A che punto è la notte 23 – UFO nell’arte

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Con questa rubrica facciamo il punto sui mysteri di vecchia data, che esercitano ancora tutto il loro fascino pur essendo già stati smentiti e razionalmente spiegati. Oggi parliamo di avvistamenti UFO nell’arte pittorica classica.

Pur essendo per forza di cose ben consapevole dei rischi connessi ai bias cognitivi quando si affronta un argomento di cui non siamo profondi conoscitori, cionondimeno non riesco a trattenere un moto di stupore quando sento parlare dei n-u-m-e-r-o-s-i-s-s-i-m-i dipinti medievali e rinascimentali, anche di artisti celeberrimi, in cui sarebbero raffigurati degli UFO.

Cioè: parliamo di una pittura che, per certi versi, era ancora tecnicamente imprecisa (le proporzioni, la prospettiva, la limitazione dei soggetti raffigurabili) e che veniva utilizzata per rappresentare in maniera visiva gli eventi trascendentali di una narrazione ritenuta ai tempi letterale e non metaforica, tanto è vero che  nelle opere dal Seicento in poi i casi di UFO diventano molto più rari. Mi sembra che la cosa lasci ampio margine alla presenza in quei dipinti di figure e immagini quantomeno anomale, inconsuete, persino apparentemente bizzarre (inoltre, non è del tutto da escludere la possibilità che alcune di quelle raffigurazioni riproducano fenomeni celesti ai tempi misteriosi e ignoti, e che invece oggi è possibile ricondurre a eventi noti, come il celebre caso di Norimberga). Ora, potremmo discutere per giorni della veridicità o meno del contenuto delle Sacre Scritture, ma rimarrebbe comunque il fatto che gli artisti dell’epoca raccontavano quelle vicende e quindi in qualche modo lo dovevano pur raffigurare lo Spirito Santo che scende a diffondere la conoscenza delle lingue, o il miracolo della neve. Questo sicuramente può portare ad inserire elementi fantasiosi o distorti, ma gli episodi raffigurati sono chiaramente descritti nella Bibbia e non occorre cercare spiegazioni alternative, ma capisco che la cosa sarebbe noiosetta per tutti gli esegeti della fanta-archeologia e di quella che ho scoperto oggi esistere e chiamarsi clipeologia (la “scienza” che studia le cronache e i resoconti dei presunti contatti con gli alieni avvenuti nel lontano passato).

Si tratta in pratica di un colossale caso di pareidolia a posteriori, spesso causata dall’analisi di immagini distorte e tagliate male, smontato persino da sostenitori dell’esistenza del NWO e di HAARP, ma è comunque abbastanza divertente da proporvelo come primo caso post-pausa della rubrica. E visto che, appunto, torniamo da una lunga pausa, vi ho aggiunto in omaggio anche un piccolo excursus sugli alieni preistorici e quelli giapponesi.

Bando alle ciance, che entrino gli artisti.

1 – L’arte medioevale e rinascimentale [1]Madonna-Col-Bambino-e-San-Giovannino---1400s-png_175359

“La Madonna con San Giovannino” è un olio su tela del 1400, non è di attribuzione univoca, se ne ritengono possibili autori Sebastiano Mainardi o Jacopo del Sellaio o la bottega di Filippo Lippi. Di nessuno di questi, comunque, la cosiddetta “Madonna dell’UFO” è ritenuta fra le opere principali, e viene il sospetto che da sola non sarebbe mai assurta agli onori della Storia dell’Arte Quella Che Tutti Nella Vita Hanno Visto Almeno Una Volta se, per l’appunto, verso la fine degli anni ’70, qualcuno non avesse pensato di riconoscervi un’astronave aliena.

Il Tondo raffigura la Madonna china sul Bambin Gesù sorretto dal cuginetto Giovanni Battista (per gli amici, appunto, Giovannino). A lato, il bue e l’asinello, sullo sfondo un uomo che guarda verso il cielo. Sebbene meno in linea con quella che ci è oggi familiare, è una rappresentazione della Natività (il bue e l’asinello) e quindi non sorprende che nessuno abbia mai trovato da commentare su quell’oggetto luminoso verso il quale è rivolto il pastore: si tratta dell’immagine allegorica dell’angelo che annuncia alle genti la nascita del salvatore.800px-Crivelli_Carlo,_Annunciation

Alcuni obiettano che, anche a una visione più ravvicinata, nell’oggetto non si vedono angeli o figure di sorta, ma, per l’appunto, stiamo parlando di un’opera probabilmente minore e quindi forse meno dettagliata, ma che comunque fa uso di una simbologia piuttosto comune (e quindi comprensibile e riconoscibile) per l’epoca: sono numerosissimi i dipinti di Natività in cui si intravedono angeli annunciatori su nuvole come questa, magari più accurate o meglio dipinte, ma addirittura spesso con lo stesso pastore con il braccio alzato a schermarsi la vista.

Anche nell'”Annunciazione di Ascoli” o “Annunciazione con Sant’Emidio” di Carlo Crivelli, ad esempio, viene fatto notare il raggio di luce che da un grande ovale in cielo scende direttamente sul capo della Vergine Maria. E in effetti, a vederla così, quella nube luminosa somiglia tantissimo a un’astronave madre. Ma guardate qui il dettaglio: esatto, tante biondissime testoline di cherubini. Un po’ come in decine di altri quadri d’Annunciazione.

800px-Masolino_007Il problema delle nuvole è decisamente molto sentito: se gli artisti non le ritraggono in maniera più che realistica, potete stare sicuri che prima o poi un ufologo della domenica (quelli seri hanno altro cui pensare) deciderà che quel cirro, quel cumulo, quel nembo altro non sono invece che l’ovvia raffigurazione di un incontro ravvicinato del terzo tipo.

Per dire, nella pala d’altare intitolata “Fondazione della chiesa di Santa Maria Maggiore”  l’artista Masolino dipinse un miracolo a Roma molto celebre, quello per cui i contorni della basilica sulla cima dell’Esquilino vennero disegnati da una neve divina caduta ad agosto. E’ abbastanza vero che, all’occhio moderno, le nubi che fanno da corteo a quella principale su cui giunge Cristo possono un po’ ricordare i film di fantascienza anni ’50 (per esempio questo), ma ancora una volta è una interpretazione a posteriori, altrimenti detta “pareidolia portami via”. D’altra parte, anche volendo concedere la dignità di ipotesi ufologica a queste strane (ma in arte nemmeno troppo rare) nubi, verrebbe comunque da chiedersi che fine abbia fatto l’evento nella narrazione storica: esiste una leggenda, che racconta di nubi da cui cadde della neve; esiste un dipinto che riproduce questo evento. Dove esattamente si collocherebbe il fenomeno extraterrestre? Perché non ce n’è traccia in nessuna fonte storica? In che modo dovrebbero intersecarsi le narrazioni cristiane e gli eventi ufologici? (Esiste una corrente di pensiero che vorrebbe riconoscere nella figura di Cristo un alieno, ma qui andiamo in un campo che esula del tutto dal nostro perimetro d’azione e lo lasceremo cadere.) Sepolcro

Meno nota è questa immaginetta sacra, “Le Marie al Sepolcro” (e che, sarà incapacità mia di fare ricerche online, si trova citata sempre e solo in correlazione a ipotesi ufologiche), in  cui qualcuno crede di vedere un’astronave spaziale, Battesimo_DeGelderquando invece è con ogni probabilità una raffigurazione del Tempio di Gerusalemme.

E non va meglio allo Spirito Santo che viene scambiato per un oggetto volante non identificato in questo “Battesimo di Cristo” di Aert de Gelder: bisogna aguzzare un po’ la vista, ma all’interno del presunto UFO è ben visibile la tipica figura della colomba.

p-uccelloUn po’ più complesso è stato affrontare la Tebaide di Paolo Uccello, ma perché è maggio e io a maggio sono tonta, quindi ho impiegato mezz’ora buona per capire quale accidenti fosse il presunto disco volante ai piedi della Croce, riuscendo a individuarlo solo nella versione a colori (mentre i siti ufologici per lo più lo fanno girare in bianco e nero a bassa risoluzione): qui si vede abbastanza chiaramente ed è davvero difficile capire come possa chiunque anche solo per caso ha visto una volta Don Camillo non riconoscerlo per quel che è, un galero cardinalizio. Se poi uno dovesse chiedersi perché c’è un copricapo cardinalizio in terra, basta un-giro-uno su wikipedia per risolvere il dubbio: è una delle due iconografie classiche di San Girolamo, rappresenta la rinuncia agli onori e la scelta di vivere da eremita.

2 – L’arte preistorica e antica

Ci pincisioneotevamo forse far mancare una delle più belle ipotesi fanta-tutto di sempre? No che non potevamo. Perciò ecco qui la Teoria degli antichi astronauti signori e signore, secondo la quale è possibile identificare alcuni elementi comuni nelle incisioni rupestri e in generale nelle forme d’arte più antiche prodotte da civiltà geograficamente lontanissime fra loro: sono per lo più figure antropomorfe, umanoidi, allungate, con il capo circondato da un cerchio, occhi enormi, etc. A queste poi si aggiungono animali irriconoscibili e a volte oggetti oblunghi o sospesi in aria, ragion per cui è ovvio (vogliamo dire ovvissimo? ovvierrimo?) che nel passato più remoto l’umanità è entrata in contatto a diverse riprese con civiltà extraterrestri, che sono state raffigurate un po’ in tutto il mondo.Gobustan_ancient_Azerbaycan_full

Naturalmente, anche in questo caso, si tratta per lo più di un problema di interpretazione e di momento storico. Innanzitutto, ancora una volta, si parla di opere artisticamente “primitive”, in alcuni casi provenienti da civiltà preistoriche, e non è forse un caso che tali raffigurazioni scompaiano con l’avvento dell’arte classica: che io sappia, non esistono astronauti etruschi, greci o romani, mentre ritengo abbastanza probabile che un evento così radicato nell’evoluzione umana, tanto da essersi verificato pressoché ovunque, sarebbe stato ripreso anche in momenti successivi (mentre gli déi greci, per dire, erano decisamente e totalmente simili agli esseri umani). In secondo luogo, si deve tener conto che di molte di quelle società preistoriche abbiamo informazioni storiche non del tutto complete, e quindi non è sempre perfettamente possibile ricondurre una particolare immagine a uno specifico dettaglio culturale.

petroglifi-sego-canyonTuttavia, è per esempio abbastanza probabile (Occam, questo sconosciuto) che il petroglifo della Riserva statale di Qobustan rappresenti una danza e non i grigi incontrati da coloro che hanno raccontato di aver subito un’abduction. Allo stesso modo, gli storici ritengono che i presunti caschi da astronauta delle figure in Val Camonica siano copricapi rituali, magari degli anziani del villaggio, così come i petroglifi del Sego Canyon in Utah, che secondo i tipi di Ancient Aliens su History Channel (campioni mai riconosciuti di marketing genialissimo) non possono non essere extraterrestri, sono probabilmente raffigurazioni di tipo sciamanico, ancora una volta legate ad attività religiose (che è poi quello che tutte le civiltà preistoriche hanno dipinto: caccia, raccolto, cerimonie sacre).

Di esempi del genere, nell’arte preistorica, ce ne sono a bizzeffe, ma, com’è noto, gli ufisti hanno una predilezione per gli antichi Egizi, e anche stavolta non sono rimasti delusi: nei numerosissimi geroglifici contenuti nelle varie piramidi, ci sono diverse tracce dei primi contatti 0350con gli alieni (che, poi, naturalmente, hanno costruito direttamente le stesse piramidi per farsi belli). Fra le varie testimonianze, due sono particolarmente significative per i sostenitori degli antichi astronauti: un’iscrizione che riproduce in maniera stilizzata un velivolo simile ad un elicottero e il ritratto inconfutabile di un alieno, specificatamente della specie dei Grigi.

la tomba di Ptah-Hotep_Saqqara_welovemercuriIl primo si trova all’interno del tempio funerario di Seti I, incompleto e oggi in rovina. Sono piuttosto riconoscibili sia l’elicottero sia l’astronave. O anche dei normalissimi geroglifici che gli archeologi studiano da sempre e sono perfettamente in grado, se non di tradurre, quantomeno di interpretare. E’ possibile ad esempio che le due figure siano la sovrascrittura dei nomi dei faraoni sotto il cui regno sono stati effettuati i lavori per il tempio, ma quel che è certo è che sono, per l’appunto, sovrascritture, com’era abitudine ai tempi dei Faraoni. I diversi geroglifici sovrapposti danno vita a un simbolo che noi crediamo di riconoscere, ma che in realtà visualizziamo in maniera erronea. E lo stesso dicasi per l’alieno di Ptahhotep.
Se infatti si cerca un’immagine appena meno ritagliata e ritoccata di quelle che si trovano sui soliti siti, è abbastanza agevole riconoscere nel volto alieno una pianta votiva in vaso, di cui si trovano altri esemplari in diversi siti archeologici.

3 – Utsuro-Bune1.jpgda8fdf21-f023-4869-8a74-7aaa6c8fcb5fLarge

Se l’antico Egitto è avido di gratificazioni per gli scrutatori dei cieli, non da meno è il misterioso Giappone, che li riempie di promesse aliene e poi non mantiene. Già con le antiche statuine Dogu [2], infatti, gli ufologi sono rimasti delusi: quelle che sembravano in tutto e per tutto raffigurazioni di esseri ben poco umani si sono rivelate invece trasfigurazioni di uomini, donne e animali, un po’ come accade spesso nell’arte antica (mi vengono in mente ad esempio le Veneri Steatopigie); lo scopo era ancora una volta probabilmente votivo, o simbolico, se addirittura non si trattava semplicemente di giocattoli. Certo è che rappresentano uno dei picchi massimi dell’arte paleolitica, e gli studiosi sono profondamente affascinati dal loro significato, propendendo in molti per l’ipotesi di statuine per la fertilità, visto che rappresentano spesso donne con grandi seni e fianchi. Con buona pace di quanti vi hanno voluto vedere cronoviaggiatori e alieni (o anche abitanti di Lemuria), motivando l’ipotesi in particolare con l’intricato disegno delle vesti dei Dogu di età più tarda, che è invece tipico degli abiti d’epoca, o che potrebbe raffigurare dei tatuaggi, citati già nel più antico riferimento storico al Giappone.

Utsuro-buneGli ufologi si sono quindi rivolti al Giappone, intorno al 1803, e al bizzarro racconto della navicella sferica che si arenò sulle spiagge di quella che allora era la provincia di Hitachi: alcuni pescatori la trassero a riva per scoprire che la calotta superiore, in vetro o cristallo, era istoriata di scritte in una lingua sconosciuta, che l’interno era arredato con cura ed abitato da una meravigliosa donna dai lunghi capelli, abiti sontuosi e tratti somatici diversi da chiunque altro. Naturalmente, la principessa e i pescatori non riuscirono a comunicare, fu chiaro solo che la scatola che la donna teneva fra le mani le era preziosissima e nessuno avrebbe dovuto toccarla. Alla fine, i pescatori rimisero in acqua l’imbarcazione e lasciarono la fanciulla al suo destino.

Voi ci trovate qualcosa di alieno? Io no, ma sarà perché ho avuto una stagione di passione maniacale per fiabe e racconti folcloristici, e magari sono condizionata: mi pare piuttosto evidente che si tratti di una leggenda allegorica, alcuni ritengono sia specchio del timore dei giapponesi dell’epoca di essere contaminati dalla cultura che veniva dall’esterno, altri che sia la riscrittura più moderna di narrazioni antiche (la principessa, il pescatore che crede che nella scatola vi sia la testa dell’amante di lei…), ma comunque sempre riconducibili a una tradizione narrativa che non cita in alcun modo esseri provenienti dallo spazio. Che poi verrebbe da chiedersi perché mai gli alieni siano quasi sempre di forma umanoide, o in questo caso addirittura una donna di meravigliosa bellezza, e invece non si diano ritratti di extraterrestri simili a sturalavandini con gli occhi su una mano. Tutti gli studi condotti anche in epoca recente per capire se e quanto Utsuro Bune riporti un qualche fatto storico hanno raggiunto la stessa conclusione: no.

Note

  • [1] In questo paragrafo faremo numerosi richiami allo straordinario lavoro in materia di Diego Cuoghi, che val la pena di leggere nella versione integrale qui.
  • [2] I Dogu in realtà non rientrano strettamente nel raggio d’azione della clipeologia, ma erano troppo belli per lasciarli fuori.

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