Pagine scettiche – Il Fantasma dell’Opera, di Gaston Leroux

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Questa rubrica è dedicata a libri e film usciti ormai da qualche anno e che trattano il sovrannaturale e lo scetticismo in maniera diversa e inattesa. Naturalmente, gli articoli contengono spoiler e anticipazioni per chiunque non abbia letto o visto le opere trattate.

Nel 1897, dietro le quinte dell’Opera di Parigi si muove il brulicante microcosmo di direttori, musicisti, primedonne e ballerine. Al galà d’addio per il vecchio direttore, l’ingenua e incantevole Christine Daaé sorprende tutti con una voce e un’interpretazione straordinarie, ritrovando per caso nella stessa sera il visconte Raoul de Chagny, compagno di giochi d’infanzia che si innamora perdutamente della giovane. Christine spiega che a insegnarle così magnificamente l’arte del canto è stato l’Angelo della Musica, inviatole dal cielo dal padre defunto, proprio come le aveva promesso in punto di morte. Naturalmente Raoul non le crede, ma fatti inspiegabili accadono nel teatro, e i direttori continuano a ricevere minacciose lettera di un “fantasma” che dà loro indicazioni precise su come vuole che sia gestito “il suo teatro”. Alla prima del Faust, i direttori contravvengono tali ordini e fanno salire in scena Carlotta Giudicelli, scatenando le ire del Fantasma, che priva la donna della voce, rapisce Christine e fa precipitare il colossale lampadario della sala sul pubblico.

phantom_041Giurando che gli rimarrà fedele, Christine ottiene di poter tornare di sopra, ma, una volta lì, acconsente a fuggire con Raoul, al quale – nascosti sul tetto del teatro – rivela anche tutto ciò che ha appreso sul Fantasma: egli si chiama in realtà Erik, uno sventurato nato con un orribile volto a forma di teschio e per questo vessato e torturato per tutta la vita, finché non ha trovato rifugio nel teatro. Dotato di un talento musicale incommensurabile, Erik ha scelto Christine per interpretare e far conoscere a tutto il mondo le sue opere, per questa ragione le ha dato lezioni fingendo di essere “l’angelo della musica”.

Sentendosi tradito dalla donna, Erik la rapisce di nuovo, e cerca di costringerla a sposarlo, minacciando di far saltare in aria l’intero teatro se non acconsentirà: Christine accetta e lo bacia. Sconvolto dal gesto e dalla bontà della giovane soprano, Erik la libera insieme a Raoul, accorso in suo aiuto, chiedendo solo che torni a seppellirlo quando sarà morto.

Come per gran parte dei mostri letterari di fine Ottocento e inizio Novecento, tutti hanno sentito parlare del Fantasma dell’Opera e tutti sono convinti di conoscerne la storia, ma, a meno che non si sia letto il libro o vista la sola riduzione cinematografica davvero fedele all’opera (la prima, muta, con Lon Chaney, del 1925), si rischia di averne un’idea parziale, privata di alcuni elementi che Hollywood ha ritenuto secondari e che invece sono in realtà essenziali.

Ad esempio, in pochi sanno che il Fantasma dell’Opera è un romanzo spassosamente ironico, in cui l’autore si concede di strizzare più volte l’occhio al lettore in maniera anche abbastanza plateale, facendo capolino qua e là fra le righe grondanti romanticismo e melodramma. Ed essendo passato agli annali della letteratura principalmente come scrittore di gialli, Gaston Leroux trasporta anche nel romanzo dell’orrore lo stesso approccio mentale: per quanto inquietanti e spaventosi, i misteri hanno sempre una spiegazione razionale, anche all’interno di una storia dove il palazzo dell’Opera di Parigi si trasfigura in un teatro borgesiano immenso e labirintico, con sentimenti che non conoscono sfumature, e un protagonista principale per cui è impossibile non provare empatia.

La dannazione di Erik – a differenza di quanto raccontato poi dal cinema – è ben diversa da quella dei suoi molti fratelli letterari: Erik non è stato creato, Erik non è stato trasformato, Erik è nato mostro, con ciò mantenendo un’anima umana che gli altri hanno perduto (Dracula) o hanno dovuto imparare ad acquisire (la Creatura del barone von Frankenstein). Leroux ha tracciato un ritratto struggente del suo geniale artista, la cui musica deve rimanere sconosciuta in un mondo incapace di guardare al di là dell’aspetto fisico, ma lo ha fatto ottenendo nel complesso un romanzo più “leggero” dei suoi illustri predecessori, soprattutto nella parte conclusiva in cui, un po’ come Ann Radcliffe, spiega tutti i misteri dei capitoli precedenti. Ed è così che scopriamo le botole disseminate ovunque nel teatro attraverso le quali Erik riusciva a recapitare le sue minacciose lettere o a raggiungere, invisibile a tutti, il suo prediletto Palco n. 5; ci viene spiegato che a togliere la voce a Carlotta era stato davvero lui, il Fantasma, abilissimo ventriloquo in grado di coprire con la sua seconda voce quella della soprano; veniamo condotti dietro la statua di Apollo, da cui Erik ha potuto ascoltare i piani di Christine e Raoul; e poi centinaia di carrucole, passaggi segreti, laghi sotterranei, trucchi di prestidigitazione imparati durante gli anni trascorsi in Oriente, il “lasso del Punjab” che strangola a morte chiunque sia così incauto da avvicinarsi alla dimora di Erik senza tenere la mano sollevata all’altezza degli occhi (e che in realtà è un cappio, stretto mortalmente da chi lo lancia).

Hollywood non ha reso giustizia al capolavoro di Leroux: io sconsiglio caldamente qualsiasi riduzione successiva a quella del 1925 (dove ad esempio si vede la mano di Erik passare da una fessura del pavimento per lasciare una lettera ai direttori), e trovo in particolare obbrobriose quelle di Dario Argento e quella del 2004, tratta dall’omonimo musical di Andrew Lloyd Webber. Al contrario, lo spettacolo teatrale originale (di cui esiste una versione registrata alla Royal Albert Hall per il 25mo anniversario), barocco, con grandi musiche “mozartiane”, è invece la versione più fedele allo spirito di Erik, con tanto di lampadario fatto piombare sugli spettatori (e che ogni volta ti mozza il fiato). Naturalmente, Webber ha lasciato da parte gli elementi razionali, preferendo il lato romantico e creando effetti speciali di grande impatto (il lasso del Punjab intorno al collo di Raoul rimane sospeso a mezz’aria da solo, per esempio).

palais-garnier-operaOggi il Palco n. 5 del teatro è dedicato al Fantasma (ma dev’essere una cosa recente, quando sono andata in pellegrinaggio io 15 anni fa mi hanno guardata come se fossi matta; ora naturalmente devo tornarci), tanto il personaggio ha valicato i confini dell’immaginazione e si è reso reale per chi l’ha amato.

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