Storia e Scetticismo: gli Anniversari dal 23 al 29 gennaio

Le ricorrenze della settimana cominciano dall’Impero Romano: il 24 gennaio del 41 d.C., l’imperatore Caligola – ventottenne e, secondo gli storici del tempo, sempre più sadico e dispotico col passare degli anni – viene assassinato con moglie e figlia dalla sua stessa Guardia pretoriana; gli succederà Claudio, che inizierà la conquista della Britannia. Proprio a nord in questo territorio, più di quindici secoli più tardi, il 23 gennaio 1570, James Stewart, reggente di Giacomo VI di Scozia (di soli tre anni) e impegnato nella soppressione della rivolta per (ri)portare al trono la (sorellastra) cattolica Maria Stuarda, viene assassinato con un colpo di carabina, sparato proprio da un sostenitore della regina deposta; si tratta del primo omicidio registrato commesso da un civile con un’arma da fuoco. Nel XX secolo, il 27 gennaio 1973, William Nolde viene ucciso dal fuoco di artiglieria nordvietnamita 90 kilometri a nord di Saigon: è l’ultimo americano caduto della guerra in Vietnam, che si concluderà poche ore dopo con la ratifica, da parte dei due fronti belligeranti, degli Accordi di pace di Parigi. Le stime storiche successive calcoleranno un totale compreso tra gli 1,2 e i 4 milioni di morti (fra militari e civili) causati dal conflitto.

Un busto di Caligola (credit: Louis Le Grand/Wikipedia, CC BY-SA 3.0)

Tornando al XVI secolo, il 23 gennaio 1556, la provincia cinese di Shaanxi (nel centro del paese), sotto il dominio della dinastia Ming, viene colpita da un violentissimo terremoto; la stima dei morti supera le 800.000 vittime, il numero più alto mai causato da un evento sismico. Un numero comunque inferiore ai caduti nel corso dello spaventoso assedio di Leningrado (oggi San Pietroburgo), che si conclude il 27 gennaio del 1944 (dopo più di due anni e quattro mesi di battaglia e tra gli 1 e i 4 milioni di morti), quando le forze dell’asse vengono ricacciate lontano dalla città dalle truppe sovietiche. Esattamente un anno dopo, il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche libereranno anche il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, dove i nazisti hanno sterminato più di un milione di persone; nel campo restano, al momento della liberazione, 7.000 sopravvissuti (altri 50.000 sono stati deportati altrove in quella che sarà ricordata come la marcia della morte), e una quantità immensa di oggetti, fra cui centinaia di migliaia di abiti e tonnellate di capelli umani, senza considerare quanto distrutto dai nazisti in fuga. Il 27 gennaio 1967, con l’approssimarsi della conquista della Luna, USA, Regno Unito e Unione Sovietica firmano il “Outer Space Treaty” (“trattato sullo spazio extra-atmosferico”) per escludere l’attività bellica nello spazio o l’utilizzo di corpi celesti (incluso il nostro satellite) a scopi militari; nasce così il diritto internazionale aerospaziale. Il 25 gennaio 1971, infine, Charles Manson (musicista mancato e santone) e tre componenti della sua setta vengono condannati per l’omicidio di Sharon Tate, moglie di Roman Polanski e in quel momento incinta, e di alcuni ospiti presenti nell’abitazione di Los Angeles al momento dell’effrazione, oltre che di una coppia residente altrove nella città, Leno e Rosemary LaBianca. Il legame tra il contestato film thriller “Rosemary’s Baby” diretto da Polanski nel 1968 e gli omicidi avvenuti nell’estate del 1969 è del tutto fortuito, ma sarà fonte di numerose speculazioni nei decenni successivi.

STORIE INCREDIBILI

L’assalto della cavalleria francese alla flotta olandese, dipinto da Charles Louis Mozin e oggi esposto a Versailles (credit: Pubblico Dominio)

CAVALLERIA VS. FLOTTA 1-0. Fra le battaglie più curiose della storia, non può mancare quella che si racconta sia avvenuta nel tratto di mare antistante il porto di Den Helder, nel Nord dell’Olanda: la Francia rivoluzionaria è entrata in guerra con le monarchie straniere dell’Ancien Régime, e, nella notte del 23 gennaio 1795, l’8° reggimento francese di Ussari, insieme a un battaglione di fanti, sorprende la flotta olandese, rimasta bloccata dal mare ghiacciato. La cavalleria non lascia scampo a 14 navi da guerra, armate da ben 850 cannoni: con gli zoccoli foderati di tessuto per muoversi con più agilità e minor rumore sul ghiaccio, i cavalli possono avvicinarsi alle murate delle navi, trasportando ciascuno, oltre al proprio cavaliere, un soldato armato. Per gli olandesi, raggiunti da una forza soverchiante, non resta che arrendersi senza sparare un solo colpo, permettendo ai repubblicani francesi di conquistare l’intera flotta lì dislocata e alcuni mercantili. Alcuni storici hanno tuttavia messo in dubbio l’autenticità della descrizione dei fatti, ritenuta molto romanzata dalle fonti filo-francesi; ciò che è certo è che le navi passeranno effettivamente sotto il comando francese, nonostante la maggior parte di esse, nell’arco di cinque anni, sarà catturata dalla flotta britannica o affondata.

Il drammatico epilogo della missione STS-51-L dello Space Shuttle Challenger, che ha causato la morte dell’intero equipaggio (credit: Pubblico Dominio)

IL DRAMMATICO DESTINO DEL CHALLENGER. È il 28 gennaio 1986, e lo Space Shuttle Challenger è sulla rampa di lancio del Kennedy Space Center, con 7 passeggeri a bordo, in partenza per la venticinquesima missione della celebre serie di navicelle. Al di là dei numerosi esperimenti previsti e l’installazione di un nuovo satellite, la missione è particolarmente interessante per il pubblico (in particolare statunitense) poiché parte del progetto NASA per inviare insegnanti (civili) nello spazio; per questo motivo, il lancio è seguito con estrema attenzione dai media. L’umore è alle stelle – gli Shuttle hanno conseguito 24 successi nelle missioni precedenti – e il decollo viene autorizzato nonostante la temperatura esterna sia di 7 gradi inferiore al limite dei 4° previsti da alcuni componenti dei “booster” (i due propulsori a carburante solido). Il liftoff avviene alle 16:38; un minuto e 13 secondi più tardi, il cedimento di una doppia guarnizione montata su uno dei booster causa la perdita di controllo dell’intero vettore e il danneggiamento del serbatoio esterno dello Shuttle, che rilascia il suo contenuto altamente infiammabile. Il Challenger deflagra; si riterrà, nelle indagini successive, che almeno una parte dell’equipaggio possa essere sopravvissuta a questo momento (protetta dalla cabina), per morire probabilmente nei secondi successivi a causa della depressurizzazione o per il successivo impatto in mare. Nel disastro, periranno il comandante Francis Scobee, il pilota Michael Smith, e gli specialisti Ronald McNair, Ellison Onizuka, Judith Resnik, Gregory Jarvis e l’insegnante Christa McAuliffe, scelta fra più di 11.000 candidati al progetto Teacher in Space, che la NASA cancellerà proprio a seguito della tragedia.

La testata termonucleare rimasta integra (grazie al paracadute) nell’incidente aereo di Goldsboro (credit: Pubblico Dominio)

LA BOMBA ATOMICA SUGLI USA. È il 24 gennaio 1961, e un Boeing B-52G Stratofortress, carico con due testate termonucleari Mark 39 (da circa 4 megatoni ciascuna) è impegnato in un rifornimento in volo nei pressi di Goldsboro, in North Carolina. Il comandante del velivolo, il maggiore Walter Scott Tulloch, si trova costretto a interrompere l’operazione a causa di una perdita di carburante dall’ala destra, e – seguendo le direttive ricevute – a mantenere il velivolo in quota per svuotare il più possibile i serbatoi prima di tentare l’atterraggio. Presto la situazione si rivela critica: la perdita di carburante si fa più consistente del previsto, e il pilota si rende conto che non è possibile raggiungere una pista di atterraggio, e che il mezzo è ormai pressoché ingovernabile. La maggior parte dell’equipaggio evacua il B-52: degli 8 uomini a bordo, sei lasciano il velivolo (anche se uno non sopravviverà all’atterraggio). I due restanti sono destinati a una fine infausta: l’aereo, ormai in rotazione, si spezzerà in volo a circa 500 metri dal suolo, rilasciando il carico in caduta libera. Una delle due testate atomiche Mark 39 si attiva, avviando i condensatori di accensione e aprendo il paracadute per la deflagrazione in caduta; è solo grazie all’unico interruttore di sicurezza non difettoso dei 4 presenti che l’intera area (nel raggio di circa 15 kilometri) non verrà spazzata via da una deflagrazione nucleare, e la bomba verrà recuperata intatta. L’altra testata, invece – anch’essa fortuitamente non attivata – impatterà violentemente al suolo, deflagrando gli esplosivi convenzionali a bordo e sparando il suo nucleo radioattivo a una profondità di oltre 50 metri, dove si trova ancora oggi. Un rapporto del 1969, oggi declassificato, riporta: “un semplice (…) interruttore a basso voltaggio si è posto fra gli Stati Uniti e un enorme disastro“.

STORIA E TECNOLOGIA

Il Cullinan, ancora nella forma grezza in cui è stato rinvenuto nel 1905 (credit: Pubblico Dominio)

DAI GHIACCI DEL POLO SUD AL FONDO DELL’OCEANO. Il 28 gennaio 1820, la spedizione guidata dai russi Fabian Gottlieb von Bellingshausen e Mikhail Petrovich Lazarev scopre il continente antartico, durante una circumnavigazione del globo sulle navi Vostok e Mirny. 76 anni più tardi, il 28 gennaio 1896, l’inglese Walter Arnold è la prima persona al mondo a essere multata per eccesso di velocità, avendo superato il limite previsto: la sua vettura era “lanciata” a circa quattro volte il limite consentito… ovvero a 13 dei previsti 3 kilometri all’ora; il poliziotto ha raggiunto il trasgressore inseguendolo in bicicletta. Il 26 gennaio 1905, in una cava nei pressi di Pretoria, in Sud Africa, viene rinvenuto un diamante grezzo del peso di circa 620 grammi: è il più grande mai scoperto e, ribattezzato “Cullinan” in onore del direttore della struttura, sarà trasformato in più gemme lavorate, alcune delle quali adornano i Gioielli della Corona britannica. Il 23 gennaio 1960, il batiscafo USS Trieste, costruito in Italia ma battente bandiera statunitense, raggiunge la profondità di 10.911 metri sotto al livello del mare, appoggiandosi sul fondale della Fossa delle Marianne: il record resta oggi imbattuto, e lo sarà probabilmente per sempre, per il semplice fatto che non esiste un luogo più profondo negli oceani del pianeta.

Le vittime di Apollo I: Edward White, Virgil Grissom e Roger Chaffee (credit: NASA, Pubblico Dominio)

ERRORI E ORRORI NELLO SPAZIO. Dopo il grande successo sovietico della sonda Luna 2, il 26 gennaio 1962 gli Stati Uniti lanciano la sonda Ranger 3, destinata ad atterrare sulla superficie del nostro satellite. Due giorni più tardi, il 28 gennaio 1962, la missione sarà dichiarata fallita quando Ranger 3 mancherà la Luna di circa 35.000 kilometri, dieci volte il diametro del nostro satellite; ci vorranno altri tre mesi per conseguire il risultato con Ranger 4. Il 27 gennaio 1967, nel corso di un test preliminare del programma Apollo (destinato a portare l’uomo sulla Luna), gli astronauti Gus Grissom, Edward White e Roger Chaffee muoiono a causa di un incendio in cabina. In loro onore, la missione sarà ribattezzata “Apollo 1”, nonostante non sia la prima del progetto; la successiva sarà quindi Apollo 4. Il 24 gennaio 1978, il satellite sovietico Kosmos 954, destinato alla ricognizione e dotato di un reattore nucleare (con 50 kilogrammi di Uranio-235 a bordo), rientra nell’atmosfera per un malfunzionamento e disperde il materiale radioattivo nei cieli del Canada; i costi di ricerca dei rottami e bonifica – sostenuti da USA e Canada, e che permetteranno il recupero del solo 1% di materiale radioattivo originale – saranno rifatturati al governo sovietico, che pagherà un totale di 3.000.000 di dollari canadesi. Il 25 gennaio 2004, infine, il rover Opportunity raggiunge la superficie di Marte, a tre settimane dal suo gemello Spirit; mentre quest’ultimo interromperà le comunicazioni nel 2010, Opportunity è ancora oggi operativo.

In copertina, l’ingresso del campo di Auschwitz I in Polonia (credit: Pubblico Dominio)

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