Storia e Scetticismo: gli Anniversari dal 16 al 22 gennaio

Le ricorrenze della settimana iniziano a Roma, il 16 gennaio del 27 a.C.; il pronipote di Caio Giulio Cesare, Ottaviano, riceve dal senato romano l’investitura di “Augustus“: è l’inizio dell’Impero Romano, che, diviso nel IV secolo d.C., durerà, nella parte occidentale, fino al 476 d.C. (anno della deposizione del suo imperatore Romolo Augustolo) e, in quella orientale, fino al 1453 (con la conquista ottomana di Costantinopoli). Più di 1.800 anni più tardi, il 21 gennaio 1793, la testa di Luigi XVI di Francia (divenuto ormai “cittadino Luigi Capeto”) rotola nella cesta ai piedi della famigerata ghigliottina: la Rivoluzione Francese ha colto la sua vittima più illustre, condannato per la supposta collusione con le potenze straniere e per alto tradimento. Le sue ultime parole:

“Signori, sono innocente di tutto ciò di cui vengo incolpato. Auguro che il mio sangue possa consolidare la felicità dei francesi”.

Un’incisione di Isidore Stanislas Helman raffigurante l’esecuzione capitale di Luigi XVI di Francia (credit: Pubblico Dominio)

Un’altra rivoluzione, presto e malamente sedata, esplode domenica 22 gennaio 1905, quando la Guardia imperiale russa apre il fuoco contro dei manifestanti diretti al Palazzo d’Inverno, la residenza (invernale) dello zar Nicola II, per richiedere maggiori tutele e diritti civili; la versione ufficiale parlerà di 130 morti e quasi 300 feriti, ma si stimerà che possano essere stati molti di più. L’evento porterà alla Rivoluzione del 1905, a seguito della quale si formeranno i Soviet (in russo “consigli”, e corrispondenti ad associazioni di lavoratori) e si consolideranno le basi per la rivoluzione d’ottobre del 1917. Il 16 gennaio 1991, con una serie di serrati bombardamenti aerei (più di 80.000 tonnellate di esplosivi) che si protrarranno in Iraq per 42 giorni, inizia ufficialmente la Guerra del Golfo (a seguito dello scadere, il giorno precedente, dell’ultimatum all’Iraq da parte delle Nazioni Unite). Il 17 gennaio 1998, un aggregatore di notizie statunitense, Drudge Report – vicino alle posizioni repubblicane – pubblica per primo la notizia dello scandalo della relazione fra Bill Clinton, al tempo Presidente degli Stati Uniti d’America, e Monica Lewinsky, stagista alla Casa Bianca; ha inizio l’escalation di eventi che porterà alla procedura di impeachment per Clinton, da cui uscirà assolto. L’opinione pubblica sarà tuttavia spietata con la Lewinsky, ingiustamente vilipesa. Il 16 gennaio 2002, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con voto unanime, sancisce il congelamento di tutti i beni di Osama bin Laden, fondatore dell’organizzazione terroristica al-Qaeda; con alle spalle una taglia da 25 milioni di dollari promessa dall’FBI in cambio di informazioni certe sulla sua posizione, sarà raggiunto e ucciso in Pakistan nel 2011, nel corso dell’operazione “Neptune Spear” (“Lancia di Nettuno“).

STORIE INCREDIBILI

La lista, preparata da Adolf Eichmann per la conferenza di Wannsee, della stima della popolazione ebraica in Europa; in “A” sono elencati i paesi sotto al controllo diretto o indiretto tedesco, in “B” gli altri (credit: Pubblico Dominio)

LA “SOLUZIONE FINALE”. La Seconda Guerra Mondiale è nel pieno della ferocia, quando, il 20 gennaio 1942,  si tiene a Berlino – nel quartiere sud occidentale di Wannsee – una conferenza organizzata da Reinhard Heydrich, coordinato da Adolf Eichmann e composto da vari membri di rilievo del partito nazista, fra cui il comandante della Gestapo (la famigerata polizia segreta) e vari Segretari di Stato. Lo scopo dell’incontro è affrontare la “Endlösung der Judenfrage”, la “soluzione finale della questione ebraica”. Durante la conferenza, sono presentati sia la popolazione ebraica dei vari paesi occidentali (un totale di 11.000.000 di persone) che la necessità di gestire gli ebrei con spietata rigidità, al pari di un nemico, anche facendo riferimento alla pseudoscientifica procedura per definire la “ebraiticità” di ciascun cittadino, definita con le leggi di Norimberga del 1935. Nonostante la conferenza rappresenti un chiaro messaggio di Heydrich nel porsi come il responsabile del progetto, la “Soluzione Finale” sarà condivisa da molti dei gerarchi nazisti, e certamente dallo stesso Führer. Delle 30 copie del report inviato da Eichmann a fine riunione, solo una (la 16, destinata a Martin Luther, sottosegretario del Ministro degli Esteri del Reich) a sarà recuperata integralmente; sarà una delle prove discusse durante il processo di Norimberga. Nonostante (come riportato da Eichmann durante il processo a suo carico) il testo sia edulcorato rispetto alla discussione verbale, è evidente l’intento della Soluzione Finale:

“gli ebrei abili al lavoro saranno condotti in quei territori a costruire strade, operazione durante la quale senza dubbio una gran parte di loro soccomberà per riduzione naturale. Il nucleo che alla fine sopravvivrà a tutto questo (…), dovrà essere trattato in maniera adeguata, poiché rappresentando il frutto di una selezione naturale, qualora fosse lasciato andare libero, dovrebbe essere considerato la cellula germinale di una nuova rinascita ebraica.”

Una foto della base aerea di Thule, in Groenlandia, scattata nel 2005 (credit: Pubblico Dominio)

L’ATOMICA PERDUTA. Durante la Guerra fredda, tra il 1960 e il 1968, gli USA hanno mantenuto in volo dei bombardieri B-52 Stratofortress armati con testate termonucleari, per limitare il tempo di intervento militare nel caso dello scoppio di un conflitto atomico: è l’operazione “Chrome Dome”, la “cupola cromata”. Il 21 gennaio 1968, HOBO 28, uno di questi bombardieri, subisce un’avaria nei pressi della base aerea di Thule (in Groenlandia), destinata al rilevamento radar delle attività balistiche sovietiche. I 7 membri dell’equipaggio non riescono a spegnere un incendio sviluppatosi in cabina, e sono costretti ad abbandonare il velivolo senza effettuare un atterraggio d’emergenza. Il B-52 impatta sul mare ghiacciato, e una parte degli esplosivi convenzionali presenti sulle 4 bombe all’idrogeno (da 1,1 megatoni ciascuna) detonano, disperdendo materiale radioattivo nell’area. Le fiamme del relitto scioglieranno il ghiaccio, facendo quindi affondare i resti nell’oceano. Il successivo intervento statunitense sarà volto a recuperare gli ordigni nucleari (o ciò che rimane) e bonificare l’area, sia dal carburante del velivolo (rifornito in volo poco prima dell’incidente) che dai detriti radioattivi. Per nove mesi, al costo di 9 milioni e mezzo di dollari (65 milioni di oggi) circa 700 specialisti lavoreranno sul posto, rimuovendo un totale di oltre 2.000 metri cubi di liquidi contaminati e 30 container di detriti vari. Nonostante gli sforzi, i resti di una delle quattro testate nucleari non saranno mai recuperati, e l’ordigno risulta ancora oggi disperso.

Lo Space Shuttle Columbia decolla il 16 gennaio 2003 per la missione STS-107, che si concluderà drammaticamente (credit: Pubblico Dominio)

L’ERRORE DEL COLUMBIA. È il 16 gennaio del 2003, e lo Space Shuttle Columbia decolla per la sua ventottesima missione, dedicata alla manutenzione del telescopio spaziale Hubble; a 82 secondi dalla partenza, un blocco di schiuma per l’isolamento termico – che ricopre il serbatoio principale del vettore – si stacca dalla sua base e colpisce l’ala sinistra del Columbia, ricoperta da pannelli in fibra di carbonio rinforzata. Lo Shuttle sta viaggiando a 2.600 kilometri allora, e l’impatto con il blocco (grande quanto una grossa valigia) è molto violento, causando un foro del diametro di circa una spanna. Nelle missioni passate, sono già capitati dei distaccamenti di schiuma, ma questa non ha mai provocato danni sufficienti a diventare un pericolo per la missione; ciò concorrerà a influenzare il parere del management a terra, che sminuirà l’importanza della verifica in orbita dei possibili danni subiti dal Columbia. Cinque giorni dopo il lancio, una mail allo Shuttle informerà così l’equipaggio:

“dei detriti del volo (…) hanno colpito l’ala sinistra del velivolo (…). Abbiamo già visto questo fenomeno molte volte in passato e non è assolutamente una fonte di pericolo al rientro”.

L’errore sarà tragico; al rientro, che avverrà a 16 giorni dall’incidente (e che non seguirà nessuna procedura speciale, nonostante l’impatto), la protezione termica dell’ala sarà compromessa. Quando, alle 8:59 e 15 secondi, dalla base si accorgeranno di un problema ai sensori, sarà troppo tardi: nell’arco di 63 secondi, il Columbia, lanciato nell’atmosfera a più di 20.000 kilometri all’ora, esploderà in volo. Moriranno gli statunitensi Rick Husband (comandante), William McCool (pilota), Michael Anderson, David Brown, Laurel Blair Salton Clark, Kalpana Chawla (di origine indiana), e l’israeliano Ilan Ramon, primo astronauta del proprio paese.

STORIA E TECNOLOGIA

La rappresentazione di una DeLorean DMC-12, che sarà resa celebre dalla serie di film “Ritorno al Futuro” (credit: Kevin Abato, www.grenexmedia.com – CC BY-SA 3.0)

È il 16 gennaio 1909 quando alcuni membri della spedizione di Ernest Shackleton raggiungono il Polo Sud magnetico; nel corso della missione, alcuni membri compiranno la prima ascesa dell’Erebus, un vulcano antartico sull’isola di Ross. Solo tre anni più tardi, il 17 gennaio 1912, Robert Falcon Scott raggiungerà il Polo Sud geografico per secondo, con un mese di ritardo rispetto a Roald Amundsen; l’intera spedizione non sopravvivrà alla missione, ma avrà modo di trovare le prove fossili che l’Antartide era coperto di foreste. Il 21 gennaio 1954, a soli undici anni dal primo avviamento di un reattore nucleare sperimentale, il primo sottomarino a propulsione atomica – lo USS Nautilus, battezzato col nome di un sottomarino della Seconda Guerra Mondiale (a sua volta ispirato al fantastico vascello di Jules Verne) – viene varato dagli Stati Uniti; grazie alla sua eccezionale autonomia, sarà il primo a raggiungere il Polo Nord in sommersione. Più mondana ma certamente destinata ad entrare nel mito, la DeLorean DMC-12 è l’autovettura sportiva che viene prodotta dal 21 gennaio 1981 a Dunmurry (Irlanda del Nord) e che diverrà la macchina del tempo nei tre film di “Ritorno al Futuro”, ispirato al sogno umano di poter viaggiare nel passato e nel futuro. Il 19 gennaio 1986, invece, il primo virus informatico per MS-DOS – il celebre sistema operativo di Microsoft – inizia a diffondersi; conosciuto come Brain, il programma è stato scritto da due sviluppatori pakistani per tutelare la proprietà intellettuale di un software medico da loro creato. Brain si assicurava di infettare solo i dischi “floppy”, facendo volutamente danni molto circoscritti, e comunicava esplicitamente il numero telefonico dei suoi creatori, invitando gli utenti a contattarli per la rimozione dell’infezione.

Miss Sam, la femmina di macaco Rhesus nella sua tuta di lancio in fibra di vetro; sarà lanciata nello spazio nel 1960 (credit: Pubblico Dominio)

Sono invece tre i momenti da ricordare della corsa spaziale: il 21 gennaio 1960, Miss Sam, un macaco Rhesus appositamente addestrato, decolla su un razzo Little Joe dalla Wallop Island Facility in Virginia per verificare la capacità di sopravvivenza dell’equipaggio in caso sia necessario abortire una missione; il successo di Sam sarà uno dei punti cardine del progetto Mercury (volto a conquistare l’orbita terrestre, e che, per sole tre settimane, perderà la corsa col concorrente sovietico). Il 22 gennaio 1968, Apollo 5 porta in orbita un Modulo Lunare privo di equipaggio; serviranno altre 6 missioni e un arco di 18 mesi per atterrare sul nostro satellite. Il 16 gennaio 1969, i sovietici dimostrano la possibilità di poter collegare fra loro due capsule Soyuz (la 4 e la 5) in orbita e di poter trasferire l’equipaggio; sarà la prima e (fortunatamente) unica volta in cui i cosmonauti dovranno uscire nello spazio per raggiungere l’altra capsula.

In copertina: un Boeing B-52G, lo stesso modello schiantatosi nei pressi della base aerea di Thule, in Groenlandia (credit: USAF, Pubblico Dominio)

Hai gradito questo post? Aiutaci con una