Speciale Umberto Eco: la sindrome del complotto

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È stato da poco tradotto in italiano il libro di Kate Tuckett, Cospirazioni. Trame, complotti, depistaggi, e altre inquietanti verità nascoste (Castelvecchi, pp. 260, 14 euro), e in una recensione sul Corriere della sera Ranieri Polese lamentava che si occupi di una gran quantità di presunte cospirazioni, dai Templari alla morte di Mozart, dall’assassinio di Kennedy alla morte di Lady Diana, dalle “verità” sull’11 settembre agli pseudo misteri cristologici svelati da Dan Brown nel Codice Da Vinci, ma dimentichi forse il massimo esempio di costruzione di un complotto mondiale, i famigerati e falsissimi “Protocolli dei savi di Sion”.

L’assenza è irritante e varrebbe la pena che Einaudi ristampasse di frequente il vecchio Licenza per un genocidio di Norman Cohn, che sulla storia dello pseudo complotto ebraico aveva scritto nel 1967 cose definitive – anche se sempre da Einaudi è stato pubblicato nel 2005 Il complotto di Will Eisner, che racconta la stessa storia a fumetti (ma non è un libro da ridere, bensì da piangere).

Protocolli a parte, la sindrome del complotto è antica quanto il mondo e chi ne ha tracciato in modo superbo la filosofia è stato Karl Popper, in un saggio sulla teoria sociale della cospirazione che si ritrova in Congetture e confutazioni (Il Mulino, 1972). «Detta teoria, più primitiva di molte forme di teismo, è simile a quella rilevabile in Omero. Questi concepiva il potere degli dèi in modo che tutto ciò che accadeva nella pianura davanti a Troia costituiva soltanto un riflesso delle molteplici cospirazioni tramate nell’Olimpo. La teoria sociale della cospirazione è in effetti una versione di questo teismo, della credenza, cioè, in divinità i cui capricci o voleri reggono ogni cosa. Essa è una conseguenza del venir meno del riferimento a dio, e della conseguente domanda: “Chi c’è al suo posto?”. Quest’ultimo è ora occupato da diversi uomini e gruppi potenti – sinistri gruppi di pressione, cui si può imputare di avere organizzato la grande depressione e tutti il mali di cui soffriamo… Quando i teorizzatori della cospirazione giungono al potere, essa assume il carattere di una teoria descrivente eventi reali. Per esempio, quando Hitler conquistò il potere, credendo nel mito della cospirazione dei Savi Anziani di Sion, egli cercò di non essere da meno con la propria contro-cospirazione».

La psicologia del complotto nasce dal fatto che le spiegazioni più evidenti di molti fatti preoccupanti non ci soddisfano, e spesso non ci soddisfano perché ci fa male accettarle. Si pensi alla teoria del Grande Vecchio dopo il rapimento Moro: com’è possibile, ci si chiedeva, che dei trentenni abbiano potuto concepire un’azione così perfetta? Ci deve essere dietro un Cervello più avveduto. Senza pensare che in quel momento altri trentenni dirigevano aziende, guidavano jumbo jet o inventavano nuovi dispositivi elettronici, e dunque il problema non era come mai dei trentenni fossero stati capaci di rapire Moro in via Fani, ma che quei trentenni erano figli di chi favoleggiava del Grande Vecchio.

L’interpretazione sospettosa in un certo senso ci assolve dalle nostre responsabilità perché ci fa pensare che dietro a ciò che ci preoccupa si celi un segreto, e che l’occultamento di questo segreto costituisca un complotto ai nostri danni. Credere nel complotto è un poco come credere che si guarisca per miracolo, salvo che in questo caso si cerca di spiegare non una minaccia ma un inspiegabile colpo di fortuna (vedi Popper, l’origine è sempre nel ricorso alle mene degli dèi).

Il bello è che, nella vita quotidiana, non vi è nulla di più trasparente del complotto e del segreto. Un complotto, se efficace, prima o poi crea i propri risultati e diventa evidente. E così dicasi del segreto, che non solo viene di solito svelato da una serie di “gole profonde” ma, a qualunque cosa si riferisca, se è importante (sia la formula di una sostanza prodigiosa o una manovra politica) prima o poi viene alla luce. Complotti e segreti, se non arrivano in superficie, o erano complotti inabili, o segreti vuoti. La forza di chi annuncia di possedere un segreto non è di celare qualcosa, è di far credere che ci sia un segreto. In tal senso segreto e complotto possono essere armi efficaci proprio nelle mani di chi non vi crede.

Georg Simmel nel suo celebre saggio sul segreto ricordava che «il segreto conferisce a chi lo possiede una posizione d’eccezione… Esso è fondamentalmente indipendente dal suo contenuto, ma certamente è tanto più efficace in quanto il suo possesso esclusivo sia vasto e significativo… Di fronte all’ignoto il naturale impulso all’idealizzazione e il naturale timore dell’uomo cooperano insieme allo stesso fine: intensificare l’ignoto attraverso l’immaginazione e considerarlo con un’intensità che di solito non è riservata alle realtà evidenti».

Conseguenza paradossale: dietro ogni falso complotto, forse si cela sempre il complotto di qualcuno che ha interesse a presentarcelo come vero.

Umberto Eco

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