Coccodrilli padani in libertà

Crocodylus niloticus, fotografati alla Le Bonheur Crocodile Farm vicino Stellenbosch, South Africa, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Articolo di Roberto Labanti e Sofia Lincos

In quel di Codigoro…

Si avvisa la popolazione che è pervenuta al Comune di Codigoro segnalazione di un possibile avvistamento di un alligatore di circa un metro di lunghezza nei pressi della discarica di Caprile. I Vigili del Fuoco assieme al personale della Polizia Provinciale, ai Carabinieri hanno perlustrato la zona senza tuttavia rilevare tracce della presenza del rettile.

Nel pomeriggio, dopo aver sentito anche il servizio veterinario, il sindaco Sabina Zanardi ha effettuato un sopralluogo nella zona assieme ai Carabinieri, Vigili del Fuoco, Corpo Forestale e Polizia Provinciale. “Pur con le dovute precauzioni e senza fare dell’inutile allarmismo – dice il primo cittadino di Codigoro – abbiamo pensato di non sottovalutare la segnalazione, inibendo l’accesso agli stradoni di campagna attorno alla discarica. I Carabinieri con tempestività e sensibilità hanno provveduto ad avvisare le famiglie che risiedono attorno alla discarica a puro titolo precauzionale, suggerendo di bagnare gli stradoni.  Nella serata una pattuglia della Polizia provinciale farà un sopralluogo per verificare la presenza o meno di impronte. Qualora si avrà la certezza della presenza del rettile personale specializzato del Cites partirà da Bologna per cercare di catturarlo e poi trasportarlo in un apposito centro. Inutile dire che invito tutti, a puro scopo precauzionale, a non avvicinarsi alla discarica di Caprile finchè non avremo certezze sia in un senso che nell’altro”.

Questo è l’”Avviso” che almeno fino al momento in cui scriviamo campeggia dallo scorso 20 luglio sul sito web del comune di Codigoro (FE). Due giorni dopo, l’edizione ferrarese de Il Resto del Carlino così riportava quanto avrebbe descritto l’unico testimone, un giardiniere sessantenne impegnato a tosare l’erba:

Era un coccodrillo. Era vivo e per qualche secondo, giusto il tempo di realizzare, ci siamo anche guardati. […] Era lungo un metro e mezzo […]. Di colore scuro. Sono scappato e ho chiamato i vigili del fuoco. Non ho mai avuto tanta paura nella vita (Il Resto del Carlino, ed. di Ferrara, 22 luglio 2016)

Le successive ricerche non hanno portato a nulla, anche se nella mattinata del 22 si sarebbe diffusa la voce, raccolta dallo stesso quotidiano il giorno seguente, che qualcuno impegnato nelle perlustrazioni avrebbe osservato da lontano un rettile, forse un’iguana. Ma La Nuova Ferrara dello stesso 23,  la definiva “priva di riscontro reale”, aggiungendo che – come chiariva la sindaca – quella mattina “nessuna istituzione ha comunicato di avere effettuato verifiche e controlli all’interno dell’area della discarica”. Sullo stesso fascicolo del quotidiano Domenico Cirillo, funzionario direttivo del Corpo Forestale dello Stato di Ferrara, dichiarava che loro non potevano “né confermare né smentire la presenza di un animale esotico a piede libero sul territorio” e che “[s]ul posto non abbiamo trovato nessun indizio, nessuna traccia riconducibile ad un animale piuttosto che un altro e quindi non escludiamo nessuna pista […]”.

Su La Nuova Ferrara di lunedì 25 luglio si faceva sentire l’assenza di ulteriori riscontri e la sindaca si trovava a dire che le ricerche sarebbero andate “avanti alcuni altri giorni, e se alla volta di mercoledì, massimo giovedì prossimo non avremo registrato risultati positivi, concluderemo le ricerche e toglieremo le transenne” (La Nuova Ferrara, 25 luglio 2016). Mentre scriviamo siamo a venerdì sera e ormai da due giorni l’alligatore, coccodrillo o iguana che dir si voglia, è scomparso dai quotidiani locali, mentre non si ha notizia di nuove decisioni dell’amministrazione comunale.

In Italia, altrove nello spazio e nel tempo…

Una leggenda urbana che più o meno tutti probabilmente conosciamo afferma che nelle fogne di New York vivano alligatori albini: sarebbero stati in origine animali domestici, ma una volta raggiunta una certa dimensione, i proprietari se ne sarebbero liberati attraverso il gabinetto, costringendoli ad una vita al buio. Non è ancora chiaro come la leggenda abbia avuto inizio, e a quando risalga, ma è ormai parte dell’immaginario della Grande mela. In Italia, forse perché le nostre fogne non godono della stessa fama, non sembra avere mai attecchito. Le cronache degli ultimi decenni sono però piene di segnalazioni di coccodrilli in libertà nelle nostre campagne, nei nostri corsi d’acqua, nei nostri laghi. Una parte di queste sono state raccolte da Giorgio Castiglioni in un suo articolo di qualche anno fa per Il topo di biblioteca intitolato “Coccodrilli in fuga”; di altre c’è traccia negli archivi della Società Fortiana Italiana di Savona o del Centro per la raccolta delle voci e leggende contemporanee di Alessandria. C’è il coccodrillo di Sale (AL) del 2001 (La Stampa, ed. Alessandria, 21 e 24 luglio 2001) o di quello che nel 2003 fu visto da una passeggera di un treno locale a Roma, sul Tevere, nella stessa zona in cui fu ritrovato qualche giorno dopo un coccodrillo impagliato (Ansa, 30 giugno 2003; Corriere della Sera, 1 luglio 2003, ed. Roma; La Repubblica, 1 luglio 2003, ed. Roma; Corriere della Sera, 7 luglio 2003, ed. di Roma). O della “grossa bestia” “che a loro è parso un coccodrillo” di circa due metri che nel maggio del 2005 fu invece vista da tre operai della ferrovia “sotto al ponte della via Emilia” sul greto del torrente Enza che divide le provincie di Parma e Reggio (TgCom, 4 maggio 2005). O, più di recente, del coccodrillo segnalato nell’agosto scorso a Civitanova Marche (MC) (Il Resto del Carlino, 29 agosto 2015).

Non si tratta però di uno sviluppo folklorico recente. In Italia leggende di questo tipo sono diffuse almeno – pare – a partire dalla prima età moderna, solitamente in relazione a resti di coccodrillo conservati in diversi santuari: mentre la tradizione legata al luogo di culto spesso cerca di accreditarli come oggetto di cattura in loco o comunque lungo la penisola, sembra più realistico supporre che si tratti invece di animali imbalsamati giunti al seguito di pellegrini e viaggiatori oppure acquistati per essere esibiti nelle wunderkammer (gabinetti delle meraviglie) di nobili o naturalisti prima di essere ceduti come ex voto al santuario locale. Diversi di questi esemplari sono ricordati da Umberto Cordier nei suoi Guida ai draghi e mostri in Italia (Sugarco, 1986) e Guida ai luoghi misteriosi d’Italia (Piemme, 1996) oppure da Paolo Bertelli in un suo articolo del 2004.

Purtroppo le ricerche su questo tipo di preparati tassidermici sembrano essere assai limitate: sia quelle storico-documentarie, fondamentali, sia quelle bio-archeologiche, in grado di identificarne la specie – nella maggior parte dei casi, probabilmente, Crocodylus niloticus, coccodrillo del Nilo -, la datazione, la possibile origine e le tecniche utilizzate per la loro produzione.

Recenti restauri ci dicono qualcosa in più su due esemplari: quello conservato nel museo adiacente il Santuario di Santa Maria del Monte a Varese e quello invece esposto nel Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Curtatone, nel mantovano.

Il primo reperto, già presente all’interno della chiesa nella prima metà del XVIII secolo e che la tradizione popolare afferma catturato nel Malcantone elvetico, è risultato essere quanto rimane di un C. niloticus di tre metri probabilmente mai sottoposto a trattamenti di concia, cosa che ha contribuito al suo deterioramento: un foro sul lato destro del cranio potrebbe averne causato la morte.

Per quanto riguarda invece quello del Curtatone, anche in questo caso un coccodrillo del Nilo di un’età presunta di sei/nove anni e di circa due metri di lunghezza, le tradizioni locali lo affermano catturato lungo il Mincio, a poca distanza dal santuario, costruito a partire dalla fine del XIV secolo: le analisi del carbonio-14, come ci informa Bertelli, lo daterebbero al XIV/XV secolo, mentre “la pelle, dopo esser stata preparata con un sistema piuttosto rudimentale […] fu trattato con sale, dopo esser stato svuotato, e imbottito con erbe e alghe [Posidonia]”, una tecnica che non permette di dare indicazioni certe sul luogo di produzione.

Nel mentre nel parmense…

Torniamo al 2016. Oltre a quanto abbiamo visto sta accadendo a Codigoro, altre segnalazioni di coccodrilli e alligatori hanno interessato anche quest’anno la penisola italiana. Non ci occuperemo qui della pseudo-notizia relativa a Pescara – già efficacemente decostruita a metà giugno da Gianluca Dotti su Wired.it – oppure della voce relativa ad un coccodrillo lungo il corso del Tordino che sembra sia sia diffusa a Giulianova (TE) nella seconda decade di luglio, come ha raccontato con tono scettico Cityrumors.it. Ci concentreremo su altre due segnalazioni che hanno interessato, come quella di Codigoro, la Pianura Padana, in particolare quella parmense, a poche decine di chilometri di distanza proprio da Curtatone. E poi accenneremo invece al ritrovamento di un supposto corpo di un coccodrillo (ma vedremo che non era così) proprio nel mantovano: come segno del cambiamento dei tempi, però, invece di finire impagliato in una chiesa è stato smaltito dai locali servizi sanitari.

Partiamo però dal parmense. Nel pomeriggio del 14 giugno scorso, intorno alle 16,30, nel canale Naviglia nella frazione Bogolese di Sorbolo, due coniugi avrebbero visto un animale “lungo più di un metro”, che per loro “era simile ad un coccodrillo”, forse di colore sul verde (come si apprenderà in seguito). “Poi si è inabissato nell’acqua e si è allontanato”, secondo quanto riporta della Gazzetta di Parma del 16 giugno. La mattinata del giorno successivo i testimoni si decidono a chiamare il municipio e descrivere quanto osservato. Si muovono il Sindaco, i tecnici dell’Ufficio Ambiente e il Corpo Forestale dello Stato della stazione di Colorno, che controllano un lungo tratto del canale. Del supposto rettile non si è trovato però traccia.

Nel mentre, però, come poi accadrà a Codigoro (dove l’oggetto del controllo sarà, sembra, un circo-rettilario presente in questi giorni sul territorio ferrarese), pare che sia stato controllato un circo che aveva tenuto spettacoli nell’area: in entrambi i casi con esito negativo. Il fatto che questi animali fuori posto possano essere fuggiti da zoo o da circhi fa parte del folklore (e dire questo non significa non sia possibile) legato a questo genere di narrazioni: incontriamo lo stesso tema in certe versioni delle tradizioni relative ai rettili di Santa Maria del Monte – che sarebbe fuggito da un serraglio presso Lugano – o di Santa Maria delle Grazie, che sarebbe invece scappato da un serraglio dei Gonzaga (che, in effetti, negli secoli successivi, pare avessero nelle proprie collezioni coccodrilli impagliati).

A chi si occupa di questo genere di vicende è noto che quando una notizia diviene “il fatto del giorno”, quello di cui si discute in paese e che viene poi ripreso dai media locali, accade spesso che emergano altre testimonianze, anche non collegate. Infatti, altri eventuali testimoni trovano a quel punto disponibile un frame interpretativo per stimoli che potevano essere in origine ambigui e la possibilità di discuterne più o meno apertamente senza essere in imbarazzo, perché in fin dei conti, anche altri hanno “visto” e ne hanno parlato. E’ successo anche in questa occasione, quando un operaio di Busseto (PR) ha deciso di raccontare alla Gazzetta di Parma quanto sarebbe accaduto qualche tempo prima in un altro comune del parmense, Roccabianca, ad una trentina di chilometri a nord-est di Sorbolo. Una storia che fino a quel momento era stata narrata solo alla famiglia, agli amici e ad alcuni pescatori locali, nel tentativo di capire, senza successo, che cosa avesse visto:

Erano quasi le tredici di un sabato di un mese e mezzo fa [quindi intorno al 4 maggio? NdAutori] […]. Stavo percorrendo il ponte sul Po [il ponte Giuseppe Verdi a Ragazzola] quando ho intravisto, ad una cinquantina di metri di distanza, qualcosa di strano muoversi nei campi in direzione di Pieveottoville. Ho accostato e mi sono fermato per guardare meglio ed ho visto uno strano animale, simile ad un coccodrillo nelle sue forme, lungo all’incirca un metro e venti. Solo il colore, tra il rossiccio e il marroncino, mi ha lasciato qualche dubbio in merito al fatto che potesse trattarsi realmente di un coccodrillo […] (Gazzetta di Parma, 20 giugno 2016).

Veniamo ora a quanto avvenuto nel mantovano: a Gozzolina di Castiglione delle Stiviere nessuno aveva segnalato avvistamenti di strani rettili: ma intorno a metà giugno, in una piccola vasca di cemento all’interno del giardino di una casa privata in quel momento non presidiata, è stato rinvenuto il corpo di un presunto coccodrillo che stava macerando nell’acqua stagnante accumulatasi per le piogge. Come rivela l’articolo apparso sul settimanale locale (in)Montichiari week del 24 giugno, si trattava però di un Uromastyx acanthinura, un sauro sahariano dalla lunghezza massima di 45 centimetri compresa la coda: rimane però un mistero che cosa ci facesse lì e se ci fosse finito da vivo o da morto; un mistero che potrebbe condividere con il drago barbuto (Pogona vitticeps) recuperato ad Ascoli il 24 luglio (Il Resto del Carlino, ed. Ascoli, 25 luglio) e con l’eventuale iguana di Codigoro.

Ci sono davvero coccodrilli in libertà?

Ma che possibilità avrebbe un coccodrillo di sopravvivere a lungo in un ambiente che non è il suo come quello della Pianura Padana? Gli esperti, come indicano le diverse opinioni raccolte in occasione di un recente avvistamento inglese, non sono concordi. Per alcuni potrebbe sopravvivere, seppure in condizioni non ottimali; per altri invece, come Mauro Delogu, un ricercatore del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna, intervistato dall’edizione locale ferrarese de Il Resto del Carlino del 22 luglio, “[…] è impensabile possa superare l’inverno padano. Un coccodrillo già a 20 gradi smette di mangiare, a 13 va in sub-ibernazione”.

Prima però di preoccuparci per il futuro dei predatori nostri ospiti, forse è il caso di chiederci cosa per davvero abbiano visto i quattro testimoni fra Parma e Ferrara. Se la possibilità di animali in fuga da una casa privata non può essere del tutto esclusa, è anche vero che a fronte di molti avvistamenti è estremamente raro che si arrivi alla cattura di un autentico coccodrillo: la maggior parte degli episodi finisce nel nulla, senza corpi o animali recuperati, come se nulla fosse mai accaduto.

Il fenomeno è analogo a quello delle cosiddette “pantere fantasma”, avvistamenti di grossi felini che si susseguono su giornali e social network, in particolare nei mesi estivi (quest’anno ne abbiamo avuti già due esempi, nel cuneese e nel mantovano; nel 2010 avevamo parlato di un caso a Palermo e l’anno successivo di uno in Maremma). Ma anche in questo caso, a fronte di centinaia di avvistamenti, la storia del nostro paese non registra la cattura di alcuna pantera in libertà (con un’unica eccezione, forse). La ragione è che gli esseri umani non sono testimoni affidabili: è molto facile scambiare un cane o un grosso gatto per un animale più grande, specie se lo si osserva da una certa distanza o da un’angolazione inconsueta, ed è più difficile valutare le prospettive.

Lo stesso potrebbe essere accaduto con gli avvistamenti di Roccabianca, Sorbolo e Codigoro: magari altri animali (nutrie, grossi serpenti…) sono stati interpretati come qualcosa di più esotico (ma al tempo stesso “familiare”). A rigor di logica, certo, non è possibile escludere che quelli osservati fossero effettivamente coccodrilli: ma la storia degli avvistamenti di questo tipo insegna che è molto più probabile si sia trattato di  errori.

Gli autori desiderano ringraziare per la collaborazione: Ermenegildo Personé e Umberto Cordier

Immagine: Crocodylus niloticus, fotografati alla Le Bonheur Crocodile Farm vicino Stellenbosch, South Africa, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

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