanica della storia moderna – oltre 160 kilometri cubici di materiale espulso – provocherà oltre 70.000 morti e sarà ricordata per aver reso il 1816 l’anno senza estate a causa dell’influenza sul clima del pianeta. La popolazione locale sarà cancellata dalla faccia della terra, e sarà riscoperta nel 2004 sepolta dalle ceneri, prendendo per questo motivo il nome di “Pompei d’Oriente”. Il 14 aprile 1986, il record appartiene a un altro fenomeno atmosferico: nel distretto di Gopalganj, in Bangladesh, avviene la più impressionante grandinata della storia moderna, con chicchi di ghiaccio del peso di oltre un chilo; il bombardamento causerà 92 morti e devasterà l’area. Di tutt’altra natura è la ricorrenza dell’11 aprile 1976: Steve Jobs e Steve Wozniak lanciano il loro primo computer, Apple I, ad un prezzo di 666,66$; privo di scocca, permette il collegamento con una tastiera, un televisore e un registratore a cassette: è uno dei primi veri personal computer. Il 14 aprile 2003, infine, viene annunciato, con un anticipo di due anni sulla tabella di marcia, il sequenziamento del 99% del DNA umano da parte del Human Genome Project (“Progetto genoma umano”); iniziato nel 1990, ha portato alla scoperta che il nostro genoma è molto meno complesso del previsto, con un numero di geni relativamente ridotto (circa 25.000).

Uno spettacolare scorcio della Luna, fotografata dall’equipaggio dell’Apollo 13 nell’orbita di rientro attorno al satellite.

DALL’ANTESIGNANO DEL GPS ALLO SHUTTLE. Il 13 aprile 1960, gli Stati Uniti riescono a mettere in orbita il satellite Transit 1-B; studiando lo Sputnik sovietico, i ricercatori americani hanno infatti inventato un sistema per calcolare la posizione di un ricevitore a microonde direttamente dallo spazio: nasce così il sistema NAVSAT, antesignano del GPS, e che sarà utilizzato, fra gli altri scopi, per tenere traccia degli spostamenti dei sottomarini nucleari Polaris. Il 12 aprile 1961, i sovietici umiliano nuovamente la corsa occidentale allo spazio, portando in orbita il primo cosmonauta, Yuri Gagarin, a bordo della Vostok 1. L’11 aprile 1970, a darsi la zappa sui piedi sono gli stessi USA: la missione Apollo 13 è pronta a conquistare nuovamente la superficie della luna con il proprio equipaggio di 3 astronauti, ma, a seguito dell’esplosione, due giorni dopo – il 13 aprile 1970 – di un serbatoio di ossigeno (“Houston, abbiamo un problema”), saranno costretti a un rientro forzato dopo aver orbitato intorno alla Luna, e si salveranno per un pelo, utilizzando il veicolo di sbarco lunare come scialuppa di salvataggio e costruendo dei filtri per l’aria con materiali di recupero, seguendo le direttive date dalla base a terra. Il 12 aprile 1981, infine, avviene finalmente la prima missione effettiva del progetto Space Shuttle: il Columbia compie il suo volo di prova nello spazio, rientrando nella bassa atmosfera due giorni più tardi, dopo aver percorso 37 orbite.

In copertina, la capsula della Vostok 1, conservata al museo RKK Energiya di Mosca; ricorda uno dei due protagonisti del film di animazione Pixar “Monster & Co.” (credit: SiefkinDR/Wikipedia, CC BY-SA 3.0)Tutte le foto mostrate nell’articolo sono di Pubblico Dominio, salvo quando diversamente indicato nella didascalia.

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