Lo strano caso delle maschere di piombo

Le maschere di piombo

Articolo di Sofia Lincos e Roberto Labanti

Mercoledì 17 agosto 1966 due tecnici elettronici brasiliani, Manoel Pereira da Cruz e Miguel José Viana, partirono in bus dalla loro città, Campos dos Goytacazes. Tre giorni dopo, il 20, i loro corpi furono ritrovati da un ragazzo diciottenne che stava facendo volare un aquilone su una collina a circa 200 km di distanza, alla periferia di Niteroi.

Le vittime giacevano sulla schiena, con le mani dietro alla nuca, adagiati su un letto di foglie di Attalea oleifera (un comune palmizio della zona). Indossavano vestiti eleganti, e al di sopra due impermeabili identici. Ma soprattutto – ed è la cosa che più sollevò la curiosità della stampa d’epoca – i due uomini avevano, appoggiati sul viso, due “visiere” di piombo modellate a mo’ di occhiali, ma senza fessure per guardare. Un po’ come se le avessero utilizzate per proteggersi da qualcosa. Già, ma da da cosa?

Le circostanze lasciano alquanto perplessi. I due uomini avevano detto alle rispettive famiglie che sarebbero andati a Niteroi per acquistare componenti di ricambio per la loro attività, e per valutare l’acquisto di una Volkswagen usata. Per questo motivo avevano con sé 2.300.000 cruzeiros, l’equivalente di circa 900-1000 euro dei nostri giorni.

I due amici avevano 32 e 34 anni, erano appassionati di scienza e seguaci dello spiritismo. Partecipavano alle sedute del Centro Espìrita Bom Jesus di Campos: un’attività abbastanza comune tra i giovani dell’epoca, dal momento che le associazioni di stampo esoterico stavano vivendo uno dei momenti di maggior sviluppo in Brasile.

A contribuire al mistero, sulla scena del ritrovamento vennero ritrovati alcuni fogli di bloc-notes con delle strane istruzioni nella calligrafia di Miguel. Se il primo foglio non sembra di particolare importanza (riportava solo un elenco di componenti elettroniche e un’equazione legata alla legge di Ohm, cosa perfettamente spiegabile nell’ambito del loro lavoro), il secondo recitava:

Domenica, una compressa dopo il pasto;
lunedì, una compressa al mattino a digiuno;
martedì, una compressa dopo il pasto;
mercoledì, una compressa prima di coricarsi.

Sull’ultimo foglio, infine, vennero trovate una serie di istruzioni molto criptiche, traducibili all’incirca così:

16:30 trovarsi nel luogo concordato
18:30 ingoiare capsula dopo l’effetto proteggere i metalli aspettare il segnale maschera.

L’autopsia stabilì che gli uomini erano probabilmente morti già il 17 agosto, ma non riuscì a determinare le cause esatte della morte: i corpi erano già in stato di putrefazione e non fu possibile effettuare un test tossicologico. Non c’erano comunque segni di traumi o ustioni visibili.

Ulteriori indagini stabilirono che le maschere erano state realizzate dai due uomini il precedente 12 agosto, modellando un tubo di piombo: a un vicino che ne aveva chiesto la ragione, sembra che avessero risposto di star lavorando “per evitare la fine del mondo”. Inoltre nelle tasche di Miguel venne ritrovata una busta con 157.000 cruzeiros (circa 60-70 euro), mentre in quelle di Manoel 4.000 cruzeiros (5 euro): mancavano, però, i soldi portati per l’acquisto della Volkswagen.

Su questo caso sono stati sprecati fiumi di inchiostro, ma cosa sia davvero successo quel giorno di cinquanta anni fa è rimasto un mistero.

La presenza delle “visiere” in piombo ha fatto sì che alcuni giornali puntassero verso la pista del traffico di materiale radioattivo; ma le “precauzioni” adottate sembrano veramente esigue per un’eventualità simile.

Furono avanzate anche ipotesi più strane. Quanto avvenuto a Niteroi fu subito ripreso dalla rivista ufologica britannica Flying Saucer Review che contribuì a diffondere la vicenda fra gli appassionati di dischi volanti dell’epoca. Qualche anno più tardi anche il celebre ufologo franco-statunitense Jacques F. Vallée si occupò del caso. Il legame fra quanto avvenuto e avvistamenti UFO sembra però piuttosto debole, per quanto su alcuni giornali venne riportata la testimonianza di una residente che avrebbe visto una sfera di luce sulla collina quello stesso 17.

Forse, però, gli extraterrestri, in un qualche modo, c’entrano comunque. Una delle ipotesi più probabili è che i giovani siano stati coinvolti in qualche tipo di strano rituale: dalle indagini venne fuori che, a detta del loro amico Elcio Gomes, Manoel e Miguel si definivano “spiritisti scientifici”, che erano interessati ai contatti con Marte e che due mesi prima avevano condotto un esperimento all’interno del giardino di Manoel che si era concluso con l’esplosione di un’apparecchiatura da loro costruita. Nel negozio di Miguel, invece, venne rinvenuto un libro con alcuni passaggi sottolineati, che parlavano di “intensa luminosità” legata agli spiriti.

Ma anche in tal caso, la dinamica degli eventi rimane abbastanza oscura. I due uomini avevano forse deciso di darsi volontariamente la morte ingerendo capsule di veleno? O, come hanno ipotizzato alcuni giornali, potrebbero essere stati indotti a prendere parte a una messinscena da qualcuno che puntava ai loro soldi? O, ancora, potrebbe essersi trattato di un esperimento a base di LSD o altre droghe finito in tragedia, come suggerito da un insegnante di yoga intervistato in seguito all’evento?

Nonostante indizi della presenza di altre persone coinvolte, nel 1969 la magistratura chiuse le indagini. Per quanto siano state proposte diverse soluzioni al mistero (Mori, Dunning), alcune più plausibili di altre, è davvero difficile fare ipotesi su ciò che avvenne veramente quel 17 agosto sulla collina di Niteroi: a distanza di 50 anni l’episodio è ancora irrisolto, e le bizzarre maschere di piombo conservano tutto il loro macabro fascino.

Immagine: foto delle maschere riprese dal sito di Kentaro Mori.

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