A che punto è la notte 28 – Gli investigatori del paranormale

Con questa rubrica facciamo il punto sui mysteri di vecchia data, che esercitano ancora tutto il loro fascino pur essendo già stati smentiti e razionalmente spiegati.

Giunti quasi al giro di boa del terzo anno di vita di questa rubrichetta, stavo riguardando un po’ i temi trattati finora e naturalmente a farla da padrona è la narrazione degli eventi dal punto di vista scettico, anche perché se scrivessi d’altro ci chiederemmo un po’ tutti che diamine ci faccio qui e non sarebbe solo una citazione colta di Chatwin.

Tuttavia, in questa eterna battaglia fra scettici e believer diverse personalità interessanti e affascinanti hanno militato negli anni dall’altra parte della barricata e mi è sembrato potesse essere interessante raccontare anche le loro storie, che dopotutto sono ciò che alimenta da sempre il nostro stesso campo d’indagine. Più che dei medium, di cui abbiamo ampiamente parlato già altre volte, volevo concentrarmi in particolare su coloro che hanno cercato di provare incontrovertibilmente e “scientificamente” l’esistenza di qualcosa invisibile agli occhi (no, niente, oggi sono in modalità citazione colta), dedicando la loro vita al tentativo di trovare e mostrare al mondo la prova definitiva di fantasmi e spiriti, avvicinandosi qualche volta al loro obiettivo per essere poi immancabilmente smentiti.

Lascio fuori tutti i vari ghost-hunters e investigatori del paranormale contemporanei, che andrebbero studiati da vicino insieme alle loro strumentazioni e alle loro équipe per poterli valutare adeguamente (ma per alcuni verrebbe la tentazione di farsi bastare il montaggio improbabile delle trasmissioni televisive di cui sono protagonisti, e in cui la telecamera cade, si sposta, va fuori fuoco, viene abbassata, punta altrove ogni sacrosanta volta si sta verificando il presunto fenomeno paranormale), e mi dedico in particolare alle due grandi celebrità del campo, Harry Price e i coniugi Warren.

1 – Harry Price

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Foto di William Hope

La migliore definizione di Harry Price è probabilmente quella data da James Randi e ripresa un po’ da tutti coloro che si trovano a parlarne:

Price lived a life which was a strange mixture of fact and fraud.

(Price visse una vita che fu una strana mistura di fatti e menzogne.)

Prima di approfondire un po’, infatti, personalmente ero convinta si trattasse di un fervido sostenitore dello spiritismo, che si è aggirato sulla scena della ricerca paranormale nel tentativo di dimostrare in maniera incontrovertibile, e a qualunque costo, che medium e fenomeni erano reali e genuini. In realtà però la storia è andata in maniera diversa, e a più riprese Price si è ritrovato a smascherare le celebrità paranormali dell’epoca, attirandosi parecchie antipatie e facendosi parecchi nemici, non ultimi la Society for Psychical Research – contro la quale fondò una propria associazione, il National Laboratory of Psychical Research – e sir Arthur Conan Doyle, che non gli perdonò mai di aver provato la frode dietro le foto spiritiche di William Hope (una delle quali sembrava raffigurare la defunta sorella di Doyle).

Tuttavia è difficile dire se l’opera di debunking fosse voluta o se semplicemente Price non potesse evitare di ammettere quello che andava scoprendo, per onestà intellettuale o magari nel tentativo di sgombrare il campo dai truffatori per lasciare spazio ai diversi medium reali in cui egli stesso riponeva fiducia. E’ indubitabile che le sue indagini rappresentino uno dei primi casi di utilizzo di tecniche scientifiche e tecnologie “all’avanguardia”: nel volume dedicato alle case stregate, Price stesso elenca strumenti quali una macchina fotografica a infrarossi, una videocamera gestibile via telecomando, un termografo e un rilevatore di movimenti. Ma sebbene abbia mantenuti toni neutri nel raccontarli, l’inclinazione verso i casi analizzati era possibilista, anche laddove molti avrebbero ritenuto difficile dare il benché minimo credito alla vicenda, come ad esempio nel caso della mangusta Gef.

Che due adulti nel pieno possesso delle loro facoltà mentali abbiano potuto credere all’esistenza di una mangusta sovrannaturale, che comunicava con gli abitanti della casa prescelta tendendosi sempre accuratamente nascosta nelle intercapedini delle pareti (o dall’altro lato delle siepi se li accompagnava al mercato), è, passatemi il bisticcio di parole, incredibile, e tuttavia Price e il giornalista Lambert furono più che desiderosi di condurre l’indagine (sia detto a onor del merito che, con ogni probabilità, riconobbero la falsità di tutta la vicenda).

Il caso più celebre di Price, comunque, rimane l’investigazione dell’infestazione fantasmatica di Borley Rectory, di cui abbiamo parlato anche in un precedente episodio. E’ anche il momento della sua carriera in cui si sono mescolati maggiormente fatti e menzogne, e dove la tendenza affabulatoria che l’aveva sempre contraddistinto (già da ragazzo raccontava di aver affrontato un poltergeist) prese probabilmente il sopravvento sul metodo scientifico. Price soggiornò un intero anno nel Rettorato, coadiuvato da una squadra di 48 “osservatori ufficiali” reclutati attraverso un annuncio sul giornale, per investigare qualsiasi evento anomalo si fosse verificato. Fu durante questo periodo che venne scattata la celebre foto del mattone sospeso a mezz’aria, che secondo Price era sollevato da un poltergeist e secondo gli scettici era stato lanciato da qualcuno fuori dall’inquadratura.

L’anno successivo il Rettorato venne raso al suolo da un incendio, ma in seguito, dopo la morte di Price, la Society for Psychical Research condusse una contro-indagine e due dei suoi ex-collaboratori più stretti conclusero e dichiararono che i fenomeni osservati erano di origine naturale o falsificati dallo studioso: è ovvio che a Borley non fosse in corso un’infestazione fantasmatica, ma qualche legittimo dubbio sulle accuse lanciate a Price rimane comunque, poiché i due collaboratori facevano parte della Società con cui l’investigatore era stato in conflitto tutta la vita, e il loro Rapporto fu pubblicato quando egli non era più in grado di difendersi.

Chi è stato quindi Price? Un believer razionale? Un possibilista che al termine della carriera ha ceduto al “lato oscuro” ed è passato dalla parte di coloro che fino ad allora aveva smascherato? Un truffatore? Tutte e tre le cose, in un’evoluzione continua dall’una all’altra? Probabile. Certo è che anche uno di coloro che ci hanno regalato alcune delle narrazioni più affascinanti nella storia dello spiritismo e del debunking.

2- Ed e Lorraine Warren

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Annabelle [Felipe112233 / CC BY-SA 3.0 via commons.wikimedia.org]

La coppia di “demonologi” sta conoscendo una seconda notorietà proprio in questi anni, grazie anche a due film che ne raccontano le vicende, mescolando fra loro diversi casi affrontati dai detective e sposando abbastanza la causa del “è successo tutto veramente” (ma d’altra parte sono film dell’orrore, non documentari): a interpretarli sul grande schermo Vera Farmiga e Patrick Wilson, di volta in volta alle prese con bambole demoniache, fantasmi di streghe e poltergeist (si vocifera della possibilità di un The Conjuring 3 ma ancora non vi sono certezze sulla sua produzione né tantomeno su quali eventi andrebbe a raccontare).

Come Price, anche i Warren hanno applicato metodi para-scientifici alle loro investigazioni e gran parte della loro fama è dovuta al fatto di essere stati protagonisti di almeno due dei casi più celebri della seconda metà del ‘900, diventando classici del genere horror e icone dell’immaginario pop, vale a dire Annabelle la bambola posseduta e l’orrore di Amytiville (molti altri sono stati loro attribuiti più dal mito popolare e da Hollywood che non da una partecipazione poi così significativa, come ad esempio nel caso di Enfield, in cui non ebbero il ruolo di rilievo che si racconta nel film). Secondo la coppia, Lorraine aveva anche proprietà medianiche, sebbene lievi, che le permettevano di percepire le presenze ultraterrene che ci circondano ovunque e sempre. Ed era inoltre un credente cattolico, e questo ha contributo fortemente a plasmare le sue convinzioni riguardo demoni e anime in pena.

Al netto di altre considerazioni, quella dei Warren è una bella storia d’amore: conosciutisi giovanissimi, si sono sposati durante una licenza di lui nel corso della Seconda Guerra Mondiale, e sono rimasti insieme da allora fino alla morte di Ed, avvenuta nel 2006. Tutto ciò che hanno creato l’hanno creato insieme, a partire dalla New England Society for Psychic Research, fino al museo dell’Occulto, oggi visitabile a pagamento (magari prenotandosi per gli eventi speciali della notte di Halloween), dove hanno raccolto decine di cimeli fantasmatici e maledetti (in realtà si tratta perlopiù di paccottiglia, ovviamente), e dove è tuttora esposta Annabelle.

Steven Novella ha avuto modo di conoscere da vicino i coniugi e la conclusione che ne ha tratto è inequivocabile:

[…] they are sincere. They believe the things they say.

(Sono sinceri. Credono a ciò che dicono.)

Anche semplicemente leggendo i resoconti delle loro mirabolanti avventure o ascoltando le interviste, è impossibile non accorgersi dell’ingenuità di fondo che permeava tutte le loro credenze e il loro stesso modus operandi. Probabilmente, la più errata fra le loro convinzioni era quella di essere scientifici nelle indagini, senza invece ricorrere a nessuna tecnica che lo fosse. Il video della Lady in white allo Union Cemetery non è mai stato divulgato al di fuori delle conferenze dei due demonologi, tantomeno analizzato in laboratorio; la presunta foto del fantasma di uno dei bambini DeFeo si è rivelata essere quella di uno dei collaboratori dei Warren che faceva misurazioni ad Amityville; il poltergeist di Enfield adduce come prove foto di ragazzine adolescenti abilissime nello sport sospese a mezz’aria quasi fossero a metà di un salto e via dicendo.

A me per esempio colpisce sempre molto guardare le nuove foto di Annabelle condivise in Rete da chi ha visitato il museo (e che non posso riprodurre qui per questioni di copyright, ma sono agevolmente individuabili su Google Immagini): sulla teca è appeso un grosso cartello con su scritto Positively Do Not Open e tuttavia in diverse foto la Raggedy Ann ha le mani in posizione diversa. I believer diranno subito che è lo spirito di Annabelle che ancora possiede la bambola e l’anima, mentre gli scettici obietteranno che qualcuno dovrà pur cambiare la lampadina che sembra essere presente all’interno della teca e magari ne approfitta per spolverare un po’ quei capelli di lana.

Nella storia dei Warren non c’è nulla di irrisolto o di non ancora ampiamente smentito; i casi che li hanno resi celebri ne hanno anche aumentato a dismisura un fascino e una forza narrativa che nella realtà hanno avuto in maniera molto minore. Poi è arrivata Hollywood ed ecco servita la leggenda.

Immagine in evidenza: Amityville Haunted House [JamieCat, CC BY 2.0, su flickr]

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