Benessere radioattivo

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Articolo di Gaia Canal

La diffusione dei prodotti al radio in Europa e negli Stati Uniti per ben mezzo secolo è un caso singolare di intervento dell’immaginario collettivo in campo scientifico: la scoperta del radio uscì dai confini della comunità scientifica ed entusiasmò la società di inizio secolo, che ne rielaborò il significato originario trasformandolo in una sostanza miracolosa, simbolo della modernità e della salute.

Tutto ebbe inizio nel 1903, quando i coniugi Curie vinsero il Nobel per la fisica. L’evento ebbe risonanza internazionale soprattutto perché era il primo Nobel assegnato ad una donna, e Marie Curie condivise la celebrità non tanto con il marito, ma con il nuovo elemento scoperto. Raro, luminoso al buio, ed in grado di emettere un’invisibile energia, il radio colpì con forza la fantasia del pubblico assumendo un’aura suggestiva, misteriosa, e di potenzialità rivoluzionarie.

Quest’ondata di entusiasmo venne sapientemente sfruttata da un ingegnere elettrico americano, W. J. Hammer, che organizzò una serie di conferenze-spettacolo attraverso Stati Uniti in cui promuoveva terapie di sua invenzione a base di radio, presentato come un vero e proprio elisir di lunga vita. Tramutato in una sostanza salvifica, permetteva di guarire da qualsiasi malattia non solo perché dotato di un potere “vitalizzante” ma perché “vivo in sé”, capace di modificare il corpo a livello cellulare rendendolo in grado di rinnovarne all’infinito le riserve di energia.

La reazione del pubblico fu più entusiastica di quanto sperato, ed intorno al radio si creò un vero e proprio folklore: era in grado portare i rendimenti di allevatori e agricoltori a livelli fantascientifici; non era un elemento terapeutico, ma miracoloso, capace di realizzare tutto ciò che la medicina non poteva; più che miracoloso, era diretta espressione del divino. Marie Curie tornò alla ribalta, santificata dai media come “nostra signora del radium”.

In questo clima culturale sorsero i primi centri termali con fonti radioattive, che attirarono una vasta clientela e diedero il via a decenni di “turismo salutistico”. Europei ed americani affollarono gli hotel termali su entrambe le sponde dell’Atlantico, per poi soggiornare anche nelle miniere in disuso ricche di gas radon, riadattate per accogliere gli ospiti.

Tutto ciò era in grado di soddisfare solo la clientela più abbiente, mentre l’interesse per il radio si era diffuso in modo capillare in tutti gli strati sociali. Molte aziende decisero allora di portare sul mercato dei prodotti “salutistici” collaterali: alimenti, più salutari ed energizzanti; pomate, dentifrici, saponi, etc… più efficaci ed igienici; e cosmetici, in grado di donare e preservare vitalità e bellezza come mai in passato. Il settore dell’intrattenimento puntò invece sulla luminescenza del radio, offrendo al pubblico abiti, arredamento, spettacoli, tutti luminosi al buio, senza dimenticare libri e giochi per bambini.

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Pubblicità della lana Oradium

Nel giro di pochi anni gli articoli in commercio coprivano una gamma così ampia da riuscire a raggiungere un pubblico immenso ed eterogeneo per status, disponibilità economiche, genere ed età, propagandando l’uso dei prodotti al radio come una scelta responsabile per chi voleva qualità, efficacia e sicurezza. Per mantenere l’interesse dei consumatori le pubblicità puntavano soprattutto su slogan basati sui concetti di eccezionalità, energia, salute, forza, potere, nonché sulla fama internazionale di Marie Curie, che divenne la personificazione dell’autorevolezza della scienza. Il suo nome si trasformò in un simbolo così potente da riuscire persino a svincolarsi dalla persona della scienziata, diventando un efficace strumento pubblicitario del tutto autonomo.

Mentre il grande pubblico rispondeva con entusiasmo al moltiplicarsi dei prodotti in commercio, il mito dei benefici del radio cominciò lentamente ad incrinarsi.

Nel 1925 negli Stati Uniti scoppiò il caso delle Radium Girls, le operaie della U.S. Radium Corporation che dipingevano i quadranti degli orologi con la pittura al radio. Le operaie avevano l’abitudine di appuntire il pennello tra le labbra, stante la garanzia del datore di lavoro che la pittura fosse del tutto innocua, e nei momenti di pausa in tante la usavano su di sé, dipingendosi le unghie, le labbra, etc… Pochi anni dopo molte di loro cominciarono ad ammalarsi e morire per gli effetti dell’avvelenamento da radiazioni (tumori, necrosi ossee, insufficienza renale, anemia) ed intrapresero una battaglia legale per far riconoscere la responsabilità dell’azienda.

La loro causa divenne celebre, ma per l’opinione pubblica i danni provocati dal radio rimasero confinati a chi faceva lavori rischiosi, esposti a quantità massicce di radiazioni.

Non molto più tardi, nel 1932, l’ex campione di golf statunitense Eben M. Byers chiese al proprio medico un tonico per aiutarlo a riprendersi da una frattura, e questi gli consigliò il Radithor. Byers andò ben oltre la posologia prescrittagli, consumando in quattro anni più di 1000 flaconi del tonico, che gli fecero accumulare in brevissimo tempo un quantitativo di radiazioni pari a tre volte la dose letale. Così come era successo alle operaie del ’25, il corpo assimilò il radio presente nel tonico accumulandolo nelle ossa al posto del calcio, e Byers morì nel giro di alcuni mesi con le ossa che letteralmente si sgretolavano.

La sua morte ebbe un impatto sull’opinione pubblica molto più forte rispetto a quella delle Radium Girls, provocando l’intervento del governo americano. Il Radithor e gli altri prodotti della stessa azienda vennero tolti dal mercato, ma l’utilizzo degli altri prodotti al radio continuò.

Per far comprendere all’opinione pubblica il pericolo dell’uso indiscriminato della radiazioni ci volle la bomba atomica: un evento tale, e su scala così ampia, da non poter essere liquidato come singolo caso sfortunato. Da quel momento in poi la popolarità del radio scese, ma lentamente: cosmetici, sigarette, bibite, lucido da scarpe, orologi, continuarono a essere venduti fino agli anni ’60. I centri benessere termali o minerari conobbero un leggero calo, ma mai la chiusura, tanto che molti di essi sono attivi e pubblicizzati anche oggi.

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Confezione della specialità medicinale statunitense Radithor, c. 1928. Copyright: Oak Ridge Associated Universities, 1999

Per arrivare ad un vero cambiamento di significato per la radioattività bisogna aspettare la fine degli anni ’70, con la nascita dei movimenti New Age. Di fronte all’esaltazione positiva dell’ideale di “naturale”, tutto quanto avesse avuto a che fare con il mondo scientifico-tecnologico venne etichettato come distruttivo e malvagio, e il radio, “radioattivo di natura”, venne dimenticato. O per meglio dire venne volutamente rimosso dalla memoria collettiva come un episodio imbarazzante.

Negli ultimi anni l’interesse per la radioattività è lentamente risorto nell’abito dei centri termali, che offrono ai clienti la possibilità di usufruire di una radioattività “naturale”, dalle proprietà unicamente benefiche, opposta a quella usata e studiata  in campo scientifico, considerata intrinsecamente distruttiva: acque e argille debolmente radioattive sembrano testimoniare un lento ma incessante ritorno all’idea antica delle “radiazioni benefiche”.

Bibliografia:

  • Hugh Aldersey Williams (2012). Favole periodiche: le vite avventurose degli elementi chimici. Milano: Rizzoli.
  • Luis A. Campos (2015). Radium and the secret of life. Chicago, IL: University of Chicago Press, 2015.
  • Roger M. Macklis (1993, ottobre). “Il grande scandalo del radio“. Le Scienze 302, 78-84.

Immagine: Manifesto pubblicitario della linea di prodotti francesi Tho-Radia, lanciata nel 1933

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