Incinti di un cane

Oggi si celebra il World Rabies Day, la giornata mondiale istituita per combattere la rabbia: una malattia per cui esiste un vaccino estremamente efficace, ma che purtroppo miete ancora troppe vittime, in parte anche per una superstizione.

L’Italia per fortuna è considerata libera da questo problema dal 2013, quando in seguito a diversi casi registrati era stata lanciata una massiccia campagna in tutto l’arco alpino, che aveva previsto la vaccinazione degli animali domestici e il rilascio di teste di gallina con il virus attenuato, per immunizzare anche quelli selvatici. Ma in passato questa malattia è stato un problema estremamente sentito.

Il virus della rabbia è infatti uno dei più mortali mai conosciuti, anche più del virus ebola. In genere il contagio avviene per il graffio o il morso di un animale infetto; il virus entra in incubazione, raggiunge il cervello attraverso i nervi periferici, e i primi sintomi avvengono dopo 1-3 mesi: febbre, confusione, difficoltà a deglutire, allucinazioni, convulsioni e manifestazioni di aggressività incontrollata. Da quel momento la sorte di chi è stato colpito è praticamente segnata, la malattia porta al decesso entro pochi giorni in più del 99% dei casi (anche se un nuovo protocollo ancora in fase di sperimentazione sembra aver ridotto questa percentuale a circa il 92%).

Questo fa capire come in passato l’idrofobia, come veniva chiamata, fosse uno dei mali più temuti: nessun trattamento era efficace, a volte si ricorreva all’amputazione dell’arto dove era avvenuto il morso, spesso chi veniva infettato si suicidava direttamente o veniva ucciso dai propri conoscenti. Nel XVIII secolo a Londra si sono registrati diversi casi di epidemie: la paura era talmente grande che i cani venivano uccisi a vista senza nemmeno accertarsi che fossero infetti. Poi la scoperta del vaccino ad opera di Louis Pasteur risolse molti dei problemi. Il vaccino ha infatti un’efficacia del 100% se preso nei primi 10 giorni dal contagio. L’importante è intervenire in fretta, perché quando arrivano i primi sintomi ormai non c’è più nulla da fare.

Grazie a questa cura il numero di decessi si è ridotto notevolmente, ogni anno nel mondo muoiono circa 55.000 persone di rabbia. Di queste, circa un terzo dei decessi avviene in India, dove al randagismo diffuso si uniscono gli effetti di una superstizione che allontana i contagiati dalle strutture mediche.

Il problema interessa particolarmente i villaggi rurali del Bengala occidentale, non lontano da Calcutta. Qui le persone (uomini o donne indifferentemente) sono infatti convinte di poter rimanere incinte dal morso di un cane. Viene considerato particolarmente pericoloso un animale in uno stato di eccitazione: in quel caso si ritiene che la saliva possa arrivare più facilmente al sangue e innescare la gravidanza canina. Negli uomini questa condizione porterebbe inevitabilmente alla morte, non potendo in alcun modo espellere i cuccioli indesiderati. Le vittime di quella che viene chiamata puppy pregnancy syndrome sarebbero in grado di vedere i loro “cuccioli” specchiandosi nell’acqua, o di sentirli crescere all’interno del loro corpo; accuserebbero inizialmente sintomi come dolore addominale, nausea, flatulenza, acidità di stomaco, difficoltà a urinare; con il proseguire della gravidanza il loro comportamento si avvicinerebbe sempre più a quello di un cane, portandoli ad abbaiare e qualche volta anche a camminare a quattro gambe.

Ovviamente la cosa non ha alcun fondamento e a prima vista potrebbe far sorridere, ma per chi è cresciuto in un ambiente dove tutto questo è ritenuto un dato di fatto è difficile mettere in discussione una credenza di questo tipo. Una ricerca pubblicata sull’International Journal of Social Psychiatry indicava che circa il 73% delle persone in quest’area considerava reale la possibilità di rimanere incinti dal morso di un cane, e molti degli intervistati affermavano di conoscere almeno una persona morta “inspiegabilmente” per questo motivo. Solo il 9% della popolazione considerava tutto questo improbabile.

La credenza è talmente radicata che esistono delle “figure professionali” (i bara ojha) incaricate specificatamente di far “abortire” le gravidanze canine. I guaritori specializzati in questo tipo di cura forniscono incantesimi e medicamenti a base di erbe, che si pensa possano “sciogliere” i cuccioli di cane e far sì che vengano espulsi attraverso l’apparato digerente, senza che il malcapitato se ne accorga.

Questo fa sì che chi viene morsicato da un cane preferisca rivolgersi a un bara ojha, e non a una struttura medica: una scelta che in caso di rabbia può risultare fatale, perché ritarda la somminstrazione del vaccino antirabbico. In molti casi, oltretutto, sono gli stessi guaritori a sconsigliare il ricorso alla “medicina ufficiale”, dicendo che in questo caso i loro trattamenti potrebbero non funzionare.

In India sono state lanciate diverse campagne di sensibilizzazione su questo tema, ma hanno dovuto fare i conti contro una credenza radicata e una diffusa diffidenza verso la medicina occidentale, vista spesso come arma di oppressione degli “invasori” piuttosto che come aiuto. E le credenze radicate sono difficili da combattere, anche quando portano alla morte.

Immagine: Ibridi uomo-cane di Patricia Piccinini, dall’esposizione “We Are Family“.

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