Agli antipodi geografici del CICAP

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Parliamo spesso degli antipodi dello scetticismo, ma perché non parlare dello scetticismo agli antipodi?

Nel freddo di una uggiosa serata milanese, Il CICAP Lombardia ha incontrato Mal Vickers, membro del comitato direttivo dell’associazione Victorian Skeptics, per scoprire qualcosa di più sullo scetticismo in Australia.

Nata dall’onnipresente e lunga mano di James Randi – a cui, anche in Italia, è necessario riconoscere il ruolo di primo motore – l’associazione di scettici australiani, dall’originale titolo di Australian Skeptics Inc. (l’equivalente di una nostra società a responsabilità limitata) è un aggregato di molte associazioni locali; fra queste troviamo il gruppo di Vickers, che ci racconta le origini dell’associazione nazionale:

“James fu invitato in Australia nel 1980 da alcuni personaggi di spicco; in particolare, gli fu chiesto di condurre una serie di test su un gruppo di rabdomanti. È a seguito di questi test che si formarono gli Australian Skeptics”.

A differenza dell’esperienza italiana, però, non sono i fondatori del gruppo a essere le punte di diamante dell’associazione:

“di tutti coloro che invitarono James Randi a venire in Australia, nessuno è rimasto sulle scene o viene considerato tuttora come scettico australiano”.

Se noi abbiamo l’esempio indimenticabile di Piero Angela, fra tutti i personaggi che rappresentano l’associazione, continua Vickers,

“la persona più in vista sui media australiani in veste di Australian Skeptic è Richard Saunders. Richard è chiamato spesso come opinionista in programmi radio e trasmissioni TV quando si presenta un argomento adatto. Per esempio, se qualcuno ha visto un fantasma, un UFO o se un ‘veggente’ ha dichiarato qualcosa di specifico, il telefono di Richard squilla”.

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Mal Vickers

Guidati dal gruppo di Sidney, che si occupa, fra le altre attività, della pubblicazione della testata nazionale, gli Australian Skeptics raccolgono circa 2.000 soci, di cui – stando ai dati dell’ultimo convegno nazionale a Melbourne nel 2012 – circa un quarto sono donne. Se il numero di iscritte è ancora molto basso, ci fa sapere il nostro ospite,

“stiamo facendo del nostro meglio per migliorare la situazione. Il rapporto uomini/donne nel nostro comitato è aumentato considerevolmente negli ultimi anni. C’è da dire che fra i relatori al congresso del 2012, metà di loro erano donne; e non è stata un’opera intenzionale per incrementare la presenza femminile. Abbiamo infatti molte relatrici di grande valore in Australia”.

E la speranza è che nel breve periodo la situazione diventi ancora più favorevole: Mal Vickers è al lavoro sul convegno nazionale si terrà quest’anno, nuovamente a Melbourne.

Il nostro amico australiano, però, non si occupa solo dell’organizzazione degli eventi, ed è anzi molto attivo in campo scettico. Proprio in concomitanza della nostra intervista, il Medical Journal of Australia ha pubblicato il suo ultimo lavoro, redatto insieme al Dr. Ken Harvey e incentrato sul cavallo di battaglia del nostro ospite, le teorie pseudoscientifiche promosse dai chiropratici australiani. In particolare, l’indagine da lui svolta sottolinea l’estrema difficoltà – nonostante il coinvolgimento dell’AHPRA, l’ente regolatore australiano degli operatori sanitari, e dello stesso Consiglio dei Chiropratici del paese – nel controllare la pubblicazione, da parte dei Chiropratici australiani, di dichiarazioni in ambito medico prive di alcun fondamento scientifico. La chiropratica è infatti molto diffusa nel continente australe, a differenza dell’omeopatia, che – pur passata alla ribalta con la clamorosa pubblicazione lo scorso anno, da parte dell’Australian National Health and Medical Research Council (NH&RMC), di una vasta meta-analisi che ha dimostrato l’inefficacia dell’omeopatia in tutte le patologie considerate – ha una presenza marginale, spesso introvabile sugli scaffali delle farmacie.

“Il marcato dei prodotti omeopatici in Australia” dice Vickers “è molto piccolo; devi cercarli in farmacie specifiche che li trattano e farne specifica richiesta. Se però c’è stato un effetto del recente studio svolto dal NH&MRC sull’omeopatia, riguarda certamente la questione in ambito universitario. Le rette dei corsi sono parzialmente sostenute dal governo australiano; gli Scettici hanno portato all’attenzione del governo l’incongruenza di avere da una parte uno stato che finanzia lo studio dell’omeopatia e, dall’altra, lo stesso stato che ne dichiara l’inefficacia per qualsiasi patologia. La conseguenza è che oggi il governo non finanzia più corsi universitari in cui si insegna l’omeopatia”.

A questo punto vorremmo conoscere meglio il rapporto fra scetticismo, pseudoscienze e istituzioni; Vickers ci presenta inizialmente un quadro decisamente più roseo di quello a cui siamo abituati:

“da tempo non sento un politico esprimere, ad esempio, alcun parere favorevole al creazionismo, e l’omeopatia non è nemmeno considerata. Il partito dei verdi (gli Australian Greens, attualmente all’opposizione) si è posto in forte contrasto agli alimenti OGM, anche se negli ultimi mesi hanno cambiato di molto la loro posizione in merito”.

Col proseguire della risposta, Mal infrange le nostre illusioni:

“l’Australia ha però un problema rilevante con una parte dei politici, contrari ad accettare che il riscaldamento globale possa essere causato da attività umane. Ho il sospetto, a dire il vero, che il livello di accettazione delle pseudoscienze da parte dei politici australiani sia più o meno lo stesso dei politici italiani; forse, a differire, è solo il tipo di credenze specifiche. Possiamo avere, ad esempio, più negazionisti del riscaldamento globale, mentre voi avete forse più sostenitori dell’omeopatia. Non ho speso però abbastanza tempo in Italia per valutare le reali differenze”.

Dopo una pausa e un’inevitabile digressione sulla peculiare (e letale) fauna australiana, alla cui conclusione siamo giunti repentinamente per placare gli istinti aracnofobici di chi scrive, esploriamo un aspetto che non ha equivalenti con il mondo europeo – il folclore aborigeno – curiosi di sapere se la cultura australiana in qualche modo ne abbia assimilato le peculiarità. La sua risposta è per noi inaspettata:

“premettendo che non sono uno specialista dell’argomento e parlo quindi attraverso la mia esperienza (e i bias personali), considerate che la popolazione degli aborigeni australiani rappresenta solo una parte molto piccola degli abitanti australiani, circa il 2,5%. Penso sia ragionevolmente accurato dire che la loro spiritualità abbia un’influenza irrisoria nella vita quotidiana dell’australiano medio. Negli anni ’50 e ’60, molti missionari cristiani hanno convertito una buona parte della popolazione aborigena, e le loro tradizioni sono state “diluite” o del tutto sopraffatte, e sono oggi molto rare. Il censimento del 1996 indicava già che il 72% degli aborigeni erano di fede cristiana, e il 16% non aveva una fede specifica. Anche se non ho dati sottomano per supportare la teoria, oserei dire che la percentuale di fedeli cristiani fra loro sia successivamente diminuita in favore dei non credenti, in linea con la situazione generale del paese”.

Da un certo punto di vista, il piacere di riscontrare la forte crescita di un atteggiamento scettico e razionale è controbilanciato dal caro prezzo di sapere che la cultura di una popolazione presente nel territorio da più di 50.000 anni sia destinata all’oblio.

Lasciamo Mal Vickers con la promessa di invertire l’esperienza vissuta, e di raggiungerlo prossimamente dall’altra parte del mondo, dove temiamo di dover imparare a convivere con la fauna più pericolosa del pianeta. Se sopravvivremo all’esperienza (ma prima di tutto, alle nostre fobie), saremo qui per raccontarvela.

Riferimenti:

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