Storia e Scetticismo: gli Anniversari dal 6 al 12 marzo

Questa settimana Storia e Scetticismo comincia dall’antica Roma, quando, il 7 marzo 321, l’imperatore Costantino – ormai convertito al Cristianesimo, probabilmente il primo imperatore romano a farlo – impone che i giorni già dedicati al Sol Invictus (dies solis, il “giorno del Sole”, ovvero la moderna domenica), siano festeggiati dall’Impero come giorni di riposo; la tradizione richiederà qualche decennio per diffondersi effettivamente fra le confessioni cristiane, ma si tramanderà nei secoli, soppiantando lo Shabbat (sabato) ebraico. È invece un mercoledì, il 9 marzo 1831, che Re Luigi Filippo di Francia ordina la formazione di un corpo militare speciale composto prevalentemente da soldati di altri paesi; nasce così la Legione Straniera, destinata ad entrare in azione lo stesso anno in Algeria – dove si insedierà per 130 anni – durante la guerra coloniale. E, cinque anni più tardi, è sempre in una colonia, stavolta nel Texas – stravolto dalla guerra civile contro il governo messicano – che, il 6 marzo 1836, alle cinque del mattino, le truppe governative sferrano l’assalto contro il forte della missione francescana di Alamo; stermineranno ogni resistenza trucidando tutti i soldati nemici, incluso il celebre avventuriero Davy Crockett. L’evento sarà indispensabile per esortare i coloni alla rivolta contro gli oppressori e diverrà (forse esageratamente) un simbolo per l’orgoglio nazionale statunitense. È invece la pace a guidare la protesta del Mahatma Gandhi, che, il 12 marzo 1930, inizia in India una marcia non-violenta che si protrarrà per 390 kilometri, fino alle saline di Dandi, in aperta protesta contro le tasse sulla produzione del sale. Gandhi sarà arrestato alla fine del percorso, dopo aver tenuto numerosi comizi ad ogni tappa del viaggio di 24 giorni, ogni volta di fronte a decine di migliaia di persone: la “Marcia del Sale” sarà un fulgido inizio per il movimento indiano di disobbedienza civile, che concorrerà alla conquista dell’indipendenza del paese.

La scheda elettorale del plebiscito per confermare l’annessione dell’Austria al Terzo Reich. Si noti, come esempio della faziosità dell’intero procedimento, la vaghissima differenza di posizione e dimensione degli spazi dedicati al “Sì” (“Ja”) e al “No” (“Nein”).

Ben più cupi sono gli avvenimenti del 12 marzo 1938, quando le truppe naziste, per ordine del Führer Adolf Hitler, entrano in Austria per evitare un plebiscito sull’autonomia dalla Germania: l’evento, che viola gli accordi alla fine della Grande Guerra, sarà ricordato come “Anschluss”, “annessione”, e sarà seguito da un referendum totalmente manipolato (anche con l’esclusione, fra gli altri, della popolazione di origine ebraica, anche parziale, estromettendo il voto dell’8% dei possibili elettori), conseguendo nel paese una decisamente poco credibile approvazione del 99,73% (e un’affluenza del 99,7%). Il fronte alleato non è privo di scheletri nell’armadio: il 9 marzo 1945, quando ormai il fronte europeo dell’Asse è prossimo a cedere, gli Stati Uniti iniziano l’ennesimo raid su Tokyo: nel corso della notte, il 25% della città verrà completamente raso al suolo da bombe incendiarie, uccidendo circa 100.000 abitanti, un numero di vittime civili paragonabile a quelle provocate da entrambe le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Il 12 marzo 2009, ben lontano dalle guerre mondiali, il finanziere Bernard Madoff – arrestato nel dicembre precedente – si dichiara colpevole di truffe finanziarie che saranno stimate per un totale di oltre 65 miliardi di dollari: è il più grande caso di truffa della storia, che sarà punito con 150 anni di carcere e un’ammenda di quasi 18 miliardi di dollari. L’11 marzo 2011, infine, un terremoto di magnitudo 9.0 (uno dei più potenti mai registrati) si origina da un punto a circa 130 kilometri dalla costa del Giappone, causando uno tsunami con onde di oltre 40 metri; la furia del mare ucciderà più di 15.000 persone. Raggiunto l’impianto nucleare di Fukushima Daiichi, le onde supereranno le mura protettive e colpiranno gli edifici dei reattori, compromettendo i sistemi di raffreddamento e causando il secondo più grave incidente della storia a una centrale nucleare (dopo quello di Chernobyl).

STORIE INCREDIBILI

Il box pubblicitario nato nel 1980 con lo scopo di attirare l’attenzione dei viaggiatori del tempo e invitarli a Baltimora per il 9 marzo 1982 (credit: RichardTE/Wikipedia, CC BY-SA 3.0)

VIAGGIATORI TEMPORALI. Siamo a Baltimora, nel Maryland, il 9 marzo 1982. Un gruppo di persone, autodefinitesi “Krononauti”, si ritrova in un caffè letterario in Charles street per celebrare il possibile arrivo di viaggiatori del tempo. È infatti da alcuni anni che comprano spazi pubblicitari per promuovere il raduno, non tanto fra i possibili partecipanti “contemporanei”, quanto su quelli provenienti dal futuro. La data non è scelta a caso, corrispondendo infatti a una “sizigia”, un posizionamento particolare in cui i pianeti del nostro sistema si trovano “raggruppati” in un’area specifica rispetto al Sole. Sizigia o non sigizia, l’incontro dei Krononauti arriverà a destare l’attenzione del New York Times, che accorrerà all’alba a raccogliere le impressioni dei partecipanti. Gli organizzatori – forse in cerca di una via di fuga dopo un’impegnativa notte di bagordi – riveleranno, con non poca delusione degli astanti, di non sapere se all’evento abbiano partecipato o meno viaggiatori provenienti dal futuro; a essere degno di nota, per loro, è l’aver riunito poeti e artisti della scena locale underground, dimostrando che l’arte può essere manifestata anche al di fuori delle grandi capitali: “puoi vivere a Wichita, o a Baltimora, e nonostante tutto avere ancora a che fare con l’arte“. Quello che si rivela quindi un goliardico raduno non è tuttavia l’unico meeting di sostenitore dei viaggi del tempo: nel 2005 a Perth, in Australia Occidentale, si terrà il Destination Day, ricordato da una specifica targa, e al Campus del MIT di Boston, sempre nel 2005, si terrà la Time Traveler Convention, pubblicizzata prima ma soprattutto dopo l’evento (si sa, d’altronde. che, per i viaggiatori del tempo,  il preavviso ha poco senso).

Immagine del virus dell’influenza A H1N1, riprodotto artificialmente in laboratorio e osservato al microscopio elettronico.

LA MALATTIA PIÙ LETALE. Qual è la malattia più letale nella storia dell’uomo? La risposta non è così scontata, e va cercata nel dramma della Grande Guerra: l’11 marzo 1918, il soldato statunitense Albert Gitchell, di stanza a Fort Riley in Kansas e da qualche giorno a letto per un’aggressiva influenza, viene ufficialmente individuato come il primo caso, nel distaccamento militare locale, di una vasta serie di contagiati da un nuovo ceppo di influenza A. Tecnicamente individuato come sottotipo AH1N1, il piccolo virus raggiungerà rapidamente l’Europa, verso cui saranno destinati gli soldati americani già colpiti, e successivamente attraverso buona parte del resto del mondo. L’assenza di antibiotici e il contesto bellico globale incrementeranno la letalità della malattia, che – colpendo mezzo miliardo di persone nell’arco di poco più di un anno – ne ucciderà circa 100 milioni (di cui 17 milioni nella sola India); la famigerata Peste Nera ha raggiunto risultati analoghi in un tempo decine di volte più ampio. L’epidemia si stempererà da sola nel 1919, quando le successive mutazioni del virus lo renderanno sempre meno letale.

Il frontespizio di un libro inglese pubblicato tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo rappresenta “la morte crudele di Cala, spezzato sulla ruota a Tolosa il 9 marzo 1762”.

UN TRAGICO ERRORE. Siamo nella Francia del XVIII secolo, e precisamente a Tolosa. Nella casa di un commerciante, Jean Calas, nell’ottobre del 1761 viene ritrovato un corpo impiccato al pianterreno: è quello del figlio di Calas, Marc-Antoine. La polizia interroga i familiari, che dichiarano che si tratta certamente di un omicidio. Sono molti a credere che il colpevole non possa che essere Jean Calas: la sua fede protestante (non molto diffusa, nella Francia del tempo) non ha potuto tollerare la conversione al Cattolicesimo del suo figlio prediletto. Viene quindi fatto prigioniero e interrogato; per costringerlo a confessare, viene più volte torturato, slogandogli spalle e gambe alla corda, costringendolo a bere litri e litri di acqua, e frantumandogli le ossa a colpi di spranga; nonostante tutto, il prigioniero si ostina a dichiararsi innocente. Il fallimento della tortura non convince comunque la cattolica corte di Tolosa che, a processo – convinta che si tratti di un caso di odio anti-cattolico – lo condanna a morte: il 10 marzo 1762 viene condotto in piazza e legato alla ruota (uno strumento in grado di provocare dolori lancinanti prima di slogare e smembrare il corpo del condannato) e ucciso di fronte alla folla. Sarà il grande impegno di Voltaire a costringere la corte, ormai nel 1765, a riabilitare l’onore ormai postumo del pover’uomo; ulteriori indagini dimostreranno infatti che il figlio Marc-Antoine si è suicidato per debiti di gioco, e i familiari, terrorizzati all’idea che il figlio abbia potuto non ricevere un funerale canonico (all’epoca, tale infatti è la sorte dei suicidi), hanno disperatamente sostenuto la possibilità che si sia trattato di un omicidio.

STORIA E TECNOLOGIA

OK, Mendeleev era decisamente un personaggio. Qui è raffigurato in una fotografia del 1897.

DALLA CHIMICA ALLA MUSICA. Il 6 marzo 1869, il professore di chimica Dmitri Mendeleev presenta alla Società Chimica Russa (un’organizzazione che lui stesso ha contribuito a creare l’anno precedente) il suo progetto di organizzazione degli elementi chimici conosciuti: nasce la tavola periodica, che prende il nome dalla ricorsività di alcune proprietà fra gli elementi stessi. Ancor più notevole è il fatto che la proposta di Mendeleev permetterà di scoprire elementi ancora sconosciuti, ma previsti dalla periodicità da lui scoperta. Il lavoro di Mendeleev metterà in ombra quello del chimico tedesco Julius Lothar Meyer, che aveva indipendentemente ideato un suo progetto di tabella già nel 1864, ma rivisto e pubblicato successivamente al chimico russo. Esattamente trent’anni più tardi, il 6 marzo 1899, l’azienda tedesca Bayer registra il marchio “Aspirin” (che in italiano diverrà “Aspirina“), in relazione all’acido acetil-salicilico composto creato dal chimico Frédéric Gerhardt nel 1853, e studiato come farmaco meno irritante del già diffuso acido salicilico (estratto, come si può evincere dal nome, dalla corteccia di salice bianco). Di ben altra natura è la conferenza stampa che Philips tiene a Eindhoven, in Olanda, 80 anni più tardi, l’8 marzo 1979: è la prima volta che viene mostrato al pubblico il progetto di un supporto digitale basato su un lettore laser e destinato alla riproduzione di musica: nasce il Compact Disc, un formato ancora oggi molto diffuso.

L’angolo dedicato a Ivan Ivanovich al National Air and Space Museum dello Smithsonian Institution, fotografato da Eric Long.

MANICHINI ED ESPLORAZIONE SPAZIALE. Il 9 marzo 1961, l’Unione Sovietica mette in orbita la missione Sputnik 9, il cui scopo è trasportare nello spazio il cosmonauta Ivan Ivanovich, insieme a un cane, Chernushka, e ad altri animali; il motivo per cui, nonostante questa sarà la prima di due missioni nello spazio, il suo nome non è passato alla storia è perché Ivanovich è… un manichino, che finirà la sua carriera in esposizione dal 1997 al National Air and Space Museum della Smithsonian Institution dopo essere stato acquistato da un privato nel 1993. Ivanovich sarà cruciale per dimostrare che i russi possono mandare un uomo (vero!) nello spazio, e lo faranno poco più di un mese dopo la prima missione del… manichino. Il 7 marzo 1986, l’esplorazione spaziale non ha invece nulla da festeggiare; il sonar della nave da recupero statunitense USS Preserver riesce a individuare, a quasi quaranta giorni dal disastro, i resti della cabina dello Shuttle Challenger. Il recupero del relitto permetterà di scoprire che almeno una parte dei 7 membri dell’equipaggio non è deceduta all’esplosione del Challenger, ma solo successivamente: la capsula ha infatti parzialmente protetto gli occupanti durante l’esplosione in volo (lo provano le attivazioni manuali di 3 delle 7 riserve di ossigeno d’emergenza), pur non potendo salvarli dalla successiva caduta e dall’impatto in mare. Vent’anni più tardi, il 10 marzo 2006, un satellite artificiale – lo statunitense Mars Reconnaissance Orbiter – raggiunge Marte, iniziando la lunga procedura che, nell’arco di alcuni mesi, lo posizionerà stabilmente in orbita intorno al pianeta rosso, dove si trova ancora oggi; nel 2011 saranno i suoi gli strumenti di che individueranno acqua salata libera sulla superficie di Marte.

In copertina, un Compact Disc. Si notino i peculiari riflessi iridescenti (credit: Luis Fernández García/wikipedia, CC BY-SA 2.1 es). Tutte le foto mostrate nell’articolo sono di Pubblico Dominio, salvo diversamente indicato nella didascalia.

Si ringrazia Aldo Grano per la segnalazione di un refuso.

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