Quel ladruncolo di Bob Dylan

E’ la notizia del giorno: la prestigiosa accademia svedese ha scelto di assegnare il Nobel per la letteratura a Bob Dylan. Al di là del cumulo di polemiche (su cui non interverrò in alcun modo, visto che i miei gusti letterari sono quanto di meno raffinato possa esistere), l’ambito riconoscimento sembra aver riportato in auge una vecchia leggenda metropolitana degli anni ’70: ebbene sì, stando a diversi inviperiti commenti sulle pagine dei quotidiani il celebre cantante folk non sarebbe il vero autore del suo più grande successo, Blowin’ in the wind. Possibile?

Facciamo un passo indietro: è il 1963, Bob Dylan ha appena 22 anni ed è solo uno dei tanti cantanti della scena folk americana. All’attivo ha un unico album che porta il suo nome, in cui figurano un paio di suoi pezzi accanto a diverse cover di brani tradizionali. Poi, nel maggio ’63 esce il suo secondo disco, “The Freewheelin'”: il successo planetario è assicurato. Il brano di apertura, Blowin’ in the wind, diventerà un inno generazionale e una canzone di protesta, verrà reinterpretato da decine di artisti e risuonerà nei cortei contro la guerra in Vietnam.

Immediatamente dopo la pubblicazione comincia a circolare la voce secondo cui l’autore è in realtà Lorre Wyatt, studente del liceo di Millburn in New Jersey. Nel novembre 1963 la storia approda alle pagine del Newsweek; il ragazzo smentisce, e smentisce anche Bob Dylan: “Sono parole mie”, afferma. Ma diversi studenti raccontano di aver sentito cantare quella canzone dal loro compagno, ben prima dell’uscita del disco.

Fabio Caironi in Storie stonate ha raccolto diverse versioni della leggenda: secondo quella più diffusa, Dylan avrebbe scoperto la canzone durante una festa scolastica e avrebbe offerto 1000 dollari all’autore per spacciarla come sua. Secondo un’altra, il furto sarebbe avvenuto in un ospedale dove il ragazzo faceva volontariato e cantava per tenere allegri i pazienti: Dylan, recatosi nella clinica per far visita a Woody Guthrie, sarebbe rimasto colpito dal testo e lo avrebbe semplicemente rubato, senza dare un centesimo al ragazzo.

La realtà è molto più prosaica: Dylan scrisse quella canzone nell’aprile 1962 e un mese dopo il testo apparve su Broadside #6, una rivista dedicata alla musica folk: una pratica comune, all’epoca. Lorre Wyatt acquistò il periodico e la suonò in alcune occasioni private. Gli venne chiesto anche di esibirsi con quella canzone all’assemblea scolastica, dove fu presentato come autore. Quando Blowin’ in the wind divenne la hit del momento e diverse persone gli chiesero spiegazioni, Lorre Wyatt non ebbe il coraggio di ammettere che non era lui l’autore del testo, e a quel punto inventò la storia secondo cui aveva ceduto i diritti a Bob Dylan per 1000 dollari.

Nel 1974 Lorre Wyatt chiese scusa per la bugia sulle pagine del New Times, e raccontò di averlo fatto anche perché voleva entrare nel gruppo folk della scuola, The Millburnaires. Una ragazzata che ha creato una leggenda dura a morire: nonostante siano passati più di 40 anni dalla rivelazione, c’è chi è ancora convinto che Blowin’ in the wind sia stata composta da un oscuro ragazzo del New Jersey.

Immagine: Bob Dylan alla marcia per i diritti civili a Washington, D.C., 28 agosto 1963, particolare [Rowland Scherman/U.S. Information Agency. Press and Publications Service, (c) National Archives and Records Administration 542021, via commons.wikimedia.org]

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