Un’Enterprise al museo

enterprise

Rubrica di scienza e fantascienza a cura di fantascienza.com.

Star Trek è un fenomeno culturale unico nel suo genere. Nonostante gli scarsi fondi a disposizione, la serie televisiva entrò nell’immaginario di milioni di fan, portando alla produzione di numerosi film e serie spin-off. Un vero e proprio universo composto di razze, lingue ed incredibili tecnologie. Contraddistinte da diverse sigle quali XCV, NX e NCC, le navi stellari della flotta Enterprise sono spinte dal potentissimo motore a curvatura Warp. Tra queste la più famosa è certamente la NCC-1701.

Il primo modello della NCC-1701 nacque della matita del designer Matt Jefferies: dopo numerosi schizzi e concept, Jefferies giunse ad un modello che fu approvato dalla produzione del telefilm. I disegni precedenti non vennero comunque scartati: alcuni furono utilizzati per creare altre navi stellari che sarebbero comparse in alcuni episodi della serie. Nel libro Star Trek Sketchbook  si spiega come la sigla NCC fosse ispirata ai termini di riconoscimento della marina commerciale degli Stati Uniti. Nel volume viene poi affrontato il concetto di motore a curvatura: un tipo di propulsione, teorizzato nel 1905 da Albert Einstein, basato sul principio che sarebbe possibile viaggiare oltre la velocità della luce curvando lo spazio e la materia.

Costruito per l’episodio pilota Lo zoo di Talos, il primo modello di Enterprise misurava solamente 90 centimetri. Successivamente si ritenne di costruirne una versione più grande, della lunghezza di 335 centimetri: questo modello era inizialmente sprovvisto di un impianto luci, che venne aggiunto successivamente apportando modifiche alla struttura. Dopo alcuni cambiamenti operati sull’originale, in funzione delle esigenze sceniche degli episodi dal 1966 al 1969, il secondo modello dell’Enterprise venne dismesso e donato allo Smithsonian National Air and Space Museum di Washington, dove giunse nel 1974.

Nel settembre del 2014, quarant’anni dopo il suo arrivo al museo, la nave Enterprise è stata tolta dall’esposizione, per un motivo molto particolare: un delicato e complesso restauro che la riporterà allo splendore iniziale.

A luglio del 2016 prenderà il via una nuova mostra, che celebrerà i cinquant’anni del primo episodio di Star Trek. L’aspetto della nave stellare sarà riportato esattamente a quello che aveva nell’agosto del 1967, quando venne girato l’episodio Animaletti pericolosi, che fu anche candidato ad un premio Hugo.

Al progetto parteciperanno, oltre ad una speciale equipe dello Smithsonian Museum, alcuni grandi nomi: la Industrial Light and Magic metterà infatti a disposizione del museo alcuni dei suoi “maghi”. Bill George è noto tra gli addetti ai lavori per aver curato gli effetti speciali di molti film, ma è conosciuto soprattutto per il suo contributo apportato alla serie di Guerre Stellari: suo è infatti il modello originale del caccia Y-Wing, utilizzato nella prima saga di Star Wars. John Goodson, che ha collaborato a film come Transformers e La vendetta dei Sith, ha lavorato anche alla rivisitazione di Star Trek a opera di J.J. Abrams, nel 2009. A Kim Smith, infine, si devono gli straordinari effetti visivi di Forrest Gump, oltre ad alcuni film  della saga di Star Wars.

Un team di straordinario livello, che compirà un importante restauro in occasione del cinquantesimo compleanno della più famosa nave della flotta Enterprise. Un lavoro meticoloso, che si avvarrà di delicati strumenti: basti pensare che per valutare lo stato di conservazione della struttura interna e dell’impianto elettrico, i restauratori eseguiranno radiografie con un dispositivo portatile a raggi X.

I 2 disegni originali della galleria fotografica si trovano attualmente nella collezione di Giorgio Sala hollywoodrelics.com.

Paolo Prevosto e Francesco Magnoni

Hai gradito questo post? Aiutaci con una